Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

antifeisburn

Baby Calciatori Esibizionisti

Scappano dal ritiro e pubblicano le foto su Facebook:
squalificati cinque calciatori francesi

La bravata in discoteca della stellina M’Vila e del milanista Niang costa cara: il primo salterà il mondiale brasiliano

Una volta sarebbe stato il segreto inconfessabile, la bravata da non far sapere all’allenatore, si corrompe il portiere (dell’albergo) e si ritorna in punta di piedi in stanza. Ma siamo nell’era 2.0, supersocial e anche il calciatore non resiste: sono scappato dal ritiro, sono andato in discoteca e te lo dico su Facebook, pubblicando delle belle foto della notte brava.

NIANG RECIDIVO – Questo han fatto cinque francesini dell’under 21, tra cui l’astro nascente del Rennes Yann’M Vila e il neomilanista M’Baye Niang (già salito agli onori delle cronache poiché, lui diciassettenne, girava per Milano senza patente). Ebbene, i cinque, tra le due gare degli spareggi dello scorso ottobre (transalpini sconfitti 5-3 al ritorno dopo aver vinto 1-0 all’andata ed eliminati dalla Norvegia), hanno lasciato di nascosto il ritiro di Le Havre e in taxi sono andati in una discoteca agli Champs-Elysèes facendo ritorno all’alba. E hanno postato sul social le immagini della serata.

NIENTE MONDIALI PER M’VILA – Peccato che Facebook sia pubblico e lo vedano anche i responsabili della Federcalcio di Parigi. Che ha deciso quindi di punire in maniera esemplare gli imprudenti nottambuli: Niang e altri tre sono stati esclusi da qualsiasi rappresentativa nazionale fino al 31 dicembre 2013, mentre M’Vila, evidentemente ritenuto il capo della combriccola, fino al 30 giugno 2014. Il che vorrebbe dire niente mondiali brasiliani per lui. Come a dire, le bravate bisogna saperle fare.

Matteo Cruccu @corriere.it

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Elogi alla giunta su Facebook

Elogi alla giunta su Facebook
si dimette il presidente del consiglio

Ercole Massari, numero uno dell’assemblea comunale, usava diversi profili sul social network per lodare l’amministrazione

Ercole MassariErcole Massari

BOLOGNA- Diversi falsi profili su Facebook con i quali partecipava ai dibattiti della sua città, Cervia, sul litorale ravennate, elogiando l’operato della maggioranza. Nulla di strano se il protagonista del caso non fosse il presidente del locale consiglio comunale, Ercole Massari del Pd, che proprio in ragione della vicenda sollevata dai media locali, come anticipato da alcuni quotidiani, si è dimesso ieri sera.

IL MESSAGGIO – «A seguito della campagna ridicola di delegittimazione personale, orchestrata alle mie spalle in merito a dichiarazioni riprese da Facebook – si legge nella nota che Massari ha divulgato in serata dopo un incontro con il partito – e non avendo alcuna responsabilità in alcuna violazione, ma ritenendo di dover esentare la carica di presidente del consiglio comunale di Cervia da ombre di qualsiasi genere, rassegno immediatamente e irrevocabilmente le mie dimissioni da questo incarico, invitando il consiglio comunale a procedere alla elezione di un nuovo presidente del consiglio comunale». Massari, attraverso i suoi falsi profili, oltre a complimentarsi con la Giunta del suo partito e con l’operato del sindaco, non avrebbe mancato di dedicarsi auto-elogi. Qualche utente della Rete, per via di talune bizzarre forme di espressione, aveva sospettato che alcuni profili potessero essere ricondotti a lui. Poi l’annuncio fatto dallo stesso venerdì sera sul suo profilo Facebook: «Ho deciso di licenziare i miei trolls. Direi che mi sono divertito molto a fare il faceto, in un mondo di persone serie. Tutti i miei numerosi cloni saranno posti in sonno». Massari ha comunque respinto la paternità su diversi profili che, oltre a prendersela con taluni privati cittadini, lo elogiavano.

Redazione online @corriere.it


Mi fate schifo

Stadio vietato a 44 ultras del calcio,
il sindaco su Facebook: «Mi fate schifo»

Zanonato difende l’assessore Zampieri: «Sono dalla parte
di chi cerca di impedire le vostre violenze da frustrati»
PADOVA – «Mi fate semplicemente schifo, e sono dalla parte di chi cerca di impedire le vostre violenze da frustrati. Il fatto che non siate di Padova è un motivo di orgoglio». È la rabbia espressa su Facebook dal sindaco di Padova Flavio Zanonato, che così ha pensato di rispondere ad una serie di insulti piovuti addosso dai social network contro lui e l’assessore allo sport dopo le severe valutazioni espresse per i Daspo inferti a 44 ultras del Padova, per i fatti del pre-partita con la Juve Stabia.

L’assessore allo sport Umberto Zampieri aveva dichiarato che i 44 ultras «non rappresentano la Padova sportiva», attirandosi le critiche della parte più dura della tifoseria biancoscudata. Insulti piovuti anche sul sindaco Zanonato, da tempo oggetto di continue offese allo stadio di Padova in occasione di ogni partita casalinga.

«In altri Paesi – aggiunge Zanonato riferendosi al fenomeno degli hooligans debellati in Inghilterra – ci sono riusciti con serietà e rigore, in Italia, anche a causa dei furbi e degli indulgenti, non ancora. Per quanto mi riguarda continuerò a battermi perché il calcio italiano torni ad essere un patrimonio di tutti, delle famiglie, dei ragazzi, delle persone per bene, e non ostaggio di una frangia di violenti».

@gazzettino.it

Il sindaco di padova condanna il gesto di 44 tifosi della sua citta diffidati durante la trasferta a castellamara di stabia rei diaver provato a seguire la squadra del cuore nonostante non in possesso della tessera del tifoso e loda il modello inglese dove il fenomeno pare sia stato debellato…nello stesso giorno nello Yorkshire un tifoso ospire invade il terreno di gioco e colpisce con un pugno il portiere avversario…e chi glielo dice a Zanonato???

L’episodio si è verificato durante un’invasione di campo da parte dei tifosi della squadra ospite che volevano così festeggiare il pareggio. Uno di loro ha scatenato un’improvvisa aggressione nei confronti del portiere Chris Kirkland. Lo ha prima preso a schiaffi e poi è tornato sulle tribune dove i compagni lo hanno festeggiato per l’impresa.


Leoni Da Tastiera_parte due

Mi stupisco che su un giornale si possa dare credito alle frasi deliranti di questa donna…

Parla la donna querelata dalla mamma di Aldrovandi

Le tesi di Simona Cenni, presidente dell’associazione che difende gli agenti delle forze dell’ordine querelata dalla mamma di Federico Aldrovandi

«E’ un suo diritto querelarmi. Io mi preparerò a difendermi». Simona Cenni è una delle tre persone querelate per diffamazione da Patrizia Moretti. La madre di Federico Aldrovandi, il giovane morto la notte del 25 settembre 2005 dopo essere stato pestato da quattro poliziotti durante un controllo a  Ferrara, si è vista definire su Facebook «faccia da culo» da uno dei quattro poliziotti condannati per la morte di suo figlio e ha deciso di passare alle vie legali.

Le discussioni incriminate si sono tenute sulla bacheca di «Prima Difesa Due», gruppo su Facebook dell’omonima associazione che vuole tutelare gli appartenenti delle forze dell’ordine. A fondare l’associazione è stata Simona Cenni. 43 anni, ex compagna di un maresciallo dei carabinieri morto in servizio, tre anni fa ha voluto creare un servizio che assicurasse assistenza legale a tutti gli agenti delle forze dell’ordine. Oggi, con quasi un migliaio di tesserati, l’associazione difende due dei quattro poliziotti condannati nel processo Aldrovandi e 7 dei capisquadra imputati al processo Diaz. «Voglio precisarlo ancora», spiega la Cenni aVanityFair.it. «Ho sempre provato grande rispetto per Federico e per sua madre».

Non ne dubita nessuno.
«Ma mi fa arrabbiare il fatto che non si parla degli effetti delle droghe».

In che senso?
«Può succedere a tutti di non accorgersi dei problemi di droga del figlio. Mi fa arrabbiare il fatto che è morto questo ragazzo bello come il sole».

Il procuratore generale della Cassazione ha escluso che «l’assunzione di droghe sintetiche» da parte del giovane «abbia avuto un’incidenza sulla morte». 
«Il mio istinto mi dice che i poliziotti sono innocenti. Quando due di loro vennero da noi per chiederci di difenderli, capii che non erano stati loro».

Ha un buon sesto senso.
«Sì, quello delle donne è più sviluppato».

Come capì che non erano stati loro?
«Erano piccolini, lei poi (Monica Segatto, la poliziotta condannata, ndr) era trasparente».

Peccato che, secondo la sentenza di condanna definitiva emessa dalla Cassazione, abbiano pestato un 18enne.
«Per me non l’hanno fatto. L’hanno bloccato, con la forza, certo, perché stava male, era alterato. Non dimentichi che Federico Aldrovandi era un torello, nel pieno della vita, cintura marrone di karate. Se doveva menare avrebbe menato».

Quella sera però andò diversamente. Due manganelli vennero rotti sul suo corpo.
«La maggior parte dei manganelli della Polizia sono vecchi».

Ammesso che lo fossero, di qui a spezzarsi contro un ragazzino...
«Federico era un ragazzo con dei grandi muscoli. Magari se colpissero me, si romperebbe il braccio non il manganello. Quella sera non riuscivano a mantenerlo. Non tutti gli agenti sono alti due metri e hanno tanta forza».

Ma il Pg ha descritto gli agenti come «schegge impazzite», che «immobilizzarono» un giovane che aveva solo tirato un calcio in aria e lo percossero «fino a farlo ricoprire di ematomi».
«So solo che loro ancora piangono al telefono. Che sono addolorati per la madre, ma che non hanno fatto niente».

I giudici non hanno creduto alla loro ricostruzione. E lei ha scritto che sente puzza di processo politico.
«Credo che il processo è stato un po’ dirottato a sinistra».

Il solito processo politico?
«Mah, farò delle ricerche. Visto che sono stata querelata voglio capire profondamente cos’è accaduto».

Il 5 luglio la Cassazione si pronuncerà anche sui poliziotti che fecero l’irruzione alla scuola Diaz al G8 di Genova. E’ fiduciosa?
«Mah. Diciamo che hanno fregato sette capisquadra. Le sembra giusto che paghino soltanto sette per tutti?».

Basterebbe che paghino per quello che hanno fatto (se lo hanno fatto) loro sette. 
«Mah, bisogna vedere chi le ha date».

Non mi dirà che anche qui c’è un processo politico?
«Beh, qui è palese!»

Francesco Oggiano @vanityfair.it


Leoni Da Tastiera

I poliziotti condannati insultano
la madre di Aldrovandi su Facebook

“Se avesse saputo fare la madre non avrebbe allevato un cucciolo di maiale”, e ancora “faccia da culo (…) speriamo non si goda i risarcimenti dello stato”. Paolo Forlani, fresco di condanna in Cassazione (tre anni e mezzo), si scatena sul social network nella pagina di Prima Difesa, contro Patrizia Moretti. E lei lo querela

“La “madre” se avesse saputo fare la madre, non avrebbe allevato un “cucciolo di maiale”, ma un uomo!”.  Sono le parole che si leggono su Facebook. Le firma tale Sergio Bandoli sulla bacheca di Prima Difesa Due, l’account dell’omonima associazione che si prefigge la difesa a oltranza delle forze dell’ordine. Nel processo Aldrovandi era presente sia in Appello che in Cassazione, dove ha portato addirittura il legale di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, a perorare la causa dei quattro poliziotti condannati con sentenza definitiva per l’omicidio colposo di Federico Aldrovandi.

Prima difesa tutela gratuitamente per cause di servizio tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine e Forze Armate, noi tuteliamo i primi difensori” scrive nella presentazione la presidente Simona Cenni, che in un post di commento alla sentenza della Cassazione del 21 giugno “grida” in maiuscolo il proprio disappunto – qui usiamo noi un eufemismo – per l’intervista di Patrizia Moretti, la madre del ragazzo ucciso nel settembre del 2005 a Ferrara: “Avete sentito la mamma di Aldrovandi… fermate questo scempio per dio… vuole che i 4 poliziotti vadano in carcere… io sono una bestiaaaaa”.

L’amo è lanciato. Il primo ad abboccare è questo iscritto al gruppo, Sergio Bandoli. Avatar con foto e cappello di alpino con penna nera. Ma la penna che gli fa paragonare Federico a un “cucciolo di maiale” riesce a gelare le vene ai polsi. I commentatori continuano sulla stessa lunghezza d’onda, fino a uno dei poliziotti condannati, Paolo Forlani, che interviene direttamente.

“Che faccia da culo che aveva sul tg – così descrive la madre orfana del figlio su cui lui e i suoi colleghi hanno rotto due manganelli -… una falsa e ipocrita… spero che i soldi che ha avuto ingiustamente (il risarcimento da parte dello Stato, ndr) possa non goderseli come vorrebbe… adesso non sto più zitto dico quello che penso e scarico la rabbia di sette anni di ingiustizie…”.

Forlani fortunatamente premette di avere “massimo rispetto per Federico”, ma sui suoi genitori usa il pugno duro. Come ha fatto d’altronde con loro figlio: “non vi auguro nulla di simile – scrive sulla pagina di Prima Difesa – ma vi posso dire che siamo stati calpestati nei nostri diritti e ripeto prima di parlare dovete leggere gli atti e non i giornali […], io sfido chiunque a leggere gli atti e trovare un verbale dove dice che Federico e morto per le lesioni che ha subito… […] noi paghiamo per le colpe di una famiglia che pur sapendo dei problemi del proprio figlio non hanno fatto niente per aiutarlo e stiamo pagando per gli errori dei genitori”.

Quanto agli atti, forse bastano le sentenze per rispondere all’agente. In quella di primo grado il giudice Caruso parlò di “grossolanità, incontrollato e abnorme uso della violenza fisica da parte degli agenti, dissociata da effettive necessità”; “un furioso corpo a corpo tra gli agenti di polizia e Federico, durante il quale vennero rotti due manganelli, con i quali colpirono l’Aldrovandi in varie parti del corpo, continuando dopo che lo stesso era stato costretto a terra e qui immobilizzato al suolo, nonostante i verosimili ma impari tentativi del ragazzo di sottrarsi alla pesante azione di contenimento che ne limitava il respiro e la circolazione”.

Stesso discorso per gli atti del secondo grado: i giudici della Corte d’Appello sottolinearono la “manovra di arresto, contenimento e immobilizzazione” attuata “con estrema violenza e con modalità scorrette e lesive, quasi volessero ‘punire’ Aldrovandi”.

Ora si aprirà inevitabilmente un altro capitolo della vicenda, con la querela per diffamazione che la Moretti ha depositato oggi pomeriggio davanti ai carabinieri di Ferrara. Destinatari Forlani, Bandoli e Cenni

@ilfattoquotidiano.it


Repressione 2.0

RTL102.5 e la crisi sui social network: cancellare NON serve a nulla. #RTL102

Non mi sto a dilungare sulle crisi che nascono su Facebook e Twitter, crisi come quella che ha investito Groupalia durate il terremoto in Emilia, perchè ci sono siti che lo fanno molto meglio di me.
L’articolo di Web In Fermento ad esempio, spiega perfettamente il casino sollevato su Facebook nella pagina ufficiale di RTL 102.5: in breve, sulla pagina Facebook di RTL è stata fatta una pubblicità a Golden Point.
Quest’azienda, però non è stata clemente con i suoi dipendenti delocalizzando la produzione dei suoi prodotti in Serbia.

La piazza di Facebook, essendo a conoscenza dei provvedimenti di licenziamento nei confronti di lavoratrici italiane che protestano al suon di “il lavoro non si vende a 30 den”, decidono di far sentire la propria vocein cui essere democratici e favorire il confronto e il dialogo tra utenti e aziende diventa fondamentale e la mission per il quale il luogo esiste ed è stato creato.

Da quel momento RTL decide, a ritmo di minuti, se non proprio secondi, di bannare tutti utenti che nei commenti utilizzavano la parola “delocalizzazione” e “Serbia” e cancellare il contenuto postato sulla pagina riguardante l’argomento.

Ecco, il punto è molto semplice: chi gestisce delle pagine su Facebook pensa davvero che cancellando i commenti i commenti scompaiano da Facebook?
Scompaiono dalla pagina dell’azienda ma di certo non scompaiono da Facebook per un motivo molto semplice: chi non riesce a fare un commento su una pagina o se lo vede cancellato, va sulla propria pagina o sulla pagina di qualche blogger cazzuto, e dice di essere stato censurato mettendo in moto, di fatto, la macchina della viralizzazione.

Dico e ripeto alle aziende che pensano che usare i social media sia un gioco da ragazzi, che il modo migliore per uscire dalla crisi è ammettere l’errore, quando c’è, scusarsi e lasciare che la gente si sfoghi cercando controllare quello che è controllabile.
Se invece di cancellare avessero discusso, comunicato, parlato con le persone, forse le persone non sarebbero andate in giro a sputtanare RTL 102.5, io non ne starei scrivendo e forse, dico forse, la radio avrebbe salvato la faccia.

Un memento è necessario, e cito quanto già detto sempre da me.
Il nervo scoperto del social media management italiano è la poca professionalità, è un mondo dozzinale perchè lo si crede banale.
Dobbiamo smettere di pensare che tutti, ma proprio tutti, possano fare i social media manager o usare i social in modo corretto e funzionale.
Usare i social, farlo per mestiere, è un lavoro duro per il quale ci vuole impegno, dedizione, tempo e passione. Non è una cosa che possono fare tutti.
Usare i social è un mestiere, e come tale deve essere strutturato, adeguatamente pagato e fatto secondo delle regole e dei canoni di sensibilità comuni a tutti.

Un sacco di persone si improvvisano e dicono di poter/voler fare qualcosa che abbia a che fare con i social media. Ma siamo sicuri sia così?

rtl-facebook-golden-point

Rudi Bandiera @rudibandiera.com


Scambisti Virtuali

Egitto, creano pagina Facebook
per scambisti: arrestata una coppia

Un commercialista e la moglie, entrambi trentenni, sono stati arrestati dalle autorita’ egiziane per avere creato una pagina facebook per scambisti. Lo riferisce il sito online del quotidiano Masri el Youm secondo il quale la squadra della buoncostume di Giza, che fa parte della Grande cairo, ha ricevuto varie segnalazioni di coppie che avevano aderito alla pagina, che facilitava incontri fra coppie sposate.

Gli investigatori, scrive il quotidiano, hanno usato due agenti in borghese, facendoli passare come una coppia interessata allo scambio. Quando si sono presentati all’appuntamento per definire i dettagli dell’incontro sono intervenute le forze dell’ordine che hanno arrestato la coppia scambista, sposata da cinque anni e con una bimba di quattro. L’uomo ha detto agli investigatori che quattro incontri sono stati organizzati con coppie scambiste.

Nell’aprile 2009 una coppia accusata di avere aperto un club di scambisti in Egitto e’ stata condannata alla detenzione: l’uomo a sette anni di carcere e la donna a tre.

@blitzquotidiano.it