Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

io non mi tessero

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Sampdoria vs Udinese


Bologna vs Atalanta

Bologna-Atalanta, la tessera del tifoso non serve a nulla: parola di chi ce l’ha

La tessera del tifoso

Caro Direttore,

partiamo dal presupposto, che siamo arrivati ad un punto di non ritorno nel
calcio. È non parlo di calcio giocato, ma di quel calcio che da sempre é
stato  patrimonio dei tifosi che non aspettano altro la domenica che andare allo
stadio a seguire la propria squadra.

Di tifosi che si sorbiscono chilometri e  chilometri per vedere i propri beniamini in trasferta. Quando assieme a tre  amici, tre anni fa ho deciso di fondare un Club Amici dell’Atalanta, l’idea principale era,  ed in parte lo é ancora, quella di riportare il Club Amici ad organizzare le  trasferte, alla faccia di tessere del tifoso, di ultrá che contestano chi va
in  trasferta e per contrastare questo stato di Polizia che contraddistingue l’arrivo dei tifosi ospiti nelle città di tutta Italia.

Fin dal principio abbiamo deciso di seguire le regole esistenti (anche se in
parte contrari),  senza contrastare, per far sì che le trasferte potessero tornare ad essere un  momento di festa per chi ci partecipava, ma con il presupposto di sicurezza
per tutti.

Abbiamo sempre voluto interagire con le varie questure e metterci a  disposizione per farci da garanti, comunicando sempre serenamente i numeri di  targa degli autobus che di volta in volta utilizzavamo, comunicando orari di  partenza e di arrivo, fermandoci sempre alle uscite dei caselli dove  vedevamo le volanti della Polizia (il più delle volte senza che loro lo avessero chiesto), tutto per garantire la nostra sicurezza, ma anche per
dimostrare che anche i tifosi in trasferta sanno comportarsi civilmente e  sanno
rispettare  le regole. Quello che é successo domenica a Bologna, dimostra invece che nel
mondo  del calcio di oggi, chi fa più baccano, chi si fa temere, ha più voce di chi,
come noi, vuole e sa come comportarsi.

Alla partenza per Bologna, domenica mattina, un ragazzo poco più che  maggiorenne, con regolare tessera del tifoso, che ha già partecipato ad altre  trasferte (non più tardi di 2 settimane fa a Firenze), per un problema sul circuito che emetteva i tagliandi del settore ospiti, non aveva il biglietto.

Sempre nella logica di non voler creare problemi, e per garantire il tanto  agognato ordine pubblico, ho telefonato in questura a Bergamo, per chiedere  delucidazioni, e per capire se poteva partire con noi e una volta arrivati  a Bologna (dopo i doverosi controlli), avesse potuto ACQUISTARE il biglietto  per poter entrare nel settore ospiti. La questura di Bergamo, mi ha  rassicurato  dicendomi che avrebbero comunicato la questione alle forze dell’ordine  di  Bologna, ma che visto che il ragazzo non aveva e non ha problemi di Daspo, o  altre cose simili, non ci sarebbero stati problemi, e quindi di partire tranquillamente.

Arrivati a Bologna, scesi dall’autobus, ho chiesto subito di poter parlare con  un referente, al quale evidenziare il problema, senza essere di intralcio a  nessuno, e per questo motivo, facendomi da garante, ho atteso che tutti i  tifosi venuti con noi potessero entrare nello stadio, e ho atteso l’arrivo del  Vice Questore di Bologna e spiegare la cosa. Da questo momento, il paradosso.

Nessuna polemica, per carità: le forze dell’ordine di Bologna, sono state
gentili, ed hanno cercato in tutti i modi di risolverei la questione, ma sta
di  fatto che non é stato possibile avere, PAGANDO (non volevamo assolutamente
entrare gratuitamente o fare i furbi), un biglietto per poter vedere la
partita, nonostante tutti capissero la situazione, ma “avevano le mani
legate”  e non potevano fare di più, del loro compitìno quotidiano.

Il biglietto non si  poteva fare su quella tessera del tifoso che per qualche strano motivo
risultava “NON CENSITA”, ma che regolarmente, ha caricato un abbonamento che
permette di entrare allo stadio di Bergamo, e che altre volte, come detto,
gli  ha permesso di acquistare i biglietti per altri stadi d’Italia. Il ragazzo
allo stadio non poteva entrare.

Ho telefonato alla questura di Bergamo, che 3 ore  prima mi aveva detto di partire tranquillamente, ho telefonato a responsabili  dell’Atalanta, che mi hanno rimandato ai responsabili del Bologna, ho  telefonato ai responsabili della comunicazione del Bologna, ho telefonato in  questura a Bologna, nulla da fare, il ragazzo doveva rimanere fuori dallo
stadio, da solo perché tutti gli altri erano entrati.

Con rammarico e non per  eroismo, ma per senso civico, ho ceduto il mio biglietto a quel ragazzo,  anche con la speranza che se un domani capitasse ai miei figli, qualcuno si
senta in dovere di tutelare la loro incolumità, ed io sono rimasto fuori dal  cancello di entrata del settore ospiti dello stadio di Bologna per 2 ore, pur di  rispettare la mia parola data la mattina.

IO LO RIFAREI, ma credo che con un  po’ di buon senso, si potesse evitare di lasciare un tifoso (onesto, rispettoso e  tesserato) per due ore fuori da un cancello, che per tutta la partita, si  apriva per  chiunque (era un via vai di gente – probabilmente delle forze dell’ordine, forse), ma non per me.

Credo altresì che se la tessera del tifoso, é vista da molti benpensanti, come un toccasana per evitare disordini, sia invece nella realtà dei fatti un grosso problema e non una garanzia per chi la possiede. Grazie.

Diego Zanoli @calciomercato


Nick Hornby e la tessera del tifoso

Nick Hornby e la tessera del tifoso

Nick Hornby e la tessera del tifoso

L’iniziativa “Trasferte libere”, di cui si può leggere qui, ha fatto venir fuori dal cassetto un pezzo di due anni fa, sulla tessera del tifoso. Facile premonizione, quella di stadi un po’ più tristi. E nulla è cambiato, se non che almeno, non c’è più l’obbligo di legare la tessera a una carta di credito. Ma la riflessione, che resta, la ripropongo. Intatta.

Nick Hornby, nel suo capolavoro “Febbre a 90”, racconta di sé e del calcio, di un rapporto di amore che esplode all’improvviso e lo accompagna per una vita intera. Scopre, iniziando la sua avventura, cosa vuol dire stare sugli spalti e tifare e spiega quasi con crudeltà: «L’intrattenimento come dolore era un’idea che mi giungeva del tutto nuova». Così mette una gigantesca didascalia a quella che è la vita di un tifoso: la vita di chi paga per partecipare a una sofferenza, di chi fa sacrifici per provare un altro tipo di dolore per un’ora e mezza più intervallo e recupero. Va così, da sempre: chi è allo stadio da tifoso lega il suo umore al risultato e inevitabilmente soffre: se si è in vantaggio e la partita non è ancora finita, se si è in svantaggio e non si riesce a rimontare, se si è pari e chissà cosa può accadere. Non si cerca il bello, quando si va allo stadio: si cerca l’appagamento. Prima, però, si soffre. Qualcosa di straordinariamente diverso da ogni altra forma di arte o di attrazione. «Ero già stato a degli spettacoli, ma era diverso: i vari tipi di pubblico di cui avevo fatto parte fino a quel momento avevano pagato per divertirsi, e sebbene si potesse scorgere occasionalmente un bambino irrequieto o un adulto che sbadigliava non avevo mai notato visi contorti dalla rabbia, o dalla disperazione o dalla frustrazione». Ma nonostante la clamorosa e innegabile differenza l’intrattenimento come dolore ha successo: non per stupidità, ma per passione. E in quel malsano sentimento, oltre che nelle parole di Hornby, c’è tutto quello che manca al calcio di oggi: la poesia dell’essere tifoso. Non c’è più, è finita per l’abuso della libertà negli stadi prima e per le modernità non sempre coerenti con l’obiettivo. La poesia, a meno che la si riesca a vedere in una tessera da sottoscrivere, piena di tecnologia al punto da instillare il sospetto che si possano controllare i movimenti di ogni tifoso, è morta. La bellezza della disperazione di un uomo sugli spalti, dei visi contorti dalla rabbia appena sublimemente raccontati è sfregiata da una carta di credito prepagata diventata necessaria per una trasferta, un abbonamento, chissà forse domani anche per fare il biglietto.
Si è aggiunto troppo a un progetto che inizialmente poteva attirare: si è smontato l’appeal, distorto l’interesse vero, si è varcata la soglia tra il vantaggio per i tifosi che scelgono di fidelizzarsi e quindi tesserarsi e la rigorosa imposizione per chiunque abbia voglia di seguire il calcio, con passione o senza.
E’ l’obbligo che ha fatto perdere di vista l’utilità delle tessera: è il “doverla” fare che non è riuscito a spiegare i privilegi che, eventualmente, dovranno prima o poi esserle associati. Insinuando il dubbio di un controllo più alto, via breve per spiegare la duplicazione di funzioni rispetto a biglietti nominativi e abbonamenti moderni. E’ l’immagine del calcio del futuro che, però, rattrista: senza la suggestione degli esodi in trasferta, con gradoni disadorni e ogni giorno più vuoti. Con il vincolo di fedeltà alla propria squadra («I matrimoni – scrive Hornby – sono ben lontani da tale rigidità: non beccherai mai nessun tifoso dell’Arsenal che sgattaiola verso il Tottenham per una scappatella») messo alla prova da dure e lunghe trafile, da scelte che porteranno prima o poi verso la dissoluzione non solo della parte violenta del calcio, ma anche di quella colorata e passionale, perché nella foga ci si sta portando via tutto, avvicinando lo stadio al teatro e, quindi, stravolgendone l’idea. Scrive ancora Nick Hornby, nel suo romanzo che se ci fosse stata la tessera del tifoso non avrebbe potuto scrivere: «L’atmosfera è una delle componenti fondamentali nell’esperienza del calcio. Questi enormi settori (le curve, ndr) sono tanto importanti per i club quanto i giocatori, non solo perché i loro habitué offrono un supporto di tipo sonoro alla squadra, e non solo perché riforniscono le società di grosse somme di denaro, ma perché, senza di loro, a nessun altro gliene fregherebbe niente di andare allo stadio».
Il viaggio intorno alla tessera del tifoso non ha fermato le contraddizioni, aumentandole in alcuni casi. Mostrando una volontà (riportare la gente allo stadio) che stride con l’umore popolare, con la cultura rumorosa del calcio di casa nostra: «Chi farà casino adesso? I bambini e le loro mamme e i loro papà piccolo-borghesi di periferia verranno ancora, se dovranno fare tutto da soli? O si sentiranno imbrogliati? Perché in pratica il club ha venduto loro dei biglietti per uno spettacolo in cui l’attrazione principale è stata rimossa per fare loro spazio». Molto, poi, finisce per sbattere sulla propaganda sbagliata a proposito della “tessera”: se è utile lo si stabilisce prima legandola ai vantaggi del club esclusivo che si va pubblicizzando. E se sono solo vantaggi di ordine pubblico, allora tutto il resto del sospetto è fondato. Se ce ne sono altri, nessuno li ha presentati. Tranne uno, forse il più fastidioso: legare la tessera a una carta di credito ricaricabile. Associare la passione a uno strumento finanziario, rendere cliente chi vuol essere semplicemente tifoso, vincolare la fede sportiva al denaro, per quanto elettronico. Qui muore la poesia del calcio, il fascino dell’intrattenimento con dolore da cui si è partiti. Qui si scava la vera differenza: perché il cuore sta a sinistra e le carte di credito di solito nella tasca posteriore destra. Anche geograficamente la distanza è troppa.

@fulviopaglialunga.it


Illegittimo trattamento dei dati personali

Tessera del tifoso, storica sentenza a Roma:
giù le mani dai dati dei tifosi

La tessera del tifoso

E’ praticamente stata ignorata la recente sentenza, datata 19 ottobre 2012, della seconda sezione del Tribunale di Roma che ha condannato l’AS Roma a pagare 5 mila  euro ad un tifoso abbonato, a titolo di risarcimento danni morali, per l’illegittimo trattamento dei dati personali al momento della sottoscrizione della tessera del tifoso.

Il verdetto riporta a galla lo spinoso tema legato alla Tessera del tifoso aspramente contestata, a ben ragione, da tutte le tifoserie d’Italia sin da quando è stata istituita.

Questa tessera è un sistema di identificazione dei tifosi, varato dal Ministero degli Interni nel 2009 per mantenere la sicurezza negli stadi durante le partite di calcio e per filtrare l’accesso alle strutture sportive, allo scopo di aiutare le Questure nell’identificazione dei tifosi.

La sua funzione principale doveva essere un deterrente per i tifosi che infrangessero la legge e che potevano essere identificati con più facilità in caso di illeciti. Un altroobiettivo era evitare che le persone potenzialmente pericolose per l’ordine pubblico e pregiudicate, potessero accedere agli stadi.

L’Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni sportive precisa: “La tessera rilasciata dalle società sportive “previo nulla osta “ della Questura competente che comunica l’eventuale presenza di motivi ostativi (Daspo in corso e condanne per reati da stadio negli ultimi 5 anni) fidelizza il rapporto tra tifoso e società stessa”.

La tessera nella stragrande maggioranza dei casi viene rilasciata dalle Banche o dal circuito Lottomatica e può essere utilizzata anche come carta di credito ricaricabile. Valida per cinque anni non ha un costo fisso: dapprima gratuita, poi costa 10 euro ed ora  15  euro.

Il 14 novembre 2011, il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimo l’abbinamento della Tessera con l’acquisto di carte di Credito.

Il 21 giugno 2011, l’allora Ministro degli Interni, Maroni, i Presidenti di Coni, Figc, Lega serie A, Lega B e Lega Pro firmarono un protocollo: esso prevedeva che soltanto chi ha la tessera del tifoso può acquistare un biglietto per le partite in trasferta e può sottoscrivere gli abbonamenti.

In questa stagione, la tessera del tifoso ha cambiato nome, divenendo Fidelity Card.

La sentenza del Tribunale di Roma, anche se non può far giurisprudenza, costituisce un precedente importante.

Infatti, l’AS Roma come gli altri club professionistici ha associato la tessera alle funzioni di carta di credito, quindi quando un tifoso firma il modulo e il trattamento dei dati personali, acconsente che questi vengano utilizzati da terzi, ovvero istituti bancari, ma non si capisce in che modo e soprattutto perché.

La problematica era già stata affrontata e denunciata nel 2010 al Garante della Privacy.

Le società, scriveva l’Autorità Garante, dovranno migliorare l’informativa riservata ai tifosi, mettendo ben in evidenza i trattamenti di dati che non richiedano il consenso, perché connessi al rilascio della tessera, e quelli che possono essere effettuati solo su base volontaria e con consenso ad hoc (marketing, invio di comunicazioni commerciali).

Il Tribunale di Roma, quindi, ha fatto proprio il principio del Garante accogliendo le doglianze del tifoso e condannando la Roma.

La sentenza può considerarsi storica, in quanto, per la prima volta in Italia un Tribunale ha riconosciuto le ragioni dei tifosi che sempre hanno mal sopportato l’obbligo di dover sottoscrivere la Tessera

Si potrebbero aprire nuovi scenari, tanto da arrivare ad una vera e propria class action dei tifosi tesserati, lesi nei propri diritti, nei confronti delle società che hanno operato con superficialità dimenticandosi che un tifoso è un  cittadino ed esistono diritti che non possono essere violati da chicchessia. Diritti che appartengono a tutti e non solo ad alcuni.

Maria Luisa Garatti, avvocato @calciomercato


Brescia vs Hellas Verona

Scontri ripresi dalla Digos:

gli ultrà rischiano la denuncia

DOPO BRESCIA-VERONA. Visionate ieri in questura le immagini. Già individuata una ventina di tifosi violenti. Il questore Lucio Carluccio: «Nessun atto di violenza resterà impunito. Presto i risultati» Possibile uno stop fino a 5 anni

Una fase degli scontri prepartita tra alcuni tifosi del Brescia e la polizia BRESCIAFOTO/Morgano

Una fase degli scontri prepartita tra alcuni tifosi del Brescia e la poliziaBRESCIAFOTO/Morgano

Brescia. L’occhio del «grande fratello» è entrato in gioco nel terzo tempo, a partita finita, quando ormai i tifosi del Brescia avevano concluso i festeggiamenti per aver battuto nel derby del Garda i veronesi, e i circa 1.500 supporter scaligeri erano tornati mestamente a casa. Battuti due a zero al Rigamonti. Sia sul campo, sia sugli spalti per quanto riguarda tifo, slogan e coreografia. Stupenda la nuova Curva Nord. AL LAVORO ANCHE nella giornata di ieri gli investigatori della Digos della questura guidati dal responsabile dell’Ufficio Giovanni De Stavola per individuare i tifosi del Brescia che, un’ora prima del fischio d’inizio, hanno cercato lo scontro fisico con i veronesi appena giunti allo stadio con i bus navetta partiti sotto scorta dal piazzale dell’Ortomercato. Si analizza fotogramma per fotogramma quanto accaduto, vale a dire lo sfondamento della divisoria da parte di un centinaio di tifosi bresciani fronteggiato dalle forze dell’ordine con cariche e lancio di lacrimogeni. La situazione è rimasta nei limiti per quanto riguarda l’ordine pubblico anche a fine partita, con regolare deflusso dei tifosi bresciani e veronesi anche per la presenza di 120 agenti tra polizia, carabinieri, vigili urbani e finanza. Ieri il questore Lucio Carluccio, oltre a complimentarsi con gli uomini della Volante per il tempestivo intervento in ausilio del personale della Polizia locale e per la conseguente attività d’indagine che darà presto concreti risultati, ha voluto precisare «che nessun atto di violenza o vandalismo rimarrà impunito». IL QUESTORE ha concluso: «Anche per quanto concerne i disordini prepartita l’attività della Digos darà presto i suoi risultati». Entro oggi pomeriggio potrebbero scattare gli arresti in differita. Probabili diverse denunce nei confronti dei tifosi bresciani che hanno partecipato all’assalto degli ultrà veronesi. Rischiano sino a cinque anni di Daspo, vale a dire la proibizione di presenziare a qualsiasi avvenimento sportivo. Gli investigatori della Digos dispongono di diversi filmati e fotografie. Ieri mattina negli uffici del quarto piano della questura erano comparati l’uno con l’altro quelli pre-scontri, con le immagini degli incidenti scoppiati allo stadio verso le 14, all’arrivo dei primi bus con a bordo i tifosi veronesi, per individuare i responsabili. Sono una ventina le persone che ieri sera erano state identificate dalla polizia e che rischiano la denuncia. Oggi se ne saprà di più, fanno sapere in questura. La Digos grazie a un filmato sta verificando se lo scoppio che alle 14 ha dinsintegrato parte della barriera posta tra le due tifoserie sia stato provocato da una rudimentale bomba carta o più probabilmente da un potente petardo. Da individuare chi lo ha lanciato. NONOSTANTE gli scontri, non si contano feriti, ma solo contusi sia tra i tifosi, sia tra le forze dell’ordine. Le «cariche di alleggerimento» di polizia e carabinieri hanno indotto i tifosi più esagitati a ripiegare. Alla fine la logica ha prevalso, e i bresciani hanno poi vinto sul campo per 2 a 0 e nettamente sugli spalti per il grande tifo.

Franco Mondini @bresciaoggi


Trasferte libere, il futuro è un ipotesi

Trasferte libere, il futuro è un ipotesi…

Servizio e considerazioni di “Dodicesimouomo.net” sull’incontro di Firenze in tema di tessera del tifoso e libertà di trasferta. Nello spirito di piena libertà di opinione, all’interno dello stesso è ospititato anche un articolo di violaamoreefantasia.

E’ stato probabilmente uno degli incontri più importanti e degni di significato quello che si è svolto ieri a Firenze sull’argomento della TDT e le trasferte. Nella splendida cornice del Palagio di Parte Guelfa si confrontano oltre ai tifosi, Dario Nardella in rappresentanza del comune di Firenze, Per la Fiorentina, l’A.D. Sandro Mencucci, il vice Questore di Firenze Mauro D’Egidio e per i tifosi, l’avvocato Lorenzo Contucci.

Per Nardella, la TDT è stata una medicina amara da ingoiare in un momento di tensione nel mondo del calcio ma come ogni medicina non si può assumere per sempre, inoltre il vice sindaco di Firenze non condivide le misure che impongono ad esempio il divieto di portare tamburi negli stadi.

Mencucci inizia con un mea culpa, riteneva la TDT una buona soluzione ai tempi che fu introdotta, oggi pubblicamente ha detto che non serve a nulla. Interessante la disamina che l’ A.D. Viola fa dei due anni della tessera, in buona sostanza, per Mencucci ha solo ottenuto lo scopo di dividere i tifosi e contribuito a svuotare gli stadi. Abbastanza sconsolato è apparso sulla possibilità, venendo alle vicende viola, di tornare a riempire il Franchi anche con la squadra che viaggia nei piani alti della classifica. Mencucci chiede risposte all’Osservatorio sul perchè non possa portare tifosi in trasferta con l’autorizzazione del Club e perchè nonostante il gemellaggio la trasferta a Torino sia vietata ai non tesserati. La Fiorentina per l’A.D. Viola vuole nuove soluzioni, la TDT è superata.

Per Contucci iniziamo dalla fine, dal boato e dall’applauso lunghissimo che conclude il suo intervento. Ha appena annunciato che sta per partire la campagna “tu mi tesseri io non ti voto”, azione a livello nazionale alla quale potrebbero aderire decine di migliaia di tifosi dalla A alla lega Pro 2. Si può essere d’accordo o meno ma dietro questa mossa che può apparire populista e anche naif, ci sono dei motivi. Il Tar del Lazio che non si pronuncia sulla TDT e soprattutto il parlamento che deve aver smarrito la proposta di legge per la riforma dell’Art.9, ritenuto dai tifosi , una delle leggi peggiori, in materia di diritto, mai concepite da questo Stato. Nessun partito, tranne i Radicali, ha mai speso una parola sulla tessera.

Contucci ha smontato pezzo per pezzo i teoremi su cui si poggia la TDT, sapendo bene che l’Osservatorio mai ammetterà che la TDT è stata un fallimento, si appoggia su una battaglia, che ha iniziato con MyRoma e la società giallorossa, l’adozione del vaucher che a Roma ricordiamo vale per tutte le gare interne. Non essendoci differenze a livello di controlli tra la Tessera e il Vaucher perchè questo non può valere come titolo per andare in trasferta? Diciamo subito che questa domanda è rimasta senza risposta, anche se i tifosi hanno provato a riporla più volte al rappresentante della Questura che non avendo i mezzi e i titoli per rispondere si limita a considerazioni personali nelle quali non nega la possibilità che in un futuro prossimo il vaucher possa avere gli stessi requisiti della TDT per le trasferte. Ammette che la tessera non è uno strumento perfetto ma che si può rendere migliore. Il suo intervento è continuamente interrotto dalle domande dei tifosi e D’Egidio fatica a rispondere che già un nuovo argomento è da dibattere.

Risposte come detto ve ne sono state poche ma il confronto è stato interessante, se da una parte il vice Questore ribadisce che grazie alla tessera non ci sono incidenti a Firenze causati dalla tifoserie avversarie, grazie al fatto che la TDT ha impedito ai più facinorosi di seguire la propria squadra, i tifosi fanno notare cosa accadrebbe se davanti al permanere della tessera , tutte le tifoserie si tesserassero? Semplicemente avremmo nuovamente in trasferta, i numeri degli anni passati, compresi i tifosi “più caldi”. E in quel caso cosa potrebbe accadere? La risposta arriva da Contucci, le trasferte sarebbero nuovamente vietate. Cosa che accade solo in Italia, ricordiamo che il paese che ha vissuto la più repressione verso i tifosi, l’Inghilterra, non ha mai adottato provvedimenti di chiusura delle trasferte, nemmeno di fronte a uno dei derby più caldi del mondo, West Ham – Millwall.

Chiusura d’obbligo per Mencucci, le sue parole hanno sorpreso. Per lui la TDT va abolita. Ha creato tifosi di serie A e di serie B e non ha risolto nulla. Darà seguito alle sue parole? E soprattutto come? Se cerca alleati in Lega per abolirla ne troverà molti, Roma, Parma, Palermo, Sampdoria ed altre.

Tessera del tifoso sì o no, domande senza risposte Francesco Matteini violaamoreefantasia

Domanda numero uno: cosa intende fare la Fiorentina per modificare o cancellare la tessera del tifoso? Domanda numero due: cosa intende fare il Comune di Firenze per modificare o cancellare la tessera del tifoso? Domanda numero tre: se in campagna elettorale un candidato prometterà di cancellare la tessera del tifoso, questo sarà un elemento sufficiente per votarlo? Domanda numero quattro: se si sostiene che quella contro la tessera del tifoso è una battaglia di libertà, perché si chiede che possa andare in trasferta chi ha il voucher e non qualsiasi tifoso? Domanda numero cinque: cosa centra il calcio storico con questo tema?

Sono entrato al dibattito sulla tessera del tifoso, organizato da alcuni rappresentati del tifo in curva Fiesole al Palagio di parte Guelfa, sperando di imbattermi in qualche risposta, ne sono uscito pieno di interrogativi: alcuni un po’ polemici. Lo ammetto. Vediamo perché.

Domanda numero uno – In sala era presenta l’amministratore delegato della Fiorentina Sandro Mencucci, il quale ha affermato che, per quanto lo riguarda, la ormai triennale esperienza della tessera del tifoso va considerata un fallimento che danneggia le società calcistiche. Lui sarebbe per eliminarla. Applausi scroscianti e scontati dalla platea. La Fiorentina, però, è una delle più importanti società di calcio italiane. Cosa ha intenzione di fare per dare coerenza all’affernazione che la tessera del tifoso è un fallimento? Ha intenzione di portare il problema in Lega, sollecitando le altre società a fare pressione sul governo? Questo sarebbe un modo serio e non demagogico di affrontare il tema.

Domanda numero due – In sala era presente il vice sindaco Dario Nardella. Anche lui si è pronunciato decisamente contro la tessera del tifoso e anche lui ha incassato la sua dose di applausi a buon mercato. Firenze ha un peso in Italia e addirittura a livello internazionale. Potrebbe farsi portavoce, magari insieme ad altre città, addirittura all’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), del malumore verso questo provvedimento che restringe la libertà personale. Basterebbe anche un atto simbolico, arrivando da Firenze non sarebbe ignorato.

Domanda numero tre – L’avvocato Lorenzo Contucci, esperto in diritto da stadio (vedrete che tra un po’ andrà studiato a Giurisprudenza) ha paventato il rischio che le tifoserie, sotto elezioni, adottino lo slogan: “Mi hai tesserato, non ti voto”. Ci mancherebbe solo questa. Chissà quanti cacciatori di preferenze si lancerebbero in proclami anti tessera, indipendentemente da come la pensano, al solo scopo di raccogliere qualche voto in più. E magari chi è serio e onestamente ammette di appoggiare il provvedimento, si vedrebbe penalizzato. Io credo che la valutazione se dare o meno il voto a qualcuno che deve poi rappresentarci in Parlamento debba passare da un’analisi un pizzico più approfondita su quali sono i suoi programmi (tasse, assistenza, pensioni, rilancio dell’economia, scuola, lavoro). Limitarsi a sapere se è favorevole o contrario alla tessera sarebbe da fessi. Ecco perché non mi piacciono i proclami-ricatto.

Domanda numero quattro – La tessera del tifoso è un provvedimento di cui un paese democratico dovrebbe fare a meno. Limita la libertà individuale (trasferte vietate a chi non la possiede) e penalizza la maggioranza allo scopo di dissuadere una piccola minoranza dannosa. Ma una battaglia di principio contro la tessera mal si concilia con la richiesta di parificare i voucher (cioè gli abbonamenti per un certo numero di partite) alla tessera stessa. Così il tifoso che volesse vedere una partita della sua squadra in trasferta dovrebbe scegliere tra fare la tessera (accettandone il principio liberticida, però gratis) o fare il voucher, cioè pagare dieci partite casalinghe per poter accedere al diritto di trasferta. Il rimedio mi sembra peggiore del male. Sempre se si parla di principi, naturalmente.

Domanda numero cinque – Michele Pierguidi, consigliere comunale del Pd,ci ha voluto propinare sul finale uno spot sul calcio storico di cui è presidente. Argomento completamente fuori tema e peraltro di scarsissimo interesse. Provate a fermare cento persone e chiedetegli chi ha vinto l’ultima edizione: è grassa se risponderanno in due o tre. Ma siccome il calcio storico ha un certo seguito nel tifo organizzato, il buon Pierguidi, non voleva privarsi della sua razione di applausi. D’altronde non se li poteva prendere affermando di essere contrario alla tessera (ma no!?) però di averla fatta “per comodità”. Alla faccia dei principi.

Notazione finale per il vice questore Mauro Degidio, responsabile della sala Gos allo stadio (il “grande fratello” che controlla tifoseria e dintorni). Da solo contro tutti, gli altri oratori e la platea, ha mostrato grande pacatezza nello spiegare, in sostanza, che la Questura si limita a far rispettare la legge, anche se per Firenze potrebbe essere superflua dato il buon comportaneto dei tifosi. Magari avrebbe potuto spiegare, ma nessuno glielo ha chiesto, perché l’applicazione delle stesse leggi non è omogenea da Palermo a Bolzano. Come mai in certi stadi (come a Firenze) non entra uno spillo e in altri petardi e fumogeni sono la consuetudine. Ci sarà anche lì la sala Gos con le telecamere alle quali niente dovrebbe sfuggire? E anche quali sono i criteri con cui si danno i daspo, talvolta sparati a raffica e pubblicizzati con la grancassa, salvo poi mettere la sordina quando vengono sconfessati e revocati.

Comunque l’idea del confronto tifosi-società-istituzioni su un tema così delicato, come tutti quelli che coinvolgono le libertà personali, è più che lodevole. Se la prossima volta, ammesso che ci sia un replay, si riuscirà anche a costringere gli oratori a dare qualche risposta e non limitarsi a cercare un facile consenso, il risultato sarà anche migliore.

@dodicesimouomo.net


Incontro Sulla Tessera Del Tifoso

Tessera del tifoso: nessuno la vuole e viola
profondamente i diritti dei cittadini

Immagine articolo - Il sito d'Italia

Ieri sera, presso il Palagio di Parte Guelfa a Firenze, si è tenuto un incontro dal tema: “Trasferte Libere? – La passione ferita dei tifosi nel calcio di oggi”. Presenti al dibattito: il Vicesindaco di Firenze Dario Nardella, il Presidente del Calcio Storico Fiorentino Michele Pierguidi, l’AD della ACF Fiorentina Sandro Mencucci, l’avvocato Lorenzo Contucci, legale del Fòro di Roma (che ha seguito le problematiche relative al provvedimento Tessera del Tifoso) e, in rappresentanza della Questura di Firenze il Dott. Mauro D’Egidio (che coordina la sala GOS dello stadio Artemio Franchi di Firenze).

A parte il Dott. D’Egidio, il cui compito è quello di far osservare le vigenti norme (sarebbe stato alquanto grottesco se si fosse dichiarato avverso alla TDT, ma ha riconosciuto che il provvedimento è migliorabile), tutti gli altri partecipanti si sono detti contrari alla contestatissima tessera.

L’intervento più interessante è stato quello dell’avvocato Lorenzo Contucci, che ha illustrato i limiti oggettivi e le controversie della TDT. “A distanza di tre anni dall’entrata in vigore del provvedimento – ha dichiarato – si registra un’inversione di tendenza da parte delle società di calcio. L’entusiasmo con la quale la Tessera era stata accolta è andato via via scemando. Il paradosso – ha proseguito – è che trasferte e abbonamenti sono riservati unicamente ai possessori della Tessera del Tifoso, la quale non può essere sottoscritta da chi ha subito una condanna per reati da stadio e coloro che sono sottoposti a Daspo, ma, ad esempio, un condannato per reati gravi non connessi a manifestazioni sportive, non ha problemi per entrare in uno stadio”. “Poi c’è il voucher – ha continuato Contucci – esso ha le stesse caratteristiche della TDT, ma non viene considerato un titolo idoneo per andare in trasferta”.

Dal dibattito è emerso anche un punto che secondo noi è assolutamente il più grave e dovrebbe far riflettere. Con il trascorrere del tempo, pare che stia progressivamente entrando a regime il cosiddetto sistema “Questura online”, ossia quella funzione che consente di collegare il terminale di una rivendita con la questura, permettendo di verificare in tempo reale eventuali motivi di annullamento nell’emissione dei biglietti.

Con questa funzione non un pubblico ufficiale, non un giudice, ma un “semplice bigliettaio” (inserendo nome, cognome e data di nascita) può venire a conoscenza di dati sensibili su qualsiasi persona.

Facciamo un esempio sull’uso illegale che si potrebbe fare di questa “funzione” e che può andare ben oltre la violazione del tanto sbandierato (quando fa comodo) “diritto alla privacy”. Se io sono il signor X, datore di lavoro che riceve un curriculum dal signor Y e tra gli amici ho una persona che lavora presso una ricevitoria, potrei chiedere al conoscente di inserire i dati del signor Y per verificare se ha un Daspo pendente e magari, in caso di risposta affermativa da parte del sistema, potrei decidere di non offrire lavoro ad una persona che, visto il curriculum, avrebbe esperienza e titoli per svolgerlo.

L’escamotage che consente a chi non è un pubblico ufficiale di venire in possesso di dati sensibili, pare che sia legato a questioni che riguardano la sicurezza (lo stesso principio per il quale il tifoso è costretto ad esibire un documento d’identità ad uno steward – che NON è un pubblico ufficiale). Molti sono i dubbi, molte le contraddizioni. La cosa certa è che la Tessera del Tifoso è un gran pasticcio: preparato nel rispetto dell’italica arte culinaria..

Donato Mongatti @ilsitodifirenze.it