Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

libertà per gli ultras

Nick Hornby e la tessera del tifoso

Nick Hornby e la tessera del tifoso

Nick Hornby e la tessera del tifoso

L’iniziativa “Trasferte libere”, di cui si può leggere qui, ha fatto venir fuori dal cassetto un pezzo di due anni fa, sulla tessera del tifoso. Facile premonizione, quella di stadi un po’ più tristi. E nulla è cambiato, se non che almeno, non c’è più l’obbligo di legare la tessera a una carta di credito. Ma la riflessione, che resta, la ripropongo. Intatta.

Nick Hornby, nel suo capolavoro “Febbre a 90”, racconta di sé e del calcio, di un rapporto di amore che esplode all’improvviso e lo accompagna per una vita intera. Scopre, iniziando la sua avventura, cosa vuol dire stare sugli spalti e tifare e spiega quasi con crudeltà: «L’intrattenimento come dolore era un’idea che mi giungeva del tutto nuova». Così mette una gigantesca didascalia a quella che è la vita di un tifoso: la vita di chi paga per partecipare a una sofferenza, di chi fa sacrifici per provare un altro tipo di dolore per un’ora e mezza più intervallo e recupero. Va così, da sempre: chi è allo stadio da tifoso lega il suo umore al risultato e inevitabilmente soffre: se si è in vantaggio e la partita non è ancora finita, se si è in svantaggio e non si riesce a rimontare, se si è pari e chissà cosa può accadere. Non si cerca il bello, quando si va allo stadio: si cerca l’appagamento. Prima, però, si soffre. Qualcosa di straordinariamente diverso da ogni altra forma di arte o di attrazione. «Ero già stato a degli spettacoli, ma era diverso: i vari tipi di pubblico di cui avevo fatto parte fino a quel momento avevano pagato per divertirsi, e sebbene si potesse scorgere occasionalmente un bambino irrequieto o un adulto che sbadigliava non avevo mai notato visi contorti dalla rabbia, o dalla disperazione o dalla frustrazione». Ma nonostante la clamorosa e innegabile differenza l’intrattenimento come dolore ha successo: non per stupidità, ma per passione. E in quel malsano sentimento, oltre che nelle parole di Hornby, c’è tutto quello che manca al calcio di oggi: la poesia dell’essere tifoso. Non c’è più, è finita per l’abuso della libertà negli stadi prima e per le modernità non sempre coerenti con l’obiettivo. La poesia, a meno che la si riesca a vedere in una tessera da sottoscrivere, piena di tecnologia al punto da instillare il sospetto che si possano controllare i movimenti di ogni tifoso, è morta. La bellezza della disperazione di un uomo sugli spalti, dei visi contorti dalla rabbia appena sublimemente raccontati è sfregiata da una carta di credito prepagata diventata necessaria per una trasferta, un abbonamento, chissà forse domani anche per fare il biglietto.
Si è aggiunto troppo a un progetto che inizialmente poteva attirare: si è smontato l’appeal, distorto l’interesse vero, si è varcata la soglia tra il vantaggio per i tifosi che scelgono di fidelizzarsi e quindi tesserarsi e la rigorosa imposizione per chiunque abbia voglia di seguire il calcio, con passione o senza.
E’ l’obbligo che ha fatto perdere di vista l’utilità delle tessera: è il “doverla” fare che non è riuscito a spiegare i privilegi che, eventualmente, dovranno prima o poi esserle associati. Insinuando il dubbio di un controllo più alto, via breve per spiegare la duplicazione di funzioni rispetto a biglietti nominativi e abbonamenti moderni. E’ l’immagine del calcio del futuro che, però, rattrista: senza la suggestione degli esodi in trasferta, con gradoni disadorni e ogni giorno più vuoti. Con il vincolo di fedeltà alla propria squadra («I matrimoni – scrive Hornby – sono ben lontani da tale rigidità: non beccherai mai nessun tifoso dell’Arsenal che sgattaiola verso il Tottenham per una scappatella») messo alla prova da dure e lunghe trafile, da scelte che porteranno prima o poi verso la dissoluzione non solo della parte violenta del calcio, ma anche di quella colorata e passionale, perché nella foga ci si sta portando via tutto, avvicinando lo stadio al teatro e, quindi, stravolgendone l’idea. Scrive ancora Nick Hornby, nel suo romanzo che se ci fosse stata la tessera del tifoso non avrebbe potuto scrivere: «L’atmosfera è una delle componenti fondamentali nell’esperienza del calcio. Questi enormi settori (le curve, ndr) sono tanto importanti per i club quanto i giocatori, non solo perché i loro habitué offrono un supporto di tipo sonoro alla squadra, e non solo perché riforniscono le società di grosse somme di denaro, ma perché, senza di loro, a nessun altro gliene fregherebbe niente di andare allo stadio».
Il viaggio intorno alla tessera del tifoso non ha fermato le contraddizioni, aumentandole in alcuni casi. Mostrando una volontà (riportare la gente allo stadio) che stride con l’umore popolare, con la cultura rumorosa del calcio di casa nostra: «Chi farà casino adesso? I bambini e le loro mamme e i loro papà piccolo-borghesi di periferia verranno ancora, se dovranno fare tutto da soli? O si sentiranno imbrogliati? Perché in pratica il club ha venduto loro dei biglietti per uno spettacolo in cui l’attrazione principale è stata rimossa per fare loro spazio». Molto, poi, finisce per sbattere sulla propaganda sbagliata a proposito della “tessera”: se è utile lo si stabilisce prima legandola ai vantaggi del club esclusivo che si va pubblicizzando. E se sono solo vantaggi di ordine pubblico, allora tutto il resto del sospetto è fondato. Se ce ne sono altri, nessuno li ha presentati. Tranne uno, forse il più fastidioso: legare la tessera a una carta di credito ricaricabile. Associare la passione a uno strumento finanziario, rendere cliente chi vuol essere semplicemente tifoso, vincolare la fede sportiva al denaro, per quanto elettronico. Qui muore la poesia del calcio, il fascino dell’intrattenimento con dolore da cui si è partiti. Qui si scava la vera differenza: perché il cuore sta a sinistra e le carte di credito di solito nella tasca posteriore destra. Anche geograficamente la distanza è troppa.

@fulviopaglialunga.it

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Catania vs Chievo Verona

Striscioni contro sentenza Raciti
Denunciati tre tifosi rossoazzurri

Grazie alle analisi delle immagini del sistema di video sorveglianza dello stadio gli agenti della Digos sono riusciti ad identificare tre dei tifosi che avevano in mano lo striscione. La questura ha disposto per i tre denunciati il divieto di accesso allo stadio.

Striscione_micale_speziale

Striscione durante la partita Catania – Chievo

CATANIA –  Striscioni che contestavano le ultime sentenze di condanna nei confronti di Antonio Speziale e Daniele Micale, in carcere per l’omicidio di Filippo Raciti avvenuto il 2 febbraio 2007, campeggiavano tra gli spalti delle curve nord e sud dello Stadio Angelo Massimino durante la partita Catania Chievo che si è disputata Il 18 novembre scorso. Gli agenti della Digos hanno, insieme alla polizia scientifica, analizzato i filmati di video sorveglianza e sono riusciti a identificare tre tifosi. Si tratta di C.G. di 22 anni, G.G. di 29 anni  e C.M. di 25 anni,  i primi due incensurati mentre il terzo, già in passato, era stato sottoposto a Daspo. I tre sono ritenuti responsabili di aver esposto striscioni con contenuto di evidente incitamento alla contestazione contro le indagini e le sentenze della Cassazione nei confronti dei due ultras. Ai tifosi rossoazzurri è stata contestata anche la violazione d’uso dell’impianto sportivo per avere introdotto gli striscioni senza autorizzazione ed, inoltre, ai tre è stato notificato il divieto di accesso allo stadio.

Proseguono le indagini per identificare gli altri spettatori coinvolti.


Striscioni (NON) Autorizzati

Striscioni non autorizzati in curva
Con i filmati caccia ai responsabili

Uno degli striscioni in curva (Foto by PAOLO MAGNI/Paolo Magni)

Ai tornelli non li hanno trovati. E di striscioni abusivi non è emersa traccia nemmeno durante i controlli cui lo stadio è sottoposto qualche ora prima della partita, a cancelli chiusi. In gergo tecnico si chiama bonifica. Niente, niente striscioni.

Eppure, in curva Pisani domenica sono comparsi otto striscioni non autorizzati preventivamente, secondo le regole. Non sarebbero dovuti essere dentro lo stadio, eppure c’erano. Quindi, quel che Atalanta e Digos stanno cercando di capire è come siano potuti entrare. Entrano da sempre, gli striscioni «proibiti».

Ma da quando al Comunale è stato installato il prefiltraggio, scaraventarli all’interno nottetempo è molto più difficile. Per non dire impossibile. Così come è arduo pensare che gli ultrà abbiano accesso privilegiato allo stadio. I riflettori potrebbero essere presto puntati su alcuni «magazzini» che risultano lucchettati (chi ha le chiavi?), sotto la Nord.

La Digos cercherà di dare un nome a chi ha materialmente appeso gli striscioni, visionando le registrazioni delle telecamere interne. Impresa difficile: avevano tutti il volto nascosto. In caso di identificazione il Daspo sarebbe la conseguenza inevitabile. Perché un dato è certo: nessuno di quegli striscioni è arrivato al Comunale seguendo la via delle autorizzazioni previste dalle norme.

Quindi, giudice sportivo in allerta. Siccome la serie A ha giocato ieri sera e gioca anche stasera, le decisioni del giudice arriveranno domani. Multa certa, anche perché domenica sono stati esplosi alcuni petardi. Ma non è tutto: domenica, come in ogni partita interna, erano presenti gli «007» della procura federale. Dagli ambienti della Figc filtra la notizia che una relazione su questi striscioni è già stata depositata sul tavolo del procuratore Palazzi.

@ecobergamo


Trasferte libere, il futuro è un ipotesi

Trasferte libere, il futuro è un ipotesi…

Servizio e considerazioni di “Dodicesimouomo.net” sull’incontro di Firenze in tema di tessera del tifoso e libertà di trasferta. Nello spirito di piena libertà di opinione, all’interno dello stesso è ospititato anche un articolo di violaamoreefantasia.

E’ stato probabilmente uno degli incontri più importanti e degni di significato quello che si è svolto ieri a Firenze sull’argomento della TDT e le trasferte. Nella splendida cornice del Palagio di Parte Guelfa si confrontano oltre ai tifosi, Dario Nardella in rappresentanza del comune di Firenze, Per la Fiorentina, l’A.D. Sandro Mencucci, il vice Questore di Firenze Mauro D’Egidio e per i tifosi, l’avvocato Lorenzo Contucci.

Per Nardella, la TDT è stata una medicina amara da ingoiare in un momento di tensione nel mondo del calcio ma come ogni medicina non si può assumere per sempre, inoltre il vice sindaco di Firenze non condivide le misure che impongono ad esempio il divieto di portare tamburi negli stadi.

Mencucci inizia con un mea culpa, riteneva la TDT una buona soluzione ai tempi che fu introdotta, oggi pubblicamente ha detto che non serve a nulla. Interessante la disamina che l’ A.D. Viola fa dei due anni della tessera, in buona sostanza, per Mencucci ha solo ottenuto lo scopo di dividere i tifosi e contribuito a svuotare gli stadi. Abbastanza sconsolato è apparso sulla possibilità, venendo alle vicende viola, di tornare a riempire il Franchi anche con la squadra che viaggia nei piani alti della classifica. Mencucci chiede risposte all’Osservatorio sul perchè non possa portare tifosi in trasferta con l’autorizzazione del Club e perchè nonostante il gemellaggio la trasferta a Torino sia vietata ai non tesserati. La Fiorentina per l’A.D. Viola vuole nuove soluzioni, la TDT è superata.

Per Contucci iniziamo dalla fine, dal boato e dall’applauso lunghissimo che conclude il suo intervento. Ha appena annunciato che sta per partire la campagna “tu mi tesseri io non ti voto”, azione a livello nazionale alla quale potrebbero aderire decine di migliaia di tifosi dalla A alla lega Pro 2. Si può essere d’accordo o meno ma dietro questa mossa che può apparire populista e anche naif, ci sono dei motivi. Il Tar del Lazio che non si pronuncia sulla TDT e soprattutto il parlamento che deve aver smarrito la proposta di legge per la riforma dell’Art.9, ritenuto dai tifosi , una delle leggi peggiori, in materia di diritto, mai concepite da questo Stato. Nessun partito, tranne i Radicali, ha mai speso una parola sulla tessera.

Contucci ha smontato pezzo per pezzo i teoremi su cui si poggia la TDT, sapendo bene che l’Osservatorio mai ammetterà che la TDT è stata un fallimento, si appoggia su una battaglia, che ha iniziato con MyRoma e la società giallorossa, l’adozione del vaucher che a Roma ricordiamo vale per tutte le gare interne. Non essendoci differenze a livello di controlli tra la Tessera e il Vaucher perchè questo non può valere come titolo per andare in trasferta? Diciamo subito che questa domanda è rimasta senza risposta, anche se i tifosi hanno provato a riporla più volte al rappresentante della Questura che non avendo i mezzi e i titoli per rispondere si limita a considerazioni personali nelle quali non nega la possibilità che in un futuro prossimo il vaucher possa avere gli stessi requisiti della TDT per le trasferte. Ammette che la tessera non è uno strumento perfetto ma che si può rendere migliore. Il suo intervento è continuamente interrotto dalle domande dei tifosi e D’Egidio fatica a rispondere che già un nuovo argomento è da dibattere.

Risposte come detto ve ne sono state poche ma il confronto è stato interessante, se da una parte il vice Questore ribadisce che grazie alla tessera non ci sono incidenti a Firenze causati dalla tifoserie avversarie, grazie al fatto che la TDT ha impedito ai più facinorosi di seguire la propria squadra, i tifosi fanno notare cosa accadrebbe se davanti al permanere della tessera , tutte le tifoserie si tesserassero? Semplicemente avremmo nuovamente in trasferta, i numeri degli anni passati, compresi i tifosi “più caldi”. E in quel caso cosa potrebbe accadere? La risposta arriva da Contucci, le trasferte sarebbero nuovamente vietate. Cosa che accade solo in Italia, ricordiamo che il paese che ha vissuto la più repressione verso i tifosi, l’Inghilterra, non ha mai adottato provvedimenti di chiusura delle trasferte, nemmeno di fronte a uno dei derby più caldi del mondo, West Ham – Millwall.

Chiusura d’obbligo per Mencucci, le sue parole hanno sorpreso. Per lui la TDT va abolita. Ha creato tifosi di serie A e di serie B e non ha risolto nulla. Darà seguito alle sue parole? E soprattutto come? Se cerca alleati in Lega per abolirla ne troverà molti, Roma, Parma, Palermo, Sampdoria ed altre.

Tessera del tifoso sì o no, domande senza risposte Francesco Matteini violaamoreefantasia

Domanda numero uno: cosa intende fare la Fiorentina per modificare o cancellare la tessera del tifoso? Domanda numero due: cosa intende fare il Comune di Firenze per modificare o cancellare la tessera del tifoso? Domanda numero tre: se in campagna elettorale un candidato prometterà di cancellare la tessera del tifoso, questo sarà un elemento sufficiente per votarlo? Domanda numero quattro: se si sostiene che quella contro la tessera del tifoso è una battaglia di libertà, perché si chiede che possa andare in trasferta chi ha il voucher e non qualsiasi tifoso? Domanda numero cinque: cosa centra il calcio storico con questo tema?

Sono entrato al dibattito sulla tessera del tifoso, organizato da alcuni rappresentati del tifo in curva Fiesole al Palagio di parte Guelfa, sperando di imbattermi in qualche risposta, ne sono uscito pieno di interrogativi: alcuni un po’ polemici. Lo ammetto. Vediamo perché.

Domanda numero uno – In sala era presenta l’amministratore delegato della Fiorentina Sandro Mencucci, il quale ha affermato che, per quanto lo riguarda, la ormai triennale esperienza della tessera del tifoso va considerata un fallimento che danneggia le società calcistiche. Lui sarebbe per eliminarla. Applausi scroscianti e scontati dalla platea. La Fiorentina, però, è una delle più importanti società di calcio italiane. Cosa ha intenzione di fare per dare coerenza all’affernazione che la tessera del tifoso è un fallimento? Ha intenzione di portare il problema in Lega, sollecitando le altre società a fare pressione sul governo? Questo sarebbe un modo serio e non demagogico di affrontare il tema.

Domanda numero due – In sala era presente il vice sindaco Dario Nardella. Anche lui si è pronunciato decisamente contro la tessera del tifoso e anche lui ha incassato la sua dose di applausi a buon mercato. Firenze ha un peso in Italia e addirittura a livello internazionale. Potrebbe farsi portavoce, magari insieme ad altre città, addirittura all’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), del malumore verso questo provvedimento che restringe la libertà personale. Basterebbe anche un atto simbolico, arrivando da Firenze non sarebbe ignorato.

Domanda numero tre – L’avvocato Lorenzo Contucci, esperto in diritto da stadio (vedrete che tra un po’ andrà studiato a Giurisprudenza) ha paventato il rischio che le tifoserie, sotto elezioni, adottino lo slogan: “Mi hai tesserato, non ti voto”. Ci mancherebbe solo questa. Chissà quanti cacciatori di preferenze si lancerebbero in proclami anti tessera, indipendentemente da come la pensano, al solo scopo di raccogliere qualche voto in più. E magari chi è serio e onestamente ammette di appoggiare il provvedimento, si vedrebbe penalizzato. Io credo che la valutazione se dare o meno il voto a qualcuno che deve poi rappresentarci in Parlamento debba passare da un’analisi un pizzico più approfondita su quali sono i suoi programmi (tasse, assistenza, pensioni, rilancio dell’economia, scuola, lavoro). Limitarsi a sapere se è favorevole o contrario alla tessera sarebbe da fessi. Ecco perché non mi piacciono i proclami-ricatto.

Domanda numero quattro – La tessera del tifoso è un provvedimento di cui un paese democratico dovrebbe fare a meno. Limita la libertà individuale (trasferte vietate a chi non la possiede) e penalizza la maggioranza allo scopo di dissuadere una piccola minoranza dannosa. Ma una battaglia di principio contro la tessera mal si concilia con la richiesta di parificare i voucher (cioè gli abbonamenti per un certo numero di partite) alla tessera stessa. Così il tifoso che volesse vedere una partita della sua squadra in trasferta dovrebbe scegliere tra fare la tessera (accettandone il principio liberticida, però gratis) o fare il voucher, cioè pagare dieci partite casalinghe per poter accedere al diritto di trasferta. Il rimedio mi sembra peggiore del male. Sempre se si parla di principi, naturalmente.

Domanda numero cinque – Michele Pierguidi, consigliere comunale del Pd,ci ha voluto propinare sul finale uno spot sul calcio storico di cui è presidente. Argomento completamente fuori tema e peraltro di scarsissimo interesse. Provate a fermare cento persone e chiedetegli chi ha vinto l’ultima edizione: è grassa se risponderanno in due o tre. Ma siccome il calcio storico ha un certo seguito nel tifo organizzato, il buon Pierguidi, non voleva privarsi della sua razione di applausi. D’altronde non se li poteva prendere affermando di essere contrario alla tessera (ma no!?) però di averla fatta “per comodità”. Alla faccia dei principi.

Notazione finale per il vice questore Mauro Degidio, responsabile della sala Gos allo stadio (il “grande fratello” che controlla tifoseria e dintorni). Da solo contro tutti, gli altri oratori e la platea, ha mostrato grande pacatezza nello spiegare, in sostanza, che la Questura si limita a far rispettare la legge, anche se per Firenze potrebbe essere superflua dato il buon comportaneto dei tifosi. Magari avrebbe potuto spiegare, ma nessuno glielo ha chiesto, perché l’applicazione delle stesse leggi non è omogenea da Palermo a Bolzano. Come mai in certi stadi (come a Firenze) non entra uno spillo e in altri petardi e fumogeni sono la consuetudine. Ci sarà anche lì la sala Gos con le telecamere alle quali niente dovrebbe sfuggire? E anche quali sono i criteri con cui si danno i daspo, talvolta sparati a raffica e pubblicizzati con la grancassa, salvo poi mettere la sordina quando vengono sconfessati e revocati.

Comunque l’idea del confronto tifosi-società-istituzioni su un tema così delicato, come tutti quelli che coinvolgono le libertà personali, è più che lodevole. Se la prossima volta, ammesso che ci sia un replay, si riuscirà anche a costringere gli oratori a dare qualche risposta e non limitarsi a cercare un facile consenso, il risultato sarà anche migliore.

@dodicesimouomo.net


Polizia Sequestra il Biglietto

Niente Catania-Lazio per Speziale
La Polizia requisisce il biglietto

Il giovane condannato per l’omicidio dell’ispettore Raciti, aveva comperato un tagliando per la gara, ma la Digos lo ha acquisito perché “emesso in violazione nelle norme sulla violenza degli stadi”. I legali parlano di discriminazione

Antonino Speziale, condannato per l'omicidio Raciti. Ansa

Antonino Speziale, condannato per l’omicidio Raciti. Ansa

Antonino Speziale, uno dei due ultrà catanesi condannati per la morte dell’ispettore di Polizia Filippo Raciti, compra il biglietto di Catania-Lazio di domenica, la Questura va a casa e si fa consegnare il tagliando. Il discrimine è il Daspo: il giovane ha già scontato cinque anni per gli scontri del 2 febbraio del 2007 in cui morì il poliziotto, e ha avuto revocati gli altri due anni che gli erano stati comminati come pena accessoria per gli 8 anni di reclusione della condanna per omicidio preterintenzionale. Per i suoi legali, gli avvocati Giuseppe Lipera e Grazia Coco, è una discriminazione, e chiedono “l’intervento urgente del capo della Polizia perché la legge vale ed è uguale per tutti”.

biglietto acquisito dalla questura — Speziale, che già nell’agosto 2010 era stato denunciato per violazione del provvedimento Daspo, perché sorpreso sugli spalti dell’impianto sportivo di Massannunziata tra i circa 2 mila spettatori che assistevano ai primi allenamenti estivi del Catania, voleva tornare allo stato Massimino già per Catania-Juventus, ma Lottomatica non aveva emesso il biglietto perché era apparsa la scritta “rivolgersi alla Questura”. Il suo avvocato aveva presentato un esposto. Adesso la nuova puntata: il 30 ottobre Speziale compra un biglietto di Catania-Lazio. Per Lottomatica non ci sono intoppi e gli viene assegnato l’8° posto della prima fila della Curva Nord del settore B, ma venerdì 2 novembre la Digos di Catania procede “all’acquisizione del titolo di accesso allo stadio Massimino di Catania” perché “emesso in violazione” delle nome repressive sulla violenza negli stadi. Per gli avvocati Lipera e Coco “il biglietto è acquisito e non sequestrato senza alcun provvedimento amministrativo o giudiziario”.

@gazzetta.it

 


Ardita San Paolo

In più di 200 per l’esordio casalingo dell’Ardita San Paolo

Sfortunata la prima gara in casa della società interamente sostenuta dall’azionariato popolare. Passa l’Atletico Ladispoli per 0-1 grazie ad una autorete nel finale. Ma i numeri delle presenze confermano la crescita del progetto

TIFO DA TERZA CATEGORIA Nella foto di Antonio Faccilongo, la coreografia organizzata dai tifosi all’ingresso in campo delle squadre

Pomeriggio caldo e soleggiato, terreno in buone condizioni, spalti gremiti in ogni ordine di posto. Non è lo stralcio di un tabellino di un big-match di serie A. E non è nemmeno riferito a una gara della cadetteria o della Lega Pro. E’ calcio dilettantistico, anzi, la base del calcio dilettantistico. E’ la “fotografia” dell’incontro del girone C di III categoria laziale tra Ardita San Paolo e Atletico Ladispoli.

Presenti oltre 200 persone che occupano tutta la tribunetta dell’impianto della Polisportiva Ostiense in lungotevere Dante 5, zona Ponte Marconi, la “casa” dell’Ardita San Paolo. All’ingresso delle squadre in campo, la tribuna si colora con la bella coreografia fatta coi cartoncini gialli e neri, accompagnata dallo striscione “Benvenuti all’Inferno” e dallo sventolio dei bandieroni, qualche petardo e una bella fumogenata degna di un derby. Presenti anche una dozzina di ladispolensi, coi quali i tifosi di casa hanno un piccolo attrito verbale (a distanza) a causa di qualche “braccio teso” esposto con troppa disinvoltura dalla tifoseria ospite. Ma tutto rientra nell’alveo della tranquillità e la gara inizia in un’atmosfera di tifo assordante degli “Arditi”.

Se sugli spalti il dominio dei gialloneri è totale per varietà e qualità dei cori, in coerenza con quanto annunciato con lo striscione della coreaografia, in campo è invece l’Atletico Ladisopoli ad essere nettamente superiore. Squadra messa meglio tecnicamente, atleticamente e con qualche punta di eccellenza come il capitano e numero 9 (ci scuserà se non ne conosciamo il cognome), autentica spina nel fianco della difesa di casa. L’Ardita soffre nella prima frazione, ma in qualche occasione riesce a metter fuori la testa e a ripartire, fallendo però il passaggio decisivo che genererebbe l’occasione da rete. Ad andare vicinissimo al vantaggio è l’Atletico Ladispoli, che coglie un palo clamoroso. Una punizione tagliata dalla trequarti genera scompiglio nella retroguardia ospite, ma è uno dei rarissimi break dei gialloneri che subiscono il gioco degli avversari. La ripresa evidenzia ancor di più lo scarto tra le due squadre, ma la difesa dell’Ardita resiste stoicamente, sorreggendosi anche sui miracolosi interventi del portiere Firincelli, che in una occasione è impressionante per reattività nel respingere una doppia conclusione ravvicinata degli avversari. La gara scivola verso il finale sullo 0-0, ma proprio quando il più sembrava fatto, uno sfortunatissimo tocco del difensore giallonero Speca, in chiusura su di un attaccante avversario, coglie in controtempo Frincelli che vede insaccarsi la palla a fil di palo. Il vantaggio ospite è ampiamente meritato e potrebbe anche crescere per dimensione, quando negli spiccioli della ripresa e nel recupero di quattro minuti, l’Ardita si riversa nella metà campo avversaria con fare arrembante, alla ricerca del pareggio, lasciando però praterie al contropiede avversario.

Il risultato però non cambierà più, ma quello che più conta, per i dirigenti dell’Ardita, è l’enorme (per questi livelli) partecipazione popolare al progetto, con numeri di grande sostanza e in ascesa costante. L’applauso finale che il pubblico riserva all’Ardita San Paolo radunata sotto la tribuna, sottolinea la diversità integrale di quest’idea di società sportiva. Popolo, squadra, dirigenza; tutti insieme con lo stesso ideale di calcio, oltre il risultato, per la riconquista di una dimensione più umana del gioco più bello del mondo.

Mirko Graziani @rsnews.it


Parma vs Sampdoria

Parma, «trasferta da vietare»

Genova – Parma-Sampdoria dopodomani sarà sicuramente una grande festa e indipendentemente dal risultato finale. Le due tifoserie legate da un gemellaggio storico potranno rivedere la partita fianco a fianco, come succedeva fino a pochi anni fa. E come non è successo due anni fa a causa delle restrizioni per i non possessori della tessera del tifoso applicate alla gara dall’Osservatorio sulle manifestazioni sportive. Sfioravano i 3.000, a ieri sera, i biglietti per la sfida del Tardini acquistati dai sostenitori blucerchiati che si stanno preparando a questo festoso esodo. E di questi, 1.400 sono i senza Tessera.

Ieri però c’è stato il rischio che si bloccasse tutto. L’Osservatorio infatti non ne sapeva niente. Non sapeva della richiesta fatta dalla Sampdoria al Parma e alla Questura di Parma in riferimento alla determinazione 24/2011 (riportata anche nella circolare numero 15 della Lega di serie A datata 31 luglio 2012) dello stesso Osservatorio che dice che una trasferta può essere “aperta” ai non tesserati se la società ospitante e la locale Questura sono d’accordo, se allo stadio c’è la disponibilità di un settore per i non tesserati differente da quello dei tesserati e se la società ospite mette a disposizione degli steward di accompagnamento per seguire i propri sostenitori. L’Osservatorio non sapeva della risposta affermativa di Parma e Questore di Parma, dopo la quale la società blucerchiata si è mossa per organizzare la trasferta a norma di regolamento, iniziando anche la prevendita dei biglietti nei tradizionali circuiti di vendita. Anzi, come da richiesta della Questura di Parma, ha anche raddoppiato il numero di steward che accompagneranno i tifosi blucerchiati: da dieci a venti.

Dopo un giro di telefonate e consultazioni, il vicepresidente dell’Osservatorio Roberto Massucci ha spiegato che: «Per chiarezza, Parma-Sampdoria va contro la regola, perché in trasferta si va solo con la Tessera del tifoso. Ho verificato che c’è stato un difetto sulla procedura, stiamo accertando le ragioni. Lungi da noi l’idea di rompere le scatole a quei tifosi che hanno già acquistato il biglietto, ma sia chiaro che questa non è una nuova interpretazione della Tessera del tifoso. Non c’è stata nessuna modifica a quanto previsto dai regolamenti dell’Osservatorio. C’è stato un inghippo… ». Domanda: in ogni caso la determinazione 24/2011 potrà essere elasticamente applicata in futuro anche in presenza di altre circostanze notoriamente favorevoli, come appunto quando si affrontano due squadre con le tifoserie gemellate? «Prevede una specifica autorizzazione dell’Osservatorio. Che stavolta non c’è stata. E comunque non facciamo confusione… ». E in ogni caso ieri pomeriggio il Parma ha comunicato che i biglietti per il settore non-tesserati sono esauriti.

Certo che la tessera del tifoso non smette mai di suscitare discussioni e polemiche. I tifosi della Sampdoria e del Parma si erano segnati sul calendario la data del confronto diretto appena era stato pubblicato il calendario della serie A. Non solo: in occasione dell’amichevole disputata al Tardini lo scorso 8 settembre (sosta del campionato per le partite di qualificazione ai Mondiali in Brasile), gli Ultras Tito e i Boys avevano organizzato una giornata speciale. Nel pomeriggio la tradizionale amichevole tra le rappresentative delle due tifoserie. Poi tutti insieme allo stadio, «con il settore ospiti aperto, riassaporando in parte il clima di festa, calore e goliardia che c’era negli stadi italiani fino a qualche anno fa». Prima del fischio di inizio le due tifoserie hanno fatto il giro di campo, come sempre, sventolando le loro bandiere.

E dopo la partita, altra iniziativa speciale, un terzo tempo organizzato in un locale vicino al Tardini, con distribuzione di focaccia genovese e di salame parmigiano. E al quale erano intervenuti anche giocatori della Sampdoria (Gastaldello e Obiang) e del Parma ( Paletta, Morrone e Fideleff), che si sono intrattenuti per qualche minuto con i loro tifosi, per fotografie, autografi e anche per bersi un bicchiere di birra in distensione.

E a proposito di autorizzazioni e permessi, la società blucerchiata non ha avuto il tempo per ricevere quelle necessarie per organizzare proprio a Parma il primo Fair Play Village della stagione. E così, in questo caso, si partirà dalla prossima domenica, per Sampdoria-Cagliari.

@ilsecoloxix