Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

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La Pacchia è finita

LA FESTA E’ FINITA,
SI SPENGONO LE LUCI,
GLI AMICI SE NE VANNO…

Un interessante articolo tratto da Dodicesimo Uomo:

Dopo una serie infinita di ridicole prese di posizione da parte milanista, Silva ed Ibra sono ad un passo dall’essere ceduti al PSG. La corazzata Milan al pari dell’Inter oramai è più intenta a vendere che comprare. Ma il dato che non può sfuggire è che nel giro di pochi anni il campionato di serie A si è “svuotato” di campioni e il tasso tecnico del c’era una volta il campionato più bello del mondo si è abbassato a livelli di una sconcertante mediocrità.

Tutti se ne vanno, nessuno arriva, tutto si riassume nelle illuminate e veritiere parole di Wenger (censuratissime in Italia): “Non c’è un motivo al mondo perché un grande giocatore debba venire a giocare da voi, in Italia, nel vostro campionato. Guardate che in Inghilterra pagano meglio, non avete sentito dei nuovi contratti televisivi? Vero, c’è la crisi in Europa, il calcio sembra non accorgersene. Però in Italia ci sono grossi problemi ed il vostro calcio è ad un livello inferiore alla Premier. È inferiore ad ogni livello, non ci sono più campioni da voi, quelli che ci sono vanno via. Il campionato italiano era straordinario, ed io lo ricordo bene, quando la serie A era a 16 squadre ed ogni squadra aveva il suo o i suoi campioni. Adesso non è più così.” Riflettiamo sul quel “16 squadre”… Il calcio con gli stadi più vuoti d’Europa e senza nessun fascino, saccheggiato degli ultimi buoni giocatori perfino dalla serie A francese, chi l’avrebbe mai detto? E se Berlusconi e Zamparini continuano a parlare di fantomatici emiri pronti ad investire nei loro club è di oggi la notizia che Il Nottingham Forest e’ stato acquistato dalla famiglia kuwaitiana Al Hasawi. Il Forest è una squadra dal glorioso passato ma vive da almeno due decenni nell’anonimato, eppure ha più appeal di tante blasonate squadre italiane a quanto pare.

Certo gli emiri a volte sono più un problema che una soluzione, con il cambio di nome, colori sociali e allora , guardare, copiare il modello tedesco , l’unico vincente fa così tanto schifo? E qui cogliamo l’occasione di far notare ai tanti giornalisti che vogliono stadi di proprietà con annessi negozi, downtown, l’unico modo a loro avviso per essere competitivi, che in Germania un solo stadio è di proprietà, quello del Bayern, notizia di oggi, già esauriti abbonamenti e tutti i biglietti per il prossimo campionato. Dortmund e le altre tutte con bilanci in attivo rispondono con club partecipati dai tifosi, sviluppo intelligente del merchandising, e biglietteria, costi bassi 14€ una curva, 40/50€ una tribuna, il tutto esaurito della Bundesliga permette ad ogni squadra di essere competitiva. Qui si naviga a vista, con comandanti alla Schettino…

Se ne vanno tutti, i tifosi l’avevano già capito visto che sono stati i primi ad andarsene. Beretta, Abete, saranno orgogliosi di aver ucciso la serie A, nessuno chiede loro le dimissioni. Qui è peggio del Titanic, l’orchestra che suona è quella di giornalisti compiacenti che con il loro silenzio sono complici di questo disastro.

L’analisi è quanto mai veritiera, ma in Italia ci si continua a nascondere dietro un dito. E’ bastata una nazionale che con una discreta dose di culo è arrivata a giocarsi la finale degli europei per far gonfiare il petto a chi da anni continua a rovinare l’ormai ex “campionato più bello del mondo”. Mi consola il fatto che con questo sistema non potranno andare avanti in eterno, ed allora ne riparleremo…

@lapadovabene


Finale Coppa Italia

FINALE COPPA ITALIA,
ADDIO AI BIGLIETTI CARTACEI

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Fonte: Dalla Parte del Torto

In questi giorni abbiamo assistito al caos e all’impotenza della Federazione difronte alle richieste dei club su quando giocare o non giocare il recupero della 33esima giornata. Fino a qualche settimana fa sempre la Lega si era resa nota per l’incapacità di saper gestire il “traffico” dei biglietti e addirittura la scelta della città in cui far giocare la finale di Coppa Italia del 20 maggio.

Da anni ormai è noto che la finale si giochi all’Olimpico di Roma, beh quest’anno diversi stadi sono stati scelti  poi scartati per disputare la partita…Milano, Firenze…la decisione finale, partorita con molto ritardo e dopo non pochi litigi e prese di posizione (ricordiamo che Petrucci stesso non voleva concedere l’Olimpico), è stata Roma.

Ma il perchè di quest’articolo non è certo il fare mera polemica sul lavoro della Federazione, perchè sarei banale, bensì incentrarmi sulle modalità di vendita dei biglietti. Se nelle ultime due stagioni le difficoltà create dalla tessera del tifoso sono note a tutti, e vanno di volta in volta peggiorando, anche se ora si intravede qualche spiraglio, con la finale di Coppa Italia si sperimenterà un nuovo, ulteriore sistema di “sicurezza” che potrebbe anche entrare in vigore già dall’inizio della prossima stagione o sicuramente a breve, anche se per ora, speriamo almeno, sono più voci che atti pratici: chi, come moltissimi gruppi grandi o piccoli, era riuscito sino ad ora ad aggirare i divieti posti dall’osservatorio, non avrà più stratagemmi ai quali attaccarsi in quanto non saranno più messi in vendita biglietti cartacei, ma il biglietto verrà caricato virtualmente sulla tessera in possesso dell’acquirente. Queste di seguito sono le disposizioni per Juventus-Napoli: dal 26 aprile prelazione per gli abbonati delle due squadre con caricamento sulla tessera del tifoso e rilascio contestuale del segna posto; dal 2 maggio prelazione per i possessori della “Juventus Membership” e “Napoli Club Azzurro Card” in modalità digitale anch’essa. Infine, se dovessero avanzare posti liberi, partirebbe la vendita classica con i biglietti cartacei. Una situazione che mette veramente tutti alle strette, non tanto gli ultras bianconeri QUASI tutti abbonati o comunque muniti di tessera del tifoso, quanto quelli partenopei…una misura che, se attuata d’ora in avanti, sarà un ennesima messa alle strette del mondo ultras e del calcio italiano in generale, sempre più costretto ad avvicinarsi, solo nella teoria lungi dalla pratica, al modello inglese.

Se in finale ci fosse andato il Siena? Tutt’altra storia

Sinceramente vedo la cosa poco applicabile in vista del prossimo campionato, anche se possibile: l’orientamento del governo è sempre stato quello di imporre la tessera come “conditio sine qua non” per accedere agli spalti, quindi posso immaginare che se fosse rimasto Maroni si sarebbe andati in questa direzione. Col governo tecnico non lo so, si è parlato di modificare l’articolo 9 ma per ora siamo sempre in attesa di novità sul tema…

Rimane il fatto che se si fosse persone intelligenti, quest’idea la si farebbe morire sul nascere. Come? Boicottando la finale di Roma e boicottando qualsiasi altra partita in cui si utilizzi questo sistema di distribuzione… Purtroppo non siamo persone intelligenti in Italia, e lo dico con una certa amarezza. Ma è impossibile sostenere tesi diverse quando si sente parlare gente che, in vista del prossimo campionato, sta meditando di farsi la tessera del tifoso!

Certo, tifoserie come veronesi, milanisti, gobbi ed interisti hanno una certa libertà e vanno in trasferta “più o meno” senza problemi. Ma con la spada di damocle dell’articolo 9 sospesa sulla testa. A suo tempo è stato fin troppo chiaro il giochetto di Maroni che, ben conscio del fatto che la maggior parte delle curve italiane avrebbe boicottato la tessera del tifoso, ha emesso la famosa circolare relativa ai cinque anni: in pratica, questa circolare interpreta l’articolo 9 della Legge Amato non come un’esclusione a vita per chiunque abbia avuto il minimo problema da stadio, ma come una limitazione solo per chi ha avuto condanne penali anche solo di primo grado negli ultimi cinque anni. 

Già messa così la questione sembra diversa. In realtà è molto più subdola di ciò che si pensa, considerando che nel nostro ordinamento giuridico i processi si svolgono su tre gradi di giudizio: se io prendo una diffida di tre anni ed alla scadenza del provvedimento vengo giudicato colpevole in primo grado “pago” con l’esclusione dal servizio tessera del tifoso per cinque anni; se dopo quattro anni e mezzo affronto il secondo grado e vengo nuovamente giudicato colpevole, vengo escluso per altri cinque anni; se dopo ulteriori quattro anni la Corte di Cassazione mi giudica innocente, io mi sono trovato a farmi (Da innocente!) ben (3+4,5+4=) 11 anni e mezzo senza la possibilità di sottoscrivere la tessera, farmi l’abbonamento e seguire la mia squadra in trasferta!

Non solo, ma nel momento in cui tutte le tifoserie avessero sottoscritto la tessera del tifoso e fossero tornate in trasferta, state pur tranquilli che la cosa non sarebbe finita qui: ai primi incidenti di una certa gravità (che si verificano per la legge dei grandi numeri… dubito che ci sarà mai un Fiorentina-Juve o un Roma-Napoli con entrambe le tifoserie presenti e senza incidenti! E nel momento in cui questo succede non ha senso far pagare ai tifosi di tutta Italia i problemi creati da una o più singole tifoserie! Ma fatelo capire agli italiani, ormai capaci solo di populismo da due soldi…) scatterebbe l’applicazione dell’articolo 9 “alla lettera” come è previsto dalla Legge Amato, ovvero che chiunque nel corso della propria “carriera da stadio” abbia ricevuto anche solo una diffida poi passata in giudicato vent’anni fa o dalla cui accusa è stato poi assolto, non può più sottoscrivere la tessera del tifoso e pertanto non può più sottoscrivere l’abbonamento per lo stadio, seguire la propria squadra in trasferta e, se il sistema “sperimentato” nella finale di Roma venisse adottato anche per il futuro del calcio italiano, nemmeno più acquistare un biglietto per lo stadio!

Ne consegue che quanto meno prima di sottoscrivere la tessera del tifoso sarebbe utile e giusto che prima venisse modificato l’articolo 9. Ma molti di quelli che hanno iniziato a farmi un certo tipo di discorsi tutto ciò non lo sanno. O, se lo sanno, fingono di non capire. Guardano il proprio orticello. E ti vengono a dire, col tono come se avessero ragione: “Senti, io ho fatto la mia protesta, ma adesso sono stufo e voglio tornare in trasferta…”.

HO FATTO LA MIA PROTESTA!?!

La verità è che se gli italiani sono pecore, i tifosi italiani non sono molto diversi. Quando siamo in grado di produrre certi ragionamenti, dovremmo avere il coraggio di non lamentarci più di nulla: in fin dei conti, se l’Italia è ridotta così è proprio grazie a gente che ha sempre ragionato guardando il proprio piccolo orticello… Rimanendo nel caso specifico, i futuri “Tesserati pentiti” saranno quelli che scaveranno la fossa proprio ai loro stessi amici che oggi non sono tesserati e che non lo saranno in futuro, perchè saranno loro che con il loro atteggiamento finiranno per fare il gioco del governo e isolare quelli che di loro non ci stanno.

Allora, è pur vero che la tessera è stata concepita per dividere, come riconosce qualcuno; ma è pur vero che a dividere sono stati quei tifosi che se ne sono fregati da subito, fin dalla sua introduzione (quando ti dicevano “Io non ho niente da nascondere!”) unitamente a coloro che, all’inizio della prossima stagione, decideranno di sottoscrivere la tessera del tifoso perchè “Hanno fatto la loro protesta ed ora vogliono tornare in trasferta” e perchè “Questa protesta non serve a niente”. Come dicevo un pò di tempo fa, chi si tessera è complice. Lo penso tuttora e ne sono assolutamente convinto. Dal prossimo anno, vedremo quanti ancora si renderanno complici di una situazione ben oltre il limite del ridicolo, finendo per alimentare le politiche repressive del governo e tirando la zappa sui piedi a coloro con i quali hanno sempre condiviso le gradinate. 

Ed ora tesseratevi pure. Sappiate però che sarete complici. E colpevoli per la vostra parte.

@lapadovabene


Udinese vs Paok

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A dicembre, quando l’urna aveva opposto l’Udinese ai greci del Paok, avevo esultato… Io ho un sogno nella mia vita, che è quello di vedere un giorno il Padova in Europa. E sinceramente non me ne frega un cazzo se qualcuno riderà di questo, magari anche qualche “sedicente” padovano che tifa le squadre a strisce: vorrà dire che io sarò li a ridere il giorno del loro funerale! Ho il sogno di vedere il Padova in Europa, di viaggiare in altri paesi con annessi e connessi e di scoprire nuove realtà calcistiche e curvaiole. In attesa di quel giorno, mi faccio una cultura e quando posso, vado a vedermi qualche tifoseria meritevole qui in Italia. Il Paok Salonnico era decisamente uno dei miei obiettivi, ed il fatto di averli a Udine, a meno di due ore di macchina da casa mia, ha dato all’appuntamento l’aurea dell’evento…

Partenza giovedì sera da Padova verso le 17, raccolgo un paio di soci e mi faccio prestare delle catene da neve onde evitare multe in autostrada. Via, si parte. Le voci parlano di almeno 4.000 greci in viaggio per Udine, ed anche la questura e la stampa friulana sono preoccupati: pare che a Salonnico abbiano letteralmente bruciato i biglietti, che siano in arrivo centinaia di tifosi bianconeri anche dalla Germania e dall’Austria sprovvisti di tagliando e che non sappiano bene dove metterli… Ad Udine, in occasione delle partite di Coppa, il Comune organizza una sorta di “Fair play Village” di sampdoriana memoria, una di quelle cose che dovrebbero far fraternizzare i tifosi, che io personalmente ritengo delle gran puttanate ma che tanto piacciono ai “tifosotti” che poi si gongolano su “quanto bello è il modello inglese!”. Credo che chiunque abbia visto partite in Inghilterra possa confermare che puttanate del genere li non esistono, sono trovate tipicamente italiane, popolo a cui piace riempirsi la bocca e lavarsi la coscienza…

Ad ogni modo, in vista della partita col Paok, il Comune di Udine ha deciso di sospendere quest’iniziativa, per “motivi di sicurezza”… Ora, io sarò anche un becero ultras ignorante, e francamente le loro belle iniziative di fair-play per quanto mi concerne potrebbero ficcarsele su per il culo e fischiarci (se volevo vedere uno sport con fair-play annesso, mi davo al tennis quella brutta volta! Calcio e fair-play sono due cose che non centrano un beato cazzo, e mi piace così!); ma lo scopo dell’iniziativa non sarebbe quello di far fraternizzare i tifosi delle due squadre e fare in modo che anche gli stranieri imparino a conoscere ed a rispettare la città di Udine? Se poi appena appena arriva una tifoseria più calda si sospende tutto per motivi di sicurezza, a che cazzo serve il fair-play? Se questa iniziativa avesse una logica, andrebbe portata avanti sempre, coerentemente, anche in presenza di tifoserie calde, anzi a maggior ragione, se si crede che la strada giusta per sconfiggere la violenza sia quella di far fraternizzare i tifosi con queste iniziative! Dico bene? L’obiettivo era principalmente quello di non trovarsi le piazze di Udine invase di tifosi greci, ma siccome fino a prova contraria in Europa vige la libera circolazione delle persone, parecchie centinaia di greci in piazza a Udine ci sono andati ugualmente. Come potete ben vedere da questo video:

Questa è l’ulteriore dimostrazione che quarant’anni di tifo organizzato in Italia non hanno fatto capire un cazzo a nessuno, men che meno a chi dovrebbe gestire la situazione, che da qualche anno preferisce vietare trasferte sulla base di vere e proprie discriminazioni territoriali piuttosto che andare a fondo dei problemi. Ovviamente lo scopo di questo paragrafo non è quello di “sponsorizzare” iniziative come “Fair-play village” e cagate simili: semplicemente mi diverto da morire a mettere a nudo la cialtronaggine di molti italioti e la completa inutilità delle loro trovate!

Tornando alla trasferta, da un pò di tempo ero in contatto con un ragazzo di Salonnico e gli avevo già ventilato la possibilità di venire a Udine: mi aveva detto che non c’erano problemi, a patto che non portassimo con noi striscioni del Padova (mabbea!) e che non attaccassimo briga con altri tifosi ellenici per motivi politici (avremmo dovuto essere pazzi…). La tifoseria del Paok è qualcosa di immenso, forse in Italia non abbiamo bene coscienza di cosa significhi e di cosa rappresenti di preciso. Tanto per cominciare i gruppi principali sono quattro: Neapoli (nati nel 1963), Kordelio (1973), Gate 4 (1976) e Makedones (1991). Esistono poi decine di altri gruppi, provenienti sia dalla città di Salonnico che da altre città greche ed addirittura dall’estero, che seguono costantemente la squadra. Per coordinare al meglio il tifo sono state create delle “unioni” fra gruppi provenienti dalle stesse zone, ad esempio “West Side” per tutti i gruppi provenienti dalla zona Ovest della città di Salonnico, “East Side” per quelli provenienti dalla zona Est, “Northerners” per quelli provenienti da fuori città, e così via… Ma in Grecia il confine fra l’ultras ed il semplice tifoso è infinitamente più labile rispetto all’Italia, tanto che è difficile distinguere i gruppi ultras da quelli che qui in Italia sono chiamati “club”. Potremmo dire che il Paok è un fenomeno sociale, una religione: i suoi tifosi vengono dispregiativamente chiamati “turchi” perchè la squadra è stata fondata da rifugiati turchi, tanto che la lettera K del finale di Paok sta per “Kostantinopoli”. Storicamente il Paok è tifato dagli strati più popolari di Salonnico, mentre l’Aris rappresenta un pò la squadra “borghese” (e per questo motivo i suoi sostenitori si sono guadagnati il soprannome di “ebrei”). Il mio contatto tessalonicense mi spiegava inoltre come negli ultimi anni abbiano avuto diversi problemi sia con la polizia che con la società ed i tifosi “normali”: la società non ama pagare le multe comminate per le loro interperanze, e anche molti tifosi stanno facendo pressione per costringere i gruppi ultras allo scioglimento. Inoltre anche li è arrivata la repressione, e da una decina d’anni ormai le trasferte più calde (vale a dire il derby con l’Aris ed i match con i tre più importanti club ateniesi: Panathinaikos, Olimpiakos ed AEK) sono vietate, senza contare l’odio per la polizia che è molto diffuso anche nella penisola ellenica… La crisi greca non ha fiaccato il sostegno, come dimostrano le migliaia di tifosi al seguito in ogni trasferta: la gente rinuncia ai lussi, ma non smette di seguire il Paok! In casa, lo stadio “Toumpa” (“Tomba”, un nome un programma…) è da sempre uno dei più caldi d’Europa: basta pensare che qui hanno avuto problemi le Brigate Gialloblù a Verona all’apice della loro storia (nel 1985, primo turno di Coppa dei Campioni) e pure i napoletani nel 1988…

Arriviamo a Udine, che tutto sembra tranne una città in cui di li a poche ore si sarebbe giocata un’importante partita di Coppa. Anzi, a dire la verità sembra proprio una città che se ne strafrega alla grande. Qui ho tutti i miei ricordi legati al servizio militare, e credo di essere uno dei pochi in Italia che non rimpiange quel periodo per niente. Dei friulani non ho un bel ricordo: li trovavo chiusi e freddi, spesso e volentieri anche arroganti, e purtroppo non ho avuto in seguito l’occasione di smentirmi. Del resto, anche loro non hanno troppa simpatia per i veneti, quindi non mi sentirò in colpa…. Di buono hanno che sono molto orgogliosi e legati alla loro terra, e tifano tutti Udinese, anche se poi allo stadio non ci va quasi nessuno… La prevendita per il match di coppa col Paok è stata scarsa, tanto che si ventila abbondantemente da più parti che i greci giocheranno in casa. Arriviamo allo stadio che sono le 19 passate, e c’è pochissima gente. Dentro ci sono già parecchi greci, e si sentono distintamente cantare almeno due ore prima della partita. Si vede qualche ultras friulano, ma poca roba considerato che gli arriva in casa una delle migliori tifoserie d’Europa e sarebbe il caso di approntare un comitato d’accoglienza un pò più decente. Ero già stato qui tre anni fa in occasione di Udinese-Dinamo Zagabria, ed oggi ho avuto ulteriore conferma di ciò che avevo visto allora: sono tantissimi qui che arrivano allo stadio con il tavolino da pic-nic ed il frighetto portatile. Decisamente sono di più quelli che pensano a farsi la mangiata e la bevuta che non coloro che controllano il territorio. Anche qualche tifoso greco gira per la zona: ce n’è uno in tuta bianca che lo noto vicino al baracchino dei panini, e che più tardi lo distinguerò chiaramente arrampicato sulla rete divisoria a incitare il tifo ospite. Per prima cosa i miei soci si fanno un panino, io decido di aspettare ancora; quindi giretto d’obbligo verso la Curva Sud, interamente assegnata ai greci: qui la situazione è ancora più tetra, e la tensione si taglia col coltello. Non c’è anima viva, a parte un gruppo di ragazzi con la radio accesa che ascoltano una band locale che canta cover di canzoni famose rifatte in dialetto pordenonese. Arrivano i primi greci, che danno l’idea di essere tifosi più tranquilli, tutti con un copricapo curioso in testa che li fa assomigliare ad una tribù indiana. Si presentano cantando un coro che fa: “Udinese vaffanculo, eh! eh!” un pò come noi gridiamo “Dai scudati, dai scudati, eh! eh!”. Niente male per essere tifosi tranquilli! Rimaniamo cinque minuti in zona, il tempo di fare un paio di scatti, poi notiamo un cellulare dei carabinieri che alla nostra vista si sposta, ed un paio di personaggi in borghese che ci osservano, e decidiamo di tornare indietro. Ho la sensazione che ci sia non poca paranoia per l’evento… Andiamo a fare i biglietti, e la cassiera ci spiega che non può farci i tagliandi di Curva Sud: addio sogno di finire in mezzo ai greci! Ci accontentiamo di tre Curva Nord e ci fumiamo una sigaretta di fianco all’Udinese Store mentre due carabinieri ci osservano incuriositi. Pare che non abbiano mai visto tre che fumano. A proposito dell’Udinese Store, apro una parentesi: non ho molta simpatia per il Friuli in generale, ma debbo riconoscere alla famiglia Pozzo di aver fatto qualcosa di straordinario da queste parti! L’Udinese è una società modello, una delle poche veramente sane nel calcio italiano, che da anni naviga nelle zone alte della serie A, espressione di una città che è meno della metà di Padova. Qui hanno fatto propri concetti che nel resto d’Italia non sanno nemmeno cosa vogliano dire, come la valorizzazione dei giovani, e cercano in tutti i modi di diventare una società di livello europeo… Da un pò di tempo Pozzo vuole ristrutturare il Friuli, per renderlo (parole sue) “simile al vecchio Appiani di Padova”… Lo store qui non è una baracchetta in legno aperta ogni tanto in occasione delle partite più importanti, ma un camioncino con vetrine a vista sull’esterno in cui vendono di tutto. Quanto avrebbe da imparare il Calcio Padova, quanti appunti dovrebbe prendere il Signor Potti!

Col passare dei minuti aumentano anche le presenze di ultras in zona. “Voci” mi dicevano che per l’occasione avrebbero fatto capolino anche i Nord Kaos: il gruppo in questione, a mio modestissimo avviso, è stato forse il gruppo che più di ogni altro aveva impresso una svolta nella Curva Nord di Udine; ma nel 2006 si erano sciolti un pò anche per “frizioni” con il resto della curva. Tuttavia saltuariamente i membri di tale gruppo ricompaiono allo stadio, nelle occasioni “importanti”, e contro il Paok era una di queste, tanto che erano presenti anche gli amici: vicentini in primis (almeno una ventina), poi ravennati e catanesi. Altri gruppi friulani si sono autosospesi quest’estate, causando così una spaccatura interna alla Nord molto profonda: tutto è cominciato quando, dopo un anno di proteste e di presenze “non tesserate” in tutti gli stadi d’Italia, i Teddy Boys (gruppo storico della Nord friulana) ha deciso di aderire alla tessera del tifoso. Tutti gli altri gruppi (Supporters, Ultras, Friulani al Seguito, Collettivo) sono stati avversi da subito a questa decisione ed hanno deciso di interrompere la propria attività. Solo i ragazzi del Collettivo Inc.Udine hanno continuato a presenziare in trasferta anche da non tesserati, gli altri da quel che ho capito se ne stanno a casa. Un finale triste per una curva che qualche anno fa secondo me aveva anche fatto vedere delle buone cose! Diciamo che un’idea me la sono fatta in seguito ad un episodio capitato ad un mio socio, proprio giovedì sera: mentre stava tirando una pisciata sul parcheggio, viene avvicinato da un tizio che avevo già notato al nostro arrivo, quando ci aveva squadrato ripetutamente, e nel momento in cui gli eravamo passati di fianco aveva tentato un’improbabile incrocio, facendo mezzo passo indietro per finire nella traiettoria della nostra camminata… Questo tizio chiede al mio socio che cazzo avesse da guardare, ma il mio socio un minuto prima si stava guardando il cellulare, un minuto dopo l’uccello ed un minuto dopo ancora il cellulare… Ecco allora pronta la domanda di conferma: “Di dove sei?”. Risposta: “Pordenone!”. Chiaramente una presa per il culo. Ma il tizio in questione doveva essere soddisfatto, perchè se n’è andato sibillando: “Non mi guardare mai più!”. Più che una forma di controllo del territorio, lo definirei una mossa un pò da “bullo”, un voler far vedere a parole “chi è che comanda”, cosa tipica se vogliamo per un quindicenne che vuole far colpo sulla compagna di classe, ma che nella situazione precisa ho trovato un pò fuori luogo… Una cosa simile l’avevo già vista in occasione col match contro la Dinamo Zagabria, quando gruppetti di croati passeggiavano tranquillamente ma il pullman della squadra a fine partita venne bersagliato di oggetti al grido di “zingari di merda!”… Ecco, ho l’impressione che il “voler far vedere chi comanda” sia stato un problema da queste parti… Forse è stato un problema un pò in tutte le curve italiane che hanno subito divisioni!

A dieci minuti dal fischio d’inizio entriamo in curva attraverso una rampa che ci conduce nella parte alta della Nord, ed appena affacciati al campo ci balza subito all’occhio la Curva Sud, interamente occupata dai tifosi del Paok. Di contro, la curva di casa è semivuota, ed in piedi a cantare non ci sono più di 3-400 persone. Due situazioni diametralmente opposte. Debbo tuttavia spezzare una lancia a favore dei friulani: i pochi presenti si sono impegnati come non mai nel tifo, e questa sera il Paok Salonnico avrebbe giocato in casa nel 99% degli stadi italiani (escludo Napoli e forse Roma). Tuttavia mi fanno cadere un pò le palle: il primo coro è “Paok, Paok, vaffanculo!” e ci può stare considerato che anche i greci non gliele mandano a dire. Il secondo è un “Voi siete quattro coglioni!” che si sarebbero potuti risparmiare, per pura onestà intellettuale!

Da lontano vedo decine di striscioni scritti in greco con i nomi dei vari gruppi, bandiere bianconere, i gemellati del Partizan Belgrado raccolti dietro la pezza “South Family” e una bandiera serba. “Voci” da casa mi dicono che ce ne fossero circa mille senza biglietto, e che appena giunti allo stadio avrebbero fatto volare un paio di transenne facendo si che gli stewards semplicemente si spostassero e facessero passare tutti! Parecchi greci sono a petto nudo o con una semplice t-shirt addosso, nonostante la temperatura rigida. Un gruppetto è presente anche nei Distinti, ben controllato dagli stewards. Ad inizio partita accendono qualche torcia, niente di paragonabile a quanto avevano fatto i croati della Dinamo due anni fa. Tuttavia, il primo coro mette la pelle d’oca, con 5.000 greci a saltare. Sul campo l’Udinese spinge ma priva di Di Natale risulterà molto sterile davanti, il Paok si difende come può. Quelle rare volte che la squadra di Salonnico si spinge in avanti aumentano i decibel, ed ogni volta che si trovano a battere un calcio d’angolo la parte di stadio riservata ai suoi tifosi sembra letteralmente venire giù. Attorno a me, alcuni tifosi friulani che seguono la partita da seduti non possono esimersi dal commentare il tifo dei greci: qualcuno si lamenta dei cori monotoni, che se conosco un pò i friulani è una maniera per riconoscerne la validità e non passare troppo per “mielosi”. Qualcun altro non si lascia sfuggire la battuta sulla Grecia in crisi, ed il fatto che questi invece di risparmiare spendano i pochi soldi che hanno per seguire la squadra in Europa: è una battuta che ho sentito fare anche a qualche coglione di Padova. Penso semplicemente che invece di sindacare su come i greci spendano i loro soldi, questi “tifosi” dovrebbero prendere appunti ed imparare come si incita la propria squadra… In fin dei conti, quanti sono gli italiani coglioni che nonostante la crisi invece di risparmiare spendono i pochi soldi che hanno in I-phone, I-pad, aperitivi, vestiti firmati e macchine nuove?

In vent’anni di stadio, la Curva Sud strapiena di tifosi del Paok è uno degli spettacoli di tifo più belli a cui mi sia mai capitato di assistere. Credo che per trovare qualcosa di simile, bisogna andare in Argentina. Sicuramente in Europa hanno pochi rivali. Quel che non è facile spiegare è che, anche se volessimo imitarli, non sarebbe possibile per noi italiani… Hanno proprio una concezione completamente diversa del tifo, non solo rispetto a noi ma anche rispetto ai vicini di casa dell’ex-Jugoslavia. In Italia, come in Croazia, in Serbia o in Bosnia, il tifo è organizzato, esistono gli ultras che si occupano appositamente di organizzare il tifo, esiste un gruppo portante, esiste una sorta di coordinamento, anche un proprio modo di tifare… Questi non sanno nemmeno cosa vuol dire la parola “tifo organizzato”, o meglio il loro tifo è organizzato per modo di dire: ci sono si i gruppi, ma come ho già detto il confine fra ultras e tifoso è molto labile. Sono decisamente più spontanei e selvaggi, in senso buono: parte un coro, gli vanno dietro tutti. Punto. Poche seghe mentali. Anche il modo di tifare è diverso: i loro cori sono delle nenie portate avanti anche venti minuti, che cantate da altre tifoserie sarebbero insopportabile, messe giù come fanno loro sono semplicemente magiche, ipnotiche. Ti entrano in testa, come un mantra ripetuto all’infinito. Sono uno spettacolo, che vale da solo il prezzo del biglietto ed il freddo…

A fine primo tempo vado al bar, dove incontro qualche conoscente di altre tifoserie, e mi intrattengo a parlare fino a ben oltre metà ripresa. Particolare curioso è che dentro il Friuli non vendono birra, ma grappa: uno dei pochi alcolici che mi fa schifo ed il cui solo odore mi provoca sparmi di vomito! Preferisco bere acqua di rubinetto piuttosto! Rimane il fatto della solita, riflessione amara: l’Euganeo è uno dei pochissimi stadi in Italia in cui non si può vendere birra ne dentro ne fuori, e la cosa è veramente penosa. Opera di Zanonato, uno dei più grandi nemici della tifoseria biancoscudata… Ma tant’è: a un quarto d’ora dalla fine rientro allo stadio a rivedermi i greci, e proprio in quel momento partono con un coro che scoprirò in seguito chiamarsi “Hiliometra kaname pali…” (“Abbiamo fatto di nuovo i chilometri…”). E’ la fine, il coro ci entra in testa a tutti, e non faremo altro che cantarlo durante il viaggio di ritorno. A distanza di quasi quattro giorni, ancora non me lo sono tolto dalla mente. Al triplice fischio usciamo dallo stadio e riprendiamo immediatamente la macchina. Siamo congelati. Sbagliamo strada, finiamo in mezzo al quartiere che sorge dietro il Friuli e per poco non ci perdiamo in mezzo ai palazzoni, quindi torniamo indietro e finiamo imbottigliati con le decine e decine di pullman ed auto di tifosi greci. Ci fermeremo con loro anche in autogrill (dove chiaramente approfitteremo dell’”ospitalità”!) e finalmente c’è l’occasione buona di vederli da vicino questi greci. Sono un gruppo di tifosi del Paok provenienti dalla Germania, con anche qualche figa in mezzo… Diversi faccioni brutti e anche molti quelli dipinti con i colori bianconeri in volto: un’usanza che è tipica dei tifosi più tranquilli, mentre i più esagitati hanno come tradizione quella di seguire le partite a petto nudo anche in pieno inverno (come avevo già notato ad inizio partita).

Prima di andarmene, penso per un attimo al viaggio alluccinante che li attende in pullman, sia se vanno verso la Germania che se vanno nella madrepatria attraverso l’ex-Jugoslavia, e mi rendo conto che non è nemmeno il peggiore che hanno fatto probabilmente: otto anni fa, in occasione degli europei in Portogallo, avevano raggiunto la Penisola Iberica sempre in pullman, ed al ritorno se lo fecero con un loro socio deceduto per overdose e chiuso nel vano del pullman!!! Torno a casa con una certezza: la prossima volta, mi procuro i biglietti in prevendita per il loro settore….


La Truffa Del Carnet

LA TRUFFA DEL CARNET E LA RISPOSTA DELL’AVVOCATO CONTUCCI

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Ricevo e pubblico questa mail dell’amico harken di Pescara a proposito della prossima emissione del carnet. Di sotto ho ben pensato di lasciare che a dare la risposta fosse una persona competente in materia: l’Avvocato Contucci di Roma!

Ciao Corrado, ti scrivo perché ho letto su internet grandi entusiasmi delle tifoserie sul carnet di biglietti approvato dall’osservatorio come possibile svolta per la tessera del tifoso; addirittura Federsupporter vanta questa determinazione dell’Osservatorio come una sua vittoria. Il dramma è che a tutti, Federsupporter per prima, sono sfuggite alcune parole, riferimenti, richiami nella determinazione che tutto sono benché una cosa positiva. Il carnet di biglietti è l’ultima grande truffa che vogliono imporci.

Partiamo per ordine con alcune premesse che sono fondamentali: i membri dell’osservatorio vengono nominati dalla politica, la quasi totalità degli attuali componenti è stata nominata da Maroni e non per loro competenze sulla materia ma solo per essere dei fedelissimi dell’ex-ministro. Il fortissimo servilismo verso la tessera e tutte le atrocità escogitate dal mordicaviglia si spiega con il fatto che, ipoteticamente, il nuovo ministro potrebbe fare tabula rasa mandando questi soggetti a spasso. E’ chiaro quindi come il servilismo gli garantirebbe un riciclo politico in qualche altro pletorico e inutile organismo pubblico di cui in Italia siamo pieni. Per darvi un termine di paragone pensate all’ex ministro Bernini, il servilismo peggiore premiato con la carica di ministro, segno che la tecnica funziona.

Torniamo alla determinazione che è composta di due fogli, uno tecnico e uno (l’allegato) che spiega in concreto cosa ha deciso l’osservatorio. Tutti sono corsi a leggere l’allegato che ci racconta la favoletta del carnet come primo passo verso le card sportive inglesi ignorando il primo documento che in particolare, riferendosi all’allegato spiega: VISTE(nel linguaggio amministrativo vuol dire “conformemente a ”) : la normativa di settore in materia di ticketinged in particolare le misure introdotte con il DL 8 febbraio 2007 concernente “misure urgenti per la prevenzione e repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche, nonché norme a sostegno della diffusione dello sport e della partecipazione gratuita dei minori alle manifestazioni sportive” come convertito con modificazioni dalla Legge 41 del 5 aprile 2007 e, da ultimo, integrato e modificato dal DL 12 novembre 2010 n.     […] ecc. ecc.

A tutti voi queste 2 cose nulla dicono.

1) La prima, il DL 8 febbraio 2007 altro non è che la normativa c.d. “Raciti” che riprende pari pari l’art.9 Amato. Tradotto: chiunque sia stato comunque destinatario di DASPO (anche se poi assolto, anche se daspato per un semplice errore di battitura del segretario rettificato dalla stessa questura pensate a  MariA Rossi invece che MariO Rossi ecc.)  o condannato in primo grado o secondo grado (anche se poi assolto in via definitiva) non potrà mai più, per il resto della vita, comprare un qualsiasi tipo di biglietto per una qualsiasi manifestazione sportiva (dal calcio alla formula 1) e dunque annesso carnet di biglietti.

2) La seconda inizia a creare il c.d. progetto “Questura on-line”  che per altro è espressamente richiamato nell’allegato:

“I possessori di fidelity card, rilasciata in maniera conforme agli specifici programmi varati dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, possono acquistare per le trasferte un tagliando dello stadio, ove sia attivo ed efficiente (ricordo che il programma è in fase di attuazione) il collegamento con “Questura on line” […] “ ecc. ecc.

Questura on line…. Non ditemi che non lo avete mai sentito? Se ricordate quando qualche mese fa vi spiegavo il futuro che ci attendeva (se fosse rimasto Maroni) vi ricordavo il progetto del database collegato con le questure in modo da applicare all’istante l’art 9. Spiega chiaramente il sito del Torino Calcio:

La Biglietteria del Torino Football Club, comunica […] che da sabato 5 febbraio  , entrerà in attuazione sul sistema Bigliettazione TicketOne sulla base del decreto legge n. 187 del 12 novembre 2010, il programma “Questura ON-LINE”.Tale normativa prevede che i dati relativi a ogni singolo tagliando d’ingresso emesso dal Torino Football Club vengano trasmessi in modalità “real-time” alla Questura, che provvederà in pochi secondi a autorizzare o negare l’autorizzazione alla stampa del biglietto.

BINGO! Come volevasi dimostrare sempre li vanno a parare. Come volevasi dimostrare, anche se una certa tifoseria dell’nord-est continua a far finta di non capire, il tesseramento che ti immette automaticamente nel database per una immediata applicazione dell’art 9, altro non è che il viatico per imporre a tutti quanti l’art. 9 senza la possibilità di ricorrere al giudice.

Occorre chiarire 2 punti per avere il quadro completo in mente prendendo spunto da alcune domande che mi hanno fatto:

Ma la TDT non ha motivi ostativi diversi da quelli dell’art 9? Non potrebbero darli anche al carnet?

Risposta: i motivi ostativi previsti dalla TDT sono una interpretazione di Maroni sull’art 9 (lui ci leggeva 5 anni post-DASPO prima e condanna solo definitiva poi da ottobre). Il peso giuridico della sua interpretazione è nullo, non vincolante come tutto il sistema tessera è (per evitare che possa essere impugnato davanti al giudice se ricordate). L’osservatorio potrebbe pure dire che solo chi possiede un cavallo può fare il carnet, resta sempre aria fritta perché la legge è (insolitamente) chiarissima e le loro “linee guida” (non determinazioni che sono impugnabili al TAR, ma proprio pareri di massima non vincolanti chiamati appunto linee guida) valgono zero e non hanno assolutamente la capacità di derogare alla legge.

Ma perché allora le questure continuano ad applicare le interpretazioni di Maroni e non l’art 9?

Rispondo anche riferendomi ad alcuni quesiti che si poneva Corrado sul perché in Italia ci fosse una simile repressione e DASPO fatti quasi di proposito. Nel 2007 Maroni emanò alcune disposizioni ministeriali nelle quali spiegava come agli arresti e alle operazioni di polizia si equiparassero i DASPO per gli avanzamenti di carriera. Gli ufficiali nella polizia avanzano di carriera in base agli arresti e non alle condanne (logicamente il processo segue logiche del tutto diverse sulle quali le fdo nulla possono). Applicare l’art 9 cosa avrebbe comportato? In genere chi in passato ha subito condanne da stadio o è stato destinatario di DASPO è probabile che faccia parte di qualche gruppo e che vi sia la possibilità più alta che commetta ancora qualche tipo di reato da stadio. E’ chiaro che una selezione preventiva con l’art 9 darebbe possibilità praticamente nulle di ripetere DASPO in continuazione prendendo note di merito. Non a caso dal 2007 c’è stata una drastica riduzione degli anni di DASPO inflitti dalle questure (è sempre + raro sentire di DASPO di 4 e 5 anni). Il ragionamento è in sostanza questo: ti DASPO 1 anno, torni e trovo un altro pretesto per ridasparti di nuovo per 1 altro anno ed in 5 anni ti ho daspato ben 3 volte, se applicassi l’art 9 non potrei dasparti manco 1 volta sola perché saresti scremato preventivamente oppure potrei farlo 1 sola volta. Ecco perché sentiamo di DASPO creativi (misure di bandiere non conformi, posto diverso, coreografie non autorizzate ecc.). Lo scopo dei vari questori diventa solo quello di rimetterti in condizioni di sottoporti a DASPO al fine di avanzare di carriera.

Chiaramente una simile follia non può andare avanti ancora, avevo letto da qualche parte come la ministra stesse ripensando dei modi di avanzamento di carriera diversi e quindi molto probabilmente ponendo fine a questa follia. Il progetto questura on-line era visto da Maroni come viatico per l’art 9 applicato non in forza di legge ma di provvedimenti non vincolanti, ora si spera che tutto ciò cessi definitivamente in quanto l’unico scopo possibile è quello dell’applicazione dell’art 9: provate a pensare di essere degli ufficiali di polizia. Come fate a controllare quasi due milioni e mezzo di biglietti staccati alla settimana 1 per 1 controllando se è stato DASPATO o condannato anche se poi assolto? Impossibile. Se però le questure avessero tutti i dati di chi compra i biglietti collegati con un database alla fedina penale sarebbe lo stesso sistema informatico a impedirvi di comprare il biglietto. Ecco quello che vogliono fare, roba che mano nell’URSS (a proposito dato che si applicherà anche per i biglietti omaggio Maroni come ci entra allo stadio visto che la violenza a PU rientra tra i reati c.d. “da stadio”?)

Ultima chicca tanto per dimostrare, se ancora qualcuno nutra dubbi, che razza di animali da armento incapaci e ignoranti siano quelli dell’osservatorio che della disciplina sulla sicurezza degli stadi nulla sanno. Il sistema delle fidelity card simil inglesi come vorrebbero introdurre (i vari livelli di fidelizzazioni dell’allegato) entrano, tutte quante, nel divieto della legge raciti all’art 8 che punisce con multe da 50 mila a 300mila euro per ogni persona fidelizzata. Ergo una simile previsione è illegittima e anzi costituisce reato. A dirla tutta anche la TDT rientra fra questi divieti e il fatto che sia “una card che promuove bla bla bla” è una semplice interpretazione dell’osservatorio che come spiegato sopra è aria fritta. Ogni tesserato con la sua scelta ha prodotto danni variabili da 50mila a 300mila euro alla propria società, tipica incoscienza delle bestie da armento tesserate.

Alla luce di tutto ciò il carnet, assieme alla tessera del pecorone, possono tranquillamente ficcarselo su per il culo.

Ps Ripensando al servilismo mi viene sempre in mente una frase di Aristotele: “ Sono i servi che fanno i tiranni”

Quella che segue invece è la risposta dell’Avvocato Contucci. Dopodichè ognuno tragga le proprie conclusioni…

Il ragazzo di Pescara ha ragione ma non scopre nulla di nuovo.
Qualche tempo fa scrissi chiaramente che la scelta, con l’introduzione del sistema questura on line, è solo tra
–        Andare ancora allo stadio
–        Non andarci più.
Quindi una cosa non la capisco: se il carnet è una presa per il culo, e posso capirlo, perché non lo è il singolo biglietto che tutti gli ultras continuano ad acquistare?
I pensieri devono avere una strategia e la nostra è quello della modifica dell’art. 9.
Lo abbiamo combattuto non facendo la tessera e non andando in trasferta, facendo diminuire gli spettatori.
Questo ha indotto l’ONMS a muoversi “aprendo” a forme alternative che sono le crepe aperte nel sistema TdT che porteranno alla modifica dell’art. 9.
Adesso è inutile – se non si conosce lo stato delle cose – aprire polemiche.
Sono sulla cosa 24 ore al giorno e siamo ad un ottimo punto.
Un saluto,
Lz

@lapadovabene


Catania, 2 Febbraio 2007

Cinque anni fa a Catania, dopo il derby col Palermo, moriva l’Ispettore Filippo Raciti. Fu una pagina tragica del calcio italiano, ed allo stesso tempo drammatica per il mondo ultras, visto che da quel momento tutto cambiò.

La repressione esisteva già nel nostro paese, ma quello che accade dopo quel 2 febbraio di cinque anni fa non ha precedenti per lo meno in quei paesi che si definiscono “democratici”: agli ultras venne vietato l’ingresso di striscioni, bandieroni, fumogeni, megafoni e tamburi; le trasferte considerate più a rischio vennero costantemente vietate; le società non potevano più vendere biglietti per le gare in trasferta con il risultato che tutta la prevendita andò ad ingrossare il culo di quelle associazioni a delinquere che prendono il nome di Ticket One, Lottomatica e compagnia cantante e per acquistare un biglietto bisognava farsi schedare; sempre più ragazzi si trovarono a scontare mesi di carcere ed anni di diffida senza nemmeno che ci fossero prove concrete nei loro confronti. Dulcis in fundo, l’introduzione della tessera del tifoso, su cui c’è stata una vera e propria levata di scudi da parte del mondo ultras. Da quel 2 febbraio 2007, gli stadi italiani si sono trasformati in caserme o, nel peggiore dei casi, in vere e proprie carceri a cielo aperti di sudamericana memoria. Eppure non è stato risolto nulla, anzi si sono accentuati i problemi. A cinque anni di distanza da quell’episodio e dall’ennesima legge speciale sulla violenza negli stadi (nemmeno per il terrorismo vennero fatte tutte queste leggi) possiamo dire senza possibilità di smentita, che l’unica cosa che è riuscito a fare il governo italiano è stata quella di svuotare gli stadi e di far morire il tifo. Non la violenza, che è continuata come gli anni precedenti: certo, sono in diminuzione gli episodi di violenza, ma sono capace anchio di farli diminuire vietando sistematicamente tutte le trasferte a tutte le tifoserie d’Italia! E’ come risolvere il problema degli incidenti stradali chiudendo le autostrade… In un anno come l’ultimo, in cui pochissime tifoserie si sono potute recare in trasferta, la dimostrazione è che in quasi tutte le trasferte a rischio si sono verificate piccole e grandi tensioni; questo è il fallimento delle politiche repressive!

Eppure l’intera vicenda è stata molto strana. A cominciare dallo svolgersi dei fatti, quel 2 febbraio 2007. Tanta, troppa gente a scontrarsi con la polizia, anche solo per un derby. Si dice che ci fosse tanta gente che con lo stadio ed il mondo ultras in realtà non centrava nulla, e che molti avessero il dente avvelenato con la polizia per motivi, diciamo così, extracalcistici. Infatti sul banco degli imputati alla fine ci finirono in due: Antonino Speziale, il principale imputato, minorenne all’epoca dei fatti, e Daniele Micale. Pochini per il disastro che è stato quella serata… Speziale venne arrestato la sera stessa della morte di Raciti, e la “prova” della sua colpevolezza (se così si può chiamare) sarebbe una registrazione interna alla Questura di Catania, dove il ragazzo si trovava con altri fermati. Vedendo il video diffuso a livello nazionale, uno dei ragazzi chiede (almeno sembra che chieda… parlano in dialetto catanese fra di loro, ed io non essendo catanese non capisco…) “L’hai fatto tu?” e lui farebbe di si con la testa. Tutto molto strano, di solito quando c’è la sicurezza di un colpevole, non si fanno problemi a mostrare tutto lo svolgimento dei fatti e dell’indagine, spiegando anche in maniera abbastanza chiara. Ricordo in questo senso la morte di “Spagna” (Clicca qui) e tutti i passaggi sottolineati per arrivare alla cattura di Barbaglia. In questo caso, la sensazione che avevo era quella di un “brancolare nel buio” da parte di forze dell’ordine e magistratura che ho rivisto poi per molti altri casi di morti “misteriose” accadute negli ultimi tempi (Meredith Kercher, Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, Carmela Rea e Roberto Straccia, tanto per citarne alcuni).

Speziale fondamentalmente è accusato di aver lanciato un sottolavello che avrebbe colpito Raciti, causandogli un’emoragia interna. Inizialmente si era parlato di una bomba carta, che lo avrebbe colpito in pieno, poi di un sottolavello che gli avrebbe spappolato il fegato. Non si è capito tuttavia come glielo avrebbe spappolato… Il suo iter giudiziario è quanto meno particolare: viene da prima scagionato dai R.I.S. di Parma (quindi non da un gruppo ultras, ma da un corpo dei carabinieri specializzato in un certo tipo di analisi…) secondo i quali le ferite riportate non sono compatibili con il corpo contundente utilizzato, e rimesso in libertà dal GIP, quindi nuovamente arrestato per ordine del Tribunale dei Minori di Catania.  La Corte Suprema tuttavia non fu d’accordo con questo nuovo arresto, ed invitò i giudici a rivedere la loro posizione. Tuttavia il Tribunale dei Minori non fu d’accordo con la Corte Suprema e ne dispose nuovamente l’arresto. Ancora la Cassazione lo rimette nuovamente in libertà, ritenendo incolmabili le lacune indiziarie, ma a questo punto interviene il PM che non ne vuole sapere di archiviare il suo caso e lo rinvia a giudizio con l’accusa di omicidio volontario. Fino ad oggi ha scontato due anni di carcere per resistenza aggravata. E’ stato anche denunciato per violazione del Daspo nel 2010, per aver assistito ad un allenamento del Catania. Al processo Speziale viene condannato a 14 anni, dopo otto ore di camera di consiglio. Otto ore per raggiungere un’unanimità di giudizio. Si va quindi in appello. E qui si verifica un’altro “piccolo” giallo: uno dei testimoni, un maresciallo dei carabinieri in servizio quella sera, non riconosce il sottolavello mostrato in aula come l’oggetto che ha colpito Raciti: “quello – ha ribadito in aula – però era completo di vasche per l’acqua, mentre questo ne è sprovvisto”. Speziale dal canto suo ha sempre ammesso di aver utilizzato il sottolavello negli scontri, dapprima per farsi largo per uscire dalla Curva e poi di averlo lanciato verso le forze dell’ordine senza tuttavia aver colpito nessuno. Ma viene ancora condannato a otto anni, per omicidio non più volontario ma preterintenzionale. La sua vicenda non si è ancora conclusa.

Micale in carcere c’è finito dopo più di un anno, il primo aprile del 2008. Un anno e due mesi d’indagine per riconoscerlo in base ad una felpa nera con la scritta “Meglio diffidato che servo dello stato”. E’ stato successivamente scarcerato il 20 giugno dello stesso anno. Di lui si è parlato molto meno, e l’unica cosa che si sa è che insieme a Speziale teneva in mano il sottolavello. In appello è stato condannato a 11 anni e 6 mesi per omicidio preterintenzionale. Anche lui ricorrerà in Cassazione. Dopo l’ultima sentenza ha detto: “Allo stadio ci tornerò, ed a testa alta!”.

Al processo d’appello di Speziale assisteva anche una signora, che in tutta questa vicenda è stata forse la protagonista assoluta. Assisteva con i figli, e con i colleghi dell’ex-marito, mi verrebbe da dire “presenze non scelte a caso”. Ma tant’è. Il suo nome è Marisa Grasso, da tutta Italia conosciuta come “Vedova dell’Ispettore Raciti”. Un pò di tempo fa venne fuori una questione non proprio pulita sul suo conto, che riporto tratta dal forum “Vivamafarka” (Clicca qui). Che non si pensi che sia farina del mio sacco:

Era il 2 febbraio 2007 quando l’ispettore Filippo Raciti perse la vita durante il derby Catania – Palermo svoltosi allo stadio Massimino. Morte riconosciuta e sentita a livello nazionale, come d’uopo, non solo perché l’ispettore Raciti è morto durante lo svolgimento del servizio, ma perché lasciava una famiglia composta da due bambini ed una moglie.
Da Palermo vengono rilanciate le ombre. Stando a Fabio Mazzarella di www.palermochannel.tv,  diversi sono stati gli aiuti economici in favore della famiglia Raciti – Grasso: “l’Associazione Italiana Arbitri, ha donato 30.000 Euro; a seguire, il Governo ha risarcito moralmente la famiglia di 75.000 mila euro per ognuno dei figli; ed ancora raccolte fondi e collette di vera e propria beneficenza per una donna “afflitta dal dolore” a causa dell’assurda perdita del marito”.
E fino a qui sembrerebbe tutto normale se non fosse che, in realtà, la giovane vedovella “non andava per niente d’accordo con il marito essendo: sposati, si, ma separati!” Una parte di questi fondi, ricevuti dalla “vedova”, sono stati investiti in una “villa ad Acitrezza in cui abita con il suo attuale compagno ex collega del defunto!” Non solo, ma la “signora vedova”, ad onor del giusto, spesso e volentieri è stata presente in programmi tv, lamentandosi della città di Catania, mettendo in evidenza alcune delle inefficienze legate alla sicurezza, all’inciviltà e disquisendo di problematiche sociali inappuntabili. Nonostante la comunità catanese la invitasse a non esporsi più in pubblico, perchè “u sovecchiu e comu u mancanti” lei continuò a parlare e straparlare, facendo accrescere le “donazioni” per lei e per i suoi due figli.
I fondi crebbero a tal punto che riuscì anche ad acquistare “una villa in Sardegna in cui passa le vacanze con figli e fidanzato!” Un caso quello della vedova Raciti costruito per lo più dalla stampa, che ha indotto tutta l’Italia a “donare” conforto (e non solo) a questa giovane donna, che indubbiamente ha trovato il modo di consolarsi. L’opinione pubblica, dunque, è stata abbindolata dai media attraverso la figura afflitta, sconvolta e disperata di una giovane donna con a carico due figli. Noi non siamo qui, per giudicare la condotta morale della Signora Grasso poiché, si sa, chi “muore giace e chi vive si da pace”, e non vogliamo neanche sembrarvi cinici o spudorati nel linguaggio, ma la verità non sta mai da una parte sola. Oggi la stampa è in grado di manipolare le coscienze, svelare e tenere nascosti fatti, o addirittura camuffarli, ma è anche giusto dare spazio a questo genere di notizie per creare un confronto sano.
Vi sono tantissimi militari, rientrati dalla missione in Kosovo, malati di tumore che non percepiscono neanche lo stipendio, poiché lo Stato non gli riconosce la causa di servizio; migliaia di figli di vittime del dovere in attesa di essere riconosciuti come tali; tantissime donne perdono i loro uomini sul lavoro (morti bianche) e non hanno il diritto di esporsi con la stampa, non chiedono nulla perché spesso nei loro confronti si alza un muro di omertà, che spinge gli stessi lavoratori a tacere.

Qualcuno storcerà il naso, vista l’area politica di provenienza di “Vivamafarka”. Ma la notizia era stata ripresa dal sito Cataniapolitica.org. Volete vedere cosa riporta oggi quello stesso sito alla pagina interessata? Cliccate qui.

E non è l’unico sito ad essersi visto sequestrare la pagina. Ad esempio cliccando qui accederete alla pagina di “Qui Mineo”. Dove fra l’altro ci sono molti altri link di altri siti posti sottosequestro per lo stesso motivo.

Anche La Padova Bene aveva riportato la notizia. Mi arrivò un bel giorno una mail della Polizia Postale di Catania, che riporto:

Gentile redazione,
sul forum del vostro sito alla url http://millenovecentodieci.blogspot.com/2010_11_02_archive.html, viene riportata una discussione intitolata “LA VERITA SULLA POVERA VEDOVA RACITI” pubblicato Pubblicato da La Padova Bene – Categoria: Ea Scoassara, tratto da un articolo (“Le ville della vedova Raciti”) tratti da altri giornali on-line di cui si è già proceduto a sequestro preventivo,indagando i responsabili per diffamazione, a seguito di apposita querela della parte lesa. Come può essere verificato on line.
Si chiede pertanto, al fine di evitare apposita procedura con sequestro di rimuovere con urgenza i testi interessati.
In attesa di risposta. Cordiali saluti.
Polizia di Stato
Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni “Sicilia Orientale” – Catania

Potete trovarla a questo link.

Mi chiedo: anche se la signora Grasso avesse utilizzato i proventi delle offerte raccolte in giro per l’Italia per acquistare delle ville, avrebbe commesso qualche reato? Risposta: no, non avrebbe commesso nessun reato! Ma avrebbe fatto una figura di merda a livello nazionale, sputtanando la sua immagine di “vedova inconsolabile con due figli piccoli da crescere senza il marito”, e contemporaneamente sputtanando la Polizia di Stato che a lei si è appoggiata tantissimo. La mistica degli “eroi sottopagati che rischiano la vita per i cittadini”. Recentemente la signora Grasso si è anche buttata in politica, con l’UDC. Cliccate qui per i particolari. Io direi che può essere la sua strada, ha un futuro.

Tornando al caso Raciti, fu proprio Marisa Grasso ad esprimere profonda soddisfazione per la sentenza del processo d’appello: “Che sia d’esempio!” tuonò dopo il pronunciamento del Giudice che aveva condannato Speziale a 8 anni. Personalmente, se dopo che un imputato per la morte di un mio familiare in primo grado viene condannato a 14 anni ed in appello solo a 8 io mi sento preso per il culo! A meno che non sappia dell’innocenza dell’imputato, e non stia cercando un capro espiatorio. Magari per tenere in piedi un castello di carte che nel frattempo ho contribuito a costruire. Allora otto anni in quel caso mi andrebbero benissimo… Di Speziale non penso che sia un santo, ma mi sembra abbastanza evidente che è considerato un capro espiatorio. Serviva un colpevole, il colpevole è stato trovato, stop. Ma c’è una cosa che Marisa Grasso in tutto questo non considera: così facendo non solo il suo ex-marito non tornerà più in vita come del resto ha dichiarato anche dopo la sentenza d’Appello lei stessa; ma nemmeno avrà mai una giustizia perchè di fatto il colpevole della morte di suo marito non è mai veramente venuto fuori!

Ma se non sono stati Speziale e Micale, allora chi sarebbe stato il responsabile della morte dell’Ispettore Raciti? Quello non lo posso sapere, ma un sospetto mi è sempre balenato in testa… Guardate qui cosa dichiarò un poliziotto in servizio quella sera al Cibali:

Lo scenario raccontato dall’agente scelto alla guida del Discovery la sera della morte di Filippo Raciti avvenuta il 2 febbraio 2007.
Il Discovery della polizia si muove in retromarcia per sfuggire all’inferno di pietre, fumo e bombe carta scatenato dagli ultras catanesi. Poi, un botto improvviso sulla vettura. In quel momento l’ispettore Filippo Raciti si porta le mani alla testa e si accascia. Due colleghi lo adagiano nel sedile posteriore del fuoristrada; l’ispettore si lamenta dal dolore e non riesce a respirare. Potrebbe essere in questo racconto, nel verbale redatto il 5 febbraio scorso alla squadra mobile di Catania, la soluzione del ‘caso Raciti”, l’ispettore di polizia morto dopo gli scontri con i tifosi durante il derby Catania-Palermo del 2 febbraio.
A raccontare è l’autista del fuoristrada, l’agente scelto S. L., 46 anni. E’ lui che ricostruisce dettagliatamente quella giornata di follia: dall’arrivo dei pullman con i tifosi del Palermo sino agli ultimi momenti di Raciti. Il passaggio più importante del verbale va collocato intorno alle 20,30. Più di un’ora dopo il presunto contatto con gli ultras di fronte al cancello della curva Nord e a partita appena conclusa, mentre fuori dallo stadio continua la guerriglia. Rivela S. L.: “. In quel frangente sono stati lanciati alcuni fumogeni, uno dei quali è caduto sotto la nostra autovettura sprigionando un fumo denso che in breve tempo ha invaso l’abitacolo. Raciti ci ha invitato a scendere dall’auto per farla areare. Il primo a scendere è stato Raciti. Proprio in quel frangente ho sentito un’esplosione, e sceso anch’io dal mezzo ho chiuso gli sportelli lasciati aperti sia da Balsamo che dallo stesso Raciti ma non mi sono assolutamente avveduto dove loro si trovassero poiché vi era troppo fumo. Quindi, allo scopo di evitare che l’autovettura potesse prendere fuoco, mentre era in corso un fitto lancio di oggetti e si udivano i boati delle esplosioni, chiudevo gli sportelli e, innescata la retromarcia, ho spostato il Discovery di qualche metro. In quel momento ho sentito una botta sull’autovettura e ho visto Raciti che si trovava alla mia sinistra insieme a Balsamo portarsi le mani alla testa. Ho fermato il mezzo e ho visto un paio di colleghi soccorrere Raciti ed evitare che cadesse per terra”. Raciti viene adagiato sul sedile e soccorso da un medico della polizia.

La notizia venne riportata dall’Espresso. A conferma di ciò c’erano anche dei segni di vernice blu trovati addosso al corpo di Raciti. Ma i giudici durante il processo ritennero che la velocità con cui la camionetta aveva colpito Raciti era insufficiente. Non si affidarono a nessuna perizia, gli bastò guardare un filmato di Sky. Il filmato chiaramente è introvabile. Ed il poliziotto che redasse questo verbale, la sera stessa venne trasferito. Ma guarda un pò le coincidenze della vita!

La Padova Bene



Comunicato Curva Sud San Dona’

REPRESSIONE CREATIVA A SAN DONA’.

Con il presente comunicato la Curva Sud di Sandonà intende esprimere la propria posizione in merito ai fatti di Domenica 23 Ottobre in occasione di Tamai-Sandonàjesolo.

Non siamo abituati a scrivere comunicati, ma l’apparato sanzionatorio messo in atto a più livelli impone una reazione chiara ed univoca.

Non cerchiamo giustificazioni. Vogliamo semplicemente raccontare come sono andati realmente i fatti.

E vogliamo, in conclusione, mostrare come l’insieme delle sanzioni raggiunga un risultato del tutto spropositato, ingiustificato, surreale.

A causa dei fatti di domenica scorsa, ai danni della società e di tutta la tifoseria biancoceleste, negli ultimi tre giorni si sono succeduti nell’ordine i seguenti provvedimenti: sanzione di euro 2.500 a carico della società; partita casalinga contro il Pordenone a porte chiuse; trasferta contro il Sarego (VI) vietata a tutti i residenti in Provincia di Venezia; ordinanza comunale di divieto di vendita di alcolici nel perimetro di 500m dello Stadio Zanutto.

Riportiamo di seguito la motivazione della sanzione:

“Per avere propri sostenitori in campo avverso:
– dal 28° minuto del primo tempo e fino al termine della gara rivolto espressioni gravemente offensive e minacciose all’indirizzo degli ufficiali di gara e degli organi federali;
– in più occasioni, lanciato numerose (circa 50) lattine di birra, piene e vuote, contro i calciatori della squadra avversaria ed uno degli assistenti arbitrali. Quest’ultimo veniva fatto oggetto anche del lancio di numerosi sputi che lo attingevano alla testa;
– al termine della gara, tentato di forzare il cancello di accesso alla zona degli spogliatoi senza riuscire nell’intento per il tempestivo intervento delle forze dell’ordine e di alcuni dirigenti della società. Gli ufficiali di gara erano costretti a ritardare l’uscita dai propri spogliatoi e venivano scortati dalle forze dell’ordine fino al casello autostradale.
Sanzione così determinata in considerazione della reiterazione e gravità dei fatti oggettivamente idonei a ledere la integrità fisica dei presenti sul terreno di gioco, tanto da avere indotto l’arbitro a sospendere la gara per alcuni minuti.”

Adesso facciamo le doverose premesse e le necessarie precisazioni.

I presunti comportamenti descritti nel comunicato (con le precisazioni che seguono) trovano la propria causa nel comportamento del giocatore del Tamai, un tale Zanardo, il quale, dopo aver realizzato un rigore inesistente, ha avuto la brillante idea di recarsi ad esultare sotto il nostro settore, sfottendo tutta la tifoseria con gesti plateali. La sintesi video della partita –consultabile liberamente sul sito della società- prova in modo incontrovertibile il comportamento del giocatore. Dopo aver realizzato il rigore, Zanardo ha percorso quaranta metri per recarsi a poca distanza dal nostro settore con atteggiamento a dir poco provocatorio. A quanto pare, Zanardo è abituato a sbeffeggiare i tifosi ospiti al momento di esultare. Sfortunatamente per  Zanardo, i ragazzi di San Donà non sono abituati ad essere presi per il culo. Se li provochi, rispondono. Se li offendi gratuitamente, ti rispondono con gli interessi. I ragazzi della Sud si sono comportati come qualsiasi altro uomo con un briciolo di dignità che, offeso e preso per il culo, si alza e ti affronta. Queste, pertanto, sono le doverose premesse a quanto successo nel postpartita.

In merito al comunicato, sono necessarie le seguenti precisazioni.

In primis, non è affatto vero che la gara è stata sospesa “per alcuni minuti”. Le riprese video della partita confermano che la gara è rimasta sospesa solo per qualche secondo, e in particolare nei momenti immediatamente successivi alla provocazione di Zanardo, quando il capitano della nostra squadra è venuto sotto il nostro settore per stemperare il clima di tensione. La partita è ripresa subito dopo.

Non si riesce a capire come abbiano potuto quantificare in “almeno 50” le lattine di birra lanciate sul campo. Chi le ha contate? Sono state tutte lanciate dagli ultras del Sandonà? Mistero.

Non risponde al vero nemmeno l’affermazione secondo la quale i ragazzi di San Donà avrebbero “tentato di forzare il cancello di accesso alla zona degli spogliatoi”. Tale affermazione è spudoratamente falsa per il semplice fatto che il cancello di accesso agli spogliatoi era già aperto nel momento in cui i ragazzi sono andati a cercare chiarimenti con il giocatore avversario. Dopo pochi minuti, la situazione è tornata alla normalità. Sono volati insulti, ma il tutto è rientrato senza che fossero commessi danni alle strutture della società ospitante e senza che venisse aggredito alcun giocatore. Il “tempestivo intervento delle forze dell’ordine” non ha visto l’intervento di un intero battaglione di celerini, bensì la presenza di due (due!) carabinieri in servizio che, se la situazione fosse stata grave come decritta, avrebbero avuto un po’ di lavoro a fronteggiare  la trentina di ultras biancocelesti. E ciò ad ulteriore conferma dell’esagerata rappresentazione fornita dal comunicato!

Questi sono i fatti di domenica scorsa così come realmente accaduti. L’abbiamo detto in premessa: non cerchiamo giustificazioni.  Se veniamo provocati gratuitamente, rispondiamo tono su tono.

Ci sia consentito una breve riflessione. Gli ultras pagano a caro prezzo qualsiasi comportamento che le autorità ritengano “potenzialmente lesivo dell’ordine pubblico”. Pochi giorni fa, due nostri ragazzi hanno ricevuto il Daspo per aver acceso due innocui fumogeni (sic!) durante una partita di campionato. Contro i gruppi organizzati la repressione colpisce puntualmente anche i comportamenti più irrilevanti. Tale pugno di ferro, tuttavia, colpisce esclusivamente il mondo degli ultras. Perché non si comincia a punire severamente anche coloro che con il loro comportamento hanno creato situazioni di possibile tensione? In particolare, perché non si puniscono quei giocatori che, in balia di un ridicolo superomismo, provocano le tifoserie avversarie con conseguenze ben più gravi di quelle appena descritte?

A Firenze, un ultras bolognese ha subito il Daspo per aver mostrato il sedere ai tifosi viola. Tale comportamento è stato valutato dalle autorità come istigazione alla violenza e pertanto meritevole di essere sanzionato con il divieto di accesso agli stadi. Se mostrare il sedere è “istigazione alla violenza” (tu pensa..), come può essere considerato il comportamento di un calciatore che percorre quaranta metri, si reca proprio sotto il settore della tifoseria ospite, ed esulta con gesti plateali ed offensivi scatenando una legittima reazione?

Perché, nel nostro caso, nei comunicati non si è fatto alcun riferimento all’ingiustificata provocazione di Zanardo? In altre parole, perché devono pagare sempre gli ultras?

E pagano un conto salato.

In via immediata è scattata l’ammenda di 2.500 euro a carico della società, e la prescrizione di giocare la partita contro il Pordenone a porte chiuse. Queste sono le sanzioni che il Giudice Sportivo della Lega Dilettanti ha comminato al Sandonàjesolo.

Non solo. L’eco distorto dei fatti di Tamai è giunto su su fino alle sempre sensibili orecchie delCasms, il celeberrimo Osservatorio delle manifestazioni sportive. Trattasi di un consesso di uomini con una provata esperienza sul campo. Non è dato sapere cosa sia stato riferito in merito ai fatti di domenica, fatto sta che nella mattina del 27 Ottobre il Casms sentenzia laconico M.M. Sarego – Sandonà Iesolo” (serie D) del 6 novembre 2011, chiusura del settore ospiti e divieto di vendita ai residenti nella Provincia di Venezia;”.

Tale determinazione è completamente priva di presupposti ed è parzialmente sfornita di efficacia sanzionatoria. E’ priva di presupposti perché non si riesce a comprendere il benché minimo profilo di criticità della partita in questione. Le due squadre non si sono mai affrontate prima. Il MM Sarego non ha alcuna tifoseria. Nessuna preoccupazione può essere ricavata dal fatto che il match si disputerà nello stadio comunale di Montecchio, struttura “all’inglese” priva di barriere divisorie. Infatti i supporter sandonatesi si sono recati numerosissime volte allo stadio di Montecchio, dove superavano di gran lunga la presenze dei tifosi locali, il tutto senza dare il minimo disturbo sotto il profilo dell’ordine pubblico! Anzi l’arrivo dei supporters è sempre stato salutato con somma felicità dal ragionerie della società e dei gestori del bar che entrambi segnavano il record stagionale di incassi.

Tale decisione non stupisce più di tanto. E’ lo stesso Casms, infatti, che vieta trasferte in occasione di partite tra tifoserie gemellate, dando prova della propria competenza in materia.

In questo caso, tuttavia, il Casms si è addirittura superato. E’ riuscito ad imporre una restrizione che non può essere realizzata. La chiusura del settore ospiti, infatti, non può essere attuata per il semplice fatto che a Montecchio non esiste alcun settore ospiti! Si tratta di uno stadio che consta di una semplice tribuna coperta senza alcuna divisione. Ciò la dice lunga sulla consapevolezza di questo organismo nel determinare le proprie decisioni.

La creatività dei “ragazzi del Casms” ha raggiunto vette impensabili: sono riusciti a creare magicamente un settore ospiti che non esiste, per poterlo poi chiudere!

Al delirio sanzionatorio a cui stiamo assistendo, non poteva mancare all’appello l’amministrazione locale. Dopo la Giustizia Federale, dopo l’intervento governativo tramite il Casms, anche il Comune scende in campo. Ecco scattare l’ordinanza di  divieto di somministrazione di bevande alcoliche nel raggio di 500m attorno allo Stadio Zanutto due ore e un’ora dopo le partite casalinghe. San Donà di Piave non è una metropoli, e lo stadio comunale si trova sfortunatamente in pieno centro cittadino. L’applicazione di questa sanzione si estende quindi a tutti gli esercenti del centro cittadino. Saranno colpiti tutti i locali del centro, ristoranti, pizzerie, nonché la stazione dei bus e dei treni. Se il buon padre di famiglia ordinerà una birra in pizzeria, il solerte cameriere dovrà rispondere “No signore!”.

Questo è quanto le pubbliche autorità sono riuscite a combinare a causa di episodi di modestissima entità. Una situazione completamente surreale.

Da parte nostra, la Curva Sud sarà regolarmente presente fuori dallo Stadio Zanutto in occasione della partita contro il Pordenone: non sarà una porta chiusa ad impedirci di sostenere i nostri colori. Nonostante il divieto di vendita dei biglietti, sarà inoltre presente in massa anche a Montecchio Maggiore. E per quanto riguarda il divieto di vendita di alcolici, non c’è alcun problema: ci porteremo le birre da casa.

Curva Sud Sandonà

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Pay-tv???No grazie…

Quando gli ultras si scagliarono contro il calcio moderno e il calcio spezzatino quello che spalmava i match domenicali in ogni giorno della settimana ad orari sempre più assurdi erano in pochi quelli che ammettevano di avere ragione…ora qualcuno sta aprendo gli occhietti chiusi ed assonnati spenti davanti ad un televisore…

Sempre meno tifosi allo stadio, record per le tv:

Sempre meno tifosi allo stadio, sempre di più davanti al televisore. È questo il trend che caratterizza attualmente il calcio italiano. Dal 2008 a oggi, come riporta oggi la ‘Gazzetta dello Sport’, gli abbonati allo stadio sono infatti calati del 20,4 per cento, mentre i telespettatori del calcio a pagamento sono cresciuti del 69 per cento. Quest’ultimo dato peraltro non considera gli abbonati a Premium, e dunque, nella realtà è sicuramente anche superiore.

Non si può dunque non constatare nel nostro Paese una fuga dagli stadi. I nostri impianti sono sempre più delle cattedrali nel deserto, e la loro percentuale di riempimento è ampiamente la più bassa d’Europa: appena il 61 per cento, di contro al 69 per cento della Francia, al 73 della Spagna, all’88 della Germania e al 92 dell’Inghilterra. Di contro le televisioni che puntano sul calcio fanno affari.

Sky ha appena festeggiato il traguardo dei 5 milioni di clienti, ma anche Mediaset Premium è in costante crescita. Nell’ultima giornata di Serie A gli ascolti delle due piattaforme hanno superato per la prima volta il muro dei 10 milioni di telespettatori.

Perché, viene da chiedersi, i tifosi italiani preferiscono guardare le partite dal divano di casa e gli stadi italiani sono i più vuoti d’Europa? A incidere su questa tendenza sono indiscutibilmente le condizioni degli stadi italiani, vecchi e spesso inadeguati alle esigenze del calcio moderno.

Una riprova indiretta la si è avuta dall’incremento di abbonamenti che ha avuto la Juventus con il passaggio al nuovo stadio di proprietà: la società bianconera è passata dai 14.290 abbonati della passata stagione ai 24.137 odierni, con un incremento dei ricavi del 135 per cento. Sono cresciuti anche gli abbonati di Lazio, Novara, Napoli e Cesena. In calo le due milanesi, a picco la Fiorentina, che con appena 13.024 tessere vendute tocca il punto più basso dell’era Della Valle.

dodicesimouomo.net

e come si pensa a riportare le famiglie negli stadi???non abbassando il prezzo dei biglietti ma bensi la trovata che riempirà gli stadi…A partire dalla prossima giornata di serie A in tutti gli stadi ci saranno maxi-schermi sui quali si potranno rivedere – nell’intervallo e a fine gara – tutti i gol di tutte le partite del campionato. Solo le reti, ma non la moviola (l’Aia non la vuole in campo). Un’iniziativa interessante per accrescere l’offerta di spettacolo allo stadio e cercare di bilanciare la spaventosa concorrenza delle partite in tv vendute a prezzi sempre più stracciati…cazzo…la svolta…ma  per fortuna qualcuno in europa si è accorto di come gli stadi si stiano svuotando a favore del pacchetto televisivo…

La sentenza “bomba” della Corte di Giustizia Ue riporta il pubblico negli stadi

La recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea può avere come effetto il ritorno del pubblico negli stadi di calcio. Lo evidenzia Federsupporter nel suo studio sulla sentenza che viene allegato in calce al presente comunicato.

Questo perché, secondo l’esame di Federsupporter, il venir meno dell’esclusiva per la trasmissione delle partite costringerà i club, in particolare della serie A, a trovare nuove fonti di guadagno poiché i ricavi dalla vendita dei diritti tv avrà probabilmente minor peso rispetto al passato.
Secondo lo studio di Federsupporter la Corte di Giustizia Ue ha evidenziato tre punti chiave:
1) Sono legittimi e leciti la commercializzazione e l’uso nei Paesi membri della UE di dispositivi di decodificazione di trasmissioni televisive fabbricati e/o commercializzati con l’autorizzazione di un ente televisivo di uno dei suddetti Paesi
2) Violano le norme comunitarie sulla concorrenza le clausole di contratti di licenza per la trasmissione di partite di calcio che vietino ad enti radio-televisivi di fornire impianti di decodificazione che permettano l’accesso a tali trasmissioni anche al di fuori della zona geografica oggetto dei contratti stessi.
3) Gli incontri di calcio non possono essere tutelati sulla base del diritto d’autore ed il diritto della UE non li tutela ad alcun altro titolo nell’ambito della proprietà intellettuale. Gli incontri sportivi non possono essere considerati quali creazioni intellettuali, qualificabili come opere ai sensi delle norme comunitarie sul diritto d’autore e ciò vale, in particolare, per gli incontri di calcio che sono disciplinati dalle regole del gioco che non lasciano margine per la libertà creativa ai sensi del predetto diritto d’autore.

Fonte: Torino Granata

ed anche qualche presidente sta aprendo gli occhietti…anche loro si poco poco…

 Il presidente del Cagliari, Massimo Cellino, intervistato dalla ‘Gazzetta dello Sport’, ha attaccato ancora una volta l’attuale sistema del calcio italiano, scagliandosi contro le pay tv , il comportamento di molti presidenti e la mancanza di una legge sugli stadi, tutti elementi, secondo lui, responsabili dello sfollamento degli impianti.
“Il predominio delle pay tv è la conseguenza dell’atteggiamento superficiale e da dopolavoristi di alcuni miei colleghi presidenti, – ha affermato il patron rossoblù – Sky e Mediaset fanno il loro mestiere. Solo che abbiamo concesso loro tutto, anche le riprese nei bagni, e questo nuoce al calcio che ha bisogno anche di un po’ di romanticismo. Viceversa, avremmo dovuto stare attenti alle loro richieste”.
Per Cellino dunque i club hanno fatto troppe concessioni alle televisioni. “Andavano bene le partite in trasferta – ha continuato il presidente della squadra sarda – adesso non c’è limite. Siamo stati miopi e poco lungimiranti. La realtà è nitida: la tv si è mangiata il pallone”.
Troppi proventi arriveranno quindi dalle tv, troppo pochi dai botteghini degli stadi. “Noi abbiamo perso la metà degli abbonati, – ha sbottato Cellino – anche perché il meccanismo della tessera del tifoso è farraginoso e scaccia tutti anziché colpire delinquenti e violenti. Finirà che metteranno le sagome di cartone in curva e applausi e fischi registrati come nelle sit-com. Un disastro che nuoce a tutti”.
Difficile secondo il patron rossoblù che si giunga a una legge degli stadi che incentivi la realizzazione di impianti moderni. “Non passerà mai, – ha spiegato – sarebbe come un boomerang per le lobby del mattone”.
Il caso Juventus per Cellino è una situazione particolare difficilmente ripetibile. “Alla Juve il Comune ha regalato l’area, – ha detto – attraverso una convenzione pluridecennale, e attorno c’è un centro commerciale”.
Anche il Cagliari però tra non molto potrebbe avere il suo stadio di proprietà, la Karalis Arena. “Se tutto fila, – ha affermato Cellino – a giorni potremmo avere il via libera per il nuovo stadio. Ho comprato i terreni, fatto il progetto e mi sono indebitato. Ma questa non è la mia sfida, ma quella di tutti i sardi, che imprenditorialmente non sono inferiori a nessuno”.

lapadovabene.is

ultima chicca sul tema…

Fanno sesso allo stadio: “la partita era noiosa”…

Le immagini pubblicate dal quotidiano tedesco Bild non lasciano molto spazio all’immaginazione: non tutti i tifosi del Bayern Monaco presenti alla ‘Rhein-Neckar-Arena’ durante la partita contro l’Hoffenheim hanno seguito con attenzione la partita. Due di loro, infatti, hanno sostenuto la squadra più che altro con ‘passione’, coniugando il piacere prettamente sportivo con quello carnale e consumando un rapporto sessuale in pubblico, nel settore ospiti.

La partita era cominciata da soli 16 minuti quando la coppia ha iniziato ad abbassarsi i pantaloni e a fare sesso. “Una cosa incredibile”, ha racconato un testimone, “non riuscivo a crederci. Come se nulla fosse si sono calati tutto e hanno cominciato a fare il resto. Incredibile”.
Intorno ai due di è diffuso un certo imbarazzo, fino all’intervento provvidenziale degli steward, che hanno dichiarato: “Difficile credere che nessuno se ne fosse accorto. In ogni caso nessuno ha fatto, né detto niente. Quelli proseguivano come se nulla fosse, senza alcuna vergogna”.

“Eh sì, era davvero difficile non rendersene conto”,ha proseguito un testimone, “Appena si sono accorti di quello che stava succedendo, gli hanno intimato di smetterla”. Fino all’arrivo della sicurezza, che ha messo fine alla scenetta erotica, che qualcuno comunque è riuscito a riprendere e mettere in rete, con unboom di accessi. Per tutti gli altri tifosi, Hoffenheim-Bayern è solo una partita che si è conclusa semplicemente 0-0.
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