Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

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København vs. Brøndby

I tifosi del Brøndby hanno boicottato il derby di Copenaghen domenica scorsa. Il motivo alla base di questo boicottaggio è un nuovo sistema dei biglietto che prevede le impronte digitali per evitare problemi.
Il Brøndby non ha ottenuto più di 1500 biglietti, di solito invece ne ottengono circa il doppio.Invece di assistere al derby i tifosi della squadra ospite hanno cercato di dare sostegno ai loro giocatori in altri modi.
Sabato: dalle 10 in mattinata ha incontrato i tifosi durante l’allenamento che precede il derby.

Domenica i sostenitori hanno dato il loro ultimo sostegno prima che i giocatori si diressero verso lo stadio avversario.



Anche i tifosi del Borussia Dortmund hanno dato il loro sostegno alla causa.

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Non centra un cazzo ma mi piace un sacco…
Assistere al derby da casa, davanti al televisore, induce in chi frequenta o ha frequentato con passione una curva un sottile senso di colpa. Non essere lì a sgolarsi, a sventolare bandiere, a partecipare alle coreografie, a dannarsi e a soffrire insieme alla squadra ti fa sentire inutile, un misero tesserino del vasto e anomico popolo di Sky Tv. Questo vale non soltanto per il derby romano, ma per tutte le tifoserie e per tutti i match dei nostri campionati e coppe. La dimensione televisiva ti priva di quel senso di protagonismo che soltanto lo stadio, e in particolare la curva, ti regala. Te ne stai lì, davanti allo schermo, a trepidare inutilmente. Gli echi delle tue urla sono destinati a spegnersi nella stanza, senza unirsi a quelli altre decine di migliaia di voci che a pochi o a centinaia di chilometri di distanza galvanizzano i propri ragazzi e annichiliscono gli avversari.
Il peso della colpa è tale da spingere molti ai pietosi palliativi delle visioni di gruppo – nei pub, nei ristoranti, sul maxischermo in piazza – attraverso cui esorcizzare il rimorso in un tripudio di anacronistici e inutili atteggiamenti curvaroli: le bandiere, le sciarpe e le maglie coi colori sociali, l’incitamento a gola spiegata, addirittura i cori e gli slogan. La verità è che, ovunque si sia, davanti al televisore si soffre due volte: per quel che avviene in campo – o meglio per quel che la regia televisiva decide di farti vedere – e per quel sentirti un vile, un traditore, un disertore. Perché le partite guardate in televisione non contano, non fanno classifica.

Valerio Marchi estratto da “Il derby del bambino morto”.