Perche la vita non ha senso se non la racconti a qualcuno…

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Juve Stadium: 100mila euro di danni

“Al prossimo derby che ci ospitate ve lo spacchiamo tutto a bastonate”. Questa è la frase finale di un coro inventato dai tifosi del Torino per prendere in giro i cugini della Juventus in merito al nuovo stadio di proprietà.

E’ solo un coro, ma alla fine s’è tramutato in realtà. A 48 ore dal derby della Mole n.185, i campioni d’Italia fanno il conto dei danni, in attesa che vengano certificati dal perito: all’incirca 100.000 euro, briciola più briciola meno.

Esattamente come alla fine della gara contro il Napoli gli addetti ai lavori biancone si sono trovati a conteggiare lo scempio dopo 90 minuti di calcio: qualche centinaio di seggiolini divelti nello spicchio del settore ospite (i tifosi granata in questione stanno per essere identificati dalle numerosissime telecamere presenti allo Juventus Stadium, ndr), qualche lavandino e tutte le lampade presenti nei bagni (lì le telecamere non ci sono) e il vetro antisfondamento che separa il settore ospiti dal resto del’impianto rotto. Ancora una volta una partita di calcio s’è trasformata in una becera bagarre da far west. Sia dentro che soprattutto fuori dallo stadio dove per fortuna, a parte un ferito ricoverato in ospedale (di cui parliamo in un altro articolo), non è successo di peggio.

E pensare che durante la stracittadina s’era pure sparsa la voce di tre tifosi granata accoltellati, voce che per fortuna s’è rivelata fasulla ed è stata immediatamente smentita. La Digos sta ovviamente indagando con l’aiuto dei filmati delle telecamere bianconere e sta identificando gli ultras del Torino responsabili ma non sarà facile: ad inizio gara sono stati fatti entrare all’incirca 300 tifosi torinisti senza biglietto.

@infotoro.it

 

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Aik Solna vs Napoli

Aik-Napoli, il racconto choc dei tifosi: “Noi picchiati selvaggiamente. Nessuno ci ha aiutato”

“Ci hanno teso un agguato, ci hanno colpito alle spalle, con bastoni, mazze e bottiglie. E nessuno ci ha aiutato”. Giuseppe racconta al telefono dall’ospedale St Eriks, a pochi chilometri dalla stazione di Fridhemsplan quello che è successo poco prima delle 19 a lui e ad altri quindici tifosi azzurri da parte degli hooligans svedesi. “Dovevamo prendere il metro per andare a vedere la partita, alcuni di noi avevano le sciarpe del Napoli come capita spesso. Ma ci siamo subito accorti che qualcosa non stava andando per il verso giusto: perchè nella zona del metro non c’era neanche un poliziotto. E neppure i nostri bus che ci hanno trasportato dall’aeroporto al centro della città erano scortati. Non è la prima trasferta europea della mia vita e una cosa del genere non ci è mai capitata”. Giuseppe è un tifoso del Napoli che viene da Berlino. Parla di un’aggressione violenta, di un raid di ultrà svedesi ampiamente annunciato nei giorni passati. E secondo lui preparato a tavolino: “È stato un agguato. Hanno aspettato che scendessimo le scale della metropolitana di Fridhemsplan ed è scattato il loro attacco. Ci aspettavano. Ci hanno preso alle spalle, ci hanno picchiato selvaggiamente. Erano almeno il triplo di noi. Abbiamo chiesto aiuto, ma la polizia è arrivata solo qualche minuto dopo”. Fridhemsplan è il luogo che la polizia di Stoccolma ha indicato come luogo di raduno dei sostenitori del Napoli: da qui, alle 19, sarebbe partito il treno che avrebbe portato i tifosi del Napoli allo stadio Rasunda, senza fermate intermedie, in meno di cinque minuti. I ragazzi feriti sono poi stati trasportati in taxi nel vicino ospedale di Saint Eriks. Qui sono stati medicati e hanno potuto constatare che erano almeno una ventina i tifosi del Napoli che si sono fatti soccorrere dai medici prima della gara a causa delle risse con gli svedesi. Per fortuna, nessuno di loro ha riportato ferite particolarmente gravi. Ma nessuno è poi riusciti a raggiungere lo stadio per assistere al match. “Abbiamo paura, il clima che si respira a Stoccolma in queste ore non è per nulla piacevole”, spiegano ancora al telefono i tifosi azzurri. A fine partita, proprio a causa degli incidenti delle ore precedenti, i tifosi azzurri sono usciti dallo stadio prima degli svedesi. Tutti scortati fino alla stazione di Fridhemsplan da agenti di polizia in assetto antisommossa. Nella nottata un altro un tifoso napoletano è stato aggredito da un gruppetto di tifosi svedesi. Si è fratturato il setto nasale ed è stato medicato dal dottore D’Andrea, uno dei due medici sociali del Napoli, nell’albergo che ha ospitato gli azzurri. Raccapricciante anche un altro episodio: in un sottopassaggio del quartiere Solna, il murale reca la scritta “Fuck Napoli, welcome to Solna” e raffigura un’immagine di Cavani con la testa decapitata, con evidente e copiosa fuoriuscita di sangue. Un’immagine che non fa altro che confermare il clima ostile che si è respirato nella capitale svedese nelle ore della partita.

Fonte Il Mattino @areanapoli.it


Lacrimogeni lanciati dal ministero della Giustizia

Lacrimogeni dal ministero, nuovo video

Severino avvia indagine interna e chiama il Racis. Il Questore: se siamo aggrediti militarmente dobbiamo reagire

Un altro video. E la dinamica sembra la stessa. «Lacrimogeni lanciati dal ministero della Giustizia». Immagini, trasmesse da Tgcom, che sembrano così smentire le parole del questore di Roma, Fulvio Della Rocca: «Sono stati sparati “a parabola” non diretti sui manifestanti. La traiettoria è stata deviata perchè hanno urtato sull’edificio». Per poi aggiungere: «Se ad un certo punto veniamo aggrediti militarmente è chiaro che dobbiamo reagire». Intanto per fare ulteriore chiarezza il ministro Paolo Severino «ha dato disposizione che il video sia sottoposto all’esame del Racis per una verifica puntuale sulla traiettoria dei lacrimogeni», oltre ad aver già avviato un’indagine interna. Il Guardasigilli ha espresso «inquietudine e preoccupazione». Intanto la Procura di Roma indaga su eventuali eccessi di comportamento degli agenti di polizia.

LE IMMAGINI-I lacrimogeni dal momento in cui sono sparati fanno fumo e, se fossero stati lanciati dal basso, si vedrebbe, appunto, una scia. La telecamera però non la riprende. Anzi sembra che lo sparo arrivi proprio dal ministero. Severino prende tempo e ha aveva anche spiegato che in base ai primi accertamenti sembra che quelli sparati siano «lacrimogeni a strappo che non sono in dotazione al reparto di polizia penitenziaria di via Arenula». Al ministero della Giustizia «si sta procedendo all’esame testimoniale di tutti gli impiegati presenti al quarto piano, nonché del personale in servizio presso gli ingressi del palazzo».

LA POLEMICA– Così, mentre si cerca di fare chiarezza, infuria la polemica. Il Sappe chiede le dimissioni del ministro, «non ha il controllo della situazione». Il Pd ha annunciato n’interrogazione parlamentare sulla vicenda al ministro Cancellieri. «Serve chiarezza: la verità è nell’interesse dei manifestanti, degli agenti e dell’opinione pubblica». Richiesta simile dall’Idv: «Il governo riferisca in Aula». Mentre Angelo Bonelli, Verdi, chiede l’intervento della Ue: «Non vogliamo una nuova Genova». Cauto, invece, Maurizio Gasparri (Pdl): «Bisogna capire se ci sono responsabilità. Però i manifestanti sono stati violenti». Secondo Castelli il corteo «voleva assaltare il ministero».

Redazione Online @corriere.it


Chelsea vs Liverpool

Chelsea-Liverpool: Suarez segna,
ma nessuno esulta con lui

La storia, abbastanza tragicomica, è tutta nella faccia di Suarez ripresa dalle telecamere inglesi, per la serie: “Ma come, ho segnato…”. Eppure il gol non era certo di quelli ininfluenti: 20 minuti dal termine, col Liverpool sotto 1-0 contro il Chelsea campione d’Europa. Il centravanti uruguaiano dei Reds incorna di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo, palla sotto la traversa e corsa per esultare sotto la bandierina. Poi si volta per festeggiare con i compagni,… ma non c’è nessuno.

In Inghilterra il video è già di culto e si sprecano i montaggi divertenti, come quello con la canzone “All by myself” come colonna sonora. E sui tabloid sono partite le speculazioni sulla stranezza di un caso quasi unico: tutta colpa della cattiva fama di Suarez – dicono – tra accuse di razzismo e la fama di simulatore. Che nel paese del fair play non è certo roba da poco.

@gazzettino.it

Video


Le “memorie” hard di Lea Di Leo

Lea Di Leo, estorsione a vip nelle sue “memorie” hard.
A Marsala si apre il processo

Secondo l’accusa, le confessioni scritte dell’attrice porno dovevano servire a organizzare un colossale raggiro ai danni di calciatori e personaggi dello spettacolo. A chiedere loro soldi per cancellare i nomi dal volume, Gaspare Aleci e Gaspare Richichi

Un libro scandalo con le memorie hard della pornostar Lea Di Leo, al secolo Sonia Faccio, la “regina” delle linee telefoniche erotiche. Un libro, mai stampato, che ha determinato un colossale raggiro. Le confessioni a luci rosse della Di Leo sono rimaste segrete, ma il tam tam pubblicitario su possibili rivelazioni del contenuto sono servite, secondo l’accusa, a tentare di organizzare una grossa estorsione a danni di vip del mondo dello spettacolo, dello sport e della politica, nomi eccellenti.

Una vicenda approdata adesso in tribunale, a Marsala. Protagonisti-imputati due siciliani, Gaspare Aleci, 35 anni e Gaspare Richichi, 27 anni, presidente e direttore commerciale di una casa editrice con sede a Marsala, la “Imart edizioni” che avrebbe dovuto pubblicare il libro della Di Leo. E’ stato un servizio televisivo delle “Iene” su Italia 1 a far emergere che i due imputati, Aleci e Richichi , avrebbero contattato diversi vip dicendo loro che erano citati nel testo scritto dalla pornostar e che, però, in cambio di una somma di denaro, tra i 10mila ed i 40mila euro, il loro nome avrebbe potuto facilmente scomparire.

Questa mattina è cominciato a Marsala il processo contro Aleci e Richichi: il pubblico ministero Dino Petralia ha presentato la sua lista testi, proprio quel lungo elenco di vip oggetto del ricatto e che dovranno essere sentiti, a cominciare dall’attuale presidente della commissione Finanze del Senato ed ex vice ministro Mario Baldassarri. Oltre a lui, anche attori, cantanti, calciatori, un regista e personaggi del mondo televisivo: una trentina di nomi famosi in tutto, tra cui gli attori Roberto Farnesi e Matteo Branciamore (Marco della serie tv “I Cesaroni”).

Tra le parti offese, a chiedere tramite i propri legali di costituirsi parte civile nel processo, il regista tv John Squarcia, il cantante Gianluca Grignani, i giornalisti Amedeo Goria e Giulio Golia, il rugbysta Dallan Dennis, i giocatori Bojinov, Borriello, Bressan, Coco, Colombo, Dalla Bona, Galante, Iaquinta, Inzaghi, Pavesi, Reginaldo, Tarducci,, Zanello, l’addetto stampa della Juventus Casassa.

Sonia Faccio, vero nome della Lea Di Leo, sarà la prima a testimoniare, estranea alle estorsioni e semmai oggetto di minacce di morte. La Faccio-Di Leo ha già assicurato che, al contrario di quanto aveva fatto intendere, il libro non conteneva nomi, ma solo riferimenti indiretti. Ma qualcosa, dal libro “incriminato”, è comunque trapelato: niente nomi per carità, ma alcunestorie molto “particolari”: quella di un giornalista Rai che si eccitava con gli animali e quella di un politico con la passione per le ammucchiate”.

Rino Giacalone @ilfattoquotidiano.it


Schalke 04 vs Borussia Dortmund










Varese vs Pontisola

Il bomber nigeriano e il gol
Gli ultrà del Varese lasciano lo stadio

La società: è stato insultato e ha reagito

VARESE – Mai abituarsi ai paradossi e alle isterie del calcio italico, accade sempre qualcosa capace di aggiornare la galleria degli orrori. E così, mentre a Londra la fiaccola olimpica mandava i suoi ultimi bagliori, allo stadio «Franco Ossola» di Varese andava in scena una commedia dell’assurdo in cui il centravanti della squadra di casa – fin lì ricoperto di insulti a sfondo razziale – segnava un gol e gli ultrà della Curva anziché esultare abbandonavano lo stadio per protesta. Dulcis in fundo, la società dopo la partita diramava un asciutto comunicato in cui sosteneva che il giocatore domandava scusa ai tifosi.

In ballo c’era niente più e niente meno che il secondo turno di Coppa Italia, in cui il Varese (serie B) si è trovato di fronte i dilettanti bergamaschi del Pontisola, che erano riusciti pure a passare in vantaggio. E allora perché tanto accalorarsi? Il fatto è che in campo con la maglia biancorossa dei padroni di casa c’era Giulio Osarimen Ebagua, attaccante nigeriano in Italia da quando è bambino, fisico e carattere esuberanti. Giulio non è giocatore che rispetta il «codice d’onore» dei curvaioli: non bacia la maglia, non fa giuramenti, non fa mistero di voler puntare al grande palcoscenico del calcio. Dopo due stagioni trionfali a Varese, l’anno scorso si è giocato la chance al Torino; è andata male ed è tornato coi biancorossi.

È stata la sua condanna. Al fischio d’inizio domenica sera – prima partita ufficiale della stagione – la Curva Nord ha cominciato a fischiarlo, insultarlo, a innalzare i ben noti «buuu!». «Il razzismo non c’entra l’abbiamo fatto perché Ebagua ha mancato di rispetto alla città» scriveranno poi gli ultrà nei loro forum. Sarà, ma guarda caso gli insulti sempre lì andavano a mirare, al colore della pelle, all’Africa. Tanto che anche la società ha già ammesso che il Varese verrà multato dalla Federcalcio per i cori razzisti della tifoseria.
Si arriva di questo passo al minuto 28 della ripresa quando – con il Varese sotto di un gol – Giulio Ebagua spedisce in rete la palla del pareggio. Incurante di ogni diplomazia il giocatore corre sotto la Curva che lo sta svillaneggiando, si porta l’indice alla bocca, urla parole irriferibili, alza anche il dito medio finché un compagno lo porta via di peso. Dagli spalti ripiegano gli striscioni e abbandonano la scena. Gli altri settori del «Franco Ossola», per la verità, intonano cori a favore del giocatore. Mica è finita però, perché a partita conclusa (vittoria 2 a 1 del Varese), gli ultrà assediano gli spogliatoi, pretendendo un «chiarimento» e il pullman della squadra deve allontanarsi protetto dalla polizia.

Poco dopo la società diffonde una dichiarazione: «Il giocatore chiede scusa alla tifoseria per il suo gesto». Sembrava la firma sull’atto di divorzio tra Ebagua e Varese ma ieri il presidente Antonio Rosati, con un nuovo comunicato ha corretto il tiro: «Il gesto di Ebagua è da condannare e nelle opportune sedi prenderemo i giusti provvedimenti, ma mi sento di sostenere che il ragazzo ha reagito a cori ripetuti e discriminanti per lui e per la sua razza».
Resta da capire quale sarà il prosieguo del rapporto tra l’atleta e il club. La Curva pretende un «chiarimento»; è una fetta minoritaria del tifo biancorosso. Ma è quella in grado di farsi valere di più.

Claudio Del Frate @corriere.it