Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

no tav

No Tav la protesta non si arresta

No Tav, scontri nella notte: in 200 contro la polizia

I No Tav si erano chiamati a raccolta per celebrare un anniversario, quello del 27 giugno 2011, una delle date simbolo del movimento: quel giorno le forze dell’ordine sgomberarono il vasto presidio che da più di un mese avevano allestito in località Maddalena di Chiomonte

Sassi, petardi, fuochi d’artificio e anche un paio di bombe carta: così, ieri sera, i No Tav hanno ripreso in Valle di Susa l’offensiva contro il cantiere della ferrovia ad alta velocità Torino-Lione.

Alcune centinaia di militanti (intorno ai 200, secondo fonti della Questura di Torino), una quarantina dei quali appartenenti all’ala antagonista più dura, si sono raccolti attorno alle recinzioni e, dai boschi, hanno scatenato la loro azione di disturbo.

Le forze dell’ordine, per rispondere agli attacchi, portati in diversi punti, hanno utilizzato idranti e lacrimogeni. Un dirigente di polizia è stato colpito ad una spalla da una grossa pietra ed è rimasto contuso.

I No Tav si erano chiamati a raccolta per celebrare un anniversario, quello del 27 giugno 2011, una delle date simbolo del movimento: quel giorno le forze dell’ordine sgomberarono il vasto presidio che da più di un mese avevano allestito in località Maddalena di Chiomonte (oggi sede del cantiere) per impedire l’inizio degli scavi del tunnel geognostico, un’operazione preliminare alla costruzione della nuova linea ferroviaria su cui dovrà passare il supertreno Torino-Lione.

La serata, all’arrivo del buio, è cominciata con la rumorosa e tradizionale “battitura” contro le reti, e con qualche slogan contro poliziotti e carabinieri. Poi un operaio del cantiere, riconoscibile dalla pettorina fosforescente, si è avvicinato alle barriere per sistemare un gruppo elettrogeno ed è stato bersagliato da un fitto lancio di petardi. A quel punto c’è stata una escalation.

I No Tav possono rivendicare il taglio di una porzione della rete e di un pezzo di ‘concertinò, il particolare filo spinato disteso sopra le inferriate. Petardi e bombe carta scagliati contro i mezzi delle forze dell’ordine hanno innescato un paio di principi di incendio delle sterpaglie che però sono stati spenti immediatamente. I militanti, sotto il getto degli idranti, hanno quindi ripreso i sentieri tra i boschi e sono tornati al campeggio che sorge, nel territorio del comune di Chiomonte, nella spianata a poche decine di metri dalla strada d’accesso principale al cantiere.

La mobilitazione del movimento sembra destinata a continuare per tutta l’estate, anche se non sono in programma manifestazioni capaci di richiamare decine di migliaia di persone come quelle dello scorso anno. Il deputato del Pd Stefano Esposito, dopo gli episodi di stasera, ha chiesto che sia sgomberato il campeggio No Tav. “Non si può continuare – ha detto – a tollerare questo andazzo per tutta l’estate”.

@ilfattoquotidiano.it

Annunci

Agenti Distruggono Sito Archeologico

“Tav, distrutto il sito archeologico”
Esposto in Procura contro gli agenti

La denuncia dei legali di Pro Natura e Wwf: «La necropoli devastata dal passaggio dei
mezzi delle forze dell’ordine»

Un esposto alla Procura di Torino per denunciare i danni al sito archeologico della Maddalena di Chiomonte, in Val di Susa. Lo hanno depositato ieri Pro Natura Piemonte e Wwf Delegazione Piemonte. «Nell’esposto – spiega l’avvocato Fabio Balocco, esponente di Pro Natura Torino e membro del Legal Team No Tav – è stato preparato con tutta la documentazione fornita dalle associazioni ambientaliste che documentano, anche con immagini, la distruzione del sito della Maddalena dopo il passaggio delle Forze dell’ordine la scorsa estate».

«Riteniamo – spiega – ci sia stato il reato di distruzione di patrimonio storico-artistico, perchè le forze dell’ordine sono entrate nell’area passando con i mezzi sopra le tombe della necropoli, ma anche un reato omissivo da parte della Soprintendenza perchè il sito era facilmente accessibile da chiunque, nonostante già prima del 3 luglio avessimo inviato lettere per sollevare il problema e chiedere cosa si intendesse fare per tutelare quell’area. Ma non abbiamo mai avuto risposta».

A presentare l’esposto, questa mattina davanti alla tenda dove i No Tav digiunano a turno sotto il Palazzo regionale, c’erano anche Stefano Bechis, del Wwf Piemonte, Mario Cavagna, di Pro Natura Piemonte, e Maurizio Biolè del Movimento 5 Stelle che sottolinea che «Spero che ora si avranno delle risposte precise. Noi andremo avanti anche in sede istituzionale».


Violenze sui No Tav

Tav, aperti 20 fascicoli sulle violenze
delle forze dell’ordine denunciate dagli attivisti

Solo due giorni fa i No Tav hanno presentato in Procura a Torino un dossier fotografico sulle violenze subite da polizia e carabinieri a Chiomonte il 3 luglio 2011. Stamattina, invece, alla Camera approvata la mozione unitaria per le iniziative volte a finanziare le opere e gli interventi previsti dal piano strategico per il territorio

Almeno una ventina. E’ il numero di fascicoli di indagine aperti dalla procura di Torino dopo le denunce di attivisti No Tav che accusano di violenze e maltrattamenti uomini delle forze dell’ordine. Gli accertamenti sono in corso ma spesso sono complicati dal fatto che, in diversi casi, le persone offese non rendono dichiarazioni utili o preferiscono non presentarsi dai magistrati, o perchè sono a loro volta indagate e quindi attendono la chiusura del procedimento nei loro confronti, o perchè affermano di non essere in grado di identificare i responsabili. Gli episodi al vaglio dei magistrati sono accaduti in un arco di due anni durante numerose dimostrazioni No Tav.

Nel frattempo, stamattina alla Camera è stato votata la mozione unitaria per le iniziative volte a finanziare le opere e gli interventi previsti dal piano strategico per il territorio interessato dalla Tav Torino Lione. In base al testo approvato (390 favorevoli, Idv astenuta e un solo voto contrario, quello di Fabio Granata di Fli), il governo risulta impegnato, fra l’altro “ad assumere iniziative volte a stanziare 100 milioni di euro per finanziare le opere e gli interventi previsti dal Piano strategico per il territorio interessato dalla direttrice Torino-Lione definito dalla Provincia di Torino, in particolare gli interventi relativi al nodo di Torino previsti dall’accordo Stato-regione del 28 giugno 2008″.

“Sulla mega mozione unitaria disostegno alla Tav 390 favorevoli, 10 astenuti, solo io contrario: è il caso di dire il tempo mi darà ragione – è stato il commento di Fabio Granata – L’opera è inutile, costosissima e distruttiva, e il tempo lo dimostrerà”. Secondo il deputato di Fli, “l’elemento più ipocrita è stata la solidarietà a Giancarlo Caselli, alla quale ovviamente mi associo senza se e senza ma, espressa da forze politiche e parlamentari che lo hanno sempre offeso e delegittimato nella sua azione di contrasto alle mafie e che ora raggiungono l’apice dell’ipocrisia”.

@ilfattoquotidiano


No Tav in Europa

La Tav fa litigare anche all’estero

Non è vero che l’alta velocità ferroviaria è un problema solo italiano. Se ne discute anche in Francia, in Gran Bretagna e perfino negli Usa. Ma senza ideologie politiche e con un dialogo tra le parti che a volte funziona

Si dice spesso che l’alta velocità viene messa in discussione solo in Italia, mentre all’estero è realizzata senza troppi problemi. Non è esattamente così. La protesta dellaValsusa sembra infatti avere paralleli importanti anche all’estero: in Francia, Inghilterra, perfino Stati Uniti. Cambiano i nomi e le forme, ma i motivi del no restano in parte gli stessi: problemi ambientali, lo spreco di denaro pubblico, l’inutilità dell’opere. Diverse invece sono le consueguenze e le reazioni, ispirate spesso più al dialogo tra le parti che non alla contrapposizione ideologica.

In Francia, ad esempio, è in corso un’aspra polemica sul nuovo Tgv che dovrebbe collegare Marsiglia a Ventimiglia passando da Nizza e dal principato di Monaco. I problemi sul progetto, che risale ormai al 1990, sono stati sollevati soprattutto da sindaci e contadini delle zone di produzione del vino, la maggiore risorsa economica della regione.

I più agguerriti sono i contadini della zona docg di Bandol, vicino a Tolone. La Rff – Réseau Ferré de France – ha avviato così un lungo processo di concertazione con i prefetti e i sindaci dei comuni interessati dalla linea veloce. Sul sito della linea è dato grandissimo spazio alle informazioni relative alla concertazione con gli attori locali (si trovano video, opinioni scritte, resoconti dei tavoli di incontro, verbali di riunione: insomma, un modello di trasparenza che pare un po’ diverso da quello italiano.

Le proteste dei contadini hanno costretto comunque la Rff a rivedere il progetto iniziale, cercando di evitare i passaggi nelle zone più ricche a livello agricolo (la ripercussione negativa sul territorio non è infatti messa in dubbio). Il 14 febbraio la società ferroviaria ha annunciato che la tratta di Tolone non si farà, restando una linea regionale. Ora è in revisione un nuovo progetto per l’intero percorso, che dovrebbe essere pronto nel luglio del 2012. Le associazioni di difesa dei vigneti non hanno però mollato la presa, continuando ad opporsi alla scelta dell’alta velocità, ed ora lamentano il silenzio di quattro mesi imposto dalla Rff a causa delle elezioni presidenziali.

Nel Regno Unito c’è invece controversia sul High Speed Rail 2, ovvero la seconda linea d’alta velocità inglese, che dovrebbe connettere il nord e il sud dell’isola, unendo Birmingham a Londra.
Si tratta di un progetto di due anni fa, su cui il governo è ritornato più volte, l’ultima il 12 gennaio del 2012. Un treno che, nelle intenzioni, dovrebbe migliorare la viabilità da e verso la capitale, aumentare l’indotto nelle West Midlands, diminuire il traffico su gomma e rispondere al bisogno di trasporto per merci e persone.

Un programma che secondo alcuni però non corrisponde affatto alla realtà. E gli oppositori, in Inghilterra, si fanno trovare molto preparati sul lato di promozione e marketing. I siti web quasi non si contano: oltre a quello della campagna nazionale ci sono le pagine delle associazioni o delle reti degli enti locali. Su Google, digitando “Stop high speed rail” compaiono 46 milioni di risultati e in rete circolano decine di video viralidi controinformazione sulla linea veloce come questo.

I motivi della protesta sono simili a quelli dei No Tav italiani: l’HS2 sarebbe uno spreco di denaro, una priorità inesistente, un progetto con un business plan molto confuso, che non risolverebbe il divario fra nord e sud, che anziché migliorare peggiorerebbe l’ambiente, aumentando l’emissione di Co2, il consumo di elettricità e la rovina del suolo. I movimenti locali non si sono però limitati ad opporsi al progetto esistente: stanno promuovendo idee e percorsi alternativi ritenuti migliori per la società e per l’ambiente.

Ma la questione dell’alta velocità ferroviaria è calda anche oltre oceano. Il ‘Wall Street Journal’ ad esempio ha pubblicato il 10 gennaio scorso un articolo fortemente critico nei confronti della linea che dovrebbe unire Los Angeles a San Francisco. Il progetto californiano risale al 2008. L’intento è diminuire il traffico aereo, più dispendioso per l’ambiente e per i due scali, e migliorare la viabilità fra le due megalopoli. Alle proteste degli oppositori la risposta costante era che «sarebbe stato più costoso non farla»: la California High-Speed Rail Authority sosteneva infatti che la mancata realizzazione della linea ferroviaria avrebbe portato a investimenti di 70 miliardi maggiori per assorbire il traffico di persone e merci ampliando gli aereoporti, aumentando le corse ferroviarie attuali e il trasporto su strada.

Dietro l’articolo del Wsj c’è una pubblicazione della Reason Foundation, un ente non governativo nato nel 1968 che ha prodotto uno studio approfondito sulla fattibilità e l’impatto economico della linea. Gli autori della ricerca smentiscono di fatto punto per punto il piano della società californiana, oltre a dimostrare che i rischi previsti per la mancata realizzazione del treno sono gonfiati. Lo studio mostra come la costruzione della linea costerebbe decine di miliardi di dollari in più di quanto previsto, causando un rischio di deficit per lo stato californiano. A qualcuno, forse, fischieranno le orecchie qui in Italia.

Le ragioni del no, in America, non hanno però colore politico come da noi. Ad urlare “stop the train” ai suoi 32 mila followers su twitter e tutti i suoi elettori è infatti anche il governatore repubblicano del Wisconsin Scott Walker. Eletto il 3 gennaio 2011, Walker ha fatto dell’opposizione alla linea ad alta velocità che dovrebbe collegare Milwakee a Madison uno dei suoi punti di bandiera. Il progetto, voluto dal segretario dei trasporti e dall’ex governatore, non risponderebbe secondo Walker ad alcun bisogno, essendosi ridotto del 41 per cento il traffico su quella linea. Inoltre, dice, i costi dell’operazione ricadrebbero per l’80 per cento sul governo del Wisconsin, incapace ora come ora di affrontare quella spesa.

Francesca Sironi @espresso


Mauro Corona sulla Tav

Tav. Intervista a Mauro Corona:
“No allo stupro della Val di Susa”

“Un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l’energia elettrica. È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l’un l’altro. E ora come faranno?” (da “La Fine del Mondo Storto”)

Mauro Corona risponde al telefono dalla sua casa tra i boschi e le vette del Friuli. Ha la voce roca, i modi sono affabili: in sottofondo si sente un cane abbaiare. Lo immagini circondato di libri, volti di legno che lui stesso scolpisce, attrezzatura per arrampicare: moschettoni, corde, ramponi. Lo immagini avvolto dalla folta barba, dai capelli lunghi: vedi le mani callose afferrare la cornetta, le gambe muscolose e i muscoli guizzanti di un uomo che a quasi 63 anni è ancora un vulcano: cammina nei boschi (“che mi abbracciano come la mamma che non ho avuto”, spiega), scala montagne, scolpisce, scrive.

Mauro Corona è uno dei migliori scrittori italiani, ma è soprattutto un personaggio genuino, figlio delle montagne che lo circondano, per le quali nutre il rispetto che un figlio deve ai genitori. Lo intervistiamo, appunto, per conoscere il suo pensiero sull’Alta Velocità e la lotta in Val di Susa, che uomini e donne come lui dall’altra parte delle alpi difendono come si difenderebbe la madre da uno stupro feroce e meschino. Mauro Corona è anche testimone del disastro del Vajont, di quell’ondata d’acqua che, come un colpo di falce, il 9 ottobre 1963, alle 22.45 cancellò per sempre duemila persone e un intero paese.

Signor Corona, dall’altra parte delle Alpi, a ovest dal luogo in cui vive, si accingono a costruire il Tav: qual è la sua idea rispetto a quest’opera? 

Noi non viviamo in democrazia, viviamo in democratura: è un misto tra democrazia e dittatura. Per questo io sto con gli abitanti della Val di Susa, non perché mi schiero con un colore politico o con l’altro, ma perché la ragione ce l’hanno loro che vivono quei luoghi, che sono da secoli in quella terra, che la amano, hanno sofferto, l’hanno costruita con il sangue e il sudore. Lì ci abita il cuore, non ci abita gente normale, non ci abitano corpi. E’ inaccettabile che qualcuno si arroghi il diritto di andare lì, come hanno fatto con il Vajont, e spazzare via la gente, spazzare via i boschi, secoli di cultura, tradizioni, storie.

Eppure il governo continua a dire che è un’opera necessaria, strategica, che il Tav porterà progresso, sviluppo…

Ma io non capisco perché fare una linea nuova, visto che ce n’è gia una che arriva in Francia e che è sottoutilizzata. E poi perché alta velocità? Ci siamo ormai superati, l’uomo è passato avanti a sé stesso. Il Tav è una vergogna e fanno bene a combattere quelli della Val di Susa, e che non mi si venga a dire che sono violenti.

Ma il governo dice che poche persone non possono bloccare un’opera utile a tutto il Paese…

La Montagna è di chi la vive, loro soltanto possono decidere cosa fare. Ma lo mettono in conto questi politici che quello è un luogo del cuore? Qui avevamo il Vajont: faceva girare mulini e segherie, era la nostra “miniera d’oro”. Sono venuti i politicanti dell’epoca, hanno messo un foglio di cemento sulla valle, hanno mandato via le persone e hanno causato duemila morti. Per questo io sto con la Val di Susa ed andrò lì a combattere.

Cosa è per lei la montagna?

Nient’altro che un luogo dove abitano persone, come il deserto, il mare, le pianure. La montagna è solo un luogo più ripido. E chi ci vive la ama perché si sente abbracciato da quelle rocce, da quei torrenti, dai boschi. Ma la montagna è soprattutto la memoria di chi è stato lì per secoli, di chi ha vissuto lì l’infanzia, è cresciuto, ha parlato coi vecchi. Ma è lo stesso nelle pianure o al mare. Ogni luogo è montagna, dipende solo dalle pendenze. Quelli che vi abitano sono i padroni assoluti. E chi va in Val di Susa e vuole stuprarla, perché è uno stupro quello che vogliono compiere, non si rende conto di fare un danno al cuore di quella gente, non al portafogli. Per questo non riusciranno a comprare gli abitanti della Valle.

Ieri il governo ha pubblicato le sue motivazioni tecniche e spiegato che non ci saranno danni ambientali. Insomma, ci hanno detto di nuovo che l’opera si farà e che le proteste, semplicemente, sono inutili.

Motivazioni tecniche? Ogni omicidio ha bisogno di un movente. E anche qui da noi è così: ci stanno rubando la ghiaia, e anche l’acqua: la vendono a peso d’oro, e questi paesi ormai sono diventati un luogo abitato più dai tir che dalle persone. Abbiamo costruito una società il cui unico obiettivo è fare denaro, a qualsiasi prezzo, anche al costo della vita stessa degli uomini e le donne.

Ci hanno spiegato che il Tav è un’opera strategica per lo sviluppo italiano. Qual è, invece, la sua idea di progresso?

Tornare all’agricoltura, al lavoro manuale. Ma vi rendete conto che abbiamo ceduto la terra alle macchine? E come è stata causata la crisi economica? Abbiamo puntato tutto sullo svilupo tecnologico. Io ho scritto un libro, letto da pochissime persone, si intitola “Ritorno alla Campagna”. Se vogliamo salvarci non dobbiamo pensare all’alta velocità: dobbiamo tornare a essere capaci di procurarci il cibo, senza violentare la terra, senza mettera in cima ai nostri propositi il profitto. Non sappiamo più usare le mani, abbiamo desideri inutili: il Suv, il navigatore satellitare… Ma mi spieghino questi “tifosi della crescita economica”, cosa serve per vivere, per stare in piedi?

Lei è friulano ed ha vissuto il 9 ottobre del 1963 l’immane tragedia dell’ondata del Vajont: duemila morti, interi paesi spazzati via. A proposito lei ha scritto: “Il Vajont non aveva fatto male a nessuno per milioni di anni”, intendendo chiaramente che quella, non a caso una grande opera paragonabile all’odierno Tav, fu un disastro causato dalla mano dell’uomo. 

Oggi dicono che abbiamo bisogno dell’alta velocità, in quell’occasione dissero che avevamo bisogno di energia. Pochi uomini fecero immensi profitti con la diga del Vajont ed ignorarono, così come fanno ora, i gridi d’allarme dei vecchi del posto, che conoscevano la montagne e sapevano, ad esempio, che vi erano frequenti frane (la diga straripò proprio a causa di una frana su un versante del Monte Toc, ndr). Ignorarono quei gridi d’allarme anche quando la giornalista Tina Merlin, a pochi giorni dal disastro, scrisse su L’Unità che migliaia di persone erano in pericolo di vita, e che andavano evacuate. Come faccio io a fidarmi degli uomini, se sono stati in grado di spazzare via paesi, uomini, tradizioni con un’ondata d’acqua e fango? Ed anche in Val di Susa, vogliono distruggere una civiltà. Il governo ignora le osservazioni di centinaia di studiosi, che hanno spiegato i rischi per la vita dei cittadini. E poi che bisogno c’è dell’alta velocità? Dobbiamo tornare all’essenziale: vivere è come scolpire, bisogna imparare a togliere per vedere l’opera nel suo splendore.

Quindi lei vede delle analogie, di metodo e non di merito, tra il progetto di alta velocità in Val di Susa e la diga del Vajont…

Altroché se le vedo. Vedo questo nichilismo imperante, il cinismo dell’economia: cambiano i luoghi, le persone, qui fecero una diga, lì l’alta velocità, ma è il nichilismo che impera su tutto. E’ l’uomo che non ha più progetti per il futuro, non c’è più una missione. Pensiamo a ingozzarci più che possiamo per quei pochi giorni che ci è concesso di vivere. Costruiamo grattacieli, tunnel di alta velocità e ci facciamo guerre meschine perché non sappiamo accontentarci. Dovremmo insegnare ai bambini che il denaro è una porcheria, che ne basta solo un minimo per vivere. Per questo i No Tav fanno bene a combattere in Val di Susa, perché è contro questo nichilismo che combattono. E io andrò in Val di Susa, e voglio essere preso a manganellate come loro, perché non è possibile che si dica solo “hanno ragione”: bisogna metterci il corpo ed è quello che farò.

La Val di Susa secondo lei ce la farà a vincere, a resistere?

C’è una valle, uomini e donne che vogliono viverci, allevare lì i loro figli. La valle abbraccia la sua gente, non può venire un politicante a spezzare questo abbraccio con le ruspe, per la sua eiaculazione nello spostare velocemente delle merci. La vera necessità sta nelle piccole valli, dove ci si può chiamare da una costa all’altra. E’ questo il vero senso dei No Tav, è per questo che si battono. E vinceranno, mi creda.

 @agoravox.it


Anonymous colpisce trenitalia

Anonymous manda off line il sito di Trenitalia

Anonymous colpisce ancora. Questa volta l’attacco è contro la TAV ed a cadere è il sito di Trenitalia

Continua a colpire Anonymous. Il gruppo di hacker italiani, oggi ha colpito il sito di Trenitalia. La lotta contro la Tav, ormai scorre anche in rete e Anonymous si sta mostrando come il baluardo di questa lotta. Nel Comunicato apparso sul blog di Anonymous, si leggono le motivazioni di questo attacco al sito di Trenitalia:
La cancellazione dei treni ICN, che permettevano ad intere famiglie di spostarsi lungo la penisola italiana, aumenta il gap tra nord e sud e non permette più di viaggiare economicamente.
Non è solo questo il motivo che ha spinto Anonymous a colpire Trenitalia. ”RFI, la società delle FS che gestisce binari e stazioni, ha rifiutato di reintegrare Bruno Bellomonte, licenziato in seguito alla condanna ottenuta sulla base di accuse infondate. – Si continua a leggere sul sito – Bruno ha subito una pena di 29 mesi di carcere preventivo, ed è stato rilasciato con piena assoluzione perchè “il fatto non sussiste”. La Società RFI, rifiutando di attenersi alla specifica norma prevista dall’art. 402 bis del Codice di procedura penale a tutela degli errori giudiziari e dall’ingiusta carcerazione, e costrigendo il lavoratore in questione a ricorrere al giudice del Lavoro, si rende complice di intollerabili e meschini attacchi che sviliscono quanto sancito dagli articoli 1, 3 e 4 della Costituzione”

Ultimo ma non per importanza, la Tav: “Anzichè usare i già esigui fondi a vostra disposizione per potenziare le tratte già esistenti, rinnovando magari il materiale rotabile ed i treni stessi ci si intestardisce sulla realizzazione di opere dispendiose, inutili e nocive alla salute pubblica come la TAV“.
Il comunicato si conclude con, l’ormai noto:
We are Anonymous
We are Legion
We don’t forgive
We don’t forget
Expect Us!

@attualissimo.it


No Tav

Gli Stadi sono stati i vostri laboratori i tifosi le vostre cavie…

No Tav, questore Torino vieta
ingresso in Val Susa ad attivista

TORINO (Reuters) – Il questore di Torino ha proibito l’ingresso in Val di Susa e nelle zone circostanti di Turi Vaccaro, l’attivista No Tav che ieri è salito su un traliccio dell’alta tensione, lo stesso sul quale è rimasto ferito il mese scorso un altro manifestante.

Lo ha riferito oggi una fonte investigativa precisando che all’uomo – portato in questura a Torino per essere identificato – è stato notificato un foglio di via con il divieto di entrare nella Valle e nelle zone limitrofe.

A Torino una ventina di manifestanti contro la linea ad alta velocità Italia-Francia — tra cui Turi Vaccaro — si sono radunati oggi davanti al luogo che ospitava un convegno cui ha partecipato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, senza che tuttavia si verificassero scontri né momenti di tensione.

Ieri Napolitano ha fatto sapere tramite una nota di non voler incontrare i sindaci della Val di Susa contrari alla realizzazione della Tav. Oggi il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, in un’intervista al quotidiano La Stampa, ha ribadito che il governo andrà avanti nel progetto della Tav perché si tratta di un’opera fondamentale per il Paese.

Le proteste contro la Tav proseguono da anni, ma si sono intensificate in seguito all’incidente occorso a Luca Abbà, l’attivista caduto da un traliccio dell’alta tensione dopo essere rimasto folgorato durante una manifestazione lo scorso 27 febbraio, dichiarato fuori pericolo qualche giorno dopo. — Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

@reuters.com