Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

il resto del carlino

Trasferte Libere

Petardi e cori contro lo stop alle trasferte

Tifosi dorici allo stadio

Alla partita della juniores biancorossa hanno ribadito il proprio dissenso verso lo stop che a ottobre ha colpito la tifoseria anconetana

Ancona, 7 gennaio 2012 – I tifosi dell’Ancona si sono ritrovati nel primo pomeriggio allo stadio Dorico per assistere alla partita della juniores biancorossa e protestare contro i divieti di trasferta. Cantando i cori della Curva Nord hanno ribadito il proprio dissenso verso lo stop che a ottobre ha colpito la tifoseria anconetana, cui il Casms ha vietato di seguire la squadra fino a tutto gennaio. Gli ultras hanno fatto espoldere alcuni petardi sotto l’occhio dei funzionari della Digos e hanno esposto striscioni contro i divieti.

@restodelcarlino

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Bologna vs Milan

Sassaiola dopo la partita, denunciati 5 ultras rossoblù

Colpita per sbaglio una volante

Bologna, 12 dicembre 2011 – Una mira sbagliata è costata cara a cinque ultras rossoblù che, dopo Bologna-Milan di domenica, volevano prendere a sassate i tifosi avversari.

Ma a essere colpita è stata un’auto della polizia. Ci sono anche due minorenni nel gruppo dei cinque denunciati al termine della partita, finita 2-2 tra le polemiche per l’arbitraggio.

Mentre le forze dell’ordine scortavano i pullman dei milanisti dallo stadio Dall’Ara verso l’autostrada, da un giardino di via Caravaggio e’ partito un lancio di pietre e sassi, che anziche’ colpire i mezzi dei tifosi hanno ammaccato un’auto ‘civile’ della polizia, senza comunque causare feriti. I responsabili sono stati rapidamente identificati dagli stessi agenti: si tratta di due sedicenni e di altri tre giovani di 20, 26 e 27 anni, tutti gia’ conosciuti alla Digos di Bologna come ultras rossoblu’. Sono stati denunciati per danneggiamento aggravato, e per loro la questura proporra’ anche un ‘daspo’, il provvedimento che vieta l’accesso alle manifestazioni sportive per un periodo da uno a tre anni.

@restodelcarlino


Assata Sakur

Vietato giocare, squadra ha nome di una terrorista

Storie di sport

La Figc Marche è intervenuta dopo l’informativa della Questura sulla polisportiva Assata Shakur di Alessio Abram

“Cosa? Vogliono fermare la mia squadra se non ne cambio il nome? Me lo sta dicendo adesso lei, non ne sapevo niente. Non so cosa dire, mi sembra tutto così assurdo. No, non accetteremo questa decisione in maniera passiva, il nome Assata Shakur è molto importante per noi, per la Polisportiva Antirazzista. Ispirazione terroristica? Lo devono provare qui in Italia. E poi si accorgono di noi solo adesso, dopo più di dieci anni che esistiamo e che promuoviamo iniziative a sfondo sociale e di solidarietà?”.

Sono giorni difficili per Alessio Abram, la sua squadra di calcio iscritta da quest’anno al campionato di terza categoria gli sta portando più cattive che buone notizie. L’ultima è stata resa nota dal Comitato Regionale Marche della Lega nazionale Dilettanti attraverso una comunicazione ufficiale con la quale ha sospeso tutte le partite che la squadra dovrà disputare. Una decisione giunta dopo un’informativa della questura di Ancona circa la non idoneità della denominazione ‘Assata Shakur’, considerata dall’Fbi una terrorista, per una Polisportiva antirazzista. Da qui l’invito, sempre della Figc alla società, a procedere al cambio del nome.

Comunicazione che ieri pomeriggio la società anconetana non aveva ricevuto visto che la notizia Abram l’ha appresa dalla nostra telefonata. Tutto è partito l’altro ieri quando la questura ha inviato l’informativa al Comitato Marche della Figc. Una decisione presa dal settore anticrimine della questura dorica in maniera preventiva dopo gli ultimi Daspo comminati: “Stanno provando in ogni modo a rovinare una bella esperienza — spiega il massimo dirigente della società che si occupa soprattutto di iniziative antirazziste di solidarietà —, non è un caso che gli eventi stiano accadendo tutti assieme. Prima l’arresto perché avrei violato il Daspo in quanto mi ero recato a vedere la partita proprio della mia squadra, adesso questa decisione assurda. A caldo mi verrebbe da dire che io non cambio proprio nulla, piuttosto ritiro la squadra, ma vorrei però riflettere bene sulla faccenda anche assieme agli altri membri della polisportiva. Una cosa è certa, se non era per la sua telefonata io di questa decisione oggi (ieri, ndr.) non avrei saputo nulla”.

Una stagione fin qui avara di successi sportivi per la squadra dell’Assata Shakur, alla sua prima esperienza nel campionato di terza categoria. Dopo le prime cinque partite di campionato la squadra di Abram naviga in solitaria in fondo alla classifica, con cinque sconfitte in altrettante partite.

@ilrestodelcarlino


Querelati…

Tratto dal blog dedicato all’assurda morte di Federico Aldrovandi…

Cagionarono la morte a Federico, querelano i blogger Caro Federico, in attesa dell’appello del 17 maggio prossimo, proposto dagli avvocati di quei 4 individui che una domenica mattina mentre tu imploravi basta e aiuto, ti cagionarono la morte senza una ragione (parole di un giudice), riporto quanto apparso nell’articolo di oggi del Resto del Carlino il cui titolo è il seguente: CASO ALDROVANDI NOVE A GIUDIZIO, TRA LORO UNA DOCENTE “Diffamarono i poliziotti sul blog” DIFFAMAZIONE a mezzo blog. Questa l’accusa che muove la Procura (due i pubblici ministeri: Patrizia Castaldini e Angela Scorza) ai nove finiti a giudizio dopo frasi, ritenute di stampo diffamatorio, nei confronti dei quattro poliziotti intervenuti il 25 settembre 2005 in via Ippodromo quando morì Federico Aldrovandi (tutti sono stati condannati a 3 anni e 6 mesi in primo grado per omicidio colposo, il 17 l’appello). Ieri si è aperto il processo nei confronti di 9 di loro. Ma l’udienza davanti al giudice Diego Mattellini (pm onorario Alessandro Rossetti) è stata immediatamente rinviata per problemi legati alle notifiche di alcuni atti. IL CASO. Sotto accusa il blog, già da tempo nel mirino degli inquirenti. I nove stando agli addebiti, avrebbero offeso “ la reputazione” dei poliziotti con parole come “assassini, bugiardi, involucri senz’anima, …”. Tra gli imputati c’è anche una docente universitaria, solamente due hanno meno di 30 anni (gli altri vanno dai 50 ai 70), e quasi tutti non sono ferraresi. Già in passato la Procura chiese che il blog venisse oscurato ma il tribunale della libertà lo negò. Si tornerà in aula il 21 dicembre, nessuna parte civile si è costituita. Premesso che già vari giudici per querele per diffamazione, sia nei confronti di Patrizia che di Mauro e Giorgio (Blogger, ma soprattutto cittadini rispettosi di quella parola che porta il nome di VITA), ormai non si contano più, già si sono espressi assolvendo, perché il fatto non costituisce reato, ma non mi voglio addentrare in questo che mi auguro e spero possa trovare lo stesso risultato per i processi a venire, vorrei porre una domanda al mondo e alle stesse istituzioni di come dovrei definire le persone coinvolte nell’omicidio e nei depistaggi e condannate al I° grado di giudizio. Come dovrei definire quel Pontani Enzo, quello della frase “l’abbiamo bastonato di brutto per mezz’ora”? Come dovrei definire quel Pollastri Luca identificato dal Giudice Caruso come il quarto poliziotto che picchiava con inaudita violenza stando in piedi mentre Federico era bloccato a terra dagli altri 3 e che Anne Marie, coraggiosa e fantastica testimone Camerunese, ne descrive impressionata le gesta mimando con i piedi…, quando sentita in incidente probatorio, affermerà addirittura terrorizzata: “lo tempesta con i piedi”, e Federico aveva due buchi nella testa… Come dovrei definire le persone intervenute quindi, prima, durante e dopo i reati di quella mattina (non lo dico io o i blogger, lo dicono le sentenze), quando un altro giudice per quanto emerso nel processo madre condannerà addirittura altri poliziotti usando queste parole nel dispositivo della sentenza: “I genitori di Federico Aldrovandi ed il fratello Stefano hanno subito danno dal fatto che pubblici ufficiali abbiano omesso atti del loro ufficio proprio in relazione alle indagini relative alla morte del congiunto, danni quantomeno morali costituiti dal patimento, dalla sofferenza sopportata perché organi dello Stato hanno intralciato le indagini sulla morte del loro parente”. Io aggiungo che tutti hanno subito un danno, lo Stato civile ha subito un danno, la stessa polizia ha subito un danno, gli stessi blogger hanno subito un danno. Tutti i cittadini hanno subito un danno. Ma quanta fatica e non è ancora finita, per avere solo un minimo di giustizia in un quadro che evidenziava fin da subito, quantomeno ai miei occhi di padre… e del Giudice…, le responsabilità di una morte violenta, assurda e ingiustificata, con quelle 54 lesioni, la distruzione dello scroto, quelle urla di basta e aiuto e successivamente appunto 567 pagine (sentenza processo madre) più altre 77 pagine (sentenza processo alla polizia di indagine…), che hanno visto la condanna di 7 persone. “Certo ci sarebbe voluta la benzina…” (questa frase, si presume pronunciata da un poliziotto in quanto non vi erano altre persone… nel luogo dell’omicidio nelle fasi sue fasi successive, è stata tratta dall’intercettazione ambientale del video girato dalla polizia scientifica quella maledetta mattina. Di questo ne sono (ne siamo) venuti a conoscenza, grazie ad un prezioso lavoro che ha prodotto il documentario di Filippo Vendemmiati http://www.articolo21.org/2857/notizia/e-stato-morto-un-ragazzo-a-doc-in-tour.html che il mondo ora conosce, visto e apprezzato per la serietà e per la miniziosa ricostruzione della storia, oltre che dai cittadini e dalle stesse istituzioni, anche da uno degli avvocati della parte (diciamo così…) avversa (Avv.to Bordoni). La critica quando supportata dalle risultanze dei fatti non è reato e mi auguro, ripeto, che la chiave di lettura dei Giudici chiamati a dirimere il contenzioso di queste querele e di eventuali future, continui in tal senso, perché tutto questo deve avere una fine. Io, Patrizia e la mia famiglia, siamo molto stanchi. Forse tante persone, fortuna loro, non immaginano nemmeno lontanamente cosa abbia significato per noi, da quel 25 settembre fino ad oggi, vivere ogni notte e ogni alba senza Federico pensando alla paura e al terrore che può aver attraversato la sua mente in quegli attimi infernali e definitivi della sua vita. E qui mi fermo perché non farei altro che ripercorrere a piene mani 6 inenarrabili anni, sotto tutti i punti di vista e se qualcuno a cui ho posto la domanda di come i personaggi di questa storia possano essere definiti vuole rispondere, stia attento, qualcuno di questi o forse altri, uguali a questi, li potrebbe querelare, per che cosa non lo so…. Tempo al tempo comunque… io di pazienza ora ne ho tanta. Una carezza al cielo e un abbraccio a tutti i blogger, sempre a noi vicino, in attesa di quello che verrà. Fino in fondo poi… Lino


09/02/2007

Una settimana e’ passata dall’ultimo post..una settimana in cui sono successe parecchie cose a livello di ultras e tifosi normali…giusto una settimana fa dovevo fare tante cose…tanti progetti mi ero gia pianificato tutte le trasferte…la domenica arriivava la samp e ci si doveva trovare la mattina presto per preparare la coreografia per ricordare il fex…venerdi  sera dovevamo fare tavolo al royal il pomeriggio dovevo tornarmene a pordenone…e invece la mia colelga si ammala quindi mi ha toccato sostituirla…niente tavolo al royal ma decido finito di lavorare di tornarmene giu arrivo e mia madre mi avvisa della partita sospesa…ma come dico ma nn dovevano gocarla alle 15 x motivi di ordine pubblico???mah cmq a catania x il derby match sopseso…della partita alla fine me ne frego altamente ma prima di andare via ricevo una telafonata…hanno appena fatto uno speciale al tg domenica nn si gioca…partite sopese e’ morto un poliziotto…ma come muore un poliziotto e si sospendono i campionati ma se la settimana prima un dirigente di una società era rimasto ucciso a causa delle percosse subite in una rissa???il poveretto era rimasto colpito da due calciatori al culmine di una rissa scoppiata al termine di Cancellese-Sammartinese di Terza Categoria. Ma non e’ anche lui un essere umano???Ma allora perche se muore un dirigente colpito da 2 caciatori era previsto unminuto di silenzio mentre se muore un poliziotto ucciso da alcun teppisti che con il calcio non centrano un cazzo si ferma il mondo del pallone???ma non siamo tutti uguali di fronte alla morte???no per i giornalisti il tema principale della settimana e’ stato sparare a 0 sugli ultras..ma che cazzo ne sapeta voi di cosa vuol dire essere ultras???voi che siete degli avvoltoi pronti a scrivere parole parole a  favore di una o dell’altra parte???avete mai fatto una trasferta con gli ultras???siete mai andati una domenica a sostenere la vostra squadra del cuore sotto la pioggia o sotto la neve ???no voi siete li nella vostra tribuna del cazzo dove arrivate la mezzora prima della partita per poi andarvene dopo le vostre interviste del cazzo…ma che cazzo na sapete voi di cosa di cosa significa prendere un furgone il sabato sera per attraversare tutta l’italia per vedere pareggiare dei mercenari dall’altra parte dell’italia e poi rifarsi tutta l’italia al contario perche il lunedi si deve tornare a lavorare…che cosa ne sapete voi di cosa sia un turno infrasettimanale???quando finito di lavorare si parte e si va a vedere una partita…si arriva in tempo per la partita e finita si ritorna a casa e la mattina dopo si va a lavorare???
in giro per il web …dal sito dei Boys Parma 1977 ho trovato questo articolo…

SANGUE ED IPOCRISIA

Venerdì sera 2 febbraio, a Catania, un agente di Polizia è rimasto ucciso durante gli scontri a margine di Catania-Palermo. La morte di una persona è un fatto irreparabile, che ferisce tutti gli uomini di cuore e di buonsenso. Ma gli uomini di buonsenso non sopportano l’ipocrisia, che puzza più della morte.
Il dolore è di chi piange il proprio caro, agli altri spetta un rispettoso silenzio. Ma certe persone non si fermano neppure dinnanzi al più nefasto degli accadimenti. E parlano, parlano, per cercare di trarre qualche vantaggio da una tragedia. Anche questo è un crimine (per lo meno morale), si chiama: sciacallaggio.
Parla l’ex ministro Pisanu. Parla di giustizia, lui, che chiedeva aiuti fraudolenti a Moggi. E parla di privatizzare gli stadi, perché è un affare di miliardi. Grazie ai suoi decreti, si può ora dotarli di qualsiasi struttura commerciale.
Parlano il presidente del consiglio e il ministro dello sport. Parlano di decisioni drastiche contro un crimine, loro, gli artefici dell’indulto, quelli che garantiscono impunità ai terroristi sfuggiti alla legge.
Parla il ministro della giustizia. Definisce gli Ultras (milioni di persone totalmente estranee ai fatti) un cancro e dice di voler salvare il calcio. Vuole salvare il calcio, lui, un ex Dc, ex ministro della destra e attuale ministro della sinistra, fautore dell’indulto e strenuo difensore dei corrotti di calciopoli (che voleva tutti amnistiati).
Parla il presidente del Catania. Parla di ricatti, lui, che aveva “minacciato” di non presentare la squadra se lo Stato non avesse acconsentito a far svolgere Catania-Palermo alle 18 di venerdì (così com’è stato).
Parlano i giornalisti, quelli che hanno coperto calciopoli 2006 e tutte le nefandezze operate per insabbiarlo; quelli rimasti in silenzio quando Paolo di Brescia veniva spedito in coma, o quando veniva ucciso Federico Aldovrandi, o quando un tifoso del Napoli finiva in coma per un lacrimogeno sparato ad altezza uomo.
Filippo Raciti, ispettore capo di 38 anni con una moglie e due figli, non doveva essere ucciso; così come non doveva esserlo Federico, un ragazzo di soli 18 anni. Entrambi meritano giustizia; tutti la meritano. Ma la giustizia, per essere giusta, deve fondarsi su di una legge uguale per tutti (e non solo in teoria). Chi enfatizza certi fatti e ne omette altri, chi colpisce talune categorie e ne amnistia arbitrariamente altre, non fa giustizia.
Sono state varate tante leggi speciali in merito alla “violenza negli stadi”, alcune palesemente anti-costituzionali. Eppure non sono servite, perché erano profondamente sbagliate. Hanno colpito ingiustamente Ultras e tifosi, hanno criminalizzato chi affronta un altro uomo, con coraggio e lealtà, secondo un preciso codice d’onore. Ed ecco, è rimasta proprio la violenza, quella che va oltre il pugno e arriva alla tragedia. Telecamere e biglietti nominali possono aver spostato il problema fuori dai cancelli, ma niente di più. Una cultura non si cambia spiando le persone.
Ogni giorno si commettono omicidi, stragi e stupri in tutto il Paese. In Sicilia (la regione di Catania) si verifica in media più di un omicidio alla settimana. Ma lo stadio è uno dei posti più sicuri del Paese. Possono esserci alcune scazzottate tra giovani ma i fatti di sangue sono estremamente rari. In Italia si viene uccisi prevalentemente in famiglia (al primo posto), oppure dalla mafia o dalla criminalità comune; questo dicono le statistiche. Dicono che il nucleo alla base della nostra società, la famiglia, ha gli elementi sempre più instabili e in conflitto (si uccidono), e che le organizzazioni criminali dettano la loro legge in buona parte del Paese. Quisquiglie? Per questo Stato sembra di sì, perché le leggi speciali le adotta solo contro Ultras e tifosi.
Domenica 28 gennaio a Luzzi (Calabria), il dirigente di una società calcistica è rimasto ucciso a causa delle percosse subite in una rissa, scoppiata al termine di Cancellese-Sammartinese di Terza Categoria. Due giocatori sono stati indagati per tale omicidio. Ma non saranno varate leggi speciali per i calciatori.
Noi chiediamo giustizia e verità, per tutti. Giustizia e verità anche per Filippo Raciti. Chiediamo che chi ha sbagliato paghi (sempre) e comunque (senza privilegi per nessuno). Chiediamo siano accertate le responsabilità di tutti. Di chi ha ucciso, innanzitutto. Ma anche di ha gestito l’ordine pubblico, di chi ha fatto svolgere una partita a rischio alle 18, di chi ha fatto perdere metà partita ai palermitani (strategia del sopruso che serve solo a surriscaldare gli animi).
Volere la verità in un Paese abituato alla menzogna è un desiderio rivoluzionario. Volere la verità, qualunque essa sia, è un desiderio inusitato. Anche per questo siamo Ultras
.

e cosi va a finire che mi ritrovo diperato senza un cazzo da fare x la domenica..mentre sto gia meditando di scegliere una partita tra solvenia o austria ecco mi arriva un messaggio..noi domenica allo stadio ci andiamo lo stesso per ricordare il fex…e cosi ci ritroviamo in un centinaio di noi fuori dal settore curva nord

e con un buon numero di striscioni spiegiamo agli increduli passanti il perche quel giorno noi siamo li…

Una giornata dedicata ad un amico che non c’è più, Roberto Ciani, che avrebbe dovuto essere ricordato con musiche cori e striscioni e per il quale i tifosi della curva Nord avevano organizzato una coreografia speciale.Ieri si sono dati appuntamento fuori dallo stadio (nella foto) e assieme hanno trascorso il pomeriggio senza calcio, ma con uno spirito diverso da quello che avrebbe dovuto contraddistinguere la loro giornata. Una serena domenica di sport per dare uno spettacolo anche alle tante famiglie che di solito frequentano lo stadio, curva Nord compresa. Invece ieri c’erano solo loro e tutti ripetevano la stessa cosa: «A Udine le regole vengono applicate, in altre parti di Italia questo non acccade. Ora tutti dovremmo pagare per quei gesti che nulla hanno a che vedere con lo spirito che ci contraddistingue.Secondo i tifosi della Nord, essere accusati indistintamente «colpisce profondamente chi cerca di diffondere una mentalità completamente diversa e si reca allo stadio per passione.E proprio la passione per l’udinese e l’amore per la curva hanno contraddistinto la vita di Roberto Ciani, detto Feccia: «Oggi siamo qui solo per lui, per dargli omaggio nel modo che gli sarebbe piaciuto, per condividere con dei semplici gesti il ricordo di un legame che non si recidera mai Adesso, come tutti, i tifosi dell’Udinese attendono le decisioni che verranno prese, consapevoli che quando riprenderà il campionato tutto sarà diverso: «Ma continueremo a seguire la nostra squadra come abbiamo sempre fatto, augurandoci di non dover più vedere delle immagini come quelle di Catania e di vivere serenamente altre domeniche di sport».

fonte il gazzettino…
articolo di una giornalista che per una volta non spara cazzate…sara perche era in mezzo a noi???tornando alla my life dopo il venerdi sera trascorso con l’amarezza addosso per quello accaduto sabato sono tornato a lavorare sabato sera in giro per il centro poi per dara un senso alla serata l’unica e’ stata andare a prendere una mina al royal…peccato che dovevo anke guidare ma come al solito e’ andata bene anche sto giro…domenica giornata trascorsa allo stadio…da cui si ritorna a casa a mezzanotte circa…era meglio se si giocava cosi almeno si tornava a casa prima…e nel frattempo a catania e in giro per l’italia succede un po di tutto…mentre prima era stato dichiarato da molti che la causa della morte del poliziotto era stata unabomba carta piano piano la versione cambiava…si e’ scoperto che il poliziotto era morto per lo spappolamento del fegato causato forse da una spranga o forse da un rubinetto…beh che dire chi vive la curva sa come ci si comporta..non conosco nessuno che si possa definire ultras che va in giro con queste cose…queste cose a mio giudizio non le fanno gli ultras…e nonostante alcuni la pensino cosi…

io questo pensiero non lo condivido…e con me tanti altri che si possono definire ultras…si perche saranno anche vere le voci che questi pseudo “tifosi” sanno anche dove colpire ma queste non sono cose da ultras…e cmq tra i vari sfoghi in questi giorni eccone uno che mi ha colpito molto…

Che vergogna, mio figlio arrestato tra gli ultras

Il dramma di un agente sessantenne: ha scoperto che il figlio maggiore, 28 anni, è stato arrestato per i disordini dello stadio. ‘Filippo era un amico, non sono riuscito neppure ad andare al suo funerale…’HA IL VOLTO DISPERATO il signor Giuseppe. Il suo dolore in questo momento è doppio: per la morte di un collega e amico e per la notizia che tra i teppisti da stadio arrestati la sera di venerdì c’era anche suo figlio.Giuseppe ha quasi sessant’anni, buona parte dei quali trascorsi nella Polizia di Stato. Da venerdì sera, improvvisamente, la sua vita è diventata un inferno.Quella notte la ricostruisce così. Sono da poco passate le 2 quando squilla il telefono, lui risponde e all’altro capo sente una voce amica: «Pippo ciao sono io, il dottore Gambuzza, ho bisogno di te puoi arrivare un attimo?».Giuseppe non sa nulla dei disordini fuori dallo stadio, lui fa servizio presso il Commissariato di Catania Nesima. Si alza e corre in Questura, pensa a un impegno di lavoro, ma quando arriva la sorpresa è amara. Il figlio maggiore, Paolo, 28 anni, è stato appena arrestato dagli agenti del reparto Mobile diretto da Gambuzza, che fu suo dirigente alle volanti tanti anni fa.L’accusa è infamante per il figlio di un poliziotto: «Oltraggio, resistenza e violenza aggravata ai danni delle forze dell’ordine». Intanto Giuseppe apprende della morte del collega Filippo Raciti e capisce che suo figlio potrebbe essere uno dei responsabili.Si accascia su una sedia, cerca di farsi forza, con un filo di voce chiede: «Scusate, ma è sicuro»? La risposta, affermativa, arriva come una pugnalata al cuore del vecchio poliziotto.Non riesce a vedere il figlio, non gli è consentito, ma forse, ammette ora, forse è stato meglio cosi: «In quel momento non so cosa gli avrei fatto». Chiedergli ora come si sente è come riaprire una ferita: «Mi vergogno anche ad uscire di casa, come farò ad affrontare i mie colleghi, con quale faccia mi presenterò davanti a loro»?È un uomo distrutto, straziato da un doppio dolore. Non riesce a capire cosa sia potuto passare per la testa del figlio. Pensa un attimo poi dice: «In quel momento mi sono sentito come ripudiato da mio figlio. Come se lui mi avesse tirato le pietre addosso».Con gli occhi piccoli di chi non ha il coraggio guarda Pietro Gambizza, che è li seduto accanto, e gli dice: «Come riuscirò a fare le condoglianze alla vedova di Filippo? Mi sono talmente vergognato che non sono neanche riuscito ad andare ai funerali».Affrontare i colleghi è una cosa che al momento non si sete di fare. Ha già chiesto scusa al Questore, ora si chiude nel suo dolore, nelle sue lacrime per un figlio che credeva di aver cresciuto con sani principi e ora si ritrova dietro le sbarre.

fonte il resto del carlino…

beh io penso che la vergogna maggiore la debba provare il figlio…dopo che un padre si rivolga ai giornalisti in questo modo non saprei proprio cosa dire…gia mia madre solo perche le avevo acennato al fatto di andare allo stadio mi aveva criminalizzato perche secondo lei andavo a festeggiare la morte di un poliziotto…ma the shows must go on…e cosi dopo le prime minaccie di chiudere tutti gli stadi di bloccare i campionati e cosi via gia da sabato si torna a giocare..alla faccia di tutti quei finti moralisti per cui il giocattolo si e’ rotto e cazzate simili…ma mentre prima si doveva giocare tutti a porte chiuse ora visti gli interessi dietro la cazzata …le partite con gli stadi agibili a porte aperte per gli stadi inagibili tutti a casa…ma nessuno ti vieta di andare fuori dallo stadio e in piu i nuovi decreti legge…e qui si ride…

Divieto di accesso alle manifestazioni sportive preventivo (Daspo) innalzato a sette anni ed esteso a coloro che sono sospettati di aver preso parte a episodi di violenza durante le partite; arresto in flagranza di reato differita da 36 a 48 ore; giudizio per direttissima anche per chi viene trovato in possesso di razzi, bengala e «fuochi» pirotecnici in genere; pene da 5 a 15 anni (anziché da 3 a 15) per chi commette violenza e resistenza a pubblico ufficiale con armi ma anche con il «lancio di corpi contundenti e altri oggetti, compresi gli artifici pirotecnici». ecco 7anni in questura mi pare siano proprio la pena ideale…arresto per razzi bengale e fuochi pirotecnici mi pare di averle gia provate sulla mia pelle…le pene per aver commesso violenza e resistenza a pubblico ufficiale solo perche indosso una sciparpa al collo???mi fa venire in mente un LIBERO CITTADINO???NO ULTRAS…che campeggiava un paio di anni fa in giro per gli stadi…quando a pn meno di un mese fa dei ploiziotti venivano colpiti da cittadini extracomunitari non mi pare sia stata applicato lo stesso metodo…allora meglio extracomunitario che ultras a quanto pare…

PARTITE A PORTE CHIUSE – «Fino all’esecuzione degli interventi strutturali e organizzativi richiesti» per attuare quanto previsto dai decreti Pisanu, le partite di calcio «possono essere svolte esclusivamente a porte chiuse». ma che centrano i tifosi con gli stadi non a norma???ma non sono i prefetti che hanno concesso le deroghe fino ad adesso???

STOP A VENDITA BIGLIETTI IN BLOCCO A SQUADRE OSPITI – Le società che organizzano le competizioni non possono più vendere ,«direttamente o indirettamente», alla squadra ospitata, biglietti in blocco. È vietato inoltre «vendere o cedere» alla stessa persona un numero di biglietti superiore a dieci. In caso di violazione si rischia da 10 mila a 150 mila euro di multa. Il divieto è immediato per cui i biglietti ceduti o venduti prima dell’entrata in vigore del decreto «non possono essere utilizzati».

con questo decreto non ti vietano di cmprare i biglietti per il settore ospiti…semplicemnete le societa di casa non li mandano piu alla societa che e’ in trasferta…ora pero il problema e’ il seguente e dove li compro io i biglietti???la seconda parte la vedo un po da bagarino…chi e’se no quello che va in giro con piu di 10 biglietti per il settore ospiti???

DASPO PREVENTIVO FINO A 7 ANNI – Il divieto di accesso negli stadi viene innalzato fino a sette anni e presuppone non più soltanto l’accertamento di un reato, ma «può essere altresì disposto nei confronti di chi, sulla base di elementi oggettivi (come ad esempio un rapporto di polizia pure su minorenni, ndr), risulta avere tenuto una condotta finalizzata alla partecipazione attiva a episodi di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive o tali da porre in pericolo la sicurezza pubblica in occasione o a causa delle manifestazioni stesse». Previsto l’obbligo di firma in un comando di polizia durante la partita. Chi viola il ‘Daspò rischia da 6 mesi a tre anni di reclusione e una multa fino a 10 mila euro.

questa e’ la parte migliore il Daspo preventivo…cioe io non ho commesso nessun reato inerente allo stadio ma solo perche ho partecipato ad un altro episofio di violenza e casualmente vado anche allo stadio allora mi obbligano a firmare…ecco che dire dire che e’ una mazzata e’ poco..speriamo solo che qualcuno si accorga di cosa stanno approvando e che qualcuno blocchi in tempo questa situazione…ma la violenza appartiene solo al mondo delle curve???nooo..guardate cosa si trova sul web…

Le risse dei ragazzi-bene: «E’ bello fare a botte»
Milano, due casi in pochi giorni: minorenni feriti e fermati

MILANO— Sono i bad boys in divisa: giacca blu e camicia bianca. Età 16, 17 e 18 anni. Sabato erano ai «Magazzini Generali» e nel parcheggio della discoteca hanno scatenato una rissa a pugni e calci, con insulti ai poliziotti. Tredici gli arrestati: figli di professionisti e scarcerati, in attesa del processo a primavera. L’altra notte, i bad boys—una buona parte di loro— si sono concessi il bis: al «Luminal», altro locale à la page. Festa dei diciott’anni. È bastato un pacchetto di sigarette gettato in strada. «Non devi buttare le cose quando passo io». Una testata. Schiaffi. In quaranta sono partiti all’inseguimento dei due «provocatori ». Alle 2, in viale Monte Grappa, nel quartiere dei locali alla moda, dopo una festa con tra i partecipanti anche personaggi dello spettacolo, figli di esponenti politici e noti dee-jay, ecco motociclette sbattute per terra, cestini dei rifiuti divelti. E una scazzottata generale. Sedata, a fatica, dalla polizia locale, con un coraggioso agente che s’è buttato nel mezzo, finendo contuso. Sei pattuglie.
Più una dei carabinieri. «Via, c’è madama». Dei ragazzini, uno non ce l’ha fatta. Gli altri scappavano. Ha alzato le mani: «Non ho fatto niente ». Due i denunciati, altrettanti i feriti. LE RISSE — C’è una nuova mania tra i minorenni milanesi: la festa con rissa annessa. Una movida della testata in itinere. I bad boys non hanno modelli come «Fight Club», il film dove ci si massacrava di botte. Ma sanno con precisione cosa fare e dove andare. Esempio: per oggi pomeriggio, hanno un’altra bellicosa ideuzza. Presentarsi davanti all’Istituto San Carlo, scuola privata, frequentata dagli odiati «fighetti ». Ma anche loro sono «fighetti», figli di professionisti, insomma la famosa Milano-bene. In gran parte, frequentano l’istituto privato De Amicis. «Lo facciamo perché è divertente, perché sei pieno d’alcol, perché è bello fare a botte» spiega eccitato Marchino, 17 anni. La scorsa notte, Marchino era al «Luminal» con la fidanzata. Solo che «stavolta non c’entro».
La stessa risposta resa ai vigili dagli altri 40. Forse, c’è da credergli, a Marchino: se nega le botte di viale Monte Grappa, rivendica con orgoglio la maxi-rissa dei Magazzini Generali: «Quella l’ho fatta scoppiare io e voi giornalisti scrivete un mucchio di cazzate». Gli piace raccontare, a Marchino. «Ero fuori dal locale con la mia ragazza e un amico. È arrivato uno, più grande. Le ha detto qualcosa. Sono andato lì e gli ho dato una testata. Sono arrivati i buttafuori. Ci hanno diviso ». I body guard muscolosi hanno chiesto chi fosse stato a iniziare. «Ho risposto che era colpa dell’altro. Sono entrato nel locale. L’altro mi ha aspettato fuori. Sono usciti prima i suoi amici e lui se l’è presa con loro perché lo avevano lasciato solo. Si sono menati ». IL «NEMICO» — Cambio di scena. Dai Magazzini Generali al Luminal. «Le prendi e le dai — filosofeggia Marchino —. È così. Conoscevamo i due che sono stati presi a botte. Erano alla festa con noi.
Ma sono stati loro a provocare, i fighetti, quelli con la puzza sotto il naso». Eccolo il nemico: «Sono i più grandi, quelli tra i 22 e 23 anni, che fanno i brillantoni, che sono figli di papà. Quelli che non si fanno i fatti loro. Quelli che vengono davanti a scuola a fare i ganassa». Quale scuola? «In molti stiamo al De Amicis». Istituto nel cuore della città. Generazioni di studenti. Quelli di oggi se le danno. «Il motivo? Mah. Ci si diverte. Siam zeppi d’alcol. E sai una cosa? Basta che uno ti guardi storto. Non capisci più niente, scoppia il casino». Paura o solo adrenalina? «Certo che hai paura. Quando sei 40 contro 40 non sai mai cosa può succedere.Manon puoi tirarti indietro». Perché bisogna guardare sempre avanti: «Oggi abbiamo l’appuntamento davanti al San Carlo». Due ammucchiate di boxe dilettantistica in tre giorni. Che cosa succede? Il Comune pensa a un piano speciale. Il vicesindaco Riccardo De Corato: «Reprimeremo le violenze. Ma non può essere l’unica strada. C’è una escalation di violenze. Dobbiamo coinvolgere scuola e famiglie». Già: le famiglie. «Mi domando: dov’erano mamma e papà di questi giovani? Sapevano che i figli erano fuori?». Fuori casa. Fuori dalla discoteca. Fuori controllo.fonte corriere.it

e allora da domani tornelli fuori da tutte le discoteche e per tutti quelli fermati un bel controllino e se ridultanoa che abbonati un daspo preventivo non glielo leva nessuno…..prima di chiudere un pensiero va a tuti quei ragazzi che sono morti ma che purtoppo solo perche non indossavano una divisa ma solo la sciarpa della squadra del cuore non vengono ricorati come tali e la loro morte invece di portare a qualche cambiamento nelle forze del (dis)ordine anzi non hanno provocato neddun effetto…Dopo pochi giorni però il “caso” viene archiviato. La versione? Poco convincente, o quantomeno non attinente ai fatti e alle testimonianze dell’epoca: il decesso dello sfortunato tifoso campano viene attribuito a un collasso cardiaco o allo schiacciamento del torace. Dallo stesso Plaitano prese il nome un gruppo ultras salernitano.Ottobre 1979 Vincenzo Paparelli è la seconda vittima del teppismo calcistico in Italia. Paparelli, tifoso laziale, poco prima delle 13.30, quando manca un’ora all’inizio del derby capitolino, viene colpito a un occhio da un razzo sparato dalla Curva Sud, tradizionale sede dei sostenitori romanisti più accesi. Il razzo, sparato da un ragazzo di appena 18 anni, attraversa tutto lo stadio e finisce la sua tragica “corsa” sul volto del povero Paparelli, causandogli lesioni gravissime. Per l’uomo, trasportato immediatamente in ospedale, non c’è nulla da fare.Aprile 1963 Giuseppe Plaitano, 48enne tifoso della Salernitana, è il primo morto da stadio in seguito ai sanguinosi scontri tra la polizia e i tifosi. E’ il 28 aprile del ’63 e allo stadio Vestuti (l’impianto che precedette l’attuale Arechi), si disputa un incontro decisivo ai fini della promozione in serie B tra la Salernitana e il Potenza. In vantaggio gli ospiti, al minuto 42, ma il gol è viziato da un evidente fuorigioco. Nella ripresa i padroni di casa provano in tutti i modi a pervenire al pareggio. Quando manca una manciata di minuti alla fine un attaccante granata viene atterrato in piena area di rigore potentina. Sembra rigore, ma l’arbitro Gandiolo di Alessandria lascia proseguire. Il pubblico del Vestuti si rivolta: vengono divelte le reti di protezione del settore distinti e comincia l’invasione di campo dei tifosi di casa. Ha inizio la guerriglia che coinvolge le due tifoserie e la polizia. Un poliziotto spara in aria: tragica fatalità il colpo raggiunge la tribuna, dove è seduto Plaitano.Febbraio 1984 Triestina-Udinese, partita di Coppa Italia. Le due tifoserie sono divise da una nota rivalità. Dopo il 90° scoppiano gravi incidenti che obbligano le Forze dell’Ordine ad intervenire. Nel corso di questi scontri il tifoso triestino Stefano Furlan muore in seguito a delle gravi lesioni cerebrali, causati dalle percosse infertegli dalla Polizia. L’episodio ebbe una rilevanza mediatica inferiore rispetto a quella che fece seguito al citato Paparelli, probabilmente proprio perché la responsabilità dell’accaduto venne attribuita alle Forze dell’Ordine.Da allora la curva dei tifosi triestini è intitolata proprio a Stefano Furlan.Ottobre 1984 Dramma fuori dallo stadio San Siro di Milano. Al termine della partita Milan-Cremonese un giovane tifoso rossonero viene accoltellato a morte da un altro tifoso del Diavolo. Assurda la dinamica dell’episodio: Marco Fonghessi, questo il nome dello sfortunato ragazzo, da Cremona si reca a Milano insieme a un gruppo di amici per assistere alla partita del Milan. La targa della loro auto attira l’attenzione di un gruppo di tifosi meneghini, che circondano la vettura e con un coltello tagliano le gomme della stessa. Fonghessi reagisce e viene raggiunto da una coltellata, sferrata da un giovane di appena 18 anni. Trasportato in ospedale muore dopo poche ore. Le reazioni dell’opinione pubblica? Di condanna, anche se il mondo del calcio, nella persona del Presidente del CONI Carraio commenta così: «E’ un fatto che ci addolora e allarma, ma è accaduto fuori dallo stadio».Campionato 1988-89 Stagione tristissima per il calcio italiano, alla luce di tre tragedie. La prima, in ottobre, allo stadio Del Duca di Ascoli, al termine della partita tra i bianconeri e l’Inter. Nazzareno Filippini, tifoso bianconero di 32 anni, resta gravemente ferito nel corso di una violenta rissa scoppiata tra le opposte fazioni. Vennero arrestati quattro esponenti della curva nerazzurra.Il 4 giugno ’89, prima di Milan-Roma muore Antonio De Fanchi, tifoso giallorosso di 18 anni. De Falchi raggiunge lo stadio con tre amici; una ventina di ultras milanesi tentano di aggredirli e durante la fuga De Falchi viene stroncato da un arresto cardiaco. Dei tre tifosi milanisti finiti a processo, solo uno venne arrestato e poi condannato a 7 anni di reclusione.Passano pochi giorni e il 18 giugno, penultima giornata di campionato tra Fiorentina e Bologna, avviene un’altra tragedia. Il treno coi tifosi emiliani diretti in Toscana subisce un agguato da parte degli ultras fiorentini. Alla fitta sassaiola segue il lancio di una bottiglia molotov che esplode all’interno di un vagone e provoca il ferimento di due tifosi toscani, uno dei quali risponde al nome di Ivan Dall’Oglio, appena quattordicenne. Non ci “scappa” il morto, ma Dall’Oglio rimane irrimediabilmente sfigurato al voltoGennaio 1993 A Bergamo, al termine di Atalanta-Roma muore, colto da infarto, il 42enne Celestino Colombi, coinvolto nelle cariche della Celere mentre si trovava casualmente nei pressi dello stadio. Il fatto non trovò vasta eco sui mezzi di informazione, che parlarono genericamente della morte di un “tossicodipendente” che “quattro giorni prima era uscito dal carcere per tentato furto”.Gennaio 1994 Salvatore Moschella ha 22 anni quando muore, la sera del 30 gennaio 1994, gettandosi dal treno su cui viaggia. Il ragazzo ha un diverbio con alcuni tifosi del Messina di ritorno dalla trasferta di Ragusa i quali, prima lo picchiano e poi continuano a infastidirlo. Il povero Moschella, nel cercare una via di fuga, si getta dal finestrino, mentre il treno rallenta in prossimità della stazione di Acireale. Cinque le persone arrestate, delle quali due minorenni.Gennaio 1995 Prima della partita Genoa-Milan viene accoltellato a morte un giovane tifoso rossoblu, Vincenzo Spagnolo, detto “Spagna”. L’omicida è un ragazzo di appena 18 anni che all’epoca frequentava solo da qualche mese la curva del Milan. Recatosi a Genova con una settantina di persone, su un treno di linea, senza sciarpa né nessun altro segno di riconoscimento, ma armato di coltello e, deciso, come i suoi compagni, di attaccare i rivali genoani. Arrivati in Liguria, i tifosi milanisti raggiungo la Gradinata Nord, tempio del tifo rossoblu, provocando gli ultras di casa. Spagnolo, colpito in pieno petto da una coltellata, muore dopo poche ore all’ospedale.Febbraio 1998 Nel dopopartita di Treviso-Cagliari muore il tifoso veneto Fabio Di Maio, 32 anni, per un arresto cardiaco in seguito all’intervento della polizia per sedare un accenno di rissa tra le opposte tifoserie. Allo stesso Di Maio è stata poi intitolata la curva degli ultras trevigiani.Maggio 1999 La mattina seguente la partita tra il Piacenza e la Salernitana, sfida decisiva per la permanenza in serie A, il treno speciale che riporta a casa gli oltre 3 mila tifosi campani, proprio in prossimità della stazione di Salerno, prende fuoco in una galleria. Nel rigo perdono la vita quattro giovani tifosi granata.Pochi giorni dopo e indagini svelano che l’incendio è stato appiccato da alcuni tifosi nel tentativo di sfuggire alle Forze dell’Ordine, sul treno per sventare alcuni episodi i vandalismo che stavano distruggendo il convoglio.Giugno 2001 E’ il 17 giugno del 2001 e allo stadio Celeste di Messina, si disputa l’acceso derby tra i giallorossi e il Catania, peraltro decisivo per la promozione in serie B. Tra le due tifoserie prima della partita si verifica un reciproco lancio di oggetti. La situazione arriva a una svolta drammatica quando dal settore degli ospiti viene lanciata all’indirizzo dei tifosi di casa una bomba-carta che esplode in mezzo ai tifosi della Curva Nord e ferisce mortalmente Antonino Currò, 24 anni, il quale finisce in coma e dopo pochi giorni muore. A seguito delle indagini viene arrestato un tifoso minorenne di Catania, riconosciuto nelle immagini girate dalla Polizia Scientifica.Settembre 2003 Stavolta a finire in tragedia è il derby Avellino-Napoli, datato 20 settembre 2003. Muore Sergio Ercolano, ventenne tifoso partenopeo. La dinamica dell’incidente: Ercolano entra nel settore ospiti dello stadio irpino, insieme ad altri ultras napoletani che hanno sfondato i cancelli senza pagare il biglietto. La polizia carica e il tifoso salta su un muretto, trovandosi in un attimo sopra un tunnel di plastica con il fondo che viene meno: Ercolano fa un volo di almeno dieci metri. L’impatto è violentissimo. Viene subito ricoverato all’ospedale di Avellino, ma non ce la fa. Scoppiano roventi polemiche in merito ai soccorsi, tardivi, prestati al tifoso.
bene ora una notizia che con tutto questo non c’entra un emerito cazzo ma se tgcom l’ha pubblicata un motivo ci sara sicuramente…

Che fine ha fatto Mauro Repetto?Tgcom intercetta il biondino degli 883

Da quando Max Pezzali ha successo come solista, la domanda per l’ex 883 è sempre la stessa: che fine ha fatto Mauro Repetto, il biondino che si scalmanava al suo fianco ai tempi di “Hanno ucciso l’uomo ragno”? Tgcom l’ha intercettato a Parigi, dove vive da tanti anni. Ha una moglie, Josephine, un bambino e un altro in arrivo e lavora per la Disney. “Organizzo spettacoli”, dice lui. “Si traveste da orso Baloo” giurano altri.

Foto tratte dal sito di Mauro Repetto

Proprio così: qualcuno dice di avere riconosciuto Repetto nei panni del protagonista del Libro della Giungla, ma la Disney ha precisato che Repetto è il responsabile degli eventi speciali del parco Disneyland. Certo è che in questi ultimi anni il desaparecido (di cui molti fan invocano il ritorno, ndr) si è messo a lavorare a Parigi, dove vive da tempo. La musica? Una storia da dimenticare.“Sono dodici anni che non ho alcuna attualità musicale in Italia – spiega l’ex cantante a Tgcom. “Non mi interessa che si parli di me, nè che qualcuno mi riporti in una dimensione pubblica”.Insistiamo. Cosa fa a Parigi? E’ vero che si traveste da cartone animato per le strade di Eurodisney? “Faccio l’organizzatore di spettacoli e il direttore di una ditta di design e decorazione dove lavoro con mia moglie Josephine. Ormai sono nel dietro le quinte”.Tutto qui. E la vita privata? “Sono sposato felicemente, ho un bel bambino e un altro in arrivo. Sono una persona normale”.Normale? Oggi forse, ma negli anni Novanta, quando Repetto lascia il collega Max Pezzali, tutta Italia canta e balla sulle note di “Hanno ucciso l’uomo ragno” o “Nord Sud Ovest Est” e il successo degli 883, giovane band di Pavia, è inarrestabile. Repetto però vive all’ombra dell’amico d’infanzia e da molti è considerato solo una comparsa, buffa per giunta. La scusa ufficiale dell’addio a Pezzali è la voglia di Repetto di scrivere per il cinema dopo un fantomatico viaggio a Los Angeles. Secondo Wikipedia, avrebbe perso la testa per Brandy, modella conosciuta alle sfilate parigine, e avrebbe lasciato tutto per lei. Recatosi negli Stati Uniti per produrre un film sarebbe stato raggirato da un presunto avvocato, avrebbe perso 20.000 dollari e sarebbe tornato nuovamente in Italia.Nel 1995 Repetto torna a pensare alla musica. In fondo molti dei testi degli 883 sono stati scritti da lui anche se era il collega a raccogliere la maggior parte degli applausi. Tenta la carriera da solista, lanciando, nel 1995, l’album “Zucchero filato nero”, prodotto da Claudio Cecchetto e registrato e mixato tra New York e Milano. Con pezzi come “Voglia di cosce e di sigarette”, “Porno a Las Vegas”, “Nual” e “Ma Mi Caghi” fa uno scivolone colossale. Così passa al parco dei divertimenti più grande d’Europa, qualcuno dice nel settore Frontierland, dove tutto ricorda il Far West. In fondo, sempre di sogno americano si tratta…

ecco se qualcuno non come me che l’ha scaricato dal mulo ha per caso intenzione di scaricarsi l’album sopracitato beh se volete un consiglio lasciate stare,,,un disco orribile,,,,ed ora l’ultima news e poi dopo una canzone il post odierno si conclude….

E’ morta Anna Nicole Smith

Florida, è stata una famosa playmate

E’ morta improvvisamente, in Florida, Anna Nicole Smith, una della più famose playmate della storia. Lo ha confermato il legale della soubrette. La Smith, che aveva 39 anni, è stata trovata priva di sensi nella sua stanza d’albergo all’Hard Rock Cafè and Casino, a Hollywood, a nord di Miami. E’ stata ricoverata ma i tentativi di rianimarla sono stati inutili: si è spenta prima dell’arrivo nel vicino ospedale.Secondo un portavoce dell’Hard Rock Casino, l’ex playmate è stata trasportata al Memorial Regional Hospital, nei pressi di Miami Beach, dopo un disperato tentativo di rianimarla. Le cause del decesso sono ancora misteriose e si attende qualche chiarimento dall’autopsia in programma per venerdì. La Smith è stata dichiarata morta in un ospedale locale alle 14:45 locali di giovedì (le 20:45 in Italia), dove era stata ricoverata mezz’ora prima priva di sensi. Secondo quanto riferiscono i media sul posto, alle 13:38 un’assistente che si trovava con l’ex modella in una camera d’albergo ha chiesto aiuto. Un addetto alla sicurezza di Anne Nicole Smith ha tentato di praticarle un massaggio cardiaco, ma con esito negativo, e il ricovero in ospedale è stato inutile. L’ex modella era ospite da lunedì scorso dell’albergo, dopo essere arrivata con il suo avvocato e compagno Howard Stern e con persone del proprio staff.L’ultimo anno è stato molto difficile per la Smith. Aveva perso il figlio ventenne, Daniel, all’inizio di settembre. Il ragazzo è morte di overdose (un cocktail letale di metadone e antidepressivi) nella stanza dell’ospedale delle Bahamas dove la madre aveva, pochi giorni prima, dato alla luce la figlia Dannielynn. E’ stata fissata una conferenza stampa dei medici dell’ospedale della Florida.Nata Vickie Lynn Hogan, era divenuta celebre per il matrimonio con il petroliere miliardario J. Howard Marshall, di 63 anni più vecchio e per la battaglia legale che, alla morte del marito, aveva ingaggiato con i figliastri. La sfida in tribunale si era conclusa con un suo trionfo: 800 milioni di dollari di eredità, pari alla metà del patrimonio dei Marshall. Il figlio del petroliere, Pierce, ha avuto ancora meno tempo della playmate per godersi quella fortuna: nel giugno scorso è morto per un’infezione fulminate. Aveva 67 anni.Il cordoglio di Hugh Hefner
Il fondatore di “Playboy” ha espresso il proprio cordoglio per la morte dell’ex coniglietta, una delle assidue sulle pagine del giornale negli anni novanta. Hefner l’ha definita “una cara amica che significava molto per la famiglia della rivista e per me personalmente”. “I miei pensieri e le mie preghiere vanno ai suoi amici e alle sue persone care, in questo difficile momento”, ha aggiunto Hefner. Fu “Playboy” a far conoscere ad Anna Nicole la fama, dopo la sua prima copertina nel marzo 1992. La sua ultima apparizione sulla rivista risale al 2001.
La madre e la sorella: “E’ stata la droga”A uccidere Anna Nicole Smith è stata la droga. Ad esserne convinte sono la sorella minore e la madre dell’ex playmate. “Ho il cuore che mi batte all’impazzata e sono molto giù – ha detto Donna Hogan – ma del resto non posso dire di essere veramente stupita, per via del suo stile di vita”. A chi le ha chiesto se crede che a uccidere la sorella siano stati gli stupefacenti, ha risposto: “E’ stato il primo pensiero”. La madre, Virgie Arthur, intervenendo al programma “Good Morning America”, ha detto che Anna “usava troppe droghe. Ho cercato di avvertirla circa gli stupefacenti e sulle persone che frequentava, ma lei non ha voluto ascoltare”.

ed ora one song prima di andare a dormire…un pezzo che non va mai out….

Stessa storia stesso
posto stesso bar
stessa gente che vien dentro
consuma poi va
non lo so che faccio qui
esco un po’
e vedo i fari dell’auto che mi
guardano e sembrano chiedermi chi
cerchiamo noi
gli anni d’oro del grande real
gli anni di Happy Days e di Ralph Malph
gli anni delle immense compagnie
gli anni in motorino sempre in due
gli anni di “che belli erano i films”
gli anni dei Roy Rogers come jeans
gli anni di qualsiasi cosa fai
gli anni del” tranquillo, siam qui noi”
siamo qui noi
stessa storia stesso
posto stesso bar
una coppia che conosco
c’avran la mia eta’
come va salutano
cosi’ io
vedo le fedi alle dita dei due
che porco giuda potrei essere io
qualche anno fa
gli anni d’oro del grande real
gli anni di Happy Days e di Ralph Malph
gli anni delle immense compagnie
gli anni in motorino sempre in due
gli anni di “che belli erano i films”
gli anni dei Roy Rogers come jeans
gli anni di qualsiasi cosa fai
gli anni del” tranquillo, siam qui noi”
siamo qui noi
stessa storia stesso
posto stesso bar
stan quasi chiudendo
poi me ne andro’ a casa mi
solo lei davanti a me
cosa vuoi
il tempo passa per tutti lo sai
nessuno indietro lo riportera’
neppure noi
gli anni d’oro del grande real
gli anni di Happy Days e di Ralph Malph
gli anni delle immense compagnie
gli anni in motorino sempre in due
gli anni di “che belli erano i films”
gli anni dei Roy Rogers come jeans
gli anni di qualsiasi cosa fai
gli anni del” tranquillo, siam qui noi”
siamo qui noi.
siamo qui noi.