Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

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Manata a raccattapalle

Atalanta-Napoli, manata di De Sanctis a raccattapalle: atti in Procura

Atalanta-Napoli, manata di De Sanctis a raccattapalle: atti in Procura

Sul presunto schiaffo del portiere partenopeo durante la partita con gli orobici indagherà Palazzi. Quattordici squalificati per un turno in serie A: multati la società begamasca per cori razzisti e il Genoa

ROMA – Sarà la Procura Federale a occuparsi della presunta manata data dal portiere del Napoli, Morgan De Sanctis, a un raccattapalle nel corso della partita di mercoledì contro l’Atalanta. E’ stato il giudice sportivo a disporre la trasmissione di copia degli atti al Procuratore per gli opportuni accertamenti. L’episodio secondo quanto ricostruito da Tosel sarebbe avvenuto attorno al 36′ minuto della ripresa. Il numero uno azzurro avrebbe colpito “con una manata, ovvero uno schiaffo, un raccattapalle, ‘reò di aver ritardato la rimessa in giuoco del pallone”. Il giudice sportivo “rilevato che l’arbitro ha sanzionato il portiere partenopeo con un’ammonizione ‘per comportamento non regolamentare in campo’, precisando, su richiesta di questo Ufficio di avere adottato tale provvedimento in quanto ‘in modo non regolamentare (brusco) strappava dalle mani di un raccattapalle il pallone per accelerare la ripresa di gioco’, dispone la trasmissione di copia degli atti al Procuratore federale per gli opportuni accertamenti”.
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Nessun ricorda nulla…strano no???

Botte all’ultrà del Brescia, in aula nessuno ricorda nulla

TIFO VIOLENTO. Al processo per il pestaggio di Paolo Scaroni si è cercato di delineare le circostanze dell’aggressione
Otto ore di udienza e 14 testimoni per ricostruire i fatti del 2005 che tirano in ballo diversi funzionari di polizia

Quattordici i testimoni, otto ore di udienza e una pausa di mezz’ora: uno dopo l’altro i funzionari della polizia che il 24 settembre 2005 erano in servizio in stazione hanno cercato di ricordare quel che avvenne. Ricordi non certi, scontri che si verificarono ma nessuno li ha descritti, scontri che non compaiono nelle riprese effettuate da due ispettori della Digos e da due funzionari della Scientifica. Le immagini di un gruppo di poliziotti che circonda qualcuno a terra non ci sono. L’unico ricordo di una scena simile, anche se non sa se si trattasse di Paolo Scaroni, è quello di un tifoso bresciano che, inseguito nel corso di una carica, prese una manganellata sulla schiena. «Arrivato al primo binario vidi uno a terra circondato da poliziotti che lo picchiavano. Non ho visto la testa, non so dire chi fosse». Poi si guardò alle spalle ma quando si girò verso il binario non vide più nessuno: «Paolo mi si avvicinò e mi disse in dialetto “me ne hanno date tante”, poi salì sul treno». Scese poco dopo sorretto da due amici: di lì a poco nella sua mente sarebbe calato il buio causato da una frattura della scatola cranica per i colpi inferti dai manganelli impugnati al contrario. Ricordi non precisi, solo il responsabile del servizio d’ordine ha relazionato con dovizia di particolari. Ha ricordato ogni fase, ogni ordine e ha spiegato perchè, mentre discuteva con un gruppo di tifosi sulla liberazione di alcuni arrestati, disse ai suoi di far salire a forza tutti sul treno. Seguirono cariche e scontri, lanci di sassi e bottiglie e un reparto venne spostato all’altezza della scalinata (quello di Bologna raggiunto poi da un gruppo di Padova in aiuto ai colleghi in difficoltà) dalla quale stava salendo Paolo Scaroni. Un processo in cui si sono sovrapposte le versioni sulla stessa circostanza e il pm Beatrice Zanotti ha ricordato a un funzionario che le informazioni non veritiere contenute nelle relazioni di servizio sono cosa diversa dalla testimonianza in aula. Un ammonimento reso necessario perchè nel complesso processo che vede imputati otto poliziotti della Celere di Bologna, accusati di aver usato i manganelli al rovescio e di aver pestato un tifoso, è che la polizia «forzò» i bresciani a salire sul treno perchè, si sostenne, alcuni di loro occupavano i binari impedendo al treno di partire. Una situazione che è stata smentita dai macchinisti: «I binari erano liberi, davanti non c’era nessuno. Non so se ci fossero problemi in coda o lateralmente, ma non c’erano tifosi sui binari. Tant’è che sentii odore di fumo, non capivo cosa fosse e spensi la motrice». Erano i lacrimogeni: il primo lanciato senza che fosse stato dato l’ordine, poi altri due e questo scatenò la reazione dei tifosi. Il resto furono cariche di alleggerimento e poi lanci di sassi. E a confermare che alcuni colleghi del reparto mobile usavano i manganelli al contrario è stato un altro funzionario di polizia, ma di Brescia: «L’ho visto fare anche altre volte». Un processo nel quale tutti i dirigenti hanno ammesso che vi furono scontri, ma non hanno descritto nessuna azione particolare: «Era difficile riprendere in quelle condizioni», hanno spiegato gli operatori. Ci sono però due frammenti di dialogo sulle cassette digitali originali e non riversati sul nastro Vhs che fu in un primo momento consegnato alla procura. Due momenti: in uno si sente l’urlo (probabilmente dell’operatore), un «noooooo» al quale non seguono riprese. Nel secondo si sente dire che il questore li avrebbe incarnati e poi «scolta, ti prova a guardar subito le immagini de quel…», ma poi il video si interrompe. Gli imputati, tranne uno, ieri c’erano, le difese (Calabria Cilento d’Hauteville, Cherubino, Rosciani e Pacifico) di Rulli e Barbirato hanno obiettato che i due agenti figuravano essere autisti, che non potevano essere sui binari e che non erano stati sentiti in fase di indagine. Ma fino ad oggi (come ha sottolineato il presidente del collegio Marzio Guidorizzi) erano tutti contumaci e non hanno mai chiesto di essere sentiti. Il pm ha chiesto il loro interrogatorio e in una delle prossime udienze ognuno spiegherà il proprio ruolo. Nessun funzionario vide poliziotti picchiare qualcuno, nessuno vide tifosi a terra o poliziotti circondati da tifosi. Solo un ispettore della Digos ha detto di aver visto un tifoso che nel corso degli scontri sbatteva la testa contro un vagone: «Un rumore pazzesco, lo vidi chiaramente battere contro il vagone, tenersi la testa tra le mani e poi salire sul treno». Ma non si sa chi fosse.

F.M. @larena.it


Maicon Alfredo Oliva

MAICON ALFREDO OLIVA, 20 ANNI, ARRESTATO DAI CARABINIERI DI SCALEA

Arrestato giovane calciatore vibonese
Avrebbe commesso tre rapine

Le azioni criminose sarebbero state condotte nei confronti di altrettanti distributori. Il giocatore ha confessato
Un calciatore della Vibonese, Maicon Alfredo Oliva, di 20 anni, è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di avere commesso tre rapine ai danni di altrettanti distributori di carburante a Scalea, in provincia di Cosenza. Maicon Oliva, che ha origini brasiliane, ha ammesso le proprie responsabilità ai carabinieri della Compagnia di Scalea, dove vivono i suoi genitori, che lo hanno bloccato a Vibo Valentia. La Vibonese milita nel campionato di Seconda Divisione, Lega Pro.
LA REAZIONE DELLA SOCIETA’ – «In merito alla vicenda giudiziaria che riguarda il calciatore Maicon Alfredo Oliva, la U.S. Vibonese esprime il proprio stupore, la propria incredulità ed il proprio rammarico per un fatto che ha turbato tutto l’ambiente». È quanto dice invece il comunicato stampa del club in merito alla notizia dell’arresto del giocatore, accusato di aver compiuto tre rapine ai danni di distributori di carburante: «La società rossoblù resta in attesa di sviluppi in relazione a quanto accaduto e nutre piena fiducia nell’operato delle forze dell’ordine e della magistratura. La notizia ha decisamente spiazzato la società, che in Oliva ha sempre visto un calciatore esemplare e corretto dal punto di vista professionale». Il giovane calciatore, classe ’91, si era ben distinto la passata stagione nel campionato di Eccellenza con lo Scalea, società dalla quale era stato prelevato dalla Vibonese la scorsa estate. Nell’attuale campionato di Seconda Divisione di Lega Pro, Maicon Oliva ha collezionato 4 presenze per un totale di 252 minuti.

Redazione Online @corriere.it


Padovano Spacciatore

Come rovinare una notizia…poteva dire che ne era estraneo o qualcosa di simile…invece il padre di Iuliano , altro giocatore bianconero , se non sbaglio indagato per lo stesso reato ma forse mi confondo conferma la notizia e anzi peggiora le cose…

Il padre di Iuliano: “Padovano spacciava
ai giocatori della Juventus”

Il caso Padovano (clicca qui per leggere) sembra destinato ad allargarsi. Ilpadre di Mark Iuliano, ex difensore della Juventus e della Nazionale ha lanciato pesanti accuse: “Sono decine i calciatori vittime dello spaccio di Padovano. In questi anni ha tenuto stretti contatti di spaccio anche con qualche giornalista spacciatore cosentino. Padovano è un cancro da estirpare, era un trovatello cresciuto in un orfanotrofio, spacciava già da ragazzo, Dio gli diede l’opportunità di cambiare, invece portò la sua diabolica inclinazione anche nel calcio. E’ stato devastante. Mio figlio lo stimava anche perchè quando era bambino era il suo idolo nel Cosenza. Quando gli fece l’assist in Coppa Campioni e Padovano segnò di testa, Mark toccò il settimo cielo, il suo affetto era purtroppo mal riposto“.

Fonte immagine: Wikipedia – Iaconianni family

Alfredo Iuliano ha inoltre aggiunto:“Padovano è colpevole, riforniva anche i calciatori della Juventus tra cui mio figlio: altre vittime sicure Vialli e Bachini (squalificato a vita dopo una doppia positività, ndr), che a causa della droga ha visto troncata del tutto la sua carriera . Inoltre resta ancora aperta la suaresponsabilità sul caso Bergamini (giocatore del Cosenza assassinato nel 1989).

@soccermagazine


Praga diventa la nuova Amsterdam

Più canne, meno ipocrisia:
Praga diventa la nuova Amsterdam

Più canne, meno ipocrisia: Praga diventa la nuova Amsterdam

Praga: meglio di Amsterdam? (Foto: capt.tim/flickr)

15 grammi di marijuana, 5 grammi di hashish, e perfino 1,5 grammi d’eroina. Grazie a una nuova legge, in vigore dal 1° gennaio, i cechi potranno detenere droga senza rischiare di incorrere in procedimenti giudiziari. La Repubblica Ceca diventa il paese più liberale d’Europa in materia.

ANALISI

DI N- OST @Traduzione: Chiara Pasquini @

28/01/10

Non appena iniziamo a parlare del nuovo decreto governativo in materia di droga, David Polita, ristoratore locale, non nasconde il suo sollievo. «Finalmente possiamo fumarci uno spinello senza preoccupazioni. Possiamo smettere di nasconderci dagli sguardi pericolosi dei vicini». Infine, David Polita si sente accettato. Proprietario del ristorante Maha 4 All, che si trova à Usti nad Labem, cittadina del Nord della Boemia, si batte da anni per la legalizzazione della cannabis. Perché? «E’ una pianta che si coltiva da queste parti». E’ lo stesso punto di vista della sua clientela. L’odore tipico dellamarijuana pervade il ristorante fin dal primo pomeriggio.

In effetti, il governo, stabilendo il limite legale più elevato d’Europa per il possesso di stupefacenti ad uso personale, ha preso una decisione senza precedenti. La Repubblica Ceca è diventata così la nazione più liberale d’Europa in materia. La detenzione di droga resta un reato perseguibile penalmente, ma nessun procedimento giudiziario verrà istruito a condizione che siano rispettati i limiti in vigore dal 1° gennaio. La nuova legge autorizza il possesso per uso personale di 15 grammi di marijuana o di 5 grammi di hashish. Permette anche la detenzione di droghe più pesanti come il Pervitin (metanfetamina, 2 grammi), l’eroina (1,5 grammi), la cocaina (1 grammo) e anche l’ecstasy (4 pasticche). Per alcuni tipi di droga, si tratta quasi del triplo delle quantità ammesse in Olanda. Infine, è tollerata la coltivazione di massimo cinque piante di cannabis.

Le definizione di questi quantitativi legalmente autorizzati, supplisce all’ ambigua normativa in vigore precedentemente, che consentiva la detenzione di “piccole quantità” di droga. Tale legislazione, più repressiva, costringeva la polizia a perseguire come reato, anche se minore, il possesso di stupefacenti. Stava così ai giudici decidere se le quantità potevano essere considerate “piccole”. A fronte della vasta diffusione delconsumo di droga in Repubblica Ceca, i giudici non avevano altra scelta che mostrarsi indulgenti nelle loro sentenze. Pertanto, il governo ha deciso di creare una base legale su cui poggiare queste pratiche ormai consolidate. La speranza è che, risparmiando il tempo e l’energia fino ad ora spesi nel dare la caccia ai piccoli consumatori, la polizia possa dedicarsi a contrastare la produzione e il commercio di droga. Infatti, negli ultimi anni, il numero dei laboratori che producono Pervitin e quello dei campi di marijuana è aumentato vertiginosamente.

«Legalizzare le droghe leggere»

«Legalizzare le droghe leggere» | La Rep.Ceca contro il protezionismo in materia di sostanze stupefacenti (Foto di nati-panti/flickr)

Se si permette di fumare di più, la gente fingerà meno.

Nei fatti, in Repubblica Ceca il consumo di marijuana è talmente diffuso da essere ormai considerato parte della cultura giovanile. «Se le persone fumassero di più, non potrebbero ingannarsi l’un l’altro, e forse smetterebbero di attaccarsi», dice a sé stesso il personaggio interpretato dall’attore Jiri Machacek nel film Samotari (I solitari), un grande successo del 2000, nel quale il protagonista indicava la marijuana come rimedio universale per tutti i mali dell’esistenza. Inoltre, uno studio dell’Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT), colloca la Repubblica Ceca in testa al gruppo dei paesi europei per il numero di consumatori di droga minori di 24 anni. Il Paese batte anche tutti i record relativi al consumo d’ecstasy: il 15% dei cechi l’ha già provata, mentre la media europea si aggira attorno al 6%. Detto questo, la Repubblica Ceca è il paese più all’avanguardia per quel che riguarda la liberalizzazione delle droghe. L’attuale sindaco della città di Praga, Pavel Bern, è un grande sostenitore di questa politica.

Jiri Machacek | Samotáři (I Solitari) – Trailer

Josef Radimecky, il precedente responsabile della commissione governativa contro la tossicodipendenza, giudica positivamente questa nuova legge. «Le persone ammetteranno più facilmente la loro dipendenza dalla droga, poiché non dovranno più temere di avere problemi con la polizia. Questo faciliterà considerevolmente il lavoro dei nostri assistenti sociali, i quali saranno più facilmente tollerati dai consumatori di droga», afferma con entusiasmo Radimecky, che è anche fondatore di White Light, un’organizzazione di sostegno per i tossicodipendenti. «Le politiche repressive non hanno mai portato risultati positivi. Al contrario, gli insegnamenti tratti dal passato ci hanno dimostrato che dobbiamo imparare a convivere con la droga. Il solo modo di gestire il problema è l’applicazione di misure preventive globali», aggiunge.

Molta tolleranza, troppo poca prevenzione

Ed è proprio qui che iniziano i problemi. Se la società si mostra così tollerante nei confronti del consumo di droga, sia in Repubblica Ceca che in Olanda, si è ben lontani dall’essere efficaci nell’ambito della prevenzione, tanto nell’est Europeo, quanto sulle rive del Mare del Nord. Radimecky imputa tali lacune alla diffusa indulgenza della società verso le droghe legali, come il tabacco o l’alcol: «Da noi, la birra è diventata una sorta di bevanda nazionale». Pertanto, ritiene inutile criminalizzare i comportamenti dei circa 30.000 tossicodipendenti che annovera il paese, quando si prende atto che le gravissime problematiche legate all’alcol, di cui soffrono i loro concittadini, vengono passate sotto silenzio. «Siamo l’unico paese europeo che permette ancora una presenza così massiccia di pubblicità su alcol e tabacco. Paradossalmente, ciò avviene spesso in occasione di eventi sportivi», si rammarica.

Intanto, i gestori di ristoranti e discoteche si ritrovano a sognare che Praga e altre città cieche si trasformino nelle Amsterdam dell’est, dove confluiscano in massa i turisti della droga. David Polita, del Maha 4 All, afferma con dissimulata ironia: «Siamo a dir poco felici che da noi ci sia meno repressione che altrove». Un’allusione appena velata ai loro vicini tedeschi. Vicini che saranno i benvenuti, qualora abbiano voglia di varcare la frontiera, per venire a fumare tranquillamente uno spinello nel loro locale.

@cafebabel.it


Sexy Cora

La porno attrice Sexy Cora è morta per errore dei medici

AMBURGO-  Sexy Cora, l’attrice porno dilettante divenuta famosa per avere partecipato al Big Brother, il Grande Fratello tedesco, sarebbe morta per errore dei medici durante la sesta operazione di ingrandimento del seno a cui si era  sottoposta l’11 gennaio del 2010 ad Amburgo.

La ventitreenne porno-attrice, al secolo Carolin Wosnitza, aveva avuto un arresto cardiaco durante l’intervento, era entrata in coma ed era morta nove giorni dopo, il 20 gennaio del 2010.

Secondo il giornale tedesco Bild che ha riportato la notizia, la morte della ex star del Big Brother avrebbe ora dei colpevoli.

Il rapporto medico-legale di cui il giornale riporta alcuni risultati accusa lo staff medico che fece l’operazione chirurgica a Sexy Cora: ”Causa dell’arresto cardiaco è stata una rianimazione errata fatta dall’ anestesista Marion F.”

” L’anestetico somministrato dal chirurgo quarantanovenne Dr. Martin K. non ha contribuito all’arresto cardiaco”.

” Durante il risveglio sia il chirurgo che l’anestesista devono aver fatto grossi errori. E’ stato impiegato un defribillatore (apparecchio per scosse elettriche).  Probabile che non sia stato praticato l’urgente e necessario massaggio cardiaco. In ogni caso non è stato annotato nel rapporto chirurgico  e nei tre protocolli di anestesia”.

I medici ritenuti colpevoli avranno la possibilità di difendersi dalle accuse che emergono dal rapporto davanti al pubblico ministero.

@blitzquotidiano.it


Cristian De Cupis

Muore in carcere tre giorni dopo arresto
Aveva denunciato pestaggio da agenti

La vittima è un 37enne romano ricoverato in struttura sanitaria protetta a Viterbo. Il garante dei detenuti Marroni: «Potrebbe essere un nuovo caso Cucchi»
ROMA – «Mi hanno pestato mentre mi arrestavano: sono stati i poliziotti alla stazione Termini…». L’ipotesi di un nuovo caso Cucchi è stata avanzata ieri dal garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni in relazione al caso di un 37enne romano arrestato nella capitale e poi trasferito in un reparto sanitario collegato al carcere «Mammagialla» di Viterbo, dove è deceduto.
Il giallo ha per protagonista Cristian De Cupis, residente alla Garbatella: l’uomo avrebbe denunciato l’aggressione ai medici del pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito, lo scorso 9 novembre. Il giorno dopo De Cupis è stato trasferito in ambulanza nell’ospedale Belcolle di Viterbo che ha un reparto per i detenuti collegato al carcere «Mammagialla»: lì sarebbe stato sottoposto a una serie di accertamenti clinici, compresa una Tac. Il 12 novembre, l’uomo è deceduto. Saranno i risultati dell’autopsia, eseguita lunedì 14 novembre, a chiarire le cause della morte.

I familiari «sono stati avvisati dopo la morte di De Cupis – spiega Marroni – e l’autopsia è stata fatta solo con il medico nominato dal Pm». Secondo le notizie raccolte dal garante, due giorni prima del fermo la vittima stava cercando lavoro nel centro di orientamento per gli ex detenuti e i tossicodipendenti: voleva fare il giardiniere. Marroni invita anche la magistratura «a fare al più presto chiarezza».
De Cupis, secondo Marroni affetto da diverse patologie, viene arrestato il 9 novembre alla stazione Termini per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Condotto al pronto soccorso del Santo Spirito l’uomo, che aveva delle escoriazioni sulla fronte, avrebbe riferito ai medici di essere stato percosso dagli agenti che lo hanno arrestato. A chi lo ha incontrato nei giorni del ricovero l’uomo è parso a tratti agitato, ma non in condizioni tali da far immaginare gravi problemi di salute. Il 10 novembre era stato anche convalidato il fermo ed erano stati disposti gli arresti domiciliari non appena finita la degenza.

Francesco Di Frischia corriere.it