Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

giornalista terrorista

Modello Italiano

Come dire questo articolo fa schifo…aboliamoli tutti..anzi aboliamo tutti i giornali…

Stupidi e volgari, basta striscioni negli stadi

Stupidi e volgari, basta striscioni negli stadi (ansa)

Una soluzione per non vedere più gli striscioni che inneggiano alle stragi, alle tragedie, ai tentativi di suicidio, ai criminali conclamati. Una soluzione per spezzare il filo della tolleranza che induce i club a chiudere un occhio, anche due se serve: meglio tenerli buoni, quelli, che gli ultrà sono pericolosi. Una soluzione per smettere di ridere amaramente quando arrivano i bollettini del giudice sportivo, con il suo ridicolo tariffario da agenzia di assicurazioni: striscione su Pessotto 4.000 euro di multa, striscione sul razzismo 15.000, striscione su Superga 10 mila, striscione pro Speziale gratis, e la vedova Raciti se ne faccia una ragione.

Una soluzione ci sarebbe e non è quella adottata dall’Osservatorio del Viminale: l’albo degli striscioni autorizzati e registrati, una specie di bollino verde del tifoso politicamente corretto, da aggiungere alla tessera del bravo tifoso da trasferta e magari un domani al copyright dei cori da curva. La soluzione,  più semplice e definitiva, è invece quella indicata qualche tempo fa da Fabio Capello, lo stesso che profetizzò lo svuotamento degli stadi italiani e il declino del nostro calcio a causa dell’eccessivo potere concesso agli ultrà. Gli striscioni non vanno più controllati: vanno aboliti. Vietati, per sempre, come hanno fatto anni fa in Inghilterra, che non pare sentirne la mancanza. Non è difficile farlo: basta decidere che da domani non si può più. Peccato, certo, qualcuno faceva ridere, a volte c’era della vera creatività in quelle scritte. Pazienza: meglio una risata in meno che una vergogna in più. Meglio, molto meglio uno stadio magari colorato ma senza parole, che ormai sono sempre e solo parole di odio, di provocazione, esercizi di stupida barbarie. Vietiamoli tutti, gli striscioni. Basta così. E chi trasgredisce paghi davvero, non più con il tariffario della tolleranza mille, ma con quello della tolleranza zero. Non dieci, ma centomila. Scommettete che i club apriranno subito gli occhi e le orecchie?

@repubblica.it

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Giornalista Buffone

Chi scrive larticolo non si è nemmeno informato di che gioco si stia parlando…si chiede il ritiro del videogame quando invece si tratta di un gioco da tavolo…perche per lo stesso motivo non si chiede il ritiro di giochi tipo Risiko dove si simulano battaglie per la conquista del mondo??

No al gioco Play Ultras

Marisa Grasso, vedova dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, chiede il ritiro del videogame

https://i2.wp.com/www.playultras.com/wp-content/themes/PlayUltrasTP/images/main-logo.png

Ieri, 20 novembre, si è celebrata la Giornata nazionale dell’infanzia. Un’occasione che Marisa Grasso, vedova dell’ispettore di polizia Filippo Raciti (assassinato a Catania il 2 febbraio 2007), ha colto al balzo per lanciare un appello, sposato dal Comitato Fair Play Fvg.

Chiediamo un regalo per i nostri bambini con un invito a chi di competenza che possa ordinare il ritiro dal commercio del gioco Play Ultras. Si tratta, infatti, di una mancanza di rispetto verso chi ha perso la vita negli stadi e non solo lì. Nel gioco in questione due tifoserie rivali (Roma e Lazio) si fronteggiano con l’obiettivo di eliminare i tifosi avversari sottraendogli le bandiere e raggiungendo il settore dello stadio a loro riservato con un numero di tifosi e bandiere il più elevato possibile. Per eliminare si intende mandare all’ospedale, rendere fuorigioco fisicamente! Tra gli ostacoli i tifosi trovano anche i poliziotti che devono essere anch’essi mandati al nosocomio… Nel sito internet relativo si legge che “è un gioco per i romantici del calcio di una volta, quello senza controlli, né tessere, senza divieti, telecamere, né biglietti nominativi, senza Daspo e tornelli, il calcio dove se c’era da darsi due manate, ci se le dava”.

Una parte dei profitti delle vendite di detto gioco (possiamo chiamarlo tale?) è destinata alla cura della Sla, ma ciò non fa venir meno l’alto livello di diseducazione della proposta, specie in quanto rivolta a minori, anzi è una vergognosa provocazione abbinare un gioco di tale violenza educativa alla tragedia di chi è colpito dalla Sclerosi laterale amiotrofica unitamente ai suoi familiari praticamente impotenti a potere fare fronte psichicamente e finanziariamente a una malattia irreversibile di tale portata che può colpire tutti senza distinzione.

Pensiamo, poi, a quale pensiero possano avere in merito i familiari dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, ucciso a Catania il 2 febbraio 2007 con un lavandino all’addome durante lo svolgimento della partita di calcio Catania – Palermo i cui assassini sono stati giudicati alcuni giorni fa in via definitiva dalla Cassazione rispettivamente a 11 e 8 anni di reclusione, o degli altri poliziotti feriti sul campo. L’idea è pericolosa e va bloccata. Se si minimizza la necessaria riprovazione verso la violenza negli stadi l’errore che si compie è davvero enorme. Peraltro qualcuno potrebbe anche risultare in una qualche forma istigato a compiere atti delinquenziali.

Chiediamo il ritiro dal commercio di questo gioco e, in attesa, invitiamo i genitori e i ragazzi a non acquistare questa proposta per nulla divertente.

Marisa Grasso vedova Raciti

Maurizio Calderari

Daniele Damele @ilfriuli.it


Pulcino Pio

Ragazza canta il «pulcino Pio»
Presa a schiaffi da un coetaneo

Sfiorata anche la rissa e tutto per colpa del tormentone dell’estate

Una ragazzina di 15 anni è stata presa a schiaffi da un altro ragazzo perché cantava il tormentone dell’estate 2012: il pulcino Pio. È successo venerdì sera nel centro di Polignano a Mare, in provincia di Bari. Il ragazzo, di qualche anno più grande, si è avvicinato alla vittima e le ha ordinato di smetterla. La 15enne avrebbe proseguito con il ritornello e a quel punto l’aggressore l’avrebbe colpita con due schiaffi in pieno volto.

RISSA SEDATA – Sarebbe scoppiata una rissa sedata per tempo dagli amici del presunto aggressore, che lo avrebbero allontanato di peso portandolo via. La vicenda non ha avuto strascichi giudiziari. Allo stato attuale non è stata presentata alcuna denuncia penale ma sono tanti i testimoni che, ieri sera, hanno assistito alla scena. La storia è stata raccontata oggi anche da un giornalista del sito web Polignanoweb, presente al momento dell’aggressione.

Redazione Online @corriere.it


Leoni Da Tastiera_parte due

Mi stupisco che su un giornale si possa dare credito alle frasi deliranti di questa donna…

Parla la donna querelata dalla mamma di Aldrovandi

Le tesi di Simona Cenni, presidente dell’associazione che difende gli agenti delle forze dell’ordine querelata dalla mamma di Federico Aldrovandi

«E’ un suo diritto querelarmi. Io mi preparerò a difendermi». Simona Cenni è una delle tre persone querelate per diffamazione da Patrizia Moretti. La madre di Federico Aldrovandi, il giovane morto la notte del 25 settembre 2005 dopo essere stato pestato da quattro poliziotti durante un controllo a  Ferrara, si è vista definire su Facebook «faccia da culo» da uno dei quattro poliziotti condannati per la morte di suo figlio e ha deciso di passare alle vie legali.

Le discussioni incriminate si sono tenute sulla bacheca di «Prima Difesa Due», gruppo su Facebook dell’omonima associazione che vuole tutelare gli appartenenti delle forze dell’ordine. A fondare l’associazione è stata Simona Cenni. 43 anni, ex compagna di un maresciallo dei carabinieri morto in servizio, tre anni fa ha voluto creare un servizio che assicurasse assistenza legale a tutti gli agenti delle forze dell’ordine. Oggi, con quasi un migliaio di tesserati, l’associazione difende due dei quattro poliziotti condannati nel processo Aldrovandi e 7 dei capisquadra imputati al processo Diaz. «Voglio precisarlo ancora», spiega la Cenni aVanityFair.it. «Ho sempre provato grande rispetto per Federico e per sua madre».

Non ne dubita nessuno.
«Ma mi fa arrabbiare il fatto che non si parla degli effetti delle droghe».

In che senso?
«Può succedere a tutti di non accorgersi dei problemi di droga del figlio. Mi fa arrabbiare il fatto che è morto questo ragazzo bello come il sole».

Il procuratore generale della Cassazione ha escluso che «l’assunzione di droghe sintetiche» da parte del giovane «abbia avuto un’incidenza sulla morte». 
«Il mio istinto mi dice che i poliziotti sono innocenti. Quando due di loro vennero da noi per chiederci di difenderli, capii che non erano stati loro».

Ha un buon sesto senso.
«Sì, quello delle donne è più sviluppato».

Come capì che non erano stati loro?
«Erano piccolini, lei poi (Monica Segatto, la poliziotta condannata, ndr) era trasparente».

Peccato che, secondo la sentenza di condanna definitiva emessa dalla Cassazione, abbiano pestato un 18enne.
«Per me non l’hanno fatto. L’hanno bloccato, con la forza, certo, perché stava male, era alterato. Non dimentichi che Federico Aldrovandi era un torello, nel pieno della vita, cintura marrone di karate. Se doveva menare avrebbe menato».

Quella sera però andò diversamente. Due manganelli vennero rotti sul suo corpo.
«La maggior parte dei manganelli della Polizia sono vecchi».

Ammesso che lo fossero, di qui a spezzarsi contro un ragazzino...
«Federico era un ragazzo con dei grandi muscoli. Magari se colpissero me, si romperebbe il braccio non il manganello. Quella sera non riuscivano a mantenerlo. Non tutti gli agenti sono alti due metri e hanno tanta forza».

Ma il Pg ha descritto gli agenti come «schegge impazzite», che «immobilizzarono» un giovane che aveva solo tirato un calcio in aria e lo percossero «fino a farlo ricoprire di ematomi».
«So solo che loro ancora piangono al telefono. Che sono addolorati per la madre, ma che non hanno fatto niente».

I giudici non hanno creduto alla loro ricostruzione. E lei ha scritto che sente puzza di processo politico.
«Credo che il processo è stato un po’ dirottato a sinistra».

Il solito processo politico?
«Mah, farò delle ricerche. Visto che sono stata querelata voglio capire profondamente cos’è accaduto».

Il 5 luglio la Cassazione si pronuncerà anche sui poliziotti che fecero l’irruzione alla scuola Diaz al G8 di Genova. E’ fiduciosa?
«Mah. Diciamo che hanno fregato sette capisquadra. Le sembra giusto che paghino soltanto sette per tutti?».

Basterebbe che paghino per quello che hanno fatto (se lo hanno fatto) loro sette. 
«Mah, bisogna vedere chi le ha date».

Non mi dirà che anche qui c’è un processo politico?
«Beh, qui è palese!»

Francesco Oggiano @vanityfair.it


Sbatti il mostro ultras in prima pagina

Genoa-Siena:
sbatti il mostro ultras in prima pagina

Genoa-Siena: Marco Rossi parla con gli ultras mentre in campo c'è un fumogeno (Lapresse)

Genoa-Siena: Marco Rossi parla con gli ultras mentre in campo c’è un fumogeno (Lapresse)

Che è successo a Genova? Minuto 8 del secondo tempo. Il Genoa perde 0-4 contro il neopromosso Siena e Alberto Malesani, tecnico esonerato e poi rientrato e ora di nuovo esonerato, sostituisce una punta (Sculli), con un difensore (Kaladze): è la goccia che fa traboccare il vaso, per i tifosi genoani umiliati da una squadra che non vince da febbraio, partita per puntare all’Uefa e finita a sperare nella salvezza, da una società che spende per gli ingaggi dei propri calciatori tre volte quello che spende il diretto concorrente Lecce (36 milioni di euro contro 13, per una media di 1,4 milioni lordi a giocatore).

Tifosi genoani che hanno con la propria squadra (nata nel 1893, primo club d’Italia) un rapporto di amore viscerale visibile a occhio nudo da chiunque faccia una passeggiata a Genova. Città che vive di calcio, tappezzata di bandiere e bandieroni, che quando non sono rossoblù sono blucerchiati. Città di porto e di portuali, di industria e di operai. Dalla rassegna stampa di Blitz: “Sono persone che dalla vita non hanno molto altro che la passione per la loro squadra, dalla quale negli ultimi tempi hanno avuto solo amarezze. Non hanno invaso il campo, hanno solo intimato ai calciatori di levarsi quelle gloriose maglie, vecchie di 120 anni, perché li ritenevano indegni”.

Questa è la storia e il contesto, veniamo al fatto. Oltre 200 ultras del Genoa (i giornali scrivono: chi 60, chi 80, chi 100…) si spostano dalla Gradinata Nord ai Distinti, vicino al sottopassaggio che conduce le squadre negli spogliatoi. Tirano due torce bengala in campo e un petardo. Si appollaiano sui vetri divisori, gridando ai giocatori del Genoa di togliersi la maglia. Tranne un paio, sono tutti a volto scoperto. Nessuno fa invasione di campo. Ma la partita si interrompe, il Siena rientra negli spogliatoi passando sotto gli ultrà genoani che li applaudono. Sul campo arriva la polizia e arriva anche il presidente dei grifoni Enrico Preziosi, contestatissimo.

I giocatori del Genoa, dopo un lungo tira e molla, fra proteste e pianti (è il caso di Giandomenico Mesto), si spogliano delle loro maglie e le consegnano al capitano Marco Rossi, il quale poi le porta sotto ai vetri dove sono assiepati gli ultrà. Giuseppe Sculli, che si guadagnerà nelle cronache del lunedì i galloni dell’eroe, ma che dieci anni fa è stato condannato per slealtà sportiva, è l’unico che non si toglie la maglia. Anzi, va a parlare con gli ultrà, e dopo un dialogo concitato e molto fisico (Sculli indica e viene indicato, abbraccia e viene abbracciato, strattona e viene strattonato) ottiene di potersi riprendere le maglie con la promessa che la partita riprenderà senza incidenti. Così succede. Dopo 44 minuti di sospensione Genoa-Siena riparte. Finisce 1-4 in uno stadio semivuoto.

Vergogna, umiliazione, follia: le sobrie cronache del giorno dopo. Il Giornale. “Vergogna ultrà a Genova”. “Ultras, potere e follia”. Commento di Tony Damascelli dal titolo : “Un defibrillatore per il cervello tifoso”, che inizia così: “Quaranta minuti di vergogna. Quaranta minuti di umiliazione. Il calcio ritorna nella sua discarica. […] Un manipolo di black bloc del tifo, mascherati, incappucciati, violenti, ha sequestrato per quaranta minuti i calciatori del Genoa nella partita con il Cesena (così nel testo…). In cento hanno deciso il pomeriggio di altri ventimila”.

La Gazzetta dello Sport. “Follia a Genova. Genoa-Siena ostaggio degli ultrà’”. Editoriale di Andrea Monti dal titolo: “Duri contro la gogna”. L’inizio: “Un brivido ancestrale che viene direttamente dai secoli bui. Gli stessi a cui appartengono, per architettura e atmosfera, molti dei nostri stadi (il Ferraris di Genova è stato ristrutturato nel 1990, ndr)”. Continua nelle pagine interne: “Genova, la gogna degli ultrà umilia il calcio italiano”. I titoli della cronaca: ”Dopo lo 0-4, 60 teppisti lasciano la curva e occupano i distinti: fumogeni, minacce e paura”. “Il grande rifiuto di un uomo solo che ha fermato i prepotenti (Sculli, ndr)”. “Preziosi si ribella: “Fanno i padroni, ma sono il male”.

La Repubblica: “Follia a Genova, ultrà padroni del calcio. I giocatori costretti a togliersi le maglie”. La cronaca: “Un centinaio di tifosi tiene in ostaggio per 40′ la squadra”. Commento di Gabriele Romagnoli “La vergogna e la viltà”. Nelle pagine interne prosegue così: “Quei giocatori svestiti con la complicità di tutti, che umilia anche lo Stato”.

Vestiti o mascherati? Romagnoli (Repubblica): “Ma è possibile che in quella posizione ci sia un branco di invasati così vile da coprirsi il volto mentre esige che gli altri si scoprano?”. Gessi Adamoli, tre pagine prima: “Hanno però il volto scoperto, convinti di godere di una sorta di immunità”. Diego Pistacchi (Il Giornale): “Stesse felpe scure col cappuccio, stessi volti scoperti, come quella volta prima di Italia-Serbia”. Damascelli, nella stessa pagina: “Mascherati, incappucciati, violenti”. Gaia Piccardi (Corriere della Sera): “Hanno occhiali da sole, crani rasati, giacche nere come l’umore di una domenica nefasta”.

Il Corriere della Sera è l’unico giornale a non sparare titoloni in prima pagina e a risparmiare gli aggettivi in cronaca. Il commento di Mario Sconcerti, pur concludendo con una condanna, è uno dei pochi a non usare toni manichei: “Forse una parte dei genoani duri e puri qualcosa all’inizio ha condiviso della protesta dei loro ultrà. Il genoano ha un rapporto viscerale, assoluto, con i colori del Genoa, poco razionale. Essere del Genoa è essere della città, avere il mare davanti e la storia alle spalle. E’ anche un modo per difendersi dall’ingresso dei sampdoriani nella vita […] Forse qualcuno di quei genoani ha avuto voglia di partecipare a quel festival dell’umiliazione a cui gli ultrà avevano dato il via […] La maglia è tutto nel calcio, perfino più della bandiera per un reggimento. E’ il simbolo di un’identità vasta come le radici di una città. […] Hanno mirato bene gli ultrà del Genoa, niente ha più valore”.

Giuseppe Sculli parla con gli ultras genoani (Lapresse)

Giuseppe Sculli parla con gli ultras genoani (Lapresse)

Corriere a parte, hanno prevalso i toni scandalizzati, in un lavaggio della coscienza collettivo che passa per l’individuazione dei nuovi mostri, da colpire con giustizia sommaria e titoli sprezzanti. I nuovi mostri di turno sono gli ultrà del Genoa, gli stessi che a novembre – dopo l’alluvione che ha colpito la Superba – erano in prima fila a spalare il fango. Fra loro ci sono quei portuali che per decenni sono stati visti come degli eroi nella mitologia “rossa”. Chi si indigna si dimentica di colpo non solo la mitologia “rossa”, ma tutti gli scandali del sistema calcio (e del sistema Italia). Chi si indigna non conosce che cosa significa il Genoa per Genova, guarda all’umiliazione dei “poveri” calciatori e non a quella dei tifosi, enfatizza troppo le conseguenze di una protesta, che si è limitata a un “toglietevi le maglie” e a una brutta partita sospesa per quaranta minuti. Insomma chi si indigna ignora storia, contesto e anche testo.

Antonio Sansonetti @blitzquotidiano.it


Giornalisti IMBECILLI…

(ANSA) – ROMA, 14 MAR – ”Non ci sara’ nessuna nuova tessera del tifoso, io non so quale imbecille ha messo in giro la voce”.
Lo ha detto il capo della polizia, Antonio Manganelli, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano un commento alle
dichiarazioni dell’ex ministro Roberto Maroni riguardo le conseguenze della cosiddetta nuova tessera del tifoso.
”La tessera del tifoso – ha spiegato Manganelli – restera’ esattamente quella che e’ oggi. Noi l’abbiamo detto fin da subito che e
‘ uno strumento di fidelizzazione”. ”Non ho capito com’e’ uscita questa imbecillita’ della nuova tessera del tifoso – ha aggiunto il
capo della Polizia – Di certo non dal dipartimento.
Chi l’ha fatta uscire e’ un imbecille, quello che viene presentato come un nuovo vestito della tessera altro non e’ che la caratteristica
base che abbiamo costruito anche con il ministro Maroni.
Il ministro Cancellieri ora e’ sulla stessa linea. Non ci sono novita’.
Non ho capito i titoli sui giornali ne’ chi ci marcia e vuole inserire falsita”


Addio Alla Tessera????

Calcio, addio alla tessera del tifoso
Maroni: hanno vinto gli ultras e la Roma

L’ex ministro: «E’ la squadra di Cancellieri». Gasparri: «Parla da milanista». Club giallorosso: abbiamo rispettato le regole

Addio alla tessera del tifoso, fin dall’inizio avversata dai tifosi, nel calcio italiano dall’anno prossimo arriva una vera e propria fidelity card. Nonostante abbia dato «grandi risultati», sottolineano al Viminale, appena un anno dopo la sua introduzione la decisione è dunque quella di archiviarla.

La nuova card spiega Antonello Valentini, direttore generale della Fgci, «sarà meno di controllo e più legata alla responsabilità dei tifosi e dei club, con procedure snellite e molti servizi per chi se nedota».

Risultati straordinari. «La tessera del tifoso ha dato risultati straordinari – commenta il vicecapo dell’ Osservatorio sulle manifestazioni sportive, Roberto Massucci – e continuerà ad essere necessaria per andare in trasferta. Ora però spetterà ai club valorizzare la funzione di fidelity card con sconti, agevolazioni e tutto ciò che riterranno necessario per aumentare il senso di appartenenza».

Biglietti scontati. In questo senso già va il permesso concesso alla Roma per il carnet di biglietti a prezzo scontato per il possessore di tessera che si fa garante per i suoi amici (e ottiene uno sconto sul prezzo d’acquisto). Ma le procedure per la futura «fidelity card» verranno di molto snellite, come conferma la Figc. 

Superare messaggio che tessera è operazione di polizia. «Dopo due anni di grandi risultati – aggiunge Valentini – l’Osservatorio sulle manifestazioni sportive si è reso conto che si poteva dare fiducia alle tifoserie che hanno dimostrato di meritarselo, per fare appello al senso di responsabilità degli appassionati in maniera sana. Tra l’altro, si supera così l’effetto ingiustamente negativo del messaggio passato all’avvio dell’iniziativa: ovvero di un meccanismo di operazione di polizia. Non erano queste le intenzioni del Viminale, ma cosi vennero recepite da molti. Dopo avere lavorato a lungo con il capo della polizia, Manganelli, abbiamo il riscontro dell’osservatorio sulle manifestazioni sportive: l’evoluzione ci porta verso un modello simile alla card “vivo azzurro” per i tifosi della nazionale. Occorre responsabilizzare e fidelizzare i tifosi, magari incentivando il senso di appartenenza».

In un anno rilasciate oltre un milione di tessere. Il dato è stato reso noto qualche settimana fa dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive secondo il quale il numero raggiunto rappresenta «un risultato particolarmente interessante a dimostrazione di una convinta adesione da parte di un gran numero di tifosi». In particolare, dai dati dell’Osservatorio emerge che complessivamente sono 1.014.371 le Tessere attualmente in circolazione: di queste, 839.368 sono state rilasciate in serie A, 127.525 in serie B e 47.478 in Lega pro.

«Hanno vinto le tifoserie ultras e violente». Così l’ex ministro dell’interno, Roberto Maroni, a proposito dell’addio alla tessera del tifoso, introdotta quando l’esponente leghista era al Viminale. «Hanno vinto le tifoserie ultras e violente, hanno vinto quelle società di calcio come la Roma (di cui è tifosissima la ministra Cancellieri) che mai avevano accettato le regole», ha aggiunto. «Qualcuno ha deciso di abolire la tessera del tifoso – scrive Maroni – che pure, come confermano oggi dal Viminale, “ha dato grandi risultatì nella lotta contro la violenza negli stadi. Ci saranno meno controllì annuncia la Federazione calcistica italiana”. Ma come? Meno controlli per contrastare i violenti?». «Brutta notizia – aggiunge l’esponente della Lega – per i tifosi che vanno allo stadio solo per divertirsi e non per menare le mani».

Gasparri: parli da milanista. «Maroni parla più da tifoso che da ex ministro degli Interni. Si è lasciato sfuggire un’affermazione da milanista, ma a volte l’anima del tifoso può prevalere sul resto». Così Maurizio Gasparri, senatore del PdL che poi insiste: «Evidentemente la fuga del Milan, che ha 4 punti di vantaggio sulla Juve, rendono euforici i tifosi rossoneri» prima di soffermarsi sul nuovo strumento che rappresenta un’evoluzione della tessera del tifoso. «Devo ancora capire la portata di questa fidelity card e se questa sia a tutti gli effetti una formula migliore. È chiaro che un’eventuale attenuazione del controllo sarebbe un errore».

La Roma replica. «La Roma ha sempre gestito i propri rapporti rispettando tutte le normative vigenti». Così Claudio Fenucci, amministratore delegato della Roma. L’ad giallorosso sottolinea che «la Roma ha solo trovato gli strumenti che potessero venire incontro alle esigenze della società e della nostra tifoseria». E parlando del nuovo strumento, evoluzione della tessera del tifoso, che sarà adottato a partire dal prossimo anno, Fenucci afferma: «La Roma aveva cercato uno strumento di fidelizzazione che rispondesse alle proprie esigenze e a quelle del tifoso. Se la fidelity card fosse un passo in questa direzione noi non potremmo che accoglierlo in maniera favorevole».

Il commento dell’avvocato Lorenzo Contucci a riguardo

Quando dico – ormai da tempo – che il giornalismo è arrivato al minimo storico della credibilità ed è funzionale al Regime, beh, questo ne è l’esempio. Io non so se il direttore generale della FGCI ha fatto una conferenza stampa o si è limitato a un comunicato ma se ha optato per la prima soluzione mi chiedo se c’è un giornalista che ha rivolto una domanda qualsiasi. Questa è una notizia “non notizia” che ha la caratteristica di essere creduta perché i media – funzionali al Regime – la strillano a caratteri cubitali. Del resto, come diceva Jorge Luis Borges, “Stampando una notizia in grandi lettere, la gente pensa che sia indiscutibilmente vera”. 

Quindi: 

a) non è la tessera del tifoso ad avere dato grandi risultati ma la sostanziale chiusura dei settori ospiti, che ha provocato la diminuzione degli incidenti, ma anche la diminuzione sostanziale del pubblico negli stadi. Del resto anche un deficiente capisce che se realmente il merito di quanto vantato fosse della tessera del tifoso non ci sarebbe alcuna volontà di cambiarla;

b) biglietti scontati: era lo stesso per la tessera del tifoso. Stendo un velo pietoso sul “tesserato” che si fa da garante per il non tesserato, visto che le società di calcio non hanno minimamente recepito la pensata e fanno come vogliono (vedi Atalanta/Roma e Palermo/Roma); 

c) operazione di polizia: la tessera è stata ANCHE una operazione di polizia. Il cambiamento del nome non è una “operazione di fiducia” ma, semplicemente, una operazione di cambio nome. Come se io da domani mi facessi chiamare Alessandro invece di Lorenzo; 

d) un milione di tessere: il Milan ne ha regalato la maggior parte, ma comunque chi si è fatto la tessera in trasferta non va e questo è un dato di fatto; 

e) hanno vinto le tifoserie ultras e violente: Maroni è quello che è. Un politico moderatamente intelligente che – oltre ad azzannare le caviglie – fa quello che sa fare meglio: mentire, come la maggior parte dei politici. Non essendo cambiato nulla, nessuno ha vinto. 

f) Gasparri: non sa di cosa parla, ma almeno lo fa con più moderazione; 

g) la Roma: travolta mediaticamente dalla notizia/non notizia dice giustamente che si è mossa secondo le regole. L’unica affermazione sensata. 

In conclusione: il fatto che la tessera del tifoso – anche solo per via del nome – sia scomparsa non può che far piacere. Cambierà la procedura di rilascio, che sarà automatico e non più prolungato sine die come accadeva oggi. Nulla però si dice sulla modifica dell’art. 9 della Legge Amato e quindi la notizia di cui sopra è una fine operazione propagandistica orchestrata dagli alti vertici. 

Paradossalmente la subumanità della politica e dei suoi rappresentanti fa sì che l’impressione sia nquella di una vittoria contro la tessera. 

La realtà è che la vittoria la si è avuta, sinora, nelle aule giudiziarie. 

Ed allora, qualora si dovesse rivelare impossibile la modifica parlamentare dell’art. 9, non resterà che tentarne la modifica per via giudiziaria, per via del protrarsi dell’illegittimo inserimento di dati personali nella famosa black list, anche per persone che avrebbero tutto il diritto di non esserci. 

Si è detto più volte che non si deve perdere di vista – in modo ottuso – l’obiettivo principale: quello di rimanere all’interno dello stadio. Alla fine del campionato si dovrà riflettere su questo aspetto, tenendo presente i grandi risultati di una campagna durata due anni a costo di grandi sacrifici e tenendo presente che – oltre al cambio del nome – due aspetti su tre sono stati risolti e che il terzo (la modifica dell’art. 9) prescinde dalla tessera del tifoso/fidelity card, in quanto tale sistema è applicato sul singolo biglietto. 

A buon intenditor, poche parole. @asromaultras