Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

chi dimentica e’ complice

Chi Dimentica E’ Complice

Annunci

Omicidio Volontario

Sentenza definitiva per Spaccarotella
La Cassazione: fu omicidio volontario

Confermata la condanna a 9 anni e 4 mesi per l’agente della Polstrada che uccise il tifoso della Lazio. Il poliziotto: «Affronterò la situazione da uomo»

FIRENZE – È definitiva per l’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, per il quale si aprono le porte del carcere, la condanna a nove anni e quattro mesi di reclusione per l’omicidio del tifoso della Lazio Gabriele Sandri, ucciso a 26 anni mentre – dopo un tafferuglio con tifosi juventini nell’area di servizio aretina di Badia al Pino sulla A1 – era sulla Renault che doveva portarlo a Milano, la mattina dell’11 novembre 2007, per vedere Inter-Lazio insieme ad altri quattro amici. La Prima sezione penale della Cassazione, con una decisione presa in tempi rapidi, forse anche per evitare nervosismi negli animi degli ultrà che la sera del delitto – per protesta contro le forze dell’ordine – misero a ferro e fuoco la capitale e le città di mezza Italia, ha confermato il verdetto di secondo grado in tre ore di camera di consiglio nella quale è stato deciso anche l’esito di altri processi.

L’AGENTE: «ANDRO’ A COSTITUIRMI» – Luigi Spaccarotella ha saputo della condanna da una telefonata di un difensore. Inizialmente è rimasto incredulo, non si aspettava la conferma alla sentenza di condanna. Poi ha parlato con i parenti e con gli amici, comunicando loro probabilmente l’intenzione, già annunciata dal suo legale, di costituirsi. La preoccupazione maggiore di Spaccarotella, secondo quanto appreso, è per i figli, un bimbo piccolo e una bimba di circa 12 anni, che al momento in cui ha appreso la decisione stavano giocando in casa. Poi si è seduto sul divano, in lacrime, con il figlio piccolo in braccio. «Affronterò la situazione da uomo». Così Luigi Spaccarotella ha risposto a uno dei suoi legali che lo informava della decisione della Cassazione. L’agente «andrà a costituirsi». Sventola una bandiera tricolore attaccata alla ringhiera della terrazza della casa ad Arezzo di Spaccarotella. L’abitazione dell’agente si trova al secondo piano di un immobile situato in una zona residenziale, a circa un chilometro dal centro storico. Le persiane delle finestre sono accostate.

L’ITER GIUDIZIARIO – Spaccarotella che non ha subito carcerazione preventiva durante le indagini preliminari, era stato condannato in primo grado a sei anni di reclusione per omicidio colposo, determinato da colpa cosciente. In secondo grado i fatti erano stati qualificati come omicidio volontario per dolo eventuale e la pena era stata elevata a nove anni e quattro mesi di reclusione. Il ricorso dell’imputato in Cassazione è stato ora rigettato e la sentenza è così diventata irrevocabile. Cominceranno ora gli adempimenti per l’esecuzione della pena, che dovrebbero concludersi nelle prossime ore, o mercoledì, con il trasferimento di Spaccarotella in carcere.

IL PADRE DI «GABBO» – «Ho sempre avuto fiducia nella giustizia e voglio dire grazie a tutta la gente che c’è stata vicino fino a questo momento. Ho avuto un solo momento di scoraggiamento quando è stata emessa la sentenza di primo grado che era raccapricciante. Ma ora le cose sono andate come dovevano andare. Personalmente non ho alcun desiderio di vendetta ma la verità ha avuto difficoltà ad emergere». Così Piergiorgio Sandri, padre di Gabriele, ha commentato il verdetto della Cassazione. «Perdonare Spaccarotella? Ci posso riflettere ma lui deve dire tutta la verità. E poi il perdono si dà a chi lo chiede, invece la mamma di Spaccarotella non ha mai telefonato a mia moglie, la mamma di Gabriele. In quel momento – ha ricordato il padre di Gabriele – mio figlio è stato ucciso da un tutore dell’ordine. Spaccarotella è colpevole, ma non avrebbe dovuto trovarsi lì perchè era esagitato».

E IL FRATELLO – «La Cassazione ha confermato che l’uccisione di mio fratello è stato un atto volontario, seppure con la responsabilità del dolo eventuale e questo verdetto rispecchia il diritto e la realtà dei fatti«. Così Cristiano Sandri, il fratello avvocato di Gabriele. «Non è il discorso dell’anno in più o in meno di carcere, l’importante è che il principio di diritto sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge sia stato rispettato», ha aggiunto. Cristiano e il padre Piergiorgio sono usciti dalla Cassazione accompagnati dai numerosi amici di Gabo che sono stati con loro durante questa giornata. Non ci sono mai stati momenti di tensione, eccetto qualche piccolo mugugno in aula quando i difensori di Spaccarotella hanno sostenuto la tesi del dito «rattrappito» che, per incidente, aveva sparato a Gabriele.

IL PRETE – «Tanta tristezza anche se lui, quando l’ho visto un po’ di tempo, fa era sereno. Ha sicuramente sbagliato, ma da qui a dire che quella mattina si è alzato con l’intenzione di andare a uccidere una persona ce ne passa». Così don Antonio Bacci, il sacerdote che nel giugno 2007 sposò Luigi Spaccarotella e la moglie, commenta il verdetto della Cassazione. «Non l’ho ancora sentito – aggiunge -: certamente ha sbagliato ma parlare di omicidio volontario mi sembra assurdo. Non voleva uccidere». Don Antonio Bacci spiega che cercherà al più presto di sentire l’agente della Polstrada e la moglie, «la conosco da tanti anni, è stata una mia alunna. Penso anche ai loro figli». «Una cosa è l’omicidio colposo, altra quello volontario – aggiunge il sacerdote -. Purtroppo l’opinione pubblica, forse in particolare a Roma, aveva già deciso la condanna per omicidio volontario».

LA REQUISITORIA DEL PG – Serrata, a tratti accompagnata anche dalla mimica dello sparo a braccia tese, la requisitoria con la quale il sostituto procuratore generale della Cassazione Francesco Iacoviello – uomo di punta della Procura – ha chiesto la conferma della condanna emessa dalla Corte di Assise di Appello di Firenze che ha aggravato la responsabilità di Spaccarotella trasformando l’originaria ipotesi di omicidio colposo con colpa cosciente (sei anni di reclusione inflitti in primo grado ad Arezzo) in quella di omicidio volontario con dolo eventuale. «Spaccarotella non stava mirando alle gomme ma sparò perchè voleva colpire la macchina e l’ha presa: la vittima è stata colpita al collo, se ci fosse stata una deviazione di uno sparo diretto verso il basso, al massimo il colpo avrebbe attinto il petto!», ha esclamato Iacoviello. Secondo il Pg, l’agente della Polfer – che non potrà più indossare una divisa per l’interdizione perpetua dai pubblici uffici – agì sparando in risposta a quello che lui percepiva come «smacco o beffa» per il fatto che l’auto di Gabbo «non si era fermata all’azionamento della sirena delle forze dell’ordine, dopo che lo stesso Spaccarotella aveva sparato un colpo in aria». Per il Pg, questa reazione dell’agente fu «abnorme, tanto che gli altri tre poliziotti che erano con lui non spararono e si comportarono diversamente». «Se a sparare fosse stato un pregiudicato, anzichè un poliziotto, il giudice – ha rilevato il Pg – avrebbe impiegato solo una manciata di secondi per condannarlo per omicidio volontario con dolo eventuale» come nella vicenda Sandri, è avvenuto solo nel secondo grado di giudizio anzichè fin dal primo.

@corriere.it


14 02 2012


29 gennaio 1995

29 gennaio 1995 ucciso da ultrà milanisti
Spagnolo, un tifoso genoano

Sono passati 17 anni da quel 29 gennaio 1995 in cui Vincenzo Spagnolo, un tifoso genoano, rimaneva ucciso da una coltellata di un ultrà milanista prima di Genoa – Milan.

Un 24enne, una vittima, un’ altra..un ragazzo come noi.

Oggi si è svolta una cerimonia commemorativa prima del match Genoa – Napoli allo stadio Luigi Ferraris di Genova per ricordare Vincenzo. Erano presenti i genitori di ‘Spagna‘, Cosimo e Lina, il capitano del Genoa Marco Rossi, che ha deposto un mazzo di fiori sotto la Gradinata Nord, ed un gruppo di tifosi. Il ricordo commosso, proprio oggi che è stata anche celebrata una festa per il gemellaggio 30ennale trai tifosi napoletani e la gradinata nord. Al fischio d’inizio un grande striscione con scritto ’30‘ e tanti cartoncini rossi e blu e dai nomi delle due squadre è stato esposto dai tifosi del Genoa.

Noi vogliamo ricordare Spagnolo con le note di questo pezzo ”Ritmo Della Barricata“, dei Vento Dall’Est, un gruppo fondato da Sigaro nel periodo in cui si era sciolta la Banda Bassotti (ribadendo ancora una volta che non abbiamo intenzione di parlare di politica su Football a 45 giri, ma solo di calcio e musica).

Il 29 gennaio 1995 ed i giorni seguenti l’ opinione pubblica si scosse, gli ultras si incontrarono per discutere con la politica e le forze dell’ ordine, tutti a cercare soluzioni o a scambiarsi accuse. Ma da allora è cambiato qualcosa in meglio?

Purtroppo Vincenzo non è stato l’ ultimo a lasciare i suoi cari, possiamo purtroppo contare ancora diversi ragazzi deceduti per una partita di calcio.

Sono trascorsi anni da quel tragico giorno ed ho ancora tanti ricordi che mi tornano in mente come lampi, come trafiletti di agenzie:

  • “Spagnolo accoltellato dal milanista Simone Barbaglia fuori dallo stadio Ferraris”
  • “i tifosi genoani rimossero bandiere e striscioni e chiesero la sospensione della partita, saputa la tragica notizia”
  • “ore di tensione e scontri per le vie di Genova. La polizia bloccò all’ interno del settore i tifosi rossoneri fino alle ore 23″
  • la stampa, la radio, la tv tutti a parlare di questa tragedia e c’è chi prese la palla al balzo per muovere la solita critica al mondo degli ultras, focalizzando sulla guerriglia che imperverso nelle ore successive alla morte di Vincenzo
  • “trovato il colpevole. La banda del Barbour, un gruppo di ragazzini ben vestiti e ben armati
  • “lo scontro avvenne alle 13.45 all’ altezza di Marassi, al “Gazebo”, vicino alla sede del Coordinamento club rossoblu’.”
  • La gazzetta dello sport: “Basta lame, basta infami”
  • “sospendete il campionato”, ma il football si fermò solo per una domenica..
  • Simone Barbaglia condannato, in ultimo grado, a 16 anni e sei mesi

“Vivere nel cuore di chi resta non è morire”.

@football45giri


Giustizia per Federico

Mentre i veri colpevoli autori dell’uccisione di Federico aspettano l’ennesimo processo all’italiana ecco che ci si accanisce con chi filma gli imputati e si colpevolizza chi sfoga la sua rabbia dietro una tastiera e chiede giustizia per Federico…

A processo per aver ripreso
gli imputati dell’omicidio Aldrovandi

Alla sbarra sei videoperatori. Altri hanno già estinto il reato pagando l’oblazione

Ancora un altro processo satellite nella infinita vicenda giudiziaria Aldrovandi. Ieri in tribunale a Ferrara si sono presentati davanti al giudice Diego Matellini sei videoperatori, imputati di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità. Il provvedimento era quello emesso dal giudice Francesco Caruso di non riprendere al processo principale (quello di omicidio colposo), allora ancora al primo grado di giudizio, chi aveva negato il permesso di farsi riprendere in volto a fotografi e cameramen.

Quel permesso l’aveva negato, così come gli altri poliziotti condannati e anche diversi testimoni, anche Paolo Forlani, che invece si è visto in televisione nelle successive messe in onda nei tg e nei rotocalchi televisivi della vicenda processuale.
Imputati sono operatori e montatori che lavoravano per Mediaset e Rai. Si tratta di Andrea Pavani e Pier Paolo Lo Conte, Riccardo Filippini, Enrico Cappellari, Alessandro Francesco Gulli e Gianluca Cestari.
In fase di udienza preliminare erano indagati anche altri vide operatori, che hanno preferito estinguere il reato tramite oblazione. per quanto riguarda invece il dibattimento, la prossima udienza si terrà il 18 maggio.

@estense.com

Commentano blog Adrovandi.
Otto denunce, processo anche a Lucera

IL PROCESSO per diffamazione apertosi dopo i messaggi pubblicati da alcuni internauti sul blog dedicato aFederico Aldrovandi, studente ucciso il 25 settembre 2005 e sul cui corpo furono trovate 54 lesioni diverse, non si terrà per intero a Ferrara. Nella città emiliana, la stessa d’origine del ragazzo ucciso 6 anni fa, sarà giudicato solo uno dei nove imputato. Lo ha deciso, ieri, il giudice Diego Mattelini, che ha decretato la propria incompetenza territoriale per quel che attiene la maggioranza degli indagati.

I nove indagati sono, si diceva, accusati di diffamazione. Secondo l’accusa, avrebbero scritto frasi e parole ritenute offensive nei confronti dei quattro poliziotti coinvolti nella morte del ragazzo (Monica Segatto, Enzo POntani, Luca Pollastri, Paolo Forlani – e condannati nei due primi gradi di giudizio, è pendente la Cassazione fissata a giugno. Sono stati loro a sporgere querela dopo aver scrupolosamente scandagliato i commenti) e di un quinto ispettore, dirigente di polizia giudiziaria. Tra gli otto, c’è anche una Lucerina, Diletta Di Giovine. Il fascicolo su di lei, dunque, passerà ora alla Procura diretta da Domenico Seccia.

Il giudice non ha accolto la tesi della Procura secondo cui – come avviene per la diffamazione a mezzo stampa – la diffamazione si sarebbe consumata a Ferrara, bensì nei luoghi di residenza dei bloggers.

Il blog su Aldovrandi. Il blog dedicato al giovane, avente kataweb come dominio, nasce a seguito della sua dubbia morte. Ad aprirlo, la madre di Federico che, in poco tempo, attraverso post, ricordi personali, sentenze, ed aiutata da Lino, padre dello studente ferrarese, riesce a diffondere il caso in tutta Italia. Caso che, quattro anni dopo la morte di Carlo Giuliani (2001, durante il G8 di Genova fu raggiunto in testa da un proiettile sparato dal carabiniere Mario Placanica), tornò a porre al centro della discussione la liceità dei mezzi di difesa delle forze dell’ordine. In meno di un anno, il portale web raccolse adesioni e registrazioni. Nacque una vera e propria battaglia mediatica che portò all’apertura del fascicolo per appurare le dinamiche della morte di Federico (sono alla sbarra quattro poliziotti, 3 uomini e una donna).

Le reazioni. Lino Aldrovandi, padre del ragazzo, non pare aver accettato con positività la notizia. Lui che, in fondo, ha sempre trovato di per sé sbagliata l’accensione stesa del processo a carico degli otto. “Mi domando: ‘Quando finirà questa storia assurda e incomprensibile ai miei occhi, delle querele, di persone che oltre ad aver fatto del male, il male peggiore che possa esistere, togliere per sempre l’aria, il respiro ad un figlio, continuano a farne?’”, scrive sulla pagina del blog. Lino prova dolore, dunque, per lo spostamento d’asse di una vicenda che mette alla gogna persone sempre diverse. “Vorrei – scrive – pregare finalmente in pace, con gli occhi e con il cuore sulla tomba di mio figlio, senza dovermi preoccupare di dover ripercorrere, sempre e continuamente, senza sosta, questi terribili 6 anni, che da quella maledetta mattina assassina non si allentano mai, di patimento e sofferenza. Patimento e sofferenza condivise nelle parole dal Giudice che condannò la polizia di indagine di quei tempi di buio per la giustizia”. Il padre del ragazzo manda “un abbraccio ai querelati e uno sguardo alle coscienze di chi vi ha querelato, con questa foto di mio figlio, nell’attesa di quello che verrà”


Verità per Stefano Cucchi

Stefano Cucchi, l’ira della famiglia:
«Il giudice non ascolta i nostri consulenti»

Il pm Vincenzo Barba si è opposto all’audizione in quanto non ancora completato l’esame dei testimoni
ROMA – «La famiglia Cucchi ha sopportato e sta sopportando un onere e un impegno economico al di sopra delle loro possibilità: credo che quanto sta accadendo possa essere difficilmente compreso e accettato». E’ lo sfogo del difensore di parte civile, Fabio Anselmo, legale della famiglia di Stefano Cucchi, tra i corridoi di piazzale Clodio dove oggi l’udienza è durata poco meno di mezz’ora. A scatenare le polemiche la mancata audizione dei consulenti della famiglia Cucchi sulla morte di Stefano, il 31enne fermato il 15 ottobre 2009 per droga e per la cui morte una settimana dopo all’ospedale Sandro Pertinì di Roma sono sotto processo, davanti alla III assise, dodici persone (sei medici, tre infermieri e nonchè tre agenti penitenziari).

Il pm Vincenzo Barba è opposto all’audizione dei consulenti della parte civile in quanto non ancora completato l’esame dei testimoni inseriti nella lista della pubblica accusa (manca l’audizione del tossicologo Iacoppini e del direttore dell’Ufficio detenuti e trattamento del Prap, Claudio Marchiandi, già condannato a due anni dopo il rito abbreviato per la stessa vicenda). Unici due testimoni sentiti: il giornalista Pietro Suber (sul contenuto di alcuni servizi televisivi fatti all’epoca) e un agente della polizia che accompagnò alle celle del tribunale romano un detenuto gambiano, ritenuto testimone oculare della vicenda.

La famiglia: dallo Stato nessuna sensibilità. «Oggi doveva essere il nostro giorno, o meglio il giorno dei nostri cosulenti. I professori Fineschi, Guglielmi, Pomara, Serviddio, Vendemiale sono venuti da lontano per esporre le loro tesi scientifiche. Il pm Barba non ha voluto che parlassero oggi. Possibile che non ci sia un minimo di sensibilità dello Stato nei nostri confronti?» ha detto Giovanni Cucchi, padre di Stefano.
«È inaccettabile quanto successo – ha detto il difensore di parte civile, Fabio Anselmo – Era già noto da dicembre che noi avremmo portato oggi i nostri consulenti. Il pm non ha citato i testi che residuavano della sua lista venendo a dire di aver avuto poco tempo a disposizione per farlo, e ha addirittura negato il consenso a che potessero essere sentiti i nostri medici sollevando i difensori degli imputati dal farlo»

@ilmessaggero


Atalanta vs Napoli