Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

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Agente ferisce automobilista

Auto tampona vettura di un agente
scoppia la lite e parte uno sparo

Un agente della Polaria ha ferito a un piede l’automobilista con cui aveva avuto un diverbio

ROMA – Un uomo di 43 anni è rimasto ferito a un piede da un colpo di pistola dopo una lite per la viabilità con un agente di Polizia che era fuoriservizio. L’episodio è avvenuto ieri a Roma sul Raccordo Anulare intorno alle 17, in direzione Firenze, ma oggi se n’è avuta notizia.

Il tamponamento, poi la lite. Secondo una prima ricostruzione, l’agente, un romano di 45 anni che lavora alla Polaria di Fiumicino, era stato tamponato in strada mentre era a bordo della sua auto con la famiglia. Una volta sceso dall’auto c’è stata la lite e poi una colluttazione durante la quale è esploso il colpo di pistola dell’agente, forse partito accidentalmente, che ha ferito al piede il 43enne italiano.

L’uomo è stato poi soccorso e portato in ospedale a Villa Irma. Sulla vicenda indaga la Squadra Mobile per chiarire con esattezza la dinamica dell’episodio. Una prima relazione sui fatti è stata inviata alla Procura e l’agente è a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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Juventus vs Napoli

Juve-Napoli, alla Digos i filmati degli ultrà che vandalizzano lo Juventus Stadium

Tifosi del Napoli devastano i bagni dopo la partita. I video della sicurezza consegnati alla polizia

TORINO – La Digos della questura di Torino ha filmato le fasi nelle quali, ieri sera, i tifosi del Napoli hanno danneggiato alcune strutture dello Juventus Stadium nel settore riservato agli ospiti al termine della partita contro i bianconeri.

Le immagini sono da stamani all’esame degli investigatori che stanno cercando di identificare gli ultras responsabili dei danneggiamenti e per questo chiederanno altre immagini alla Juventus. I tifosi napoletani allo Juventus Stadium – secondo i dati della Questura – ieri sera erano 2.099. Alla fine della partita, alcuni di loro hanno allagato i bagni del settore ospiti, divelto accessori e pareti di acciaio, hanno staccato porte e tirato via alcuni seggiolini.

Entro martedì un perito quantificherà i danni dei quali – si apprende in ambienti della Juventus – si farà carico la società bianconera. Ieri sera, allo Juventus Stadium erano presenti 650 steward a fronte dei 250-300 previsti dalla legge, che si sono mantenuti all’esterno del settore ospiti e non sono intervenuti per evitare tensioni. Danni analoghi, sempre nel settore ospiti dello Juventus Stadium, erano stati causati dai tifosi napoletani anche in occasione della partita Juve-Napoli del girone di ritorno dello scorso campionato.

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Ucciso Ultra Biancoazzurro

Giallo a Pescara, irruzione di rom in casa
Ucciso un ultrà biancazzurro di 24 anni

Domenico Rigante sarebbe stato scambiato per il fratello gemello. Tensione in città, centinaia di tifosi all’obitorio
PESCARA – Nella tarda serata di ieri a Pescara è stato assassinato Domenico Rigante, 24 anni, ultrà della formazione biancazzurra al termine di una lite scoppiata all’interno di un appartamento in via Luigi Polacchi dove hanno fatto irruzione alcuni rom. Al termine di una lite è stato esploso un colpo di pistola contro il 24/enne che, trasportato all’ospedale civile Santo Spirito di Pescara, è deceduto prima della mezzanotte. La polizia è sulle tracce di un giovane di 29 anni, Massimo Ciarelli.

Scambiato per il gemello. La vittima potrebbe essere stata scambiata per il fratello gemello, Antonio, inseguito da un gruppo di persone, una delle quali armata di pistola. Prima dell’irruzione in casa, erano stati sparati alcuni colpi andati a vuoto. La lite sarebbe scoppiata poco prima in strada.

La vittima, sottoposta a Daspo (divieto di assistere a manifestazioni sportive) era conosciuta dalle forze dell’ordine perché coinvolta in indagini riguardanti una rapina e lo spaccio di droga. Anche il fratello Antonio, ha dei precedenti penali. Gli investigatori ritengono che l’ aggressione sia da ricondurre ad attriti tra un gruppo di ultras del Pescara ed alcuni nomadi locali per motivi estranei all’ ambiente calcistico.

Tensione a Pescara, centinaia di ultrà all’obitorio. L’uccisione di Rigante ha scosso l’intera città e creato grande fermento nell’ambiente della tifoseria organizzata pescarese. Altissimo il pericolo per le forze dell’ordine: in Questura confermano che sono in arrivo rinforzi dalle Marche per meglio organizzare il controllo del territorio. Diverse centinaia di tifosi tra questa mattina e anche nel pomeriggio intanto hanno fatto la spola con l’obitorio dell’ospedale civile dove si trova la salma del ventiquattrenne. Grande partecipazione e tensione si respira anche nella zona del porto di Pescara considerando che proprio la famiglia Rigante, originaria di Bisceglie (Bt), era molto conosciuta in quanto proprietaria di un peschereccio.

Anche i giocatori del Pescara e Zeman in obitorio. Non solo i tifosi, ma anche diversi giocatori del Pescara di Zdenek Zeman si sono recati all’obitorio. Assieme al presidente Daniele Sebastiani sono stati in obitorio Marco Verratti, Lorenzo Insigne, Riccardo Maniero, Ciro Immobile e Antonio Bocchetti.

L’autopsia. Secondo alcune indiscrezioni, domani mattina verrà effettuata l’autopsia sul corpo di Rogante. Se verrà concesso il nullaosta per la restituzione della salma da parte del magistrato, Salvatore Campochiaro, i funerali del ventiquattrenne tifoso biancazzurro si terranno venerdì pomeriggio nella chiesa parrocchiale di Villaggio Alcyone.

La comunità rom: non generalizzare. Il presidente nazionale della Fondazione Romanì e dell’associazione abruzzese Ciliclò, Nazareno Guarnieri, prende le distanze dall’omicidio e respinge ogni tentativo di generalizzazione, «perché significherebbe aiutare i delinquenti». «Il responsabile di questo episodio – dice – va preso e messo in carcere, così come ogni criminale. Voglio esprimere a nome dei rom le condoglianze alla famiglia del ragazzo deceduto. È però necessario ribadire che la comunità rom non è delinquente. Semmai le responsabilità sono del Comune e delle istituzioni, in quanto mancano opportunità che consentano di evitare l’emarginazione e l’esclusione sociale». Guarnieri sottolinea inoltre di aver ricevuto centinaia di telefonate da rom pescaresi, «spaventati per il rischio di eventuali ripercussioni».

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Giustizia Fai Da Te

Arresta i ladri che stavano entrando in
casa: denunciato per sequestro di persona

L’uomo abita a Jesolo ed era stato svegliato dai cani: aveva
tenuto fermi i malviventi fino all’arrivo delle forze dell’ordine

VENEZIA – Blocca i ladri che stavano per entrargli in casa e viene denunciato per sequestro di persona. È quanto accaduto nei giorni scorsi a uno jesolano di 40 anni. L’uomo abitata a Jesolo Paese e in una notte della scorsa settimana è stato svegliato di soprassalto dall’abbaiare dei suoi due cani. Uscito di casa in tutta fretta, ha sorpreso i due ladri, due cittadini albanesi, all’interno del suo giardino. I due alla vista dell’uomo hanno cercato di darsi alla fuga, ma non hanno fatto i conti con il suo sangue freddo: senza nessun timore e grazie alla sua possente mole, il 40enne è riuscito infatti a bloccare i due ladri fino all’arrivo delle forze dell’ordine. Un terzo, che aspettava i due complici a bordo di un’auto, è riuscito a scappare.

«Erano le 4 – racconta l’uomo – a svegliarmi sono stati i cani che abbaiavano con insistenza. Sono uscito in giardino e ho trovato queste due persone. Hanno cercato di scappare, ma sono riuscito a bloccarle, dando l’allarme alle forze dell’ordine. Purtroppo ho ricevuto una bella sorpresa: una loro denuncia per sequestro di persona».

Un strascico giudiziario inaspettato per il 40enne jesolano, che ora chiede una maggiore tutela. «Onestamente non so davvero cosa pensare: queste persone sono entrate nel giardino per entrare dentro in casa mia. Ho dato l’allarme e ho cercato di tenerli fermi per assicurarli alla giustizia. Penso di essermi comportato come avrebbe fatto chiunque nella stessa situazione. Credo che ai cittadini servano maggiori tutele».

Un episodio che ripropone l’attenzione sulle discussioni affrontate nel recente Forum sulla sicurezza, al quale ha partecipato l’ex Ministro di Grazia Giustizia Roberto Castelli, che ha posto anche l’attenzione sulla giustizia “fai da te”: «È giusto che i cittadini collaborino con le forze dell’ordine – ha detto l’ex Ministro – , la giustizia deve essere compiuta dalle Istituzioni preposte».

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Per non dimenticare

Terremoto, L’Aquila ricorda i 309 morti

Fiaccolata silenziosa con ventimila persone
per ricordare le vittime del sisma del 6 aprile 2009
L’AQUILA – Oltre ventimila aquilani hanno atteso in Piazza Duomo le 3:32, l’ora fatale in cui il 6 aprile del 2009 una violenta scossa di terremoto di magnitudo 6.3 distrusse il capoluogo e altri 56 paesi, provocando 309 vittime e oltre 1.600 feriti. Nella piazza, che quella notte raccolse migliaia di cittadini feriti, spaventati e sgomenti, il mesto silenzio viene interrotto da 309 rintocchi della campana della chiesa delle Anime Sante, accompagnati dalla lettura dei nomi delle altrettante vittime del sisma.

Quello che era lo storico ritrovo degli aquilani si è riempito gradualmente nelle ore, fino ad accogliere tutto il corteo che, senza alcun incidente, dalle 21:30 era partito dalla Fontana Luminosa e aveva percorso alcune delle poche strade del centro storico messe in sicurezza. Al corteo hanno partecipato anche i rappresentanti di comitati ed associazioni per le vittime di altre sciagure, come quelle di Viareggio e della Moby Prince.

Giornata di lutto cittadino oggi all’Aquila nel secondo anniversario del terremoto che causò 309 vittime. Alla commemorazione partecipano il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il sottosegretario Gianni Letta, presenti nella Basilica di Collemaggio per la messa solenne di suffragio celebrata dall’arcivescovo metropolita Giuseppe Molinari. Il Capo dello Stato incontrerà una rappresentanza dei famigliari delle vittime.

Napolitano: massimo sforzo per la ricostruzione. Per completare la ricostruzione de L’Aquila «occorre il massimo sforzo di chi ha la responsabilità di amministrare, di governare, di risolvere i problemi, di chi ha la responsabilità di rappresentare le istanze dei cittadini», ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

«Gli aquilani non devono aver paura di essere dimenticati». Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «Per fortuna – ha detto il capo dello Stato – la coscienza civica del nostro paese, degli italiani, non è al di sotto del dovere, del ricordo e della vicinanza. La mia presenza qui oggi, al di là della mia persona, rappresenta sul piano istituzionale il capo dello Stato e conferma come gli italiani siano sempre stati e siano sempre vicini e solidali».

«Nessuno – ha sottolineato – ha cancellato neanche per un solo momento dalla sua memoria la tragedia del terremoto che ha colpito questa bellissima città e che ha visto poi impegnati popolazione e cittadini con il concorso di altre parti d’Italia in uno sforzo straordinario per la sopravvivenza ed il rilancio. Sappiamo che le questioni di prospettiva sono complesse ma deve essere chiaro che per noi L’Aquila vale quanto la più grande delle città storiche del nostro paese».

Stamani alle dieci le campane di tutte le chiese agibili della diocesi hanno suonato per un minuto in segno di cordoglio. Alle 11, per cinque minuti, si sono fermate le attività nelle scuole, negli uffici e nei luoghi di lavoro. Nel pomeriggio l’ambasciatore tedesco in Italia, Michael H. Gerdts, consegnerà al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, il piano della ricostruzione di Onna, la frazione diventata uno dei simboli del terremoto, per la quale il governo tedesco si è adoperato moltissimo.


Roma vs Inter

Roma-Inter seguita in “curva obelisco”:
protesta ultrà contro la tessera del tifoso

Una passione forte come il bagliore delle torce luminose che sabato sera ha squarciato la notte del Foro Italico. Una determinazione più dura della cancellata di ferro che li ha tenuti distanti dalla loro seconda casa, la Curva Sud dello stadio Olimpico. Così alle 20.45, trecento tifosi romanisti si sono radunati intorno all’obelisco, hanno levato le sciarpe al cielo e intonato “Roma Roma” di Antonello Venditti, dando inizio “all’altra” Roma-Inter. La partita di chi dall’inizio del campionato sceglie di non entrare allo stadio, ma di radunarsi nelle vicinanze per viverla insieme agli altri tifosi, con una radiolina, una birra e gli amici di sempre. E non per vezzo, ma per principio. In primis per protestare in maniera pacifica contro la tessera del tifoso, ma anche per dire no al caro-biglietti e al sistema calcio in generale.
Fuori dallo stadio contro la tessera. Gli Ultras Roma, promotori dell’adunata insieme ad un altro gruppo della Sud, lo avevano annunciato in estate : «A partire dalla prossima stagione – recita un comunicato del 16 giugno – gli Ultras Roma, anche se fossero disponibili i biglietti di Curva Sud, in campionato non entreranno a prescindere. E questo nel rispetto di tutti coloro che non appartengono ai gruppi, ma che comunque hanno sposato la nostra causa, ovvero quella di non aderire alla tessera del tifoso e quindi di rinunciare al rinnovo del proprio abbonamento». Una decisione presa in controtendenza rispetto agli altri gruppi della curva, che nel frattempo avevano indetto una raccolta dei vecchi abbonamenti per convincere la Roma a riservare ai tifosi senza tessera il diritto di prelazione per l’acquisto dei tagliandi delle partite di campionato. Diritto che alla fine la società ha deciso di accordare.
La “curva obelisco”. E, come era già accaduto per i precedenti incontri di campionato e come probabilmente accadrà fino alla fine della stagione, anche sabato sera l’area circostante l’obelisco del Foro Italico si è animata come non mai. Sotto lo sguardo vigile delle forze dell’ordine, distanti poche decine di metri, gli stendardi sono stati appesi al marmo bianco del monumento, seicento mani hanno accompagnano ritmicamente i «Roma/Roma» scanditi a più riprese. E Lorenzo, 25 anni, «abbonato in curva da una vita» urla ancora più arrabbiato quando viene il tempo di gridare «teeee-ssee-rato/ io tifo più di te/ io tifo più di te» sulle note di “Yellow Submarine” dei Beatles. Le radioline gracchiano frammenti di partita a intermittenza, la cronaca viene spesso interrotta per dare spazio all’incontro di volley Italia-Giappone. Lorenzo sbuffa, ma il disappunto dura poco, giusto il tempo di unirsi al prossimo coro. «È la prima volta che vengo qui all’obelisco – dice mentre si accende una sigaretta – Ma credo di tornarci. Perché ero abbonato alla Roma da più di 10 anni e non mi sta bene che il prezzo dei biglietti sia così alto (sabato la curva costava 22 euro, Ndr). E poi la tessera… – continua – Io sono un laureando in ingegneria, incensurato. Non avrei avuto alcun problema ad ottenerla; ma vi sembra normale che debba essere schedato solo perché tifo Roma? A me no. Per questo sono qui: voglio colpirli anche sul lato economico».
«Se calano gli incassi fallisce la tessera». Quasi la stessa ragione che ha spinto gli Ultras Roma ad organizzare questa protesta quindicinale: «Il nostro obbiettivo, con l’aiuto di tutti, è creare un danno economico alla società, tale da costringerla a ribellarsi al sistema. Allora si che il prossimo anno potremo continuare ad andare allo stadio senza tessera del tifoso – precisa un nuovo comunicato diffuso prima di Roma-Bologna – Ma come si fa a non capire che comprando ogni singolo biglietto si fa solo un favore alle società!». Lorenzo è d’accordo, anche se non fa parte dei gruppi organizzati. All’obelisco è arrivato in motorino dalla Cassia, in compagnia della fidanzata. «Per me che l’anno scorso non ero abbonata – confida Federica, 25 anni, neolaureata in legge – l’introduzione della tessera del tifoso potrebbe equivalere a un manna dal cielo: i biglietti quest’anno si trovano sempre. Ogni settimana mi informo al Roma Store sotto casa, ci penso e alla fine puntualmente scelgo di non entrare allo stadio. Perché la tessera è contro ogni principio di libertà. Spero che la gente si svegli e lo capisca una volta per tutte».
Apoteosi finale. Nel frattempo è iniziata la seconda frazione di gara. Dentro lo stadio la Curva sud ha interrotto lo sciopero del tifo, ora ruggisce orgogliosa. Gli Ultras Roma non sono da meno. All’obelisco ci si abbraccia, e “Maledetta primavera” di Loretta Goggi diventa «Voglia si stringersi un po’/ Curva Sud Roma vecchie maniere». Al 39° del secondo tempo il cielo annuncia, con un boato che sembra una bomba, la pioggia che cadrà di lì a poco. Ma non è sufficiente un po’ d’acqua per scoraggiare chi ha scelto per principio di rinunciare alla Roma. Poi segna Vucinic: curva sud e “curva obelisco” si uniscono in un unico, intenso, lunghissimo urlo liberatorio. Sciolta la tensione, non resta che la festa. «Ha vinto la Roma, ma abbiamo vinto anche noi» conclude soddisfatto Lorenzo, prima dirigersi verso il motorino canticchiando quel coro che non gli si toglie più dalla testa. «Io non mi tessero/ io non mi tessero!».