Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

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Maxi Spezzatino

Il maxi-spezzatino nel gelo
La Lega:”Ecco la verità…”

Il maxi-spezzatino nel gelo La Lega:”Ecco la verità...”

Stadio Marassi, ore 19, Samp-Udinese: spettatori paganti 1.347, di cui uno solo dell’Udinese (un eroe, subito premiato: si chiama Arrigo Brovedani, ha 37 anni). Stadio Dallara, ore 21, Bologna-Lazio: spettatori paganti 2.397. Si è concluso così lunedì sera nel gelo il maxi-spezzatino della serie A. E non è finita qui (vedi Spy Calcio del 10 dicembre): stasera Coppa Italia all’Olimpico, ore 21. Domani, sempre al freddo, si gioca allo Juventus Stadium (tutto esaurito per il ritorno di Conte, ma quello è un caso a parte). La Lega di serie A ci fa notare che riceve molte mail di tifosi che protestano per le gare di Coppa Italia messe di pomeriggio, perchè, lavorando, non possono andare allo stadio o vederle in tv. Ringrazio per la precisazione. Inoltre, ci fanno notare da Milano che “per quanto riguarda la serie A, nel periodo novembre-dicembre su 33 partite serali ne sono state messe 18 da Roma in giù e altre 10 su campi riscaldati. Inoltre, in questi giorni, si gioca anche in Inghilterra, Scozia, Scozia, Francia, Spagna, Olanda, Belgio Portogallo…”.

So benissimo che il dg, Marco Brunelli, attento studioso del calcio europeo (insegna pure all’Università di San Marino), cerca di venire incontro alle esigenze di tutti, dai tifosi ai club alle tv. Resta il fatto che molti club sono al Nord (Juve, Milan, Inter, Udinese, Bologna, Atalanta, Chievo), che la serie A a venti squadre contribuisce ad ingolfare sempre più un calendario già molto ingolfato dalle Coppe europee (ideale-soprattutto per i grandi club- sarebbe un campionato a 18) e resta anche il fatto che molti stadi italiani, salvo rare eccezioni, sono poco confortevoli se li paragoniamo a quelli di Germania, Inghilterra, Portogallo, eccetera. Ma di tutto questo, ovviamente, non è colpa di Brunelli: se la riforma del campionato non è mai stata discussa è colpa dei club e se la legge degli stadi è diventata ormai una barzelletta la responsabilità è di una classe politica che di sport non si interessa quasi mai (salvo chiedere i biglietti omaggio per la tribuna vip…). Il sindacato calciatori, Aic, ha discusso di questo argomento, maxi-spezzatino con tante notturne, nei giorni scorsi: Damiano Tommasi e il suo staff non sono per niente felici di questa situazione, e presto lo faranno notare in maniera ufficiale. I tifosi fuggono (davanti alla tv) e i calciatori rischiano di farsi male. Lo scorso anno è stato ancora più complicato: intanto per la neve che ha fatto rinviare molte partite, poi per il fatto che bisognava chiudere la stagione in fretta in vista degli Europei di Polonia-Ucraina. Ora, tempo permettendo, c’è un maggiore margine di manovra.
E’ vero. Ma restano problemi congeniti e strutturali del nostro calcio, che non si vogliono risolvere. La Lega di A, in questi anni, è stata fra le più assenti sul fronte delle riforme e delle proposte. Fra le più vivaci invece nel litigare. Ora si spera in un periodo di tranquillità, vista anche la tregua elettorale fra Juve e Inter, anche se non sarà semplice, il 20 dicembre eleggere il nuovo (o vecchio…) presidente della cosidetta Confindustria del pallone.

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Solo qui ci si salverà

“Solo qui ci si salverà dalla fine del mondo”
la profezia di Babaji sbanca la Valle d’Itria

I seguaci del maestro indiano hanno prentato in massa per il 21 dicembre. Il sindaco Baccaro conferma: “Boom di visitatori”

"Solo qui ci si salverà dalla fine del mondo" la profezia di Babaji sbanca la Valle d'Itria

Secondo una interpretazione della profezia dei Maya teorizzata dai seguaci del maestro indiano Babaji, a salvarsi dalla fine del mondo, il 21 dicembre prossimo, sarà solo un lembo di terra, in Italia, compreso tra Cisternino, Ceglie Messapica, Ostuni e Martina Franca: è la Valle d’Itria, fitta di trulli, al confine tra le province di Brindisi e Taranto. Lo conferma il sindaco di Cisternino, Donato Baccaro, che tra il serio e il faceto fa sapere che c’è stata una impennata nelle prenotazioni per il periodo prenatalizio.

“Mi fa piacere che si parli di noi in tutto il mondo come luogo di salvezza, in chiave positiva”, afferma il primo cittadino, che è anche il presidente del Gal Valle d’Itria. “A quanto pare – dice – ci sarà un afflusso di turisti notevole, vedremo di organizzare qualcosa di caratteristico, oltre al tradizionale mercatino di Natale”. Proprio a Cisternino, infatti, nel 1979 si è insediata una comunità di devoti di Babaji, un maestro spirituale indiano. I seguaci, molti dei quali si sono stabiliti permanentemente in Puglia con le loro famiglie, hanno realizzato un ‘ashram’, un santuario tra i trulli. Tra i più convinti sostenitori della teoria secondo cui la Valle d’Itria è un luogo di salvezza ci sono anche il regista statunitense Gregory Snegoff e la moglie Fiorella Capuano che hanno fondato nella vicina Ceglie Messapica il primo ‘Giardino di pace del nuovo tempo’ d’Europa, un luogo “di sperimentazione e di studio tra le olive, le ciliegie, le noci”.

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Modello Italiano

Come dire questo articolo fa schifo…aboliamoli tutti..anzi aboliamo tutti i giornali…

Stupidi e volgari, basta striscioni negli stadi

Stupidi e volgari, basta striscioni negli stadi (ansa)

Una soluzione per non vedere più gli striscioni che inneggiano alle stragi, alle tragedie, ai tentativi di suicidio, ai criminali conclamati. Una soluzione per spezzare il filo della tolleranza che induce i club a chiudere un occhio, anche due se serve: meglio tenerli buoni, quelli, che gli ultrà sono pericolosi. Una soluzione per smettere di ridere amaramente quando arrivano i bollettini del giudice sportivo, con il suo ridicolo tariffario da agenzia di assicurazioni: striscione su Pessotto 4.000 euro di multa, striscione sul razzismo 15.000, striscione su Superga 10 mila, striscione pro Speziale gratis, e la vedova Raciti se ne faccia una ragione.

Una soluzione ci sarebbe e non è quella adottata dall’Osservatorio del Viminale: l’albo degli striscioni autorizzati e registrati, una specie di bollino verde del tifoso politicamente corretto, da aggiungere alla tessera del bravo tifoso da trasferta e magari un domani al copyright dei cori da curva. La soluzione,  più semplice e definitiva, è invece quella indicata qualche tempo fa da Fabio Capello, lo stesso che profetizzò lo svuotamento degli stadi italiani e il declino del nostro calcio a causa dell’eccessivo potere concesso agli ultrà. Gli striscioni non vanno più controllati: vanno aboliti. Vietati, per sempre, come hanno fatto anni fa in Inghilterra, che non pare sentirne la mancanza. Non è difficile farlo: basta decidere che da domani non si può più. Peccato, certo, qualcuno faceva ridere, a volte c’era della vera creatività in quelle scritte. Pazienza: meglio una risata in meno che una vergogna in più. Meglio, molto meglio uno stadio magari colorato ma senza parole, che ormai sono sempre e solo parole di odio, di provocazione, esercizi di stupida barbarie. Vietiamoli tutti, gli striscioni. Basta così. E chi trasgredisce paghi davvero, non più con il tariffario della tolleranza mille, ma con quello della tolleranza zero. Non dieci, ma centomila. Scommettete che i club apriranno subito gli occhi e le orecchie?

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Lazio vs Tottenham

Campo de’Fiori, romanisti e laziali assaltano pub
Sette feriti, sei fermati, 14 interrogati, due arresti

Questa notte devastato il “Drunken ship” dove i supporter del Tottenham, che stasera giocherà all’Olimpico contro la Lazio, passavano la serata. Una trentina gli aggressori: numerosi i contusi, uno in codice rosso operato al San Camillo. Arrestati due ultras, entrambi romanisti: accusati di tentato omicidio e lesioni. Anche ipotesi del blitz antisemita

Guerriglia urbana ieri notte poco dopo l’una a Campo de’ Fiori. Sgabelli lanciati contro le vetrate, volti coperti con sciarpe e caschi. Coltelli, bombolette di gas urticante, mazze in pugno. Un locale ridotto in macerie. Le urla “You bastard, you bastard” dei supporter inglesi del Tottenham mentre venivano colpiti dalla furia di un gruppo di circa 30 ultras che sono entrati nel pub “Drunken Ship” gridando “E’ tutto uno scherzo”. E invece tra quelle mura è scoppiato il delirio. Pesante il bilancio del raid: sette inglesi feriti, di cui due accoltellati (uno, ricoverato in codice rosso al San Camillo ma ora fuori pericolo di vita), sei fermati, 14 trattenuti in commissariato, perquisizioni in corso e circa 20mila euro di danni, come riferiscono i proprietari del locale al civico 21 di piazza Campo de’ Fiori. Non si esclude anche l’ipotesi del blitz antisemita e una criminale alleanze tra opposte tifoserie cittadine. E le manette, nel pomeriggio, sono scattate per due ultras romanisti,  Francesco Ianari, 26 anni, ambulante di via Sannio e Mauro Pinnelli, 27 anni, operaio in un’impresa edile. Entrambi accusati di tentato omicidio e lesioni pluriaggravate.

Tutto è iniziato intorno all’1.30 all’interno del pub “Drunken Ship”, fondato 15 anni fa da un americana e ora gestito dai fratelli Marco e Raffaele Manzi insieme al socio Gabriele Ciannella. Una trentina di supporter anglosassoni sono seduti ai tavoli, cantano e brindano tra drink e calici di birra. Sono arrivati nella capitale per assistere alla partita di calcio Lazio-Tottenham, in programma questa sera allo Stadio Olimpico. “Nessuno di loro aveva addosso maglie della loro squadra, erano tranquilli e contenti”, racconta Marco Manzi.

All’improvviso si materializza un gruppo di picchiatori. Con spranghe, caschi e passamontagna. Alcuni sfondano l’ingresso su vicolo del Gallo. Altri entrano dall’ingresso principale che si affaccia sulla famosa piazza, una delle zone calde della movida romana già teatro più volte di episodi di violenza. In mano hanno anche coltelli, mazze da baseball, cinte, bombolette di gas urticante e tirapugni. Lanciano sgabelli, i motorni vengono buttati a terra. Dai banchi del mercato prendono vari oggetti in ferro e dalla strada raccolgono i sampietrini e li scagliano contro i tifosi inglesi. Dieci minuti di follia, tanto dura la “spedizione punitiva”.

Dalle finestre si affacciano i residenti, urlano “basta, fermatevi”. Molti afferrano il telefono per chiamare, invano, il 113. La prima pattuglia arriverà dopo mezz’ora, raccontano alcuni testimoni ancora spaventati e arrabbiati. Intanto la devastazione continua. Gli inglesi vengono aggrediti a suon di pugni e a colpi di bastone. “Erano a caccia di inglesi”, riferisce il comando generale della polizia municipale di Roma. “‘Urlavano: “Via voi ebrei”‘, dicono i testimoni.

IL PUB DEVASTATO

“Abbiamo temuto il peggio – racconta Robert – Un gruppo, rimasto all’esterno aveva circondato il locale e non faceva uscire ed entrare nessuno”. Gli assalitori si sparpagliano per la piazza, e fuggono per via dei Cappellari, lasciando lungo la strada mazze e coltelli. Alcuni feriti si accasciano a terra in una pozza di sangue. “Ho visto un uomo a terra che veniva colpito più volte con un coltello”, dice una signora che vive a Campo de’ Fiori. “I vigili urbani di servizio in piazza sono scappati. Il 112 non rispondeva al telefono e la polizia è arrivata con 30 minuti di ritardo. E’ allucinante”, incalza un altro residente furioso.

Quando arrivano le pattuglie la situazione torna sotto controllo. Tra i partecipanti al raid sei sono stati fermati dai poliziotti e vigili mentre scappavano per corso Rinascimento. Altri sono riusciti a fuggire prima dell’arrivo degli agenti. Le telecamere presenti sulla piazza hanno ripreso tutta la scena, e le immagini sono al vaglio della Digos e della polizia scientifica, per identificare gli altri partecipanti alla spedizione punitiva.

Il responsabile del pub. “E’ stato veramente pauroso – dice il responsabile del locale, Fabio Crecca – Gli inglesi erano tranquilli, stavano nel locale dal pomeriggio. All’improvviso una trentina di persone a volto coperto ha fatto irruzione nel locale e ha iniziato a colpire per far male. Volavano oggetti, sgabelli, una vera e propria guerriglia, persone che si nascondevano dietro il bancone, gente che usciva insanguinata. Il tutto è durato un quarto d’ora. Io ho chiamato il 113 e mi sono rifugiato dietro al bancone, le forze dell’ordine sono arrivate quando era già tutto finito – prosegue Crecca -. In genere a Campo dè Fiori ci sono sempre le forze dell’ordine, proprio ieri non c’era nessuno, e la pattuglia di vigili che c’era si è fatta da parte. Spero una cosa del genere non accada mai più”.

I testimoni. ”Sono entrati all’improvviso con mazze e cinte, hanno sfasciato tutto e ci hanno assaltato. Alcuni all’esterno avevano circondato il locale”, raccontano ancora sotto shock i testimoni alla polizia. “Avevano il volto coperto – continuano – e quando qualcuno ha cercato di uscire ha trovato lo sbarramento esterno. Dopo aver lasciato in terra gli inglesi sanguinanti, sono fuggiti”.

Le indagini. La Digos di Roma sta setacciando le immagini delle camere installate su piazza Campo de’ Fiori. Le telecamere sulla piazza avrebbero ripreso parte dell’assalto al ”Drunken Ship” e per questo scientifica e agenti della Digos stanno vagliando i video per potere identificare altri autori dell’assalto, che avevano quasi tutti caschi in testa. Un aggressore è stato fermato su un autobus mentre si vantava dell’azione. L’autista lo ha fotografato e il giovane è stato fermato. Gli inquirenti però non escludono che possa essersi trattato di un gruppo eterogeneo di tifosi di più squadre, laziali ma anche tanti romanisti, uniti dal razzismo e dall’antisemitismo. Gli investigatori, che hanno messo sotto torchio 14 persone, indagano in ambienti ultras a 360 gradi e anche in ambienti dell’antisemitismo collegato al tifo calcistico.  Non è escluso che nelle prossime ore possano scattare altri arresti.

Gli arresti. Le forze dell’ordine hanno arresto due tifosi giudicati, entrambi romanisti. Il primo, Francesco Ianari, di 26 anni, lavora come ambulante in via Sannio, ed è stato arrestato questo pomeriggio perché trovato in possesso di oggetti atti ad offendere e di sostanze stupefacenti, a cui si va ad aggiungere l’accusa di rissa e lesioni pluriaggravate. Il secondo tifoso arrestato è Mauro Pinnelli, 27 anni, operaio in un’impresa edile. Anche per Pinnelli l’accusa è di rissa e lesioni pluriaggravate.

Lotito: la Lazio non c’entra  Per l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive del Viminale, quello che è successo questa notte “è un fatto che nulla ha a che vedere con lo sport” e che contro il quale va espressa una “ferma condanna. E’ necessaria una decisa presa di distanza da parte di tutti, nell’auspicio che presto si arrivi ad identificare i responsabili”. ”I tifosi della Lazio non c’entrano niente con quello che è successo stanotte a Campo de’ Fiori…”, precisa Claudio Lotito, presidente biancocelesti. Che, nel preannunciare una nota ufficiale per il pomeriggio, rilancia: “Sui veri responsabili ci saranno sorprese. Troppo facile parlare di aggressione realizzata da gente a volto coperto e dire che si tratta di tifosi laziali. Non è così, lo sapete ad esempio che tra questi folli, delinquenti da punire in maniera dura, c’erano anche tre stranieri? Ribadisco – conclude – i laziali non c’entrano”.

Anche il club ci tiene a precisare che i tifosi della Lazio non c’entrano con l’aggressione ai sostenitori inglesi avvenuta a Campo dè Fiori (”un gesto vigliacco”) e la società romana auspica che siano trovati al più presto e puniti in maniera dura i colpevoli. “La Lazio, in relazione agli episodi di teppismo accaduti nella notte – scrive la società romana – attribuito da alcuni organi di stampa alla tifoseria ultrà biancoazzurra, precisa che gli aggressori si sono presentati nel locale indossando caschi che ne hanno impedito, allo stato, il riconoscimento, per cui attribuire loro appartenenza alla tifoseria della Lazio è affermazione destituita di ogni fondamento”. ”I tifosi della Lazio hanno dimostrato – precisa ancora la società -, negli ultimi tempi, di avere totalmente abbandonato manifestazioni di vigliacca e gratuita violenza fisica, come sono state quelle verificatesi la notte scorsa”. ”La Lazio ha sempre predicato ai propri simpatizzanti la necessità di manifestare spirito sportivo nei confronti degli avversari e dei loro tifosi – sottolinea la nota -, limitando le proprie esternazioni al sano antagonismo sportivo, e ne è prova il comportamento tenuto allo stadio dalla tifoseria biancoceleste nel recente derby stracittadino della settimana scorsa”. ”Episodi come quelli accaduti questa notte non hanno nulla a vedere con il calcio e le sue manifestazioni e costituiscono espressione di pura delinquenza – conclude la Lazio – nei cui confronti le forze dell’ordine e la magistratura devono intervenire con gli strumenti a loro disposizione. Ci auguriamo che gli autori dei fatti vengano individuati quanto prima e puniti in maniera congrua, allontanando in tal modo dalla propria tifoseria sospetti ingiusti e strumentali”.

Gli inglesi a Roma. Un migliaio di supporter inglesi del Tottenham sono arrivati nella capitale per seguire la partita contro la Lazio che si svolgerà questa sera allo stadio Olimpico. Di questi, solo 300 circa alloggiano in alberghi del centro.

I feriti. Secondo la polizia locale le persone ferite sono sette, tutti uomini, di nazionalità inglese e di età compresa fra i 20 e i 60 anni: una è stata ricoverata al San Camillo, tre al Santo Spirito e tre al Fatebenefratelli. Migliorano le condizioni del tifoso 25enne del Tottenham accoltellato all’inguine e ricoverato in codice rosso al San Camillo. Ha perso molto sangue ma ora è cosciente, parla e ha chiesto di mangiare: la lama ha provocato il sanguinamento della vena aorta, che è stata suturata durante un intervento. Ha subito inoltre una profonda ferita al cranio, suturata con 20 punti. I sanitari lo terranno in osservazione almeno fino a domani, quando probabilmente verrà eseguita un’altra tac di controllo, ma le condizioni complessive sono soddisfacenti.

Alemanno. “Si tratta di un episodio di teppismo da stadio trasportato nel cuore di Roma. Addirittura che un gruppo di sedicenti tifosi, in realtà teppisti, si sia spostato appositamente per fare una incursione per colpire il giorno prima i tifosi della squadra avversaria, è impressionante. Io mi auguro che la polizia e gli inquirenti trovino questi responsabili, perché significa che c’è una banda di pazzi e delinquenti che si aggira, coprendosi dietro il tifo, nei nostri impianti sportivi e questo non è ammissibile, è una cosa veramente grave – ha commentato il sindaco di Roma Gianni Alemanno – Sottolineo che se si sono evitati danni più gravi è solo grazie ai nostri vigili urbani presenti a quell’ora nella piazza e hanno potuto immediatamente chiamare la polizia”. E ancora: “L’ipotesi antisemita aumenta la gravità dell’aggressione. Mi auguro che l’inchiesta della magistratura colpisca duramente gli autori di un’azione terribile e disgustosa”.

Le reazioni. “Non sappiamo se l’episodio sia legato solo alla partita di stasera o se ci siano altre motivazioni – ha osservato il presidente del I municipio, Orlando Corsetti – Il locale è completamente distrutto e nella piazza ci sono ancora chiazze di sangue. Non è la classica rissa a cui purtroppo siamo abituati in questa città, è stato un agguato vero e proprio”. Anche per il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli, si è trattato di “un vero e proprio raid con mazze, coltelli e bastoni in pieno centro storico. L’aggressione avvenuta questa notte a Campo de’ Fiori non è che l’ennesima dimostrazione di come la capitale in questi ultimi anni sia diventata sempre più pericolosa, come mai era stata prima. Nonostante i proclami elettorali del sindaco Alemanno, Roma è ormai nelle mani di bande criminali e di teppisti e anche mafia, camorra e ‘ndrangheta sono sbarcate in città. E’ questo l’ennesimo fallimento di un sindaco sceriffo che è solo chiacchiere senza neanche il distintivo”.

“Il Comune si costituirà parte civile”

”E’ impressionante aver visto il locale in quelle condizioni, dà la percezione di quello che è successo. Questa mattina a Campo de’ Fiori c’erano persone preoccupatissime – afferma la presidente dell’associazione Abitanti Centro Storico Viviana di Capua – La prevenzione di questi episodi va affidata alle forze dell’ordine non ai privati, come è successo con il patto movida sicura. Un hostess o uno steward che possono fare in questi casi? Se questa è la movida sicura hanno sbagliato strada”.

VALERIA FORGNONE, MASSIMO LUGLI ed EMILIO ORLANDO @repubblica.it


Ctl Campania vs Foggia

Ultrà scatenati al Vomero
auto in fiamme in via Caldieri

Tifosi del Ctl Campania aggrediscono il bus del Foggia poco prima del match tra le due squadre. Alla reazione dei supporter foggiani, i campani sono scappati e hanno dato fuoco a due auto parcheggiate

Raid di ultrà in via Caldieri a Napoli, poco prima della partita (serie D, girone H)  Ctl Campania-Foggia allo stadio Collana. Alle 14.15 alcuni supporter della squadra campana, armati di mazze e pietre, hanno assaltato il bus dei tifosi del Foggia, che si stava dirigendo verso lo stadio.

Nel raid, un tifoso è stato colpito da una pietra ed è rimasto ferito: trauma cranico, dodici giorni di prognosi.Un secondo tifoso è caduto a bordo dell’autobus e si è ferito lievemente. Bus danneggiato e vetri infranti, ma l’autista non ha perso il controllo del bus ed è riuscito a raggiungere la vicina piazza Quattro Giornate e si è fermato davanti alla caserma dei carabinieri. A questo punto i tifosi violenti sono fuggiti, continuando a lanciare petardi in tutte le direzioni e nel fuggi fuggi generale dei passanti. Un petardo è stato lanciato all’interno di una station wagon che stava transitando in via Caldieri e l’auto è andata completamente distrutta dalle fiamme. In parte danneggiata anche un’auto in sosta.

Scena che è stata filmata da due ragazzi con il telefonino dall’ultimo piano di un palazzo e subito scaricata su Internet. Quel filmato è ora all’analisi degli esperti della Questura. E’ però già chiaro che i tifosi violenti sono napoletani che avevano organizzato l’imboscata all’uscita della tangenziale del Vomero per manifestare – come successe due settimane fa a Pozzuoli – il loro odio per il Foggia. Mentre è escluso qualsiasi equivoco causato dai colori sociali. I foggiani sono infatti rossoneri come i milanisti, e il Milan, proprio questa sera, gioca contro il Napoli allo stadio San Paolo.
La partita si è poi svolta regolarmente, ma la maggior parte dei tifosi foggiani presenti ha deciso di non seguire il match ed è ripartito prima del fischio di inizio. Gli autobus sono stati scortati dalla polizia fino all’imbocco dell’autostrada Napoli-Bari.

“Condanniamo fermamente – dichiara l’assessore comunale allo Sport, Pina Tommasielli – gli episodi di violenza accaduti al Vomero, dove un gruppo di facinorosi ha preso d’assalto il pullman dei tifosi del Foggia, intervenuti in occasione della partita contro il Campania allo stadio Collana. Napoli – prosegue l’assessore – è da sempre la città della tolleranza e questi atti di violenza non possono che mortificare lo spirito sportivo, di accoglienza e di comunità che da sempre contraddistingue i cittadine e le cittadine di questa città. Sono atti che nulla hanno a che vedere con i valori di fratellanza, di solidarietà e di aggregazione che caratterizzano lo sport e il calcio in particolare”.

IRENE DE ARCANGELIS @repubblica.it


Giustizia Italiana

Omicidio Raciti, condanne definitive
arrestati gli ultras Speziale e Micale

I due sono stati arrestati dalla squadra mobile di Catania. Il legale di Speziale, Giuseppe Lipera: “La giustizia in Italia non esiste più, ma la verità sì, e noi lotteremo per farla trionfare”. L’ultras accusato dell’omicidio condannato a otto anni, il complice a undici anni. La vedova: “Una ferita ancora aperta”

Omicidio Raciti, condanne definitive arrestati gli ultras Speziale e Micale Antonino Speziale

CATANIA – La Cassazione ha reso definitiva la condanna a 8 anni di reclusione per Antonino Speziale in relazione all’omicidio dell’ispettore di polizia Filippo Raciti morto il 2 febbraio 2007 in conseguenza delle ferite riportate nel corso degli scontri durante la partita Catania-Palermo. La quinta sezione penale, inoltre, ha dichiarato inammissibile anche il ricorso dell’altro ultras del Catania, Daniele Micale, per il quale diventa così definitiva la condanna a 11 anni di reclusione per il concorso nell’omicidio di Raciti e resistenza a pubblico ufficiale. In sostanza, è stata così convalidata la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Catania del 21 dicembre 2011. I due sono stati arrestati in serata dagli agenti della squadra mobile di Catania.

LEGGI / Omicidio Raciti, otto anni a Speziale

La Cassazione ha condannato l’ultras Daniele Micale, all’epoca dei fatti già maggiorenne contrariamente ad Antonino Speziale, a risarcire i familiari dell’ispettore con 9.000 euro. 4.200 euro, invece, è il risarcimento stabilito ai danni di Micale nei confronti del Viminale e di palazzo Chigi che si sono costituiti parte civile nel processo.

“Antonino Speziale si sta comportando da uomo vero, e sta per andare alla squadra mobile della questura di Catania per costitursi” annuncia il suo legale, l’avvocato Giuseppe Lipera. “E’ chiaro che la giustizia in Italia non esiste più, ma la verità sì, e noi lotteremo per farla trionfare”, aggiunge Lipera commentando la sentenza della Cassazione. Il penalista torna a riproporre l’ipotesi del “fuoco amico”: che l’ispettore sia stato ferito da un veicolo delle forze dell’ordine.

LEGGI / Condannato Micale a undici anni

“L’autista del Discovery della polizia – ribadisce Lipera – ha fatto a dibattimento dichiarazioni diverse e contrarie a quelle rese nell’immediatezza delle indagini per ben due volte alla squadra mobile di Catania”. “Il mio cliente – annuncia il legale – intende presentare denuncia per falsa testimonianza e sulla base di questa circostanza che non potrà non essere accertata presenteremo immediata istanza per la revisione del processo”.

LEGGI / Speziale allo stadio malgrado il Daspo

La vedova dell’ispettore Raciti si dice intanto “ancora profondamente provata” per il riacutizzarti di una ferita che si deve ancora rimarginare. Lo ha riferito il legale di Marisa Grasso, l’avvocato Enrico Trantino, entrambi presenti all’udienza in Cassazione. “Spero che adesso, con questa parola definitiva – aggiunge il penalista – cessino gli echi delle polemiche e tutto quel rumore molesto che ha offeso ancor di più la memoria di Filippo Raciti”.

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Il campionato della noia

Soltanto 23.094 spettatori
è il campionato della noia

Soltanto 23.094 spettatori è il campionato della noia (ansa)

Sinora in serie A la media-partita è stata di 23.094 spettatori. La scorsa stagione, nello stesso periodo, era di 23.006; l’anno prima solo 22.830. Segnali confortanti? Non direi proprio, Inghilterra e Germania restano distanti anni luce: non si fa un passo avanti, anche se sono salite tre società (Torino, Sampdoria e Pescara) che sicuramente faranno più spettatori di Lecce, Novara e Cesena, lo scorso anno in A. Ma non ci sono segnali di ripresa a Firenze, il Milan ha visto crollare gli abbonati, lo stesso Napoli non raccoglie più l’entusiasmo di un tempo. Pochi spettatori anche per la Lazio (derby a parte, ovviamente) e per il Palermo mentre il Cagliari cerca disperatamente di risolvere il problema dello stadio attraverso un percorso ad ostacoli. Ci vogliono impianti più piccoli, più accoglienti. Il tifoso deve sentirsi come a casa (vedi esempio virtuoso della Juve): ma i club cosa fanno? Poco o niente, come se la cosa li riguardasse in maniera marginale. Perché non vanno a lezione in Bundesliga o Premier League? Niente. Preferiscono tenere gli stadi (mezzi) vuoti e non abbassano nemmeno il prezzo del biglietto: in Italia siamo ancora troppo indietro rispetto al calcio che conta. Altro che campionato più bello del mondo: ormai è solo un ricordo.

Da risolvere poi il problema delle trasferte: colpa solo della tessera del tifoso? Non credo: è stata sottoscritta da un milione di persone solo in serie A, ma pochissimi seguono la loro squadra fuori casa. Sono sempre meno. Non sono serviti nemmeno gli sconti sui treni e negli Autogrill. I club fanno troppo poco per i loro tifosi, raramente se ne interessano. Forse non vogliono avere grane e preferiscono che gli appassionati se ne stiano a casa davanti alla tv? Probabile sia così: ma il calcio è bello quando ci sono stadi gli pieni, c’è colore, folclore, allegria. Ma ci siamo ridotti agli albo degli striscioni, che brutta fine…

Indispensabile, e non più rinviabile ormai, è soprattutto la riforma del campionati: che va concordata fra tutte le parti. Per ora si sono messe in cammino la Lega di B e la Lega Pro. In B, il presidente Andrea Abodi è stato bravo a convincere le società: dal 2014-15 si scende quindi da 22 (una follia, retaggio del caso Catania) a 20 club. Che sono già tanti, a mio avviso. Ma almeno la B ha iniziato il percorso vizioso, lanciando anche dei giovani. Così come la Lega Pro: per convinzione, ma anche per necessità (troppi i club falliti e quelli che non pagano gli stipendi), dal 2014-’15 avrà solo 60 società, un campionato unico di tre gironi. Una riforma che forse si poteva anche anticipare: difficile trovare il prossimo anno 69 club come adesso, 69 club che non abbiano penalizzazioni, paghino regolarmente gli stipendi e non facciano dormire i calciatori allo stadio (vedi Milazzo). Ma la rivoluzione era ormai improcrastinabile, visto che l’ex serie C partiva da un format di 90 club, altra follia tutta italiana. E’ stato bravo Mario Macalli a spingere per la riforma, con il contributo determinante del presidente Giancarlo Abete, che ha convinto sindacato calciatori e associazione allenatori che è arrivato il momento della svolta, del coraggio. Ma Tommasi e Ulivieri, si sa, sono persone di buon senso. Ecco così la riforma approvata.

La Lega di A invece è ancora ferma, titubante: se i grossi club (Milan, Juve, Inter, Lazio, ecc.) sono pronti a scendere a 18 club, anche perché impegnati in Europa, altre società temono non solo di avere meno soldi dalle tv (e non è detto che sia così), ma anche di finire in serie B e restarci chissà quanti anni. Ci sono almeno 5-6 società che sono contrarie a cambiare format: sarà complicato mettere d’accordo tutti. Ma così si rischia di avere un campionato troppo modesto, con tante gare noiose. Se ne parlerà più avanti di questo problema, dopo l’elezione del presidente della A (quasi certa la conferma di Maurizio Beretta). Intanto, gli arbitri hanno già deciso: avanti con Marcello Nicchi, confermato a larghissima maggioranza (62,6%) presidente dell’Aia. Battuto lo sfidante Robert Antonhy Boggi, ex arbitro pure lui. Nicchi è in piena sintonia con Braschi e sa benissimo che questo è il periodo più delicato della stagione per gli arbitri (e per gli assistenti, colpevoli sinora degli errori più gravi). E’ sempre stato così. Ci vuole più concentrazione, e anche un po’ più di coraggio da parte di qualche arbitro (vero, Tagliavento?).

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