Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

n.i.s.s.

Brescia vs Hellas Verona

Scontri ripresi dalla Digos:

gli ultrà rischiano la denuncia

DOPO BRESCIA-VERONA. Visionate ieri in questura le immagini. Già individuata una ventina di tifosi violenti. Il questore Lucio Carluccio: «Nessun atto di violenza resterà impunito. Presto i risultati» Possibile uno stop fino a 5 anni

Una fase degli scontri prepartita tra alcuni tifosi del Brescia e la polizia BRESCIAFOTO/Morgano

Una fase degli scontri prepartita tra alcuni tifosi del Brescia e la poliziaBRESCIAFOTO/Morgano

Brescia. L’occhio del «grande fratello» è entrato in gioco nel terzo tempo, a partita finita, quando ormai i tifosi del Brescia avevano concluso i festeggiamenti per aver battuto nel derby del Garda i veronesi, e i circa 1.500 supporter scaligeri erano tornati mestamente a casa. Battuti due a zero al Rigamonti. Sia sul campo, sia sugli spalti per quanto riguarda tifo, slogan e coreografia. Stupenda la nuova Curva Nord. AL LAVORO ANCHE nella giornata di ieri gli investigatori della Digos della questura guidati dal responsabile dell’Ufficio Giovanni De Stavola per individuare i tifosi del Brescia che, un’ora prima del fischio d’inizio, hanno cercato lo scontro fisico con i veronesi appena giunti allo stadio con i bus navetta partiti sotto scorta dal piazzale dell’Ortomercato. Si analizza fotogramma per fotogramma quanto accaduto, vale a dire lo sfondamento della divisoria da parte di un centinaio di tifosi bresciani fronteggiato dalle forze dell’ordine con cariche e lancio di lacrimogeni. La situazione è rimasta nei limiti per quanto riguarda l’ordine pubblico anche a fine partita, con regolare deflusso dei tifosi bresciani e veronesi anche per la presenza di 120 agenti tra polizia, carabinieri, vigili urbani e finanza. Ieri il questore Lucio Carluccio, oltre a complimentarsi con gli uomini della Volante per il tempestivo intervento in ausilio del personale della Polizia locale e per la conseguente attività d’indagine che darà presto concreti risultati, ha voluto precisare «che nessun atto di violenza o vandalismo rimarrà impunito». IL QUESTORE ha concluso: «Anche per quanto concerne i disordini prepartita l’attività della Digos darà presto i suoi risultati». Entro oggi pomeriggio potrebbero scattare gli arresti in differita. Probabili diverse denunce nei confronti dei tifosi bresciani che hanno partecipato all’assalto degli ultrà veronesi. Rischiano sino a cinque anni di Daspo, vale a dire la proibizione di presenziare a qualsiasi avvenimento sportivo. Gli investigatori della Digos dispongono di diversi filmati e fotografie. Ieri mattina negli uffici del quarto piano della questura erano comparati l’uno con l’altro quelli pre-scontri, con le immagini degli incidenti scoppiati allo stadio verso le 14, all’arrivo dei primi bus con a bordo i tifosi veronesi, per individuare i responsabili. Sono una ventina le persone che ieri sera erano state identificate dalla polizia e che rischiano la denuncia. Oggi se ne saprà di più, fanno sapere in questura. La Digos grazie a un filmato sta verificando se lo scoppio che alle 14 ha dinsintegrato parte della barriera posta tra le due tifoserie sia stato provocato da una rudimentale bomba carta o più probabilmente da un potente petardo. Da individuare chi lo ha lanciato. NONOSTANTE gli scontri, non si contano feriti, ma solo contusi sia tra i tifosi, sia tra le forze dell’ordine. Le «cariche di alleggerimento» di polizia e carabinieri hanno indotto i tifosi più esagitati a ripiegare. Alla fine la logica ha prevalso, e i bresciani hanno poi vinto sul campo per 2 a 0 e nettamente sugli spalti per il grande tifo.

Franco Mondini @bresciaoggi

Annunci

Juventus vs Torino

“Tre tifosi, due juventini e uno del Torino, sono stati arrestati ieri sera dalla polizia fuori dallo Juventus stadium di Torino per tafferugli avvenuti prima del derby vinto dai bianconeri. Devono rispondere dei reati di rissa aggravata, resistenza e lesioni.

Feriti un sostenitore juventino, uno steward della società bianconera e tre agenti della Digos. Ieri sera un corteo di circa 700 supporter granata, di cui alcuni incappucciati e armati di cinture è stato respinto prima che raggiungesse il settore degli juventini…..”

@rainews24.it

https://fbcdn-sphotos-f-a.akamaihd.net/hphotos-ak-snc6/179393_394255903986436_1886550735_n.jpg

Juventus Stadium, striscione vergognoso:
oltraggio alla tragedia di Superga

TORINO – «È un fatto grave che purtroppo è già accaduto», ma «sono in corso accertamenti per accertare chi ha esposto lo striscione e per capire come è entrato». A dirlo è Roberto Massucci, portavoce dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, parlando dello striscione oltraggioso sulla memoria della tragedia di Superga esposto ieri nel corso del derby di Torino. «Come è entrato? Ci sono tanti sistemi. A volte vengono portati a pezzi, a volte entrano in stadi che non sono adeguatamente gestiti prima della partita -ha spiegato Massucci-. Ci sono accertamenti in corso e si lavorerà per accertare chi ha esposto lo striscione e per capire come questo striscione è entrato. Le norme ci sono e le tecnologie anche, quindi cerchiamo di dare delle risposte. Fino ad oggi è sempre stato così. Fino ad oggi tutti coloro che hanno commesso illegalità all’interno dello Juventus Stadium sono stati identificati». Massucci ha poi ricordato che è stata varata una normativa «che impone un meccanismo autorizzatorio che fa capo alle società sportive e che deve servire a verificare che non ci siano messaggi negativi o offensivi, che ci sia posto negli stadi e che siano anti-incendio. Chi infrange queste regole crea delle situazione di pericolo oltre che di vergogna», aggiunge. In passato le regole sono state bollate come liberticide. «Credo che ci sia un problema abbastanza diffuso sul quale stiamo lavorando e sul quale bisogna che tutti mettano impegno in maniera decisa che è la consapevolezza che per andare allo stadio bisogna rispettare le regole. Mi sembra che anche in chi commenta le regole che facciamo ci sia un pò di leggerezza. La legalità e il rispetto delle regole sono cose troppo importanti per essere liquidate in chiacchierate da bar e mi riferisco a chi aveva bollato come liberticida la normativa sull’ingresso degli striscioni negli stadi», conclude Massucci.

@gazzettino.it


Lazio vs Tottenham

Assalto al pub, parla lo studente ferito:
«Erano in 50 tutti bardati e con le armi »

Nicholas Burnett, l’americano accoltellato nel raid del Drunken Ship: «E’ stata una notte di follia. Non urlavano nessuno slogan, ci hanno solo picchiati»

ROMA – «Il primo pensiero? Credevo fosse un attacco terroristico. Poi ho capito che era solo follia. Non so nemmeno perché sono stato accoltellato. Ho cercato di allontanarmi, ma mi hanno inseguito». Nicholas Burnett, studente americano di 20 anni, non nasconde le emozioni. La paura si percepisce nella sua voce quando comincia a raccontare quel mercoledì notte di una settimana fa. Anche lui era al Drunken Ship, il pub a Campo de’ Fiori preso di mira da un gruppo di ultrà alla vigilia di Lazio- Tottenham. E completamente distrutto e con decine di contusi. Ferito gravemente, è stato ricoverato in ospedale: «Quando ho chiesto ai medici quanti punti mi avevano messo, non mi hanno saputo rispondere: “troppi”. La verità è che sono stato fortunato».

STUDENTE IN ERASMUS – Martedì sera, dopo sei giorni, è stato dimesso, mentre l’altro ferito, inglese, è ancora in prognosi riservata al San Camillo. «Ora sono a casa, ma dovrò tornare per dei controlli». Gli hanno affondato il coltello nella parte destra della schiena, bucandogli il polmone. «Sto meglio, diciamo che mi sto riprendendo». La convalescenza sarà lunga. Ma il biglietto per tornare a casa, ad Anaheim, California, è per il 10 dicembre. Lui, non è un turista. Non tiene al Tottenham. E non è inglese. È un ragazzo americano arrivato nella Capitale per studiare. Frequenta un corso di Business in italiano alla Temple University. Un semestre per conoscere l’Italia. «Il Drunken ship è un punto di riferimento per stranieri».

«UNA NOTTE DI FOLLIA» – Così mercoledì sera è andato a bere una birra. «Ero con due amici che frequentano il mio corso». La notte romana era tiepida. «Per questo abbiamo deciso di stare fuori, sul patio». Con loro almeno una trentina di persone. «Eravamo allegri. Il giorno dopo avremmo festeggiato Thanksgiving». Certo, Nicholas aveva notato che c’erano più inglesi del solito. «Ma niente di particolare». Poi intorno all’una e un quarto un gruppo di persone ha attirato la loro attenzione. «Una cinquantina, si muovevano in gruppo. Alcuni avevano i caschi, tutti con le sciarpe che li coprivano il volto. E armi in pugno, ben visibili». Mazze, bastoni, coltelli. «Dopo pochi secondo hanno cominciato a correre verso di noi. A quel punto il panico». Alcune persone sono entrate dentro al pub. Lui e gli amici ha cercato di allontanarsi, evitandoli. «Un ragazzo che non potrei riconoscere si è staccato dal gruppo. Ha alzato la mano. E mi ha toccato». Lui ha continuato a correre. Poi si è guardato la maglietta. «Era piena di sangue».

IN OSPEDALE COL TAXI – Una volta arrivati in corso Vittorio, ha cercato di prendere un taxi. «Il primo mi ha rifiutato, poi un altro mi ha accettato». Poi in ospedale. I medici, la prognosi, la polizia. E la preoccupazione per gli amici: «Stanno abbastanza bene, uno ha avuto punti in testa, l’altro solo picchiato». Lui ha avuto la peggio. Ha letto i giornali, le ricostruzioni, l’ipotesi dei tifosi. «Non ho sentito alcuno slogan. Nessuna rivendicazione. Sembravano solo accecati dall furia. Una violenza senza un vero perché». Ora è a casa, ma rimane la paura. «Per favore non voglio apparire, non mettete la mia foto». È il timore di essere riconosciuto. «Devo rimanere a Roma fino al 10 dicembre».

Benedetta Argentieri @corriere.it


Palermo vs Hellas Verona

Risse prima di Palermo-Verona
Tifosi a contatto alla Favorita

Nel pre-gara della sfida di coppa Italia tra rosanero e gialloblu si sono verificati un paio di scontri. Il primo a Piazza Vittorio Veneto mentre l’altro nei pressi della Palazzina Cinese.

Barbera, Coppa Italia, Favorita, palermo, scontri, ultras, verona, Palermo

I tifosi rosanero al Barbera

PALERMO – Nel prepartita del match di Coppa Italia tra il Palermo e il Verona i sostenitori scaligeri sono entrati in contatto con quelli rosanero. Gli ultras gialloblu, arrivati in circa 300, si sono resi protagonisti di alcuni scontri con i palermitani che stavano raggiungendo lo stadio Barbera. Il primo contatto è andato in scena in Piazza Vittorio Veneto, nel tardo pomeriggio. I tifosi del Verona erano senza scorta e alcuni tafferugli si sono verificati con i locali, una rissa che fortunatamente non ha fatto registrare feriti gravi, un episodio che a Palermo non succedeva da tempo. Risale, infatti, alla sfida Palermo-West Ham, 28 settembre del 2006, l’ultimo prcedente di scontri tra tifosi nel capoluogo siciliano.

Il secondo episodio di scontri tra opposte fazioni di tifosi è andato in scena nei pressi della Favorita, all’altezza della Palazzina Cinese. Intorno alle 19 alcune volanti di Polizia hanno subito raggiunto il luogo dove si era accesa una rissa con alcuni tifosi rosanero, in minoranza rispetto ai veneti. Pian piano i tifosi del Verona sono stati scortati nel settore ospiti del Barbera e anche in questo caso non si sono registrati feriti. Da quando i fans gialloblù sono posizionati nel settore ospiti inferiore dell’impianto di viale del Fante non ci sono stati contatti con gli spettatoti della curva Sud.


L’odio cieco degli ultrà senza politica

L’odio cieco degli ultrà senza politica

Dopo l’assalto agli inglesi nel pub in Campo de’ Fiori: destra e sinistra perdono importanza, il collante è la provenienza dai quartieri

ROMA – Quando sono andati a perquisire le case dei fermati, presunti aggressori del pub «Drunken Ship», i poliziotti non hanno trovato alcun indizio di militanza politica. Niente estrema destra, nessun riferimento a ideologie antisemite. Uno dei due arrestati – sostengono alla Digos – sarebbe vicino al gruppo di tifosi romanisti «Offensiva Ultras», ed era noto per aver partecipato ad alcuni scontri del 2006 che gli valse il divieto di entrare allo stadio. Ma dai reati contestati fu assolto, precisa il suo avvocato, e il divieto revocato.

Sei anni dopo, quel ragazzo di 27 anni di cui l’unica militanza conosciuta è quella nel tifo giallorosso (e c’è chi afferma che sia un «cane sciolto», senza legami coi gruppi organizzati) si ritrova coinvolto nel raid contro i supporter inglesi. Che col passare delle ore sembra assumere una colorazione più «sociale» che razzista. Più di appartenenza identitaria che a schieramenti ideali: ultrà di casa nostra contro ultrà britannici, senza distinzione tra una squadra e l’altra se sarà dimostrato che al fianco dei romanisti c’era pure qualche laziale. Gli investigatori che si occupano di tifo estremo studiano da tempo le dinamiche delle curve, e per quella di marca giallorossa sono giunti a una conclusione: le adesioni politiche che negli anni passati erano inizialmente orientate in prevalenza a sinistra e successivamente a destra, negli ultimi tempi hanno lasciato il posto a un sentimento di ribellione e protesta generalizzata che supera le barriere ideologiche. Un oltranzismo indirizzato essenzialmente contro le forze dell’ordine, simbolo dell’istituzione contrapposta alla cosiddetta «mentalità ultras».

Del resto la militanza politica ha perso buona parte del suo fascino in tutta la società civile, ed è naturale che ciò sia avvenuto anche in quello spicchio molto particolare che sono le curve degli stadi, dove dentro si può trovare di tutto. Miscelato secondo regole non sempre chiare. Tra chi aveva un’identità politica c’è chi l’ha conservata, ma al momento degli scontri passa in secondo piano. Che si debbano affrontare «le guardie» o i sostenitori delle squadra avversarie, come l’altra notte. Prevale l’alleanza contro il nemico comune, la rivolta violenta come valore in sé, che dà luogo a strane commistioni. Capita così che militanti di destra e di sinistra si ritrovino al fianco di chi non s’è mai interessato di partiti, e che i romanisti ingaggino battaglie insieme ai laziali, uniti dalla frequentazione dello stesso ambiente: un quartiere, una periferia, un qualsiasi luogo di ritrovo o aggregazione. E se c’è da assaltare un bar con gli inglesi dentro, magari per vecchie ruggini, o da fronteggiare un muro di celerini, si va insieme.

Il gruppo «Offensiva ultras», al quale secondo gli investigatori faceva riferimento uno dei fermati per l’aggressione di giovedì notte, potrebbe essere un esempio di questa evoluzione. A giudicare dalle foto della curva Sud sembra frequentato da estremisti di destra: lo striscione esposto nella parte bassa degli spalti appare spesso affiancato da qualche croce celtica, e alcune scritte sui muri sono accompagnate dal fascio romano stilizzato. Poi però, tra gli imputati per gli scontri alla manifestazione degli Indignati del 15 ottobre 2011 (quella terminata con la camionetta dei carabinieri data alle fiamme in piazza San Giovanni) figurano due ragazzi di 20 e 27 anni appartenenti proprio a «Offensiva». Strano, visto che quell’appuntamento era stato indetto dalla sinistra più estrema e arrabbiata. Meno strano se si considera che nei tumulti furono coinvolti ultras di altre squadre venuti da città come Livorno, Ancona, Teramo. Tifoserie notoriamente catalogate a sinistra, ma è probabile che in quell’occasione la calamita fosse più la prospettiva di battagliare con gli sbirri che non la proposta politica sottesa al corteo.

Pochi giorni fa, all’indomani del derby Lazio-Roma, è stato arrestato un altro tifoso ritenuto affiliato a «Offensiva ultras». Ha 23 anni, ed è accusato di aver lanciato una molotov contro le forze dell’ordine: azione tipica di una manifestazione politica d’altri tempi più che di disordini da stadio, dove solitamente compaiono armi improprie di diverso tipo. Il processo dovrà stabilire se è davvero colpevole, lui come gli altri inquisiti per i tanti episodi di violenza legati al tifo. Che certamente possono avere anche connotazioni politiche o razziste. Ma il collante nella maggior parte dei casi pare diverso. Qualche settimana fa alcuni gruppi di laziali avevano preparato un’accoglienza poco amichevole per i sostenitori del Panathinaikos che in quell’occasione erano spalleggiati dai romanisti. Ma al momento di partire all’attacco hanno trovato i reparti schierati dalla polizia, che era riuscita a intercettare i piani di battaglia. E non è successo quasi niente.

Giovanni Bianconi @corriere.it


Aik Solna vs Napoli

Aik-Napoli, il racconto choc dei tifosi: “Noi picchiati selvaggiamente. Nessuno ci ha aiutato”

“Ci hanno teso un agguato, ci hanno colpito alle spalle, con bastoni, mazze e bottiglie. E nessuno ci ha aiutato”. Giuseppe racconta al telefono dall’ospedale St Eriks, a pochi chilometri dalla stazione di Fridhemsplan quello che è successo poco prima delle 19 a lui e ad altri quindici tifosi azzurri da parte degli hooligans svedesi. “Dovevamo prendere il metro per andare a vedere la partita, alcuni di noi avevano le sciarpe del Napoli come capita spesso. Ma ci siamo subito accorti che qualcosa non stava andando per il verso giusto: perchè nella zona del metro non c’era neanche un poliziotto. E neppure i nostri bus che ci hanno trasportato dall’aeroporto al centro della città erano scortati. Non è la prima trasferta europea della mia vita e una cosa del genere non ci è mai capitata”. Giuseppe è un tifoso del Napoli che viene da Berlino. Parla di un’aggressione violenta, di un raid di ultrà svedesi ampiamente annunciato nei giorni passati. E secondo lui preparato a tavolino: “È stato un agguato. Hanno aspettato che scendessimo le scale della metropolitana di Fridhemsplan ed è scattato il loro attacco. Ci aspettavano. Ci hanno preso alle spalle, ci hanno picchiato selvaggiamente. Erano almeno il triplo di noi. Abbiamo chiesto aiuto, ma la polizia è arrivata solo qualche minuto dopo”. Fridhemsplan è il luogo che la polizia di Stoccolma ha indicato come luogo di raduno dei sostenitori del Napoli: da qui, alle 19, sarebbe partito il treno che avrebbe portato i tifosi del Napoli allo stadio Rasunda, senza fermate intermedie, in meno di cinque minuti. I ragazzi feriti sono poi stati trasportati in taxi nel vicino ospedale di Saint Eriks. Qui sono stati medicati e hanno potuto constatare che erano almeno una ventina i tifosi del Napoli che si sono fatti soccorrere dai medici prima della gara a causa delle risse con gli svedesi. Per fortuna, nessuno di loro ha riportato ferite particolarmente gravi. Ma nessuno è poi riusciti a raggiungere lo stadio per assistere al match. “Abbiamo paura, il clima che si respira a Stoccolma in queste ore non è per nulla piacevole”, spiegano ancora al telefono i tifosi azzurri. A fine partita, proprio a causa degli incidenti delle ore precedenti, i tifosi azzurri sono usciti dallo stadio prima degli svedesi. Tutti scortati fino alla stazione di Fridhemsplan da agenti di polizia in assetto antisommossa. Nella nottata un altro un tifoso napoletano è stato aggredito da un gruppetto di tifosi svedesi. Si è fratturato il setto nasale ed è stato medicato dal dottore D’Andrea, uno dei due medici sociali del Napoli, nell’albergo che ha ospitato gli azzurri. Raccapricciante anche un altro episodio: in un sottopassaggio del quartiere Solna, il murale reca la scritta “Fuck Napoli, welcome to Solna” e raffigura un’immagine di Cavani con la testa decapitata, con evidente e copiosa fuoriuscita di sangue. Un’immagine che non fa altro che confermare il clima ostile che si è respirato nella capitale svedese nelle ore della partita.

Fonte Il Mattino @areanapoli.it


Lazio vs Tottenham

Campo de’Fiori, romanisti e laziali assaltano pub
Sette feriti, sei fermati, 14 interrogati, due arresti

Questa notte devastato il “Drunken ship” dove i supporter del Tottenham, che stasera giocherà all’Olimpico contro la Lazio, passavano la serata. Una trentina gli aggressori: numerosi i contusi, uno in codice rosso operato al San Camillo. Arrestati due ultras, entrambi romanisti: accusati di tentato omicidio e lesioni. Anche ipotesi del blitz antisemita

Guerriglia urbana ieri notte poco dopo l’una a Campo de’ Fiori. Sgabelli lanciati contro le vetrate, volti coperti con sciarpe e caschi. Coltelli, bombolette di gas urticante, mazze in pugno. Un locale ridotto in macerie. Le urla “You bastard, you bastard” dei supporter inglesi del Tottenham mentre venivano colpiti dalla furia di un gruppo di circa 30 ultras che sono entrati nel pub “Drunken Ship” gridando “E’ tutto uno scherzo”. E invece tra quelle mura è scoppiato il delirio. Pesante il bilancio del raid: sette inglesi feriti, di cui due accoltellati (uno, ricoverato in codice rosso al San Camillo ma ora fuori pericolo di vita), sei fermati, 14 trattenuti in commissariato, perquisizioni in corso e circa 20mila euro di danni, come riferiscono i proprietari del locale al civico 21 di piazza Campo de’ Fiori. Non si esclude anche l’ipotesi del blitz antisemita e una criminale alleanze tra opposte tifoserie cittadine. E le manette, nel pomeriggio, sono scattate per due ultras romanisti,  Francesco Ianari, 26 anni, ambulante di via Sannio e Mauro Pinnelli, 27 anni, operaio in un’impresa edile. Entrambi accusati di tentato omicidio e lesioni pluriaggravate.

Tutto è iniziato intorno all’1.30 all’interno del pub “Drunken Ship”, fondato 15 anni fa da un americana e ora gestito dai fratelli Marco e Raffaele Manzi insieme al socio Gabriele Ciannella. Una trentina di supporter anglosassoni sono seduti ai tavoli, cantano e brindano tra drink e calici di birra. Sono arrivati nella capitale per assistere alla partita di calcio Lazio-Tottenham, in programma questa sera allo Stadio Olimpico. “Nessuno di loro aveva addosso maglie della loro squadra, erano tranquilli e contenti”, racconta Marco Manzi.

All’improvviso si materializza un gruppo di picchiatori. Con spranghe, caschi e passamontagna. Alcuni sfondano l’ingresso su vicolo del Gallo. Altri entrano dall’ingresso principale che si affaccia sulla famosa piazza, una delle zone calde della movida romana già teatro più volte di episodi di violenza. In mano hanno anche coltelli, mazze da baseball, cinte, bombolette di gas urticante e tirapugni. Lanciano sgabelli, i motorni vengono buttati a terra. Dai banchi del mercato prendono vari oggetti in ferro e dalla strada raccolgono i sampietrini e li scagliano contro i tifosi inglesi. Dieci minuti di follia, tanto dura la “spedizione punitiva”.

Dalle finestre si affacciano i residenti, urlano “basta, fermatevi”. Molti afferrano il telefono per chiamare, invano, il 113. La prima pattuglia arriverà dopo mezz’ora, raccontano alcuni testimoni ancora spaventati e arrabbiati. Intanto la devastazione continua. Gli inglesi vengono aggrediti a suon di pugni e a colpi di bastone. “Erano a caccia di inglesi”, riferisce il comando generale della polizia municipale di Roma. “‘Urlavano: “Via voi ebrei”‘, dicono i testimoni.

IL PUB DEVASTATO

“Abbiamo temuto il peggio – racconta Robert – Un gruppo, rimasto all’esterno aveva circondato il locale e non faceva uscire ed entrare nessuno”. Gli assalitori si sparpagliano per la piazza, e fuggono per via dei Cappellari, lasciando lungo la strada mazze e coltelli. Alcuni feriti si accasciano a terra in una pozza di sangue. “Ho visto un uomo a terra che veniva colpito più volte con un coltello”, dice una signora che vive a Campo de’ Fiori. “I vigili urbani di servizio in piazza sono scappati. Il 112 non rispondeva al telefono e la polizia è arrivata con 30 minuti di ritardo. E’ allucinante”, incalza un altro residente furioso.

Quando arrivano le pattuglie la situazione torna sotto controllo. Tra i partecipanti al raid sei sono stati fermati dai poliziotti e vigili mentre scappavano per corso Rinascimento. Altri sono riusciti a fuggire prima dell’arrivo degli agenti. Le telecamere presenti sulla piazza hanno ripreso tutta la scena, e le immagini sono al vaglio della Digos e della polizia scientifica, per identificare gli altri partecipanti alla spedizione punitiva.

Il responsabile del pub. “E’ stato veramente pauroso – dice il responsabile del locale, Fabio Crecca – Gli inglesi erano tranquilli, stavano nel locale dal pomeriggio. All’improvviso una trentina di persone a volto coperto ha fatto irruzione nel locale e ha iniziato a colpire per far male. Volavano oggetti, sgabelli, una vera e propria guerriglia, persone che si nascondevano dietro il bancone, gente che usciva insanguinata. Il tutto è durato un quarto d’ora. Io ho chiamato il 113 e mi sono rifugiato dietro al bancone, le forze dell’ordine sono arrivate quando era già tutto finito – prosegue Crecca -. In genere a Campo dè Fiori ci sono sempre le forze dell’ordine, proprio ieri non c’era nessuno, e la pattuglia di vigili che c’era si è fatta da parte. Spero una cosa del genere non accada mai più”.

I testimoni. ”Sono entrati all’improvviso con mazze e cinte, hanno sfasciato tutto e ci hanno assaltato. Alcuni all’esterno avevano circondato il locale”, raccontano ancora sotto shock i testimoni alla polizia. “Avevano il volto coperto – continuano – e quando qualcuno ha cercato di uscire ha trovato lo sbarramento esterno. Dopo aver lasciato in terra gli inglesi sanguinanti, sono fuggiti”.

Le indagini. La Digos di Roma sta setacciando le immagini delle camere installate su piazza Campo de’ Fiori. Le telecamere sulla piazza avrebbero ripreso parte dell’assalto al ”Drunken Ship” e per questo scientifica e agenti della Digos stanno vagliando i video per potere identificare altri autori dell’assalto, che avevano quasi tutti caschi in testa. Un aggressore è stato fermato su un autobus mentre si vantava dell’azione. L’autista lo ha fotografato e il giovane è stato fermato. Gli inquirenti però non escludono che possa essersi trattato di un gruppo eterogeneo di tifosi di più squadre, laziali ma anche tanti romanisti, uniti dal razzismo e dall’antisemitismo. Gli investigatori, che hanno messo sotto torchio 14 persone, indagano in ambienti ultras a 360 gradi e anche in ambienti dell’antisemitismo collegato al tifo calcistico.  Non è escluso che nelle prossime ore possano scattare altri arresti.

Gli arresti. Le forze dell’ordine hanno arresto due tifosi giudicati, entrambi romanisti. Il primo, Francesco Ianari, di 26 anni, lavora come ambulante in via Sannio, ed è stato arrestato questo pomeriggio perché trovato in possesso di oggetti atti ad offendere e di sostanze stupefacenti, a cui si va ad aggiungere l’accusa di rissa e lesioni pluriaggravate. Il secondo tifoso arrestato è Mauro Pinnelli, 27 anni, operaio in un’impresa edile. Anche per Pinnelli l’accusa è di rissa e lesioni pluriaggravate.

Lotito: la Lazio non c’entra  Per l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive del Viminale, quello che è successo questa notte “è un fatto che nulla ha a che vedere con lo sport” e che contro il quale va espressa una “ferma condanna. E’ necessaria una decisa presa di distanza da parte di tutti, nell’auspicio che presto si arrivi ad identificare i responsabili”. ”I tifosi della Lazio non c’entrano niente con quello che è successo stanotte a Campo de’ Fiori…”, precisa Claudio Lotito, presidente biancocelesti. Che, nel preannunciare una nota ufficiale per il pomeriggio, rilancia: “Sui veri responsabili ci saranno sorprese. Troppo facile parlare di aggressione realizzata da gente a volto coperto e dire che si tratta di tifosi laziali. Non è così, lo sapete ad esempio che tra questi folli, delinquenti da punire in maniera dura, c’erano anche tre stranieri? Ribadisco – conclude – i laziali non c’entrano”.

Anche il club ci tiene a precisare che i tifosi della Lazio non c’entrano con l’aggressione ai sostenitori inglesi avvenuta a Campo dè Fiori (”un gesto vigliacco”) e la società romana auspica che siano trovati al più presto e puniti in maniera dura i colpevoli. “La Lazio, in relazione agli episodi di teppismo accaduti nella notte – scrive la società romana – attribuito da alcuni organi di stampa alla tifoseria ultrà biancoazzurra, precisa che gli aggressori si sono presentati nel locale indossando caschi che ne hanno impedito, allo stato, il riconoscimento, per cui attribuire loro appartenenza alla tifoseria della Lazio è affermazione destituita di ogni fondamento”. ”I tifosi della Lazio hanno dimostrato – precisa ancora la società -, negli ultimi tempi, di avere totalmente abbandonato manifestazioni di vigliacca e gratuita violenza fisica, come sono state quelle verificatesi la notte scorsa”. ”La Lazio ha sempre predicato ai propri simpatizzanti la necessità di manifestare spirito sportivo nei confronti degli avversari e dei loro tifosi – sottolinea la nota -, limitando le proprie esternazioni al sano antagonismo sportivo, e ne è prova il comportamento tenuto allo stadio dalla tifoseria biancoceleste nel recente derby stracittadino della settimana scorsa”. ”Episodi come quelli accaduti questa notte non hanno nulla a vedere con il calcio e le sue manifestazioni e costituiscono espressione di pura delinquenza – conclude la Lazio – nei cui confronti le forze dell’ordine e la magistratura devono intervenire con gli strumenti a loro disposizione. Ci auguriamo che gli autori dei fatti vengano individuati quanto prima e puniti in maniera congrua, allontanando in tal modo dalla propria tifoseria sospetti ingiusti e strumentali”.

Gli inglesi a Roma. Un migliaio di supporter inglesi del Tottenham sono arrivati nella capitale per seguire la partita contro la Lazio che si svolgerà questa sera allo stadio Olimpico. Di questi, solo 300 circa alloggiano in alberghi del centro.

I feriti. Secondo la polizia locale le persone ferite sono sette, tutti uomini, di nazionalità inglese e di età compresa fra i 20 e i 60 anni: una è stata ricoverata al San Camillo, tre al Santo Spirito e tre al Fatebenefratelli. Migliorano le condizioni del tifoso 25enne del Tottenham accoltellato all’inguine e ricoverato in codice rosso al San Camillo. Ha perso molto sangue ma ora è cosciente, parla e ha chiesto di mangiare: la lama ha provocato il sanguinamento della vena aorta, che è stata suturata durante un intervento. Ha subito inoltre una profonda ferita al cranio, suturata con 20 punti. I sanitari lo terranno in osservazione almeno fino a domani, quando probabilmente verrà eseguita un’altra tac di controllo, ma le condizioni complessive sono soddisfacenti.

Alemanno. “Si tratta di un episodio di teppismo da stadio trasportato nel cuore di Roma. Addirittura che un gruppo di sedicenti tifosi, in realtà teppisti, si sia spostato appositamente per fare una incursione per colpire il giorno prima i tifosi della squadra avversaria, è impressionante. Io mi auguro che la polizia e gli inquirenti trovino questi responsabili, perché significa che c’è una banda di pazzi e delinquenti che si aggira, coprendosi dietro il tifo, nei nostri impianti sportivi e questo non è ammissibile, è una cosa veramente grave – ha commentato il sindaco di Roma Gianni Alemanno – Sottolineo che se si sono evitati danni più gravi è solo grazie ai nostri vigili urbani presenti a quell’ora nella piazza e hanno potuto immediatamente chiamare la polizia”. E ancora: “L’ipotesi antisemita aumenta la gravità dell’aggressione. Mi auguro che l’inchiesta della magistratura colpisca duramente gli autori di un’azione terribile e disgustosa”.

Le reazioni. “Non sappiamo se l’episodio sia legato solo alla partita di stasera o se ci siano altre motivazioni – ha osservato il presidente del I municipio, Orlando Corsetti – Il locale è completamente distrutto e nella piazza ci sono ancora chiazze di sangue. Non è la classica rissa a cui purtroppo siamo abituati in questa città, è stato un agguato vero e proprio”. Anche per il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli, si è trattato di “un vero e proprio raid con mazze, coltelli e bastoni in pieno centro storico. L’aggressione avvenuta questa notte a Campo de’ Fiori non è che l’ennesima dimostrazione di come la capitale in questi ultimi anni sia diventata sempre più pericolosa, come mai era stata prima. Nonostante i proclami elettorali del sindaco Alemanno, Roma è ormai nelle mani di bande criminali e di teppisti e anche mafia, camorra e ‘ndrangheta sono sbarcate in città. E’ questo l’ennesimo fallimento di un sindaco sceriffo che è solo chiacchiere senza neanche il distintivo”.

“Il Comune si costituirà parte civile”

”E’ impressionante aver visto il locale in quelle condizioni, dà la percezione di quello che è successo. Questa mattina a Campo de’ Fiori c’erano persone preoccupatissime – afferma la presidente dell’associazione Abitanti Centro Storico Viviana di Capua – La prevenzione di questi episodi va affidata alle forze dell’ordine non ai privati, come è successo con il patto movida sicura. Un hostess o uno steward che possono fare in questi casi? Se questa è la movida sicura hanno sbagliato strada”.

VALERIA FORGNONE, MASSIMO LUGLI ed EMILIO ORLANDO @repubblica.it